Prima o poi tutti fanno video porno

ATTENZIONE: con “video porno” mi riferisco a quelli in cui ci si masturba da soli nello specifico.

Inutile negarlo ma almeno una volta vi siete spogliati nudi per qualcuno che non era con voi ma vi guardava o vi avrebbe guardato dietro uno schermo. Se non l’avete ancora fatto, potete riparare subito e tenere il video per voi perché non si sa mai vi eccitiate rivedendolo. Altrimenti, inviatelo alla persona che starà sempre con voi per tutta la vita o qualcuno di fiducia. Lo spettro del revenge porn aleggia sempre, fate attenzione  e seguite le vostre sensazioni, in genere sono giuste. La sola idea vi imbarazza o inorridisce? Sappiate che siamo tutti voyeuristi, ovvero influenzati dalla vista e di conseguenza dalle immagini, ma non tutti esibizionisti. Dobbiamo essere molto sicuri di noi stessi, della nostra fisicità per realizzarne uno…oppure essere ciecamente eccitati. I video del cellulare o del tablet, per non parlare di quelli al computer, non sono troppo definiti per temere che si vedano peli molesti e difetti fisici di minore importanza. Il punto è cosa fare per eccitare? Nulla di trascendentale. Ad un certo punto si scopre di essere Cam Girl o Cam Boys per caso, soprattutto quando si è in grado di masturbarsi e si conosce abbastanza bene il proprio corpo.  Un video porno amatoriale con un’altra persona è difficile da eseguire, però quando siete da soli siete regine e re di voi stessi. Potete inventarvi quello che vi pare visto che, sia che sia per consumo personale che per il proprio partner, piacerà sempre.

QUASI tutti una volta nella vita hanno fatto un video porno: la percentuale oscilla tra il 52% per chi non l’ha mai eseguito e il 48% per chi l’ha girato (su un campione di circa 200 persone). Nel sondaggio tra i miei amici, mi sono stupita di quanti uomini l’abbiano fatto almeno una volta nella vita. Ma poi mi sono ricordata che hanno meno problemi a mostrare la loro nudità, dato che vivono sin da piccoli una sessualità più espressiva e libera. La risposta più strana è stata: “La mia ex pretendeva miei video dove avevo il pene a riposo, l’ho sempre trovata una richiesta bizzarra”. Forse le bastava poco per eccitarsi, chissà!  Discorso opposto per le donne, fortemente autocritiche perché la società gli ha imposto la vergogna delle loro fattezze. “Mi sento a disagio con me stessa”, “Sinceramente non credo li farei perché ho troppa paura che poi vada in giro. Inoltre il porno mi verrebbe proprio male”. Ecco, siamo convinte sia necessario fare chissà quali acrobazie e numeri per interessare l’altro ed invece bisogna solo godere del proprio piacere.

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Jennifer Ringley, Jennicam

Un particolare che non mi aspettavo dal web è che esiste una sorta di precursore delle cam girl, una sorta di inventrice del concetto:Jennifer Ringley. Nel 1996 all’età di 19 anni Jennifer trasmise tutta la sua vita all’interno del dormitorio del college sul suo sito chiamato Jennicam. Una sorta di Grande Fratello ante litteram. Quattro milioni di persone la guardavano (il web all’epoca era molto meno affollato). Raggiunse la popolarità perché era l’unica sulla piazza. Non c’erano Snapchat, Instagram o altro. Mise pubblicamente online il suo passaggio dall’adolescenza all’età adulta e divenne il primo fenomeno online. Chiuse il sito nel 2003 però per riappropriarsi della sua vita personale. Adesso i video fanno parte di ogni social che si rispetti, anche se quelli delle Stories di Instagram o Facebook sono effimeri e, soprattutto, non sono porno (su Snapchat invece si può a pagamento con Snapcash, articolo qui).

Il video è un’esplorazione di sé e di quanto si è disposti a mettersi in gioco per gli altri. Si possono scoprire caratteristiche nascoste della propria sessualità e preferenze impensate. All’inizio si pensa tanto a cosa dire e non dire, non si è convinti, si teme di non essere abbastanza sexy o desiderabili, poi si comprende che la naturalezza è la migliore carta. Deve essere divertente ed intrattenervi abbastanza da suscitarvi goduria. Siete gli oggetti sessuali di voi stessi.

I video sono molto utili se i due sono distanti, si può fare anche come regalo. Aiuta a rendere bollente la situazione, a mantenere il legame sessuale e non bisogna temere che il partner poi viva solo di quello. A meno che non si tratti di qualcuno conosciuto sul web (e vi sconsiglio di inviargli qualsiasi cosa, se non volete ritrovarvi su PornHub o peggio), preferirà sempre la carne ai pixel. Nel video si è liberi di fare quello che si vuole, non è necessario prepararsi come se fosse uno striptease, sono apprezzati ogni genere di idea o outfit perché il focus principale è sull’eccitazione e l’orgasmo. La location può essere qualunque, pure seduti su una sedia va benissimo. Le piattaforme di video online hanno spesso una sezione privata con password per file pesanti (Vimeo, YouTube). Se non vi sentite a vostro agio con l’online, ci sono WeTransfer e Dropbox. Potete giocare in modo infinito con lui o lei, tramite richieste. Non vi sentite forzati ad obbedire alla lettera e metteteci del vostro. Mai uscire dalla comfort zone. Più ne collezionate, più la timidezza va via e non rivedete nemmeno i video. Anzi, meglio non rivederli. Come le foto, troverete sempre un difetto. Il profilo, i denti, il naso, i capelli, le pieghette, la cellulite, i piedi. Uno spontaneo e buon orgasmo può coprire tutto questo. Le parole d’ordine sono: lasciarsi andare pensando prima cosa piace a noi e poi cosa piace all’altro in un flusso di godimento estremo. Attenti a non fingere, se non siete girati, si vede!

erotic, lingerie, sex

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Rosso seduzione, nero mistero

Il titolo è sbagliato. Why? Il rosso e il nero significano entrambi la stessa cosa: fecondità. Messi insieme sono – KABOOM! – una combinazione potente. Io non lo sapevo. L’ho scoperto andando a fondo all’origine di questi colori. Mi sono domandata perché io non avessi problemi con queste due tonalità comuni e forti e gli altri spesso sì. Ancora non mi sono data una risposta specifica, forse proviene dal fatto che quando uscivo i primi tempi il venerdì e il sabato, era un modo facile di emanare seduzione e sentirsi sexy. Adesso lo associo di più al non avere paura di vivere la propria sessualità e al fatto che mi piacciono, insieme e separati.

Deadpool, 2016, Marvel

Il rosso e il nero indicano entrambi fecondità e vita. Soprattutto nell’Antico Egitto, il nero richiamava il limo che si depositava durante le inondazioni sulle sponde del Nilo. L’universo inizia in un magma oscuro pieno di nulla simile alle profondità di una caverna. Una cavità fatta di terra, ocra rossa, rosso scuro, marrone, nera, fertile, simile al grembo materno dal quale usciamo coperti di sangue e al quale torniamo come polvere. Gli antichi immaginavano gli esseri umani fossero fatti di argilla o di pietra, tanto che il nome Adamah, Adamo, significa “argilla rossa”, con la quale il “primo uomo” fu creato da Yahweh.  In epoca medievale la ferita di Gesù Cristo era rappresentata come una vescica cremisi dalla fenditura nera per sottolineare sacrificio e rinascita. La terra cambia continuamente forma, assetto e composizione, per questo il rosso indica cambiamento, ribellione, rivoluzione. È la vita che scorre nelle vene così come la passione che arde i corpi come un fuoco, le fiamme si innalzano verso il piacere portando alla morte apparente, l’orgasmo.

 

Salterio e Libro di Preghiera di Bonne di Lussemburgo

Il rosso e il nero nel medioevo cristiano sono diventati dei colori negativi, maledetti e pericolosi. Il rosso ostenta troppo ricchezza e lusso, il nero evoca luoghi oscuri e il diavolo. Quest’ultimo, personaggio completamente figlio della cristianità occidentale, a forma di capro, è spesso raffigurato di nero, rosso, verde o blu scuro. La notte del suo peccato e dell’assenza di dio sono rappresentati dai protestanti delle riforme del Cinquecento e del Seicento proprio con il nero. Dall’anno mille in avanti questo colore designa coloro che hanno rapporti di affinità o dipendenza con la Nemesi del Creatore. Streghe ed eretici sono suoi figli, nei trattati di demonologia, nelle descrizioni dei sabba e delle cerimonie sataniche tutto è avvolto dalle tenebre. La messa è nera, i partecipanti hanno indumenti neri, il Diavolo e gli animali che lo seguono sono neri (gatti, cani, corvi, civette, serpenti, scorpioni, ecc.),  la magia è nera, il sangue dei bambini sacrificati si trasforma in nero. Il contrario della luce. Per questo i colpevoli vengono bruciati sul rogo con vesti bianche, per ritrovare la purezza perduta almeno nella morte. Anche il rosso per i grandi riformatori è una tonalità peccaminosa. Per Lutero indica la Roma papista delle indulgenze, il potere clericale corrotto dagli eccessi di agio e ricchezza. È completamente da bandire, a differenza del suo compagno di disavventure, presente in larga parte sugli abiti di religiosi e adottato come colore del lutto dal XVII sec.

Il rosso è  il colore per eccellenza della prostituzione. Non ci sono spiegazioni precise per questa associazione, esistono diverse ipotesi verosimili, che però fanno dedurre che essendo il colore della fecondità e della procreazione, non poteva che essere associato al sesso, anche se mercenario, perché per lungo tempo è stato effettuato senza protezioni particolari, ad eccezione del coito interrotto. Nelle prime città islamiche c’erano quartieri del piacere sulle quali porte pendevano bandiere scarlatte. Le prostitute indiane si distinguevano dalle donne “rispettabili” con delle vesti rosse come segno di riconoscimento, eppure questo colore era lo stesso delle spose. Nell’Apocalisse l’apostolo Giovanni racconta che la prostituta di Babilonia indossa una veste cremisi. Questa non è altro che la dea Ishtar, dea dell’amore, della fertilità, dell’erotismo, nel cui tempio si praticava la prostituzione sacra. “L’angelo mi trasportò in spirito nel deserto. Là vidi una donna seduta sopra una bestia scarlatta, coperta di nomi blasfemi, con sette teste e dieci corna. La donna era ammantata di porpora e di scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle, e teneva in mano una coppa d’oro, colma degli abomini e delle immondezze della sua prostituzione. Sulla fronte aveva scritto un nome misterioso: ‘Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli abomini della terra’” . Insomma, il rosso è il colore della vita, quindi della donna che dà la vita e che mestrua una volta ogni 28 giorni, il colore del potere femminile per eccellenza.

Pretty Woman, 1990

Il nero non è seducente solo per la sua passata (e facile) affinità col Principe delle Tenebre. Filippo III il Buono duca di Borgogna a metà quattordicesimo secolo lo ergerà a tonalità di lusso, adottandolo per tutta la vita. In quanto colore difficile o costoso da ottenere, diventerà la tonalità preferita di cariche regali ed istituzionali. Sarà il colore della borghesia nell’età industriale e dell’eroe romantico-gotico, emaciato, malinconico e quasi desideroso di morire del tardo Ottocento. Il nero ha una natura doppia come il rosso, da un lato positivo ed elegante, dall’altro oscuro e negativo. Insieme nell’epoca moderna sono trasgressivi. Paladini di movimenti politici, della pirateria, del punk e del rock. Il nero rappresenta la modernità di un tubino nero dalle linee essenziali di Coco Chanel e il rosso la provocazione di un abito punk-vittoriano di Vivienne Westwood. In molti adesso pensano che i colori abbiano perso la loro carica di dramma ma se ancora vedere un sito rosso e nero (fatta eccezione in Italia per la squadra del Milan) vi fa presupporre sia a tema porno o erotico, significa che alcuni codici millenari sono rimasti impressi nella nostra memoria genetica e culturale.

E probabilmente anche Lucifero e divinità pagane rimangono.

Melisandre, La Donna Rossa, Il Trono di Spade

Il sesso occasionale serve solo all’autostima

Sembra essere la moda dell’ultimo decennio. Ho fatto sesso con tizio, caio e sempronio. Il rapporto a due è noioso, bisogna uscire fuori dagli schemi, qualche scappatella, dirlo o non dirlo al partner. Facciamo i moderni, confessiamoglielo: ahi. Facciamo i fedifraghi, non riferiamoglielo: doppio ahi. Pare la cronaca isterica delle vicissitudini di varie relazioni moderne, ma in realtà è ciò che propinano i giornali cosiddetti “femminili”, nel disperato tentativo di essere all’avanguardia. Purtroppo o per fortuna, la realtà non è una sola, come la “verità”, e una pagina di carta stampata con un tipo e una tipa longilinei e freschi che si dimenano in uno spazio asettico minimal chic dal gusto statunitense (bianco, grigio e nero di solito) è solo da riciclo.

Sesso “occasionale”, lo dice la parola stessa, è attività fisica che si compie ad occasione. E mi sento di specificare che una volta basta e avanza. Perché in genere c’è un motivo per cui lo si fa con quella persona UNA volta sola. Se si è fortunati, il seguito non c’è. Se invece si è “possibilisti”, si capisce ben presto perché il fato ci stava riservando una notte o un giorno da non ripetere. Alcune volte il motivo può risiedere in una frase, altre in un atteggiamento, altre ancora in un carattere. Bello quando si “crea la situazione”, più macchinoso quando si organizza. In questo ultimo caso, non si può definire un rapporto occasionale, se perpetrato spesso con il medesimo tizio. È una sorta di stramba abitudine che assomiglia ad una relazione.

Ma qual è il motivo per cui si va con una persona? Se si è sani di mente, non sussiste alcuna ragione particolare. È istinto del momento. Vorrei tanto affermare che non è per tutti, però non posso. Dopo aver rotto il ghiaccio, anche per i più reticenti, non è niente di trascendentale. Tutti sono in grado di farlo. Molte persone in coppia si arrabbiano se scoprono il tradimento di un attimo, tuttavia, se non sussiste alcun genere di sentimento, il coinvolgimento è minimo. Pochi minuti spensierati e solitari di pura wildness.

A che serve allora? A parte scacciare via eventuali pensieri malefici o un periodo no, è utile all’autostima. Nell’after sex vi sentite energizzati ed in pace. Come se aveste esorcizzato qualcosa. Equivale ad un piccolo sfogo. Non è un caso che le divinità di diverse culture usassero il sesso con gli umani come mezzo per liberarli dalle proprie preoccupazioni. Il sesso occasionale è uno scacciapensieri. Un sentirsi fighi, un autosollevarsi. Il partner che ci sta davanti è un mezzo per raggiungere la vetta della spensieratezza.

E dato che rappresenta la libertà di fare ciò che ci pare, è demonizzato dalla società. I giornali spesso stanno dalla parte dei lettori per vendere. In Italia a tutti è successo almeno una volta (se non è così, correte ai ripari, sempre con gente che vi eccita), però al solito la donna è un puttanone e l’uomo è un leone. Pure i milioni di film americani sul tema, rivelano la natura conservatrice di questo Paese, Land of (fake) Freedom. Casual Sex, filmetto anni Ottanta sul tema, termina con un discutibile lieto fine.  E ancora Seeing Other People, No strings attached. Persino Trainwreck della stand up comedian americana Amy Schumer ritorna allo status quo. Bisogna per forza chiudere il cerchio, sistemarsi, innamorarsi e levarsi dalla “zona di caccia”.

Grazie agli dei, la vita non funziona così. E ci regala scariche di adrenalina quando meno ce lo aspettiamo!

 

 

La banalità dell’infermiera sexy nasconde un losco segreto

Gli ospedali possono essere luogo di perdizione. Non come il Seattle Grace Hospital di Grey’s Anatomy, dove tutti andavano sul lettino con tutti. Letteralmente. Ogni occasione era buona per fare sesso come conigli nella stanza dell’inserviente, in quella del personale, in una vuota per pazienti. Nella realtà il personale medico ed infermieristico lavora…poi può scapparci qualcosa, ma non è esattamente all’ordine del giorno come “dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Una mia amica che sta in ospedale mi ha rivelato a tal proposito un dettaglio non trascurabile della loro routine: “In una giornata possono succedere tante cose, ci si ritrova facilmente da una situazione tranquilla ad una estrema e viceversa. Si condividono molte emozioni di varia natura: rabbia, dolore, gioia, tenerezza, tristezza. Ad un certo punto, in particolare nei momenti funerei o di shock, può succedere che salga l’eccitazione”. Vi suonerà macabro o amorale, ma ancora una volta gli antichi ci hanno preceduto nella spiegazione di questo concetto: eros e thanatos. Vita e morte. Due pulsioni contrapposte solo in apparenza per Empedocle di Agrigento. In questi casi si cerca nel sesso un piacere talmente grande vicino alla morte (orgasmo) per risorgere e vivere di nuovo, dopo un periodo di immensa tristezza.

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In una location così drammatica e carica di tensione, si colloca il giochetto di dottore ed infermiera. Ora, l’infermiera moderna è importante perché esegue tante operazioni di cui i dottori non conoscono ogni step. Oggi c’è una laurea per l’abilitazione a questa professione, nel passato non serviva. Bastava essere una prostituta. Eh, sì! È attestato sin dal Cinquecento che si passava dalla prostituzione alle mansioni da infermiera come salto di carriera. Ma per quale motivo? Le donne di classi medie ed alte dovevano badare alle proprie famiglie e  lavorare per loro era considerato “disdicevole”. Per questo ci si affidava a persone dei ceti bassi. Florence Nightingale nell’Inghilterra di metà Ottocento si adoperò per trasformare l’infermiera in una professione rispettata. A New York, però, ancora a quei tempi si offriva alle prostitute pregiudicate in alternativa alla galera dei lavori da infermiera. La loro reputazione sexy inizia da qui.

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La divisa è un elemento non trascurabile, dato che come abbiamo visto per la suora l’anno scorso, può nascondere per rivelare. Il grembiule o il vestito bianco ed immacolato, la cuffietta-cappellino la rendevano graziosa ed innocente. Una delle gag del teatro vaudeville consisteva nel fischiare “Hey, nurse!” (Ehi, infermiera) per far comparire un’infermiera formosa. Il “prendersi cura” richiama le più sopite pulsioni sessuali di sottomissione o dominazione. Ognuno di noi vorrebbe curare o essere curato dolcemente da qualcuno, dottore o infermiera che sia. Per questo le coccole sessuali sono sempreverdi e il giochetto che spesso sembra banale o demodé ben si adatta a certi contesti. Il medicarsi a vicenda può trasformarsi in petting o in una masturbazione estremamente tirata per le lunghe. Questi giochi “aiutano a superare certi limiti, a rinsaldare rapporti di coppia e a condire una relazione con quel pizzico di pepe del quale tutti abbiamo bisogno”, dice un mio amico, “In più, con il gioco si scopre il partner, lo si conosce meglio e si ha la possibilità di condividere, amplificando quello che di positivo può venire da un rapporto sessuale. In questo, in particolare, si stabiliscono dei ruoli gerarchici mantenendo però una finalità benefica (curare, appunto) affievolendo così il lato umiliante del rapporto dominato/dominante; questo lo rende più gestibile e meno impegnativo per i neofiti del genere”.

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Un’infermiera, poi, ha i suoi strumenti per stimolare il suo dottore o paziente. Le siringone di plastica che spesso accompagnano i succinti costumi sexy possono trasformarsi in dildo che penetrano l’ano, ad esempio. Uno stetoscopio, col quale è spesso accompagnato il costumino da “naughty nurse”, anche finto, è freddo al tatto e può emanare brividi piacevoli lungo il corpo. Nel Medical o Clinical Fetish i giochi si fanno più complessi, perché lo scopo non è il piacere finale ma il piacere nel dolore. Quindi gli oggetti dei quali stiamo parlando sono piuttosto estremi. Ci sono termometri orali ed uretrali per misurare la temperatura, cateteri, clisteri, aghi, speculum, morsetti tira-capezzoli, pompette risucchia aria e molto altro (www.medicaltoys.com).  Lo scopo è esaminare genitali e zone erogene del corpo con strumenti  per avere il pieno controllo dell’altro.  Si inscenano visite ginecologiche in posti che sembrano ambulatori e sedie che lo ricordano. È necessario però avere buone basi mediche oppure non spingersi troppo in là per non farsi male sul serio. Questo tipo di feticismo è molto diffuso nel paese delle “stranezze” per eccellenza, il Giappone. Il kegadoru (idoli feriti) prevede che ragazze, simili alle idol, icone giovanissime dello spettacolo, sono bendate su gambe e braccia con garze per finta e hanno mutandine fatte di bende o bianche. In Occidente sono chiamate “Broken Dolls”, bambole rotte. L’istinto di protezione è ciò che spinge l’eccitazione in questo ambito.

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Nel caso comunque che siate persone di piaceri semplici, una siringa giocattolo e tanta fantasia possono bastare per scatenare le più appaganti visite mediche della vostra vita!

Benvenuti nel Club del Prurito

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“E dopo lu ride, vè lu piagne” (e dopo il ridere, viene il piangere), recita, a ragione, il mio dialetto. Se siete scampati a qualsiasi tipo di malattia irritante, complimenti. Anch’io una volta, ora conosco il nemico ed ho imparato a combatterlo (forse). Sui blog di sesso in genere si parla a fiumi di tecniche di seduzione, del piacere delle attività sessuali, di pratiche inusuali, di prevenzione, ma poco spesso delle infezioni ed infiammazioni più comuni che si possono buscare dopo il sesso: candida e cistite. Ho sempre evitato la forma del diario di scuola, tuttavia è l’unico modo per raccontarvi in modo comico una serie di sfortunati eventi.

La candida mi è venuta a seguito degli antibiotici della terapia post-operatoria della ciste endometriosica e una seconda volta, credo, per via sessuale. Fa impazzire. Letteralmente. È un prurito per cui si vuole strappare la vulva e venderla al migliore offerente. Non pensate di curarla con metodi naturali. Mi è stato consigliato di tutto: bicarbonato, creme farmaceutiche più o meno forti, ovuli da inserire in vagina (orrore, no), olio dell’albero del tè (non provato), detergente intimo p.H. 5 (aiuta a stabilizzare flora batterica), fermenti lattici (10 miliardi, servono sempre), asciugamani piccoli di lino, intimo rigorosamente di cotone (il sintetico irrita). Una mia conoscente mi ha detto che ci sono persone che usano il metodo dell’aglio: immergono il bulbo nello yogurt e lo inseriscono in vagina. Mah! Il bello è che nessuno mi aveva avvertito del problema che si sarebbe presentato. Il commento del ginecologo al mio accenno sulla candida è stato: “Ah, ma è normale”. Bravo! Mi ha prescritto una medicina blanda da sciogliere nell’acqua e tanti saluti. Alla fine ho ingollato per due giorni una pillola di cui non farò il nome per non pubblicizzarla e per il fatto che non sono un medico, ma si deve prendere sotto prescrizione perché dicono rovini il fegato alla lunga (spero non ne soffriate spesso). Passato qualche giorno, la candida se ne è andata. Era trascorso quasi un mese. Meno male che ho amiche intelligenti che lavorano in ospedale. Se sospettate di averla, vi consiglio di farvi fare un tampone per verificare sia la giusta diagnosi. Non vi innervosite, l’infezione si nutre di stress.

La cistite invece mi è piombata addosso per una serie di sfortunati eventi ed il principale è questo: sono stata soggetta ad un freddo assurdo per un periodo prolungato di tempo. Stimolo di andare sempre al bagno e un mattone al basso ventre. Antipaticissima, non vi permette di percorrere consistenti distanze, a meno che non siate abituati (uso il maschile-neutro perché pure gli uomini ne possono soffrire). L’ho ignorata per una settimana, credendo fosse candida ed ho preso la stessa pillola di cui parlo sopra totalmente a caso (non lo fate). Ciò dimostra quanto in passato sia stata soggetta a questi episodi: meno che zero. Poi parlando con un’amica, che soffre di cistite, mi ha messo davanti alla realtà. Due bustine serali di antibiotico al dì, dopo quattro o cinque giorni va via. Se ovviamente non è un’infezione da escherichia coli o da altri tipi di batteri…in ogni caso un’urinocoltura toglie ogni dubbio.

Il risultato di queste disavventure è l’uscirne un po’ provati e facilmente suggestionabili. Il particolare più deludente è che a volte una visita non fa la differenza e che spesso bisogna decifrare i propri sintomi da soli ed autocurarsi, sperando di fare bene. L’unica nota positiva è che non si è sole nella lotta al prurito, una flotta di amiche e conoscenti ha già attraversato i mari dell’impazienza nervosa che queste malattie generano e può infonderci coraggio. Probabile che quando mi tornerà la candida penserò che è cistite e quando sarà cistite penserò che è candida. Un momento! Che cos’è questo strano pizzicore?

La fiera consapevolezza sessuale delle donne di Scacchia

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Alessandro Scacchia è un talento del fumetto erotico che vive a pochi passi da casa mia. Non conoscevo le sue opere finché non mi sono imbattuta in una conferenza stampa per un’iniziativa artistica di un Comune limitrofo alla nostra città. Le sue donne sono sensuali, libere, fiere della propria sessualità e mai volgari anche quando si trovano in posizioni esplicite. I disegni di Scacchia sono la dimostrazione che si può eccitare la fantasia tramite l’erotismo senza scadere o sconfinare nei luoghi comuni della pornografia.

La sua produzione più importane è Mona Agent X, graphic novel erotico pubblicato in tre lingue (uscito in Francia, Italia ed USA). Nel 2007 ha tradotto le storie erotiche delle persone che scrivevano a Penthouse, storico concorrente di Playboy, in strisce a colori. Ha partecipato alla rinascita del personaggio Valentina di Guido Crepax, sulle pagine della rivista di moda Lampoon e sul volume intitolato “Viva Valentina!”.

Adesso è impegnato nel progetto Vintage Erotika, nel quale ogni autore rifà la grafica di un protagonista erotico del passato. A lui tocca Belzeba, la figlia del diavolo che Sandro Angiolini nel 1977 disegnava con Emanuele Taglietti alle copertine. La nuova storia è scritta da Emiliano Pagani.

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Come sei arrivato al fumetto erotico?
Ho iniziato con fumetti di avventura. Piano piano mi sono avvicinato a disegnare la figura femminile ed a trovare un aspetto erotico nella sua rappresentazione.

La tua è una donna dalla femminilità potenziata?
No, cerco di fare una donna reale. Le mie ispirazioni derivano dai grandi del fumetto italiano. Forse non tutti sanno che una parte della tradizione fumettistica italiana nasce dal fumetto erotico: Manara, Crepax, Magnus, Andrea Pazienza.

Questa mi è nuova.
Il fumetto italiano è famoso per la sua matrice erotica. Negli anni Settanta andavano per la maggiore i fumetti pocket erotici che si potevano comprare in edicola o al distributore di benzina.

Ma era bassa letteratura?
Esistevano più livelli. Quello acculturato era Valentina di Crepax, arte fatta fumetto. Liberatore disegnava Ranxerox, che aveva scene esplicite di violenza e di erotismo. Ora stanno riproponendo personaggi erotici in voga tra gli anni Settanta e Ottanta, come Lucifera, Belzeba, Sukia.

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Creando disegni spinti è stata dura per te nel mondo del fumetto italiano?
Il genere erotico è sempre stato emarginato. Per me è un elemento invece che dovrebbe essere presente in tutti i tipi di fumetto perché una cosa naturale. Purtroppo questo non è possibile. In America e in Italia li inseriscono dentro cellophane e li mettono in una sezione apposita nascosta. In Francia si confondono normalmente insieme agli altri. Questo dipende dalla cultura sessuale dei relativi Paesi.

Qual è la situazione del fumetto erotico cartaceo?
Sta sparendo. Le riviste italiane di fumetto erotico non esistono più da una decina d’anni. E sta accadendo in tutto il mondo. La gente preferisce il porno su internet. L’industria mainstream minaccia l’arte erotica.

La richiesta su commissione più strana che tu abbia mai ricevuto?
Una donna che si fa la pipì addosso ed un’illustrazione con ragazze nude che facevano sacrifici. Le richieste che non accetto sono quelle su donne che subiscono violenza non consensuale.

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Che cosa pensi della moda dei disegni sessuali su Instagram?
Non sono molto informato a riguardo però il problema di Instagram è che mette tutti sullo stesso livello, gente professionista e improvvisata. Carmelo Bene, grande attore teatrale italiano, diceva che Internet dà l’illusione di annullare l’ignoranza ma al contrario la dilata: “Da quando è per le plebi, l’arte è diventata decorativa, consolatoria”. Non fa distinzioni, ogni cosa è accessibile. Prima l’arte era per chi fosse in grado di capirla. Adesso l’artista deve sforzarsi di piacere agli altri, come sul social di foto. Per i contatti però è un mezzo utile.

Hai mai ricevuto insulti pesanti per le tue donne disinibite su internet o via mail?
Qualche ‘femminista’ mi ha accusato di oggettificare il corpo femminile. Io invece lo celebro, lo mostro agli altri nella sua bellezza e potenza.

Qual è il tuo rapporto col sesso?
Io sono quello che disegno. Non fingo nulla. Se si fa questo genere di fumetto, bisogna essere liberi.

Che significa che sei un’attivista della controcultura?
Nell’approccio alla cultura e all’arte sono totalmente contro quello che sta succedendo negli ultimi anni. La loro divulgazione dovrebbe avvenire in modo diverso. L’arte una volta era rivolta ad un pubblico specifico, non esisteva l’esigenza di piacere a chiunque. La tendenza di oggi di cercare il consenso di tutti ha abbassato la qualità delle opere. Questo vale in ogni settore.

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Il lato oscuro e seducente di Babbo Natale

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Bad Santa (2003)

Babbo Natale è un simpatico uomo di mezza età con folti capelli bianchi, barba e capelli medio-lunghi, occhialetti sul naso, sguardo buono. Non immaginereste mai che un personaggio solare e positivo come lui nasconda in realtà un lato oscuro, sexy e prevaricatore. Eppure è così. E non è di certo colpa della canzone Santa Baby di Eartha Kitt o del porno mainstream ad avere sessualizzato la sua figura in un vecchietto che approfitta delle elfe provocanti di turno. La Santafilia, l’ossessione sessuale per Babbo Natale, non è stata di certo inventata dalla Coca Cola, da Playboy o da Porn Hub, anche se questo trio ha sicuramente contribuito al successo del personaggio in tutto il globo. Santa Claus, prima di essere San Nicola, era Odino. Questo antico dio nordico aveva l’abitudine nel giorno del solstizio d’inverno di scendere sulla terra in quella che era chiamata la Caccia Selvaggia. Accompagnato da divinità, valchirie, mostri, fantasmi e morti andava a caccia in sella al suo cavallo ad otto zampe, Sleipnir, dei poveri esseri umani malcapitati. In questa occasione i bambini lasciavano del fieno per il suo destriero all’interno dei loro stivali che mettevano vicino al focolare. Si diceva che Odino li avrebbe ricambiati con dolci e giocattoli. Vi ricorda qualcosa? Penso proprio di sì. Il dio, soprattutto, è un grande amatore di uomini, donne, animali ed è egli stesso di natura promiscua (donna/uomo). Odino poteva far visita alle famiglie nelle sembianze di viandante bisognoso di un tetto sotto il quale passare la notte e liberare dalle pene del momento i suoi benefattori proprio attraverso il sesso.

Santa Claus oggi sembra avere un ruolo simile. Più che alleviare i problemi quotidiani delle persone, sembra alimentare le loro fantasie sessuali. Forse uno dei primi film odierni a portare alla luce questa ossessione è stato Bad Santa (Babbo Bastardo) col mitico Billy Bob Thornton. La barista, Sue (Lauren Graham), chiede a Willie, Babbo Natale per mestiere, di provarle la sua identità. Lo fanno in macchina mentre lei viene ripetendo “Fuck me, santa!” (scopami, Babbo Natale) senza permettergli di togliersi il cappello caratteristico. Più tardi gli confesserà che ha sempre avuto un’attrazione insana per Babbo Natale sin da quando era piccola perché la sua famiglia era ebrea e il Natale era una festa proibita. La Santafilia, però, ha più a che fare col rapporto dominatore-sottomesso tipico del BDSM. Non esattamente per il look di Babbo (cintura in pelle e stivali neri lucidi) ma per il suo ruolo di dispensatore di doni o punitore, in base alla condotta della gente. L’atto, infatti, che ecciterebbe di più gli ossessionati dall’anziano barbuto è la sculacciata sul sedere. Santa Claus ha dei parallelismi anche con la figura del papino, di cui vi parlavo un mese fa in questo post. Rassicurante e paterno, è pronto a ricompensarvi o punirvi sessualmente come volete voi. I siti di annunci americani fioccano di anonimi che si offrono come dispensatori di piacere travestiti da Santa Claus. Anche coppie. Mr e Mrs Claus a New York vi aspettano per un’interessante serata natalizia dai toni fetish: “While the elfs are busy finishing up the toys The Claus’s will be at the mall looking for naughty boys! We can meet and go out to our sleigh where we can take out some toys and play! Email us your wish list and lets get you gifted!!! HO Ho Ho!” – “Mentre gli elfi sono impegnati a ultimare i giocattoli, i Claus saranno al centro commerciale a cercare ragazzi porcelli! Ci possiamo incontrare e andare fuori sulla nostra slitta dove possiamo tirare fuori qualche gioco e giocare! Inviateci via mail la vostra lista dei desideri e sarete ricompensati!!! Ho ho ho!”. E ce ne sono mille altri sotto la voce “Occasional Encounters” di Craiglist. In Italia grandi città come Milano e Roma non presentano annunci di questa natura. Dobbiamo rimediare subito. Su, su! Non avete voglia di fare un bel giro in slitta?

Pare comunque che anche il San Nicola della tradizione cristiana nasconda i suoi “loschi” segreti. Sembra infatti che dietro la figura di elargitore di doni si nasconda una storia di prostituzione. Nell’agiografia La Leggenda Aurea di Jacopo Da Varazze è riportato che un giovane Nicola volesse togliersi di tutti i suoi averi e avesse sentito di un quartiere povero nel quale un padre era stato costretto a far prostituire le figlie perché non si poteva permettere di offrire loro una dote per sposarsi. Per salvarle Nicola regala all’uomo tre borse d’oro che lancia nell’arco di tre notti alla sua finestra aperta.

Il compagno malefico del santo nelle tipiche processioni germaniche e degli altri Paesi del Nord Europa, che fanno il verso alla Caccia Selvaggia nei suoi protagonisti, è Krampus. Un personaggio con corna di capra, mucca o ariete, rigorosamente originali, ricoperto di folto pelo e molto simile ad un diavolo, proveniente in questa forma codificata dall’Austria (Tirolo). Incarna il lato oscuro del Natale che punisce i bambini che sono stati cattivi incatenandoli e portandoli via dalle loro famiglie. Una figura caprigna che scatena subito le fantasie più nascoste di tedeschi ed austriaci, sia sotto forma maschile che femminile in cartoline dagli inequivocabili significati (risalenti agli anni Settanta). Anche questa bestia è figlia del paganesimo europeo, è probabile che avesse a che fare con i riti di passaggio dall’anno vecchio a quello nuovo. Per Krampus è più facile il gioco rispetto a Babbo Natale. Fruste di betulla e catene sono il suo kit simbolico usuale. E sembra che le processioni nei villaggi austriaci che celebrano questa creatura tradizionale siano particolarmente animate da ragazzi giovani che importunano ragazze vestite carine per l’occasione. In America, dove il personaggio è di gran tendenza da qualche anno, e Germania si organizzano milioni di party sexy a tema krampus nel nome della trasgressione e spesso del trash.

Vi aspettavate un Natale tradizionale più banale vero? E invece il Natale è molto più tenebroso di un Halloween qualunque. Non mi resta che augurarvi un buon vecchio ed oscuro Natale!