VitadiBi, l'esplosivo profilo Instagram femminista e body positive dove sentirsi a casa

In copertina Benedetta Lo Zito indossa gli orecchini Idioma Jewels.

Questa è una storia che nasce per caso su Instagram. Benedetta Lo Zito, social media manager, aveva un profilo personale dove postava foto di viaggi e di make-up, poi ad un certo punto, anche grazie ad alcune collaborazioni, il profilo è diventato pubblico col titolo vitadibi_. Stufa degli standard di bellezza imposti dall’ambiente del trucco, Benedetta ha iniziato a pubblicare immagini del suo corpo sostenendo la body positivity ed a parlare di femminismo intersezionale. Ha ottenuto un successo inaspettato, ora ha un grande seguito di ben 28mila followers. Ma la sua vita non è tutta sui social, anzi. La social media manager è un vulcano di idee: è completamente impegnata in progetti di attivismo, Women of Brixton e I Fiori di Zucca, di fotografia, United People of London, e cura l’immagine social di Idioma Jewels. Benedetta ha il grande dono di riunire le persone, farle fare gruppo per cause comuni, perché sostenersi e raggiungere gli obiettivi insieme è una delle colonne portanti del femminismo. Una vera femminista è una moschettiera che comprende appieno la frase l’unione fa la forza.

Col tempo la tua opinione sulla body positivity si è trasformata e secondo te succederà di nuovo?

Sì, sia nella body positivity che nell’inclusività, bisogna essere sempre vigili e adattabili al cambiamento nella sfera personale e pubblica. All’inizio avevo quell’idea comune della salute, pensavo che una persona super obesa non fosse un esempio da mettere sui social. Grazie a fat positive activist sono riuscita a guardare la questione da un altro punto di vista. Ho capito che dobbiamo imparare a guardare i corpi il più lontano possibile dai canoni di bellezza a cui siamo abituati da troppo tempo. La salute delle persone non è un nostro problema, non possiamo sapere se dietro l’accettazione non ci sia un discorso di perdere peso. Il mostrare la propria fisicità non è né di buono né di cattivo esempio, significa far vedere la realtà dei fatti. Inoltre, body positivity non significa considerare i corpi solo nella loro forma ma anche nella loro diversità (corpi tatuati, transgender, ecc.) . In tutto ciò che è diverso, c’è bellezza.

Una volta mi hai detto che nonostante la body positivity, non ti accetti sempre.

Io ho iniziato a lavorare su me stessa con un corpo che stava mutando perché prima ero più magra. Ho accettato che il metabolismo dopo i trent’anni cambia e che nel mio caso in un decennio ho preso trenta chili. La società ti pone sempre davanti a dei commenti. Io lo so che quando posto una foto sui social e ci capita una persona che mi conosceva un anno fa, mi chiede: ma che ti è successo? Come se guadagnare peso fosse un cancro. In realtà, prima stavo attentissima al cibo per il mio tipo di metabolismo, ora non mi importa. Ci sono molte cose che non mi piacciono di me e i media non aiutano con immagini che secondo loro sono perfette. Non mi accetto tutti i giorni, si può ricadere in una dieta, modificarsi in foto un difetto: sono episodi normali che fanno parte di un percorso. E poi si possono avere dei giorni particolarmente coraggiosi in cui mi amo e mi apprezzo.

@vitadibi

Cosa fa un social media manager?

Gestisce delle campagne di comunicazione sui social per altri o per suoi progetti. È importante, soprattutto in questo momento storico in cui il mondo si sta evolvendo verso l’inclusività e la sostenibilità, parlare e fare comunicazione in un certo modo.

Stai portando avanti la tua esperienza con il brand di gioielli Idioma. Come hai conosciuto una delle fondatrici, Fulvia Febo, e cosa vi unisce?

Ci siamo conosciute online perché ho collaborato inizialmente come influencer per Idioma. In seguito è nata un’amicizia e una collaborazione a livello professionale. Penso che ciò che ci unisce sia l’essere anticonformiste e il concordare sul fatto che le donne siano finalmente libere di volere qualsiasi cosa vogliano.

Secondo te per quale motivo è importante ci sia una marca italiana di gioielli erotici?

È necessaria dato che l’Italia è molto indietro sul piano del progresso mentale: dai diritti degli omosessuali alla condizione femminile e dei transgender. La sessualità è collegata a tanti argomenti. Per me non c’è liberazione femminile se non c’è liberazione sessuale. Combattere per la libertà sessuale delle donne abbassa anche il numero di femminicidi perché una donna non è più vista come una specie di proprietà. Se non esiste rancore o odio per il nostro essere libere, si abbattono pure gli stupri.

@vitadibi

Sei sempre stata attivista?

Le questioni sociali mi hanno sempre interessato. Faccio politica dai tempi della scuola, ho partecipato a manifestazioni e sono stata in collettivi. Negli ultimi quattro anni ho iniziato ad appassionarmi alla questione femminile che ho studiato adesso anche all’Università della British Columbia all’interno del corso online Gender and Sexuality.

Hai scoperto qualcosa di nuovo in questo corso?

Mi ha fornito un approccio più ampio all’intersezionalità. Buona parte del corso era incentrata sul sex work. Ci faceva osservare come gran parte delle minoranze si scagli contro questo tipo di lavoro senza considerare che anche i sex worker sono una minoranza che va protetta. Nel 1986 il West End di Vancouver, un quartiere a luci rosse, è stato gentrificato per fare spazio all’Expo. Questo è stato fortemente appoggiato dalla comunità bianca gay maschile della città, ci sono stati trecento casi di sex worker native scomparse o uccise perché sono state spostate dal loro luogo sicuro. Legalizzare e farl* stare insieme in realtà è l’unico modo per tenerl* più al sicuro.

Un meeting di Women of Brixton, @vitadibi

Hai creato di recente la comunità Women of Brixton e organizzato eventi a riguardo.

Stiamo al quarto meeting con realtà femministe, intersezionali e body positivity londinesi. L’idea è partita da me e la grafica Elisa Zorzan (@elisashori) con cui ho costituito la community ad agosto 2018. Lo scopo è creare eventi e workshop per gli individui e per le scuole per parlare di eguaglianza di genere, dare un’educazione sessuale ed emotiva, spiegare l’importanza del consenso e dei sentimenti con il supporto di professionisti. È fondamentale esprimere le proprie emozioni andando contro le imposizioni di genere della società. Ci piacerebbe portare questo progetto in ambienti a rischio, come discutere di cultura dello stupro in uno spogliatoio maschile. Metteremo il format del progetto online per farlo acquistare da istituti scolastici, aziende, società.

@womenofbrixton

Cosa sono I Fiori di Zucca?

È un progetto formatosi in modo autonomo a seguito della polemica suscitata dalla finta manifestazione di Miss Italia sul diritto di essere belle, preparata in realtà dallo staff organizzativo dell’evento. Le partecipanti sfilavano con cartelli come “Essere belle non è un reato”, “Né nude né mute”. Un fatto grave perché l’inclusività non condanna la bellezza mainstream ma mette sullo stesso piano tutti i tipi di bellezza. Noi attivisti body positivity non siamo nemici da combattere. Mi hanno scritto su Instagram ragazzi e ragazze rimasti sconvolti per questa iniziativa e ho pensato di creare un gruppo WhatsApp per cercare di fare qualcosa. Abbiamo accantonato la lettera di protesta allo staff di Miss Italia perché erano passati troppi giorni e per non dare risalto alla sua negatività, e abbiamo creato un manifesto positivo su quello in cui crediamo, cosa valorizziamo e cerchiamo di cambiare nella body positivity, nella nudità, nella parità di genere e nel giudizio comune.

Prossimi progetti?

Sto facendo dei colloqui per realizzare i miei sogni nel social media managing, voglio mettere le mie capacità a disposizione di qualche bel progetto femminista strong, inclusive, anticapitalista. Ho creato una pagina Facebook intitolata Benedetta Lo Zito – Inclusivity & Sustainability Consultant, in cui cerco di unire i miei ambiti di studio principali: comunicazione e marketing, assieme a studi di genere ed intersezionalità. Come freelance sto lavorando per diventare consulente di inclusività per aziende. Amo i viaggi e progetto di andare in California e in Giappone, magari in occasione del mio matrimonio (previsto entro l’anno, ndr)!

London Pride, @unitedpeopleoflondon

La Bodystocking non è volgare e può essere portata da tutti

Questo Natale mi sono regalata due bodystockings. In italiano non c’è un corrispettivo del nome, ma si tratta di una tutina coprente, trasparente, vedo-non-vedo, di pizzo (a volte anche ricamata) o a rete che assomiglia ad una calzamaglia ma con caratteristiche sexy. Può essere con o senza maniche (sostituite da bretelle sulle spalle) e si distingue dalla catsuit/bodysuit (tutina) per il tipo di materiale impiegato sopra riportato. Ho sempre pensato che non ci fossero bodystockings eleganti perché continuavo ad imbattermi in loro su siti che non ne avevano un vasto assortimento. Poi però grazie ad una pubblicità Instagram del brand Altur. mi sono ricreduta (spero di mostrarvi presto anche il modello ordinato da loro). Su Lovelize ne ho trovata una di ChiliRose abbastanza chic che vedete nella foto di copertina. Wovo Store ne ha anche di fantastiche e particolari. Vi consiglio pure UK Tights, in cui ci sono per tutti i gusti ed è uno dei prodotti di punta.

Marianne Faithfull, metà anni Sessanta, foto: Terry O’Neill.
Jerry Hall, Studio 54, anni Settanta.

La data di nascita di questo indumento rimane oscuro nel tempo. Prima degli anni Sessanta non si trovano delle concrete testimonianze fotografiche. È probabile però che provenga dal mondo dello spettacolo, del ballo e della danza, come molti indumenti trasgressivi. Si dice fu Adah Isaac Menken ad indossarne un primordiale esemplare coprente color nude nel 1860 nella pièce Mazeppa in cui interpretava un uomo nudo legato ad un cavallo. Il boom delle bodystockings si ebbe nel 1965, ma non è chiaro se a lanciarle fu Mary Quant nella sua linea di lingerie o altri. Come ci dimostrano certe fotografie di Marianne Faithfull a metà anni Sessanta e Jerry Hall nei Settanta allo Studio 54 (completamente nuda sotto), la sua versione sexy era già di moda. Emilio Pucci si inventò quelle coprenti dai motivi sgargianti oppure dorate lussureggianti da vedo non vedo. Thierry Mugler le portò sulle passerelle dell’haute couture francese nella collezione Les Insects primavera/estate 1997, poi in quella prêt-à-porter autunno/inverno nella veste di tutina guantata. Per questo Lady Gaga indossò nel 2011 al ristorante parigino Maxim’s dopo la prima sfilata di debutto del marchio Mugler rinnovato dal suo allora stylist di fiducia Nicola Formichetti una bodystocking nera trasparente leopardata: era un omaggio alla collezione Les 20 ans au Cirque d’Hiver, autunno/inverno 1995/96. Gaga fece scalpore perché si comportava come un felino, ringhiando e graffiando, e si presentò vestita in modo aggressivo in un posto famoso per il suo dress code elegante.

Les Insects, Thierry Mugler, 1997.
Lady Gaga all’ingresso del ristorante Maxim’s di Parigi in Mugler by Formichetti, 2011.

Forse sono stati Lady Gaga e Nicola Formichetti a rilanciarne il trend, fatto sta che da quel momento fashion designer e persone dello star system hanno iniziato ad introdurle nel loro guardaroba. La modella Bella Hadid, la sorella di Gigi, ne indossò una in pizzo di Fleur du Mal per un servizio online di Elle nel 2015. Alla stessa deve piacere il genere, dato che nel 2017 si infilò in un’altra di Alexander Wang in occasione del Met Gala per la mostra di Rei Kawakubo/Comme des Garçons. Sempre nel 2015 Kanye West usò delle bodystockings marrone scuro per la sua prima collezione con Adidas Originals e ne fece sfoggiare una marrone scuro alla moglie Kim Kardashian( pure Kylie Jenner ne vestirà diverse) . Nel 2016 Nicki Minaj si è presentata al red carpet del concerto di Tidal X a New York con una bodystocking che non lasciava nulla all’immaginazione. Jennifer Lopez ne ha messa una di Versace al suo afterparty dei Video Music Awards l’anno scorso. E poi Armani Privé e Jean-Paul Gaultier nel 2017, Alexander Vauthier nel 2018 e Maria Grazia Chiuri per Christian Dior nel 2019 hanno portato di nuovo le bodystockings sulle passerelle elevandole a capo per una serata particolare o per tutti i giorni.

Bodystockings Persefone di Trasparenze su UK Tights
Lizzo, Hustlers, 2019.

La bodystocking può essere anche aperta sull’inguine e sul sedere, perciò viene considerata un indumento da lingerie erotica. Può essere tenuta durante il sesso. Quando la scartate, vi sembrerà di non entrarci dentro ma ricordate che sono elastiche e abbastanza resistenti (dipende dal materiale). Sono adatte ad ogni tipo di corpo e dimensione. La cantante Lizzo ne ha esibita con fierezza una a rete glitter nel recente film Hustlers (2019), in cui era nei panni di una lap dancer. Rihanna ne ha infilata una nera trasparente per il colossale show di quest’anno della sua linea di lingerie Savage X Fenty. Io pensavo non mi stesse un granché, visto che sopra ho il seno piccolo, e invece devo dire che non è niente male! Da indossare fuori dalla camera da letto, si può mettere sotto una giacca o un maglione per andare ad una cena o a ballare. In autunno o primavera va bene con gonne o pantaloncini. Se ci si sente a disagio, sotto si possono aggiungere reggiseno, pasties, mutandine. Dipende dal contesto. È un acquisto che vi consiglio ma da scegliere da sol* perché coinvolge il vostro gusto personalissimo. La bodystocking vi trasforma automaticamente in attraenti bocconcini più dolci di un torroncino, da tirare fuori con effetto sorpresa come un coniglio nel cilindro per Capodanno!

Bodystockings di Chili Rose, rossetto verde Plan 9 di Kat Von D.

Dieci regali sexy di Natale di cui i miei followers non possono fare a meno

Come potete vedere in foto, quest’anno ho creato un cestino dei regali sexy di Natale che raccoglie gli accessori base per avere una vita sessuale divertente e appagante. C’è il massaggia clitoride portatile (attenti alle batterie), lo stimola clitoride Twenty One Vibrating Diamond, il succhia clitoride ad ultrasuoni Sona Cruise di Lelo (categoria più venduta, recensione di Le Sex en Rose qui), il vibratore Ina Wave di Lelo (sempre tra i bestseller dell’azienda), i plug anali con gioiello di Rianne’S, le anal beads, una corda rossa per legare o farsi legare di Liberation – Libidex store, orecchie da coniglio e pon pon per i giochi di ruolo e una frusta per dominare o essere dominati.

Molti dei miei follower però stanno già un passo avanti. A parte i sex toys, chiederebbero ad Odino travestito da Babbo Natale gioielli erotici, attrezzi per una migliore performance, massaggi tantrici, oggetti feticcio, biglietti per bordelli particolari, food playing…e persino me stessa! Ecco di seguito l’elenco delle loro curiose richieste!

Magic Fugu by Magic Motion

Magic Fugu. Fugu è il nome per il pesce palla in Giappone ed è un piatto tipico, mangiato in certi periodi dell’anno preparato da chef specializzati. L’azienda giapponese Magic Motion ha creato un simpatico sex toy di questa forma, un vibratore tascabile che stimola l’interno della vagina e il punto G con un motivo a puntini e solletica il clitoride con la coda. Il particolare più emozionante a mio parere è che, scaricandosi l’app Magic Motion, può essere comandato a distanza dal proprio partner a tempo di musica, della voce o con pattern di vibrazione personalizzati. Meglio usare molto lubrificante per farlo entrare. Link: Magic Fugu.

Calendario dell’Avvento di Idioma con @insta_paolina, foto @alediblasio_photography, make-up @andreaimperio_mua

Gioielli Idioma. Da quando ho intervistato le ragazze dietro ad Idioma, Fulvia Febo ed Elisabetta Andreetti, il brand pescarese ha fatto molta strada. Adesso ha due collezioni di punta: Easy POP in giallo e fucsia e Luxury Gold in bianco e corallo. I gioielli sono divisi in cinque temi ispirati alle muse di poeti celebri: Iseult da William Butler Yeats è Lustful (passionale), Janine da Jaques Prévert è Fetish, Eleonora da Gabriele D’Annunzio è Mistress, Linda da Charles Bukowski è Slave, Delia da Pablo Neruda è Sensual. Ci sono gioielli per sedurre come gli orecchini Delia che sono dei nipple tassels, per stuzzicare clitoride e pene come l’anello e la collana Iseult, il bracciale Iseult che si trasforma in un cock ring, per praticare BDSM come i polsini Janine che sono delle catene, la borsa Janine col passamano che diventa paddle, la collana Eleonora che è una frusta, la cinta Linda è un morsetto per la bocca. I loro gioielli sono stati indossati da Michela Murgia alle presentazioni del libro Morgana. Link: idiomajewels.it.

Sex swing. Chiamata in italiano altalena sessuale, sexy o dell’amore, è un’imbracatura appesa al soffitto dove si può fare sesso col proprio partner sospesi da terra. Il follower che l’ha nominata ha detto che gli serviva un geometra per fissarla bene al tetto del suo appartamento. Non fate l’errore di appenderla ad una trave del vostro soffitto, consultatevi sempre con qualcuno di competente. È un attrezzo che richiede un fisico allenato ma non troppo, dipende da quale posizioni decidiate di assumere. Immagino che la donna provi un piacere più intenso dato che è sempre sollevata. Attaccata in maniera sicura, la proverei solo per il gusto del divertimento o della risata! La trovate ovunque online di diverse tipologie. Link: Sex Swings.

Scarpe usate prese da un vero annuncio inglese online

Scarpe usate. Mi sono dimenticata di chiedere al follower se le preferisse odoranti o no, dettaglio a volte importante per i feticisti. La mania per la scarpa è uno dei feticismi più diffusi. Negli States e in Gran Bretagna è pieno di storie di donne che hanno sbarcato il lunario per aver venduto le scarpe, spesso che puzzavano, ad un feticista generoso di tasche. L’annuncio che fa scattare la scintilla è “well worn shoes”, “scarpe ben usate”, in genere su Ebay o nelle community fetish online. Tuttavia, non si sa bene se la parte sull’enorme quantità di denaro pagata raccontata dai giornali esteri sia vera. Considerati i prezzi italiani su Ebay, riuscite a farvi un pieno o un regalo di Natale non troppo costoso. Fate un tentativo di vendita, poi mi riferite. Tutto nel nome dell’ecologia! Link: Scarpe usate donna fetish.

FKK Club Oase, foto: gogoescape

Bordello. In Germania si può perché la prostituzione è legale. Ad un follower è stato regalato un biglietto per FKK Club Oase, un bordello travestito da sauna vicino Francoforte sul Meno. Tuttavia non è un posto inclusivo ma sessista perché le donne impiegate sono sex worker che ti accolgono nude, paghi l’ingresso ma non la prestazione con loro, che è a parte, anche se al club va il 10%. Tutti possono entrare, coppie e single, ma non ci sono esemplari di altri sessi che praticano. Viene presentata come una struttura per nudisti ma è più per scambisti con “sorpresa”. “Le nostre ragazze nudiste calde non vedono l’ora di soddisfare il vostro appetito”, recita la presentazione in italiano. Link: FKK Club Oase.

Letti da orgia Heaven Circle

Orgia. Una follower ha detto che regalerebbe un’orgia. Le orge sono sempre di moda perché se ne parla spesso, ma pochi hanno occasione di parteciparvi o, meglio, non lo divulgano se vi partecipano. Siamo molto lontani dai tempi dei Saturnali o dei Baccanali romani. Qualche anno fa scrissi un articolo per la rivista online di sessualità di LetteraDonna, Sex Telling, su Heaven Circle e intervistai il suo fondatore, Chris Reynolds Gordon, che è diventato ricco grazie a questa idea. In soldoni, è un club per scambisti diventato famoso per le sue orge. È nato in Inghilterra ma si trova anche in USA. Era in espansione nel mondo, volevano aprire un loro club a Milano nell’estate del 2017, poi evidentemente hanno dovuto fare un passo indietro. Pecche? Non accettano persone sotto i trentadue anni, bisogna avere dei requisiti elevati di bellezza e ovviamente bisogna entrare su invito. Dopo aver scritto l’articolo, mi hanno invitata a partecipare al loro party a Londra, tuttavia non mi sono sentita a mio agio ad andare da sola. Link: Heaven Circle.

Massaggio tantrico. Il mitico massaggio tantrico che tutti pensano sia chissà che e poi scoprono che non è quello che pensano. Il tantra come lo intendiamo noi occidentali è un’invenzione americana dei primi del Ventesimo Secolo e qui Ayzad ci sfata il mito del sesso tantrico una volta per tutte. Nel massaggio tantrico vero ci si concentra sull’intero corpo andandolo a stimolare con movimenti circolari leggeri. In particolare, si agisce sugli organi genitali, sbloccandoli e rilassandoli. Non è una pratica sessuale. Link: Massaggio Tantrico.

Giochi di ruolo. Per fare i giochi di ruolo bisogna avere una buona dose d’ironia. Un follower mi ha detto che avrebbe regalato alla sua donna un completino da coniglietta. Però il mondo del travestimento è talmente vasto che potete sbizzarrirvi come vi pare, cambiando anche i ruoli di genere, perché no? È necessario trovare il giusto equilibrio tra spirito del gioco e serietà perché se si ride o scherza tutto il tempo non si crea alcun tipo di tensione sessuale. Da fare solo se piace abbastanza o molto a tutte e due i partner. Link al mio articolo del 2015 : Stuzzicarsi – Giochi di Ruolo.

Food playing. “Voglio una cena di Natale zozza”, ha detto una follower. Non si è spiegata bene, ma io ho pensato che con la quantità spropositata di cibo a tavola, il food playing potrebbe essere una pratica adatta a non sprecare il panettone. Una bella fetta sulle parti intime, e via! Col pandoro ancora meglio, mai lecchereste lo zucchero a velo con pari foga su un piatto! Gli amanti del sushi possono provare il nyotaimori o nantaimori, nel primo si mangia la prelibatezza giapponese sul corpo di una donna nuda, nel secondo su quello di un uomo nudo. I samurai inaugurarono nelle case delle geishe questa usanza al ritorno da una battaglia vittoriosa. Link: elenco dei migliori cibi da usare nel food playing.

Me stessa. Tre persone hanno detto che vorrebbero me come regalo. Come si vede che non mi conoscete! Comunque non sono in vendita, mi dispiace!

Buon Natale a tutti!

La Dottoressa Schiaffazzi è la risposta alla vostra sete di sapere sull'accoppiamento presto e le sue tecniche

La Dottoressa Schiaffazzi è molto più di un personaggio del web. È la versione 4.0 de La Sessuologa di Anna Marchesini, aggiornata, migliorata ed elevata ad una conoscenza superiore. La sua missione è abbattere i tabù con garbo e spiritosa ironia divulgando le tecniche di quello che ha ribattezzato “accoppiamento presto”. Con lo Schiaffasutra rivela i misteri del Circo Togni, della Cavalcata delle Valchirie, del Flipper, dei Giardinetti, del Coccodrillo. Testa le posizioni con il cyborg dal nome Perlo perché suo marito, il professor Erasmo Canazza, è disperso in Amazzonia da tre anni. Lo Schiaffabolario spiega il suo divertente gergo: Maxibon Bla Bla e Bon Bon, Shushu di Legno, Massaggio Boccalico, Zona V.I.P., Palmeggio, Balletto Imbarazzante, Momento Frizzantello. Esilaranti le sue rubriche SchiaffArte (battute, suggerimenti e riflessioni veicolati da quadri famosi), Bononi col Cactus, spin-off di #fregniforfuture di Zucchero Sintattico, in cui osserva la fauna maschile tra queste piante grasse, e ShiaffaNews in cui riporta notizie bizzarre. Ha anche creato il Bigottometro che misura tramite test il grado di apertura mentale dei propri followers. Diffonde il suo verbo attraverso Instagram e il suo canale YouTube. Uno dei suoi esperimenti più riusciti è Clito on the Road, dove fa domande di anatomia genitale ai confusi passanti di Milano. Il protagonista è la clitoride in tutta la sua gloria…che non viene riconosciuta da quasi nessuno. Alla sua vista le persone danno strane risposte: una radice, una buccia di banana, due tonsille, niente di definito, un ragno, un grattatesta, una spirale contraccettiva, una vagina, un massaggiatesta, un “membro interno del…”, una cosa anatomica dell’apparato femminile, le ovaie, il condotto vaginale, le grandi labbra, il numero uno. È chiaro che c’è un grande bisogno di divulgare e il mondo ha bisogno della competente guida della Dottoressa Schiaffazzi.

Chi è la Dottoressa Schiaffazzi? 

La Dottoressa Schiaffazzi è la prima e unica esperta italiana in Accoppiamento Presto, laureata in Boccalicologia honoris cactus e detentrice del prestigiosissimo Master Clito.

Cosa vuol dire il suo nome?

Il mio nome completo è Gerlanda Ester Schiaffazzi. In famiglia sono per tutti Ester o Estrella, visto che sono cresciuta per alcuni anni alle Canarie (Lanzarote per l’esattezza, da lì il mio amore per i cactus). Mio fratello Roderigo Maria per farmi arrabbiare da piccola mi chiamava Gerry, a volte ancora lo fa! I miei genitori mi hanno chiamata così perché dopo anni di tentativi e speranze quasi perdute sono stata concepita a Lampedusa, il cui santo protettore è San Gerlando. 

Perché la dottoressa si è messa sui social e qual è l’obiettivo della sua divulgazione?

L’obiettivo che mi muove da sempre è quello di sdoganare i tabù legati all’accoppiamento, e aiutare chiunque abbia bisogno di viverlo con più leggerezza e spensieratezza. Aiuto (soprattutto le donne) a diventare più consapevoli attraverso l’ironia. Ho scelto la via dei social, in particolare Instagram, per cercare di diffondere il messaggio più velocemente.

Ci illustri le parole chiave dello schiaffabolario con il loro significato?

Non saprei da dove partire. Ce ne sono così tante! Forse “maxibon bla bla” e “shu shu di legno” sono quelle che vengono usate di più, entrambi sono fenomeni in aumento, e non fanno bene a chi cerca un sano accoppiamento presto! Quello che posso dire è che una volta diventata/o Schiaffalover, tutto acquista significato e chiarezza. 

Quali sono i suoi hashtag Instagram più famosi e cosa simboleggiano?

Io sono solita usare hashtag che fanno riferimento agli argomenti trattati, quindi a parte i generici #dottoressaschiaffazzi e #accoppiamentopresto si possono trovare #schiaffarte, #maxibonblabla, #shushudilegno, #schiaffasutra.

Lei è anche una suggeritrice di diverse tecniche attraverso lo schiaffasutra, qual è stata quella che ha riscosso maggior successo tra i followers?

Per ora di posizioni ne sono uscite poche, ne arriveranno altre ovviamente, ma forse una delle preferite è la “Circo Togni”: difficilissima, atletica, performante, insomma non per tutt* ma fonte – qualora si riesca ad attuarla – di grandi soddisfazioni.

Il suo canale YouTube è in stand-by o riprenderà su IGTV?

Sto pensando ad un format apposta per Youtube, spero entro questa metà dicembre di poter cominciare con un riassunto settimanale, un vlog, una sorta di “best of Schiaffazzi” della settimana passata. Ce la farò? Al momento non me ho idea, ho molti impegni, tante idee ma grande determinazione.

Ci saranno altre puntate di Clito on the Road?

Assolutamente sì, altre città hanno bisogno di essere sensibilizzate e saremo presto, di nuovo, per strada.

Cosa rappresenta Perlo per la dottoressa Schiaffazzi?

Perlo è un’intelligenza artificiale creata nella Silicon Valley, con lo scopo di avere un partner sempre pronto e dinamico per testare le tecniche di Accoppiamento Presto. C’era la volontà di lanciarlo sul mercato nel 2020 ma abbiamo dovuto posticipare per problemi tecnici. Vorrei sviluppare diverse versioni di Perlo, anche se il prototipo resterà sempre il mio preferito.

Quali sono i suoi progetti per l’anno nuovo?

La divulgazione attraverso la musica, di cui però non voglio per ora dare troppe anticipazioni. È un progetto a cui sto dedicando molto tempo, sono felicissima e sono quasi sicura che potrà essere reso pubblico entro la fine dell’anno. E poi una serie di interviste che sto realizzando, ma anche il portare avanti #Schiaffarte, in cui credo molto. E ancora, vorrei che il Bigottometro diventasse di uso comune, sto cercando di capire come riuscirci! Però quello che per me è importante più di tutto sono le/gli Schiaffalovers, senza di loro non avrebbe senso portare avanti la mia divulgazione. Sono loro, le loro domande, i loro bisogni, le loro proposte a dare un senso al mio lavoro e a Guida all’Accoppiamento Presto. 

La leggenda dell'acqua tofana e la vera storia delle donne che la crearono

“Girolama, nascondi tutto, per carità di Dio!”, gridò Giovanna alla sua amica che si stava provando il nuovo vestito scollato comprato con i soldi da loro guadagnati. “A cosa ti riferisci?”, disse distratta guardandosi allo specchio. “Alla pignatta che sta bollendo in cucina! L’acqua!”, la sollecitò quasi piangendo. Girolama si voltò stralunata leggendo il terrore nel viso di Giovanna. Udì strepiti di serve e ordini perentori di guardie nel cortile. “Sono arrivati a prenderci”, riferì la sua complice disperata. L’avvelenatrice la strinse a sé. “Non ti preoccupare, Padre Girolamo ci proteggerà”, la confortò.

Quella che sto per raccontarvi è una storia semi-vera. Ci sono abbastanza elementi per considerarla parte di una realtà ma le vite dei suoi personaggi sono abbastanza misteriose e le sue versioni confuse a sufficienza da annoverarla nei meandri della leggenda. Le uniche due fonti mediamente attendibili che abbiamo sono due libretti dell’Ottocento: I misteri dell’acqua tofana di Alessandro Ademollo (1881) e L’acqua tofana di Salvatore Salomone Marino (1882). Ademollo rinvenne nell’archivio di stato di Roma il processo alle ultime avvelenatrici ufficiali dell’acqua tofana, che fino a quel momento non era stato divulgato. Le signore giovani e non la usavano per liberarsi dai mariti nel Seicento e appartenevano a tutti i ceti sociali, soprattutto quelli di alto rango. L’effetto era spalmato in un lasso di tempo proporzionato, ideale per sbrigare gli affari religiosi e pentirsi dei propri peccati. L’autrice della mistura era Teofania d’Adamo, probabilmente madre di Giulia Tofana il cui nome è diventato più leggendario e conosciuto. Il 12 luglio del 1633 Teofania fu giustiziata a Palermo per aver somministrato “acqua maledetta” a diverse persone attraverso Francesca La Sarda. Nel carcere La Vicaria fu affogata, buttata da un pendio, appesa e squartata. Nello stesso periodo Giulia fuggì da Palermo per aver avvelenato il ricco genovese Ippolito Larcari. Si pensa che sia stata la figlia di Teofania perché in Sicilia c’era l’usanza antica da parte del popolo di affibbiare il nome del genitore al figlio come cognome se questo era strano e fuori d’uso.

Palazzo delle Finanze, ex Vicaria, Palermo ©Patrizia Grotta

Non è chiaro cosa facessero le due di mestiere. Marino riporta che Giulia fosse una sensale di matrimoni, ovvero colei che li combina, ma gira molto la versione non provata secondo la quale fosse una prostituta e una volta trasferitasi a Roma con la figliastra Girolama Spana, avesse come amante un frate speziale, Padre Girolamo di Sant’Agnese della Basilica di San Lorenzo Damaso, che le procurava l’arsenico. Era protetta da persone di alto rango e per questo morì per cause naturali nel suo letto nel 1651 nonostante avesse ammazzato molte persone. Non ci sono prove sulle dicerie che morì in un convento o in carcere sottoposta a tortura. Giulia fu famosa nel nome, Girolama invece accrebbe la fama del veleno. Secondo le carte del processo, rimase orfana di genitori in Sicilia, vedova di un Carozzi di Firenze, aveva due figli maschi e vantava legami con l’aristocrazia romana. Tra le persone facoltose era conosciuta per essere indovina, “fattucchiera” e per dispensare la sua acqua quando ce n’era bisogno. La pozione era venduta nelle boccette della Manna di San Nicola, un tipo di acqua miracolosa che trasudava dalle reliquie del santo ed era spacciata come rimedio cosmetico per eliminare le imperfezioni del viso. Chi contribuì a rendere l’acqua tofana celebre però fu il popolo, nel quale Girolama aveva diverse collaboratrici: Giovanna de Grandis e Maria Spinola (Grifola), creatrici di veleno, Laura Crispolti e Graziosa Farina, venditrici. Saranno le stesse che il 5 luglio del 1659 penderanno dalla forca di Campo dei Fiori per aver confessato di aver ucciso seicento uomini in quattro anni.

Boccetta della Manna di San Nicola, foto: basilicasannicola.it

Come furono scoperte? Anche in questo punto la vicenda è fumosa. Marino dice che l’acqua andasse forte tra i giovani sposi. Erano sempre le mogli che avvelenavano i propri mariti e alla fine il Fisco romano scoprì la magagna, condannando le avvelenatrici. Nel libro del cardinale Pietro Sforza Pallavicino, La vita di Alessandro VII, la scoperta dei delitti sarebbe stata fatta in un confessionale. I dettagli del tribunale riferiscono che de Grandis sarebbe stata incastrata da un agente di polizia che le raccontò una storia inventata su un matrimonio infelice e gli offrì grandi somme per uccidere il marito. Le dicerie adducono la colpa alla duchessa di Ceri che, volendosi sbarazzare in fretta del marito, sbagliò dose e lo uccise in un solo colpo. Furono ascoltate le testimonianze di 46 omicidi. La confessione dell’uccisione di seicento uomini si ebbe sotto tortura, dunque non è un numero sul quale fare affidamento e di sicuro esagerato. Spana raccontò dell’esistenza di Giulia Tofana da Palermo, dal quale aveva ereditato la formula ma è più sicuro sia esistita Teofania, piuttosto che Giulia, dato che lo riporta il manoscritto del palermitano Baldassare Zamparrone nel “Compendio di diversi successi in Palermo dall’anno 1632”. Il collegamento con lo speziale Frate Girolamo era stato sfruttato anche da Girolama ma il suddetto non fu mai condannato assieme ad altri nobili esponenti sotto ordine dello stesso Papa. Il più conosciuto era il duca di Ceri, probabilmente avvelenato dalla sua giovane moglie, perdonata ma costretta a risposarsi. Un cliente della gang di donne fu condannato a morte con loro; sei complici e più di quaranta acquirenti delle classi basse si guadagnarono il carcere a vita.

Per quanto riguarda il veleno, il processo di Roma riferisce la versione fornita dalla serva di una delle accusate. “Si fa l’acqua con arsenico e piombo, che si mettono a bollire in una pignatta nuova otturata bene, che non rifiati finché non cali un dito; l’acqua che ne resta è chiara e pulita; presa in vino o minestra provoca il vomito; poi viene la febbre, ed in quindici o venti giorni si muore: bastano cinque o sei gocce per volta in ogni giorno per far l’effetto, e non altera né il sapore della minestra né del vino“. La domestica riporta gli ingredienti acquistati: un grosso di piombo limato, uno di antimonio e un pezzetto di arsenico cristallino. La sua padrona pestava l’antimonio, lo metteva dentro una pignatta piccola, ci versava tanta acqua comune fino all’orlo e la copriva con un coperchio di ferro e acciaio. Chiudeva la bocca della pentola con una pagnotta di pasta per non farla sfiatare. Il composto bolliva per circa un’ora, si levava dal fuoco, si lasciava raffreddare e veniva inserito freddo in una fiaschetta o boccia quadrata. Gli effetti furono verificati dal tribunale su due cani: sul primo venne applicata l’acqua tofana sequestrata alle donne, sul secondo quella riprodotta in laboratorio. Morirono tutti e due.

È altamente probabile che l’acqua tofana com’è raccontata non sia mai esistita. La prima discordanza giace nel manoscritto di Zamparrone che dice che il veleno di Teofania impiegava tre giorni per uccidere. Giulia o Girolama lo avevano perfezionato? E con quali conoscenze? Padre Girolamo ci aveva messo lo zampino? Oppure la dose usata da Teofania era semplicemente più forte. Il principio attivo del veleno è l’arsenico e i sintomi combaciano: bruciore alla gola e allo stomaco, vomito, sete estrema, diarrea. L’antidoto era succo di limone e aceto. Però, si dice l’acqua fosse insapore, quindi doveva esserci un processo in più, non descritto dalla serva, per mascherare il sapore metallico dell’arsenico. Un’ulteriore incongruenza. Inoltre, nell’epoca in cui è stata concepita l’acqua, non c’è nessuna prova che i veleni ad azione lenta esistessero, almeno secondo i trattati di tossicologia (Toxicology in the Middle Ages and Renaissance, Philip Wexter). In un periodo come il Seicento, dove la morte improvvisa era all’ordine del giorno e la scienza forense ai suoi primi sviluppi, è impossibile determinare quali fossero le morti prodotte dalla pozione e quali da cause naturali. Inodore, incolore e insapore, lasciava un bel colorito sulle vittime. Se ci pensate bene, è il veleno perfetto e invincibile, un ideale a cui aspirare.

Tuttavia, il nome dell’acqua tofana divenne leggenda tra il 1700 e il 1850 e sinonimo per indicare veleni letali ad azione lenta. Chi elevò la sua fama a re dei veleni fu Johann Keysler, della Fellowship of Royal Society, che in Inghilterra riconosce meriti sulla scienza naturale. Scrisse anche di un’anziana che si faceva chiamare Tofana nel 1730 rinchiusa nel carcere di Napoli per aver ucciso centinaia di uomini usando il famoso intruglio. Prima di lui nel 1709 il viaggiatore francese Jean-Baptiste Labat descrisse la cattura e l’esecuzione di una giovane donna che vendeva la limpida pozione nelle bottiglie della manna di San Nicola. Per la presenza di arsenico tra le pagine dell’ultimo lavoro di Mozart, fu ipotizzato che il compositore fosse stato avvelenato con l’acqua tofana. Viene addirittura nominata in Uno studio in Rosso di Arthur Conan Doyle (1887), quando Sherlock Holmes si occupa di un caso di avvelenamento. Che l’acqua tofana sia stata realtà o meno, esagerazione o invenzione, per noi del ventunesimo secolo non ha importanza: con la scienza moderna siamo in grado di rivelare subito le tracce di arsenico nel corpo umano. Quindi, vi consiglio di non rifare a casa la ricetta sopra per verificare la realtà della mitologica acqua tofana!

Il sesso anale unisce tutti senza distinzione

Il sesso anale è democratico. Pensateci un attimo: tutti hanno un ano. Tuttavia è il posto che il mondo, più che la natura, ci ha insegnato ad odiare perché ci ricorda che siamo animali. Al confronto, dall’uretra esce zucchero. Il sesso anale, per quanto riguarda i rapporti sessuali, è considerato uno dei massimi tabù. Una volta una donna abbastanza cresciuta mi disse che gli uomini a cui piaceva secondo lei erano gay e non lo sapevano. Questo, oltre a denotare una scarsa conoscenza dell’anatomia, è un retaggio culturale sciocco e sbagliato che ci portiamo dietro sin da tempi remoti. Gli antichi romani accettavano il sesso anale solo se uno dei due era di classe inferiore all’altro. Ai greci sembra piacessero solo i ragazzini da coinvolgere nella loro attività: secondo uno scriba l’età ideale era dai dodici ai sedici anni, a diciassette era già da buttare via. Addirittura i cretesi avevano un rito, l’harpagmos, un rapimento rituale dove un aristocratico adulto rapiva un ragazzo della sua stessa classe, d’accordo con suo padre, e passavano due mesi insieme a cacciare e banchettare. Era una sorta di iniziazione all’età adulta, in cui oltre al sesso si imparava il rispetto e il senso di responsabilità, e alla fine l’adulto regalava tra le altre cose al ragazzo un’uniforme militare. Quest’ultimo poteva anche denunciare il suo rapitore se si era comportato male. Tra adulti la pratica del sesso anale non era accettata e considerata vergognosa alla stregua di sedurre i bambini. Gli Ebrei lo permettevano solo tra un uomo e una donna sposati, per i Cristiani e gli Islamici è un atto immondo. Gli unici che non lo consideravano tabù da questa parte della Terra erano i Sumeri. Le sacerdotesse di Entu lo usavano come “contraccettivo” e i sacerdoti gala della dea della fertilità Inanna erano conosciuti per le loro inclinazioni omoerotiche.

Sesso anale su una placca di terracotta mesopotamica, primo secondo millennio a.C., Museo d’Israele.

Se il sesso anale in sé è un qualcosa ancora sentito come proibito, c’è una vecchia leggenda che addirittura è trascritta su Wikipedia: “Women engaged in anal intercourse less commonly than men“, ovvero il rapporto anale piace di meno alle portatrici di vagina. È riportato uno studio del 2010 del  National Survey of Sexual Health and Behavior  con un numero limitato di campioni, il cui risultato porta alla conclusione che le donne fanno sesso anale meno frequentemente degli uomini. Ogni ricerca ha il suo scopo specifico, per carità, ma non può essere presa come verità assoluta e definitiva. A me piace anche se l’ho praticato pochissimo per avere una preferenza sul sesso vaginale o orale. Mi sono incuriosita a riguardo quando ho avuto un orgasmo inaspettato. È una sensazione molto intensa, ti scuote di sicuro le viscere (forse anche letteralmente *ride*). Ed è stato forte perché non avrei mai pensato di farlo davanti, dato che se ne fa sempre una questione di dominazione o, addirittura, ho recentemente scoperto, di intimità. Basta alzare il sedere e le gambe e oplà! L’essere coinvolti in modo mentale molto dipende dal tipo di rapporto che si ha con l’individuo di fronte. Personalmente, non do alcun grado di intimità a nessun rapporto sessuale. Dipende tutto dal feeling e dalla confidenza che si crea con un individuo in quel momento. Emblematica a riguardo la risposta di una follower: “Ho trovato l’uomo giusto che mi ha incuriosito e con cui mi sento a mio agio. Mi sta accompagnando in questo nuovo mondo, sono contenta ed eccitata”. Se tenta di infilare il pene nell’ano come in un tiro al bersaglio, “ndo cojo cojo”, non è il tipo giusto. E nel sesso “tizio giusto” significa solo una persona che abbia comprensione e accortezza.

Piatto greco con un uomo e una donna che hanno un rapporto anale frontale

Bisogna spalmare di lubrificante il contorno dell’ano, altrimenti farà sempre male. Possibilmente ad acqua, così non causa irritazioni. Mettere il preservativo perché c’è un ricettacolo infinito di infezioni e malattie che potreste prendere. Una volta entrato il pene nell’ano poi non deve essere inserito in vagina (e lo stesso vale per la lingua nell’anilingus, sex toys e oggetti vari che devono essere sempre dotati di una base) e, porca miseria, non usate il sesso anale come metodo contraccettivo perché non lo è. Dovete avere un buon movimento di intestino. Ricorrete al clistere solo se strettamente necessario (a meno che non siate una pornostar che lo fa di mestiere). Può rendere stitico anche chi non lo è o causare problemi anche se si pensa di essersi svuotati. Ciononostante mi hanno scritto delle donne che lo amano anche se hanno disturbi intestinali e aerofagia. Ah, cosa si fa per amore!

Anche ai portatori di pene piace. L’ano è uguale per tutti, ha delle terminazioni nervose al suo interno che possono fare scintille col nostro cervello. Il motivo per cui spesso è preferito dai “maschi” è che si prova una sensazione di risucchio che stringe il pene in una morsa (l’interno dell’ano non si autolubrifica come la vagina). Una naturale gabbia masochista. Trattarlo alla stregua di dominazione e sottomissione però è un po’ riduttivo. Eppure per molti uomini è un costrutto mentale foderata dal mito della virilità: “Se lo prendo dentro da una donna/uomo/terzo genere sono una persona debole, fragile, passiva”. Nel sesso però lasciarsi andare è l’unica via per provare sensazioni nuove. E la risposta dei followers portatori di pene è stata per lo più positiva. “Adoro che la mia partner giochi col mio ano usando lingua e dita”; “Yes, mi piace e inoltre aumenta l’erezione e l’eiaculazione”, “Rimming tutta la vita”. Molti di loro hanno usato il termine “ditino”, che mi fa sorridere perché è un nomignolo che minimizza l’atto come se si sentissero in colpa a ricevere un’esplorazione delle loro profondità o si vergognassero. Non abbiate paura, non c’è nessuna divinità che non approvi il piacere!

“Se vuoi che le portatrici di vagina lo facciano, devi essere disposto a riceverlo”. Questa mi sembra un’affermazione troppo lapidaria. Va bene la reciprocità ma bisogna rispettare i desideri dell’altro senza pretendere. Donarsi senza riserve è bello, però è una scelta personale che può non essere condivisa da tutti. All’ano ci si arriva per gradi e se lo si vuole. Soprattutto, non bisogna mai far pesare quello che si dà. Il sesso è un gioco di squadra.

Lady Jane è la boss indiscussa dei suoi clienti, incontriamo questa dominatrice di alta classe davvero cool

Versione inglese – English version

Lady Jane è LA dominatrice che proviene da Monaco. Sul serio lo è! Non è solo una domina-accompagnatrice ma anche una modella fetish e una femme fatale. La ragazza collabora con brand di moda internazionali come Sian Hoffman, Patrice Catanzaro, Fräulein Kink e tanti altri (@madameprovocateur666). Offre una serie di servizi: dominazione, nipple play (gioco con i capezzoli), giochi di ruolo, pet play (gioco di ruolo vestiti da animali), spitting (sputare), walk the dog (lo schiavo si trasforma in un cane portato a passeggio), spanking (sculacciate), rapimento, umiliazione in pubblico, sesso anale allo schiavo, fisting (introduzione della mano nella vagina o nell’ano), piedi (uso dei piedi per dominare), trampling (camminare sul corpo del sottomesso), crushing (calpesta oggetti o animali invertebrati), wrestling erotico e così via. Lady Jane è longilinea con le curve, estremamente attraente grazie al suo sguardo da predatrice. In quanto dominatrice professionista non fa sesso e fellatio: il suo scopo è eccitare senza rapporto.

Ho chiesto ai miei followers su Instagram e Facebook se gli piace essere dominati: la maggioranza ha risposto sì. Alcuni di loro preferiscono scambiarsi le parti, altri devono farlo con un partner di cui si fidano. Le persone sottomesse dichiarano di adorare la dominazione perché non devono pensare a nulla. Non sono d’accordo con questa concezione, lo schiavo non è passivo. Il sottomesso ha le proprie richieste che il dominatore o la dominatrice esaudiscono alle proprie condizioni. È un gioco di squadra. Anche quando si tratta di BDSM professionale, è necessario ci sia un certo feeling tra i due, altrimenti il gioco è finito. Ma tutti farebbero fare ad una dominatrice professionista qualunque cosa le piace? Sì e no. Diversi followers sostengono che la relazione momentanea sarebbe troppo distaccata, altri dicono di sentirsi elettrizzati dall’assenza di sesso standard.

Come hai iniziato il tuo viaggio da dominatrice?

Ho tenuto gli uomini in pugno per tutta la mia vita. Ho provato le prime pratiche sadomaso con i miei amanti. Sono naturalmente dominante e non sono la classica lavoratrice noiosa, quindi era ovvio diventassi il boss di me stessa. Ho studiato Event Management e non mi sentivo di vivere una vita ordinaria. Il mio viaggio come dominatrice è cominciato all’inizio del 2014 quando visitai un dungeon (sotterraneo per pratiche BDSM) per la prima volta. Mi sentii un pesce fuor d’acqua perché con la mia mente felice ero così dissimile dalle altre donne che si trovavano lì. Ad essere onesta, ero insicura di azzardare a provare la professione della dominatrice ma poi ho pensato: ora o mai più. La grande domanda di clienti attestava che il mondo degli uomini fosse nel mood per una ventata di freschezza nella scena sadomaso. Con i miei venticinque anni ero spinta nell’aver a che fare con i miei schiavi e mostravo apertamente la mia gioia nelle sessioni. Ed è così ancora adesso!

Love hurts

Sei anche una dominatrice nella tua vita di tutti i giorni?

Sono sempre amichevole con le persone e so esattamente cosa voglio. Perciò mi accerto sempre di ottenere ciò che desidero.

Perché ti diverte?

Ciò che mi diverte di più nell’essere una dominatrice è l’essere adorata. Gli uomini soccombono al mio fascino in un attimo. Mi venerano, idolatrano. Solo uno sguardo o un gesto sono sufficienti per controllare i miei schiavi. È il potere assoluto che ho in una sessione sulla mia controparte. Decido io l’atmosfera, punisco o ricompenso.

Ci sono dei benefici per la mente e il corpo?

Sono consapevole del mio impatto sulla società, specialmente sugli uomini, e quindi ho una positiva sicurezza di me stessa. Grazie al costante cambio di giochi e compagni di giochi non sono soggetta alla noia. Sono allegra e questa gioia di vivere è riflessa nel modo in cui domino. La frustrazione per me è una parola estranea. Gli altri hanno bisogno delle arti marziali per ridurrla, io preferisco sculacciare il culo dei miei schiavi.

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Coney Island

Qual è un servizio classico di dominazione?

L’educazione classica inglese comprende l’imparare la disciplina e la punizione dura per il fallimento. Lo strumento intramontabile per la punizione è la bacchetta.

Quali sono i tuoi servizi più richiesti?

Adorazione dei piedi, golden shower e gioco con lo strap-on sono quelli più richiesti. I miei clienti si godono con me tutti i tipi di fetish play con calze di nylon, pelle, latex, tacchi alti, stivali.

Ci sono dei servizi che offri che ti piacciono di meno?

Offro solo servizi con cui mi diverto. I clienti mi mandano una richiesta via mail. Sono sempre onesta se non mi piacciono le loro preferenze. Non prendo ogni genere di cliente.

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Wonder Woman, accessori Ludovica Martire – Made in Pain

Come funziona l’umiliazione in pubblico?

Dipende dal desiderio del cliente. Ad alcuni uomini piace essere schiaffeggiati in faccia in un ristorante, ad altri essere forzati a fare cose imbarazzanti in pubblico. Ad esempio, il mio schiavo femminuccia (sissy slave) doveva leccare fino a pulire il mio ano in un car wash mentre gli altri stavano guardando.

Il rapimento è illegale. Hai mai affrontato un’incomprensione con la polizia?

No, la polizia mi ha fatto circolare liberamente diverse volte nonostante uno schiavo fosse legato e imbavagliato nel bagagliaio del mio furgone del rapimento, ma non sono mai stata ripresa. Per uscire fuori dai guai ho una dichiarazione sfacciata già pronta…Chiederei dov’è il problema, dato che il mio passeggero sta già indossando una sorta di cintura di sicurezza.

Qual è profilo dei tuoi clienti, ci sono uomini di affari?

La maggior parte dei miei clienti è costituita da uomini d’affari. È un hobby costoso! Però ho anche uomini giovani che stanno studiando e devono risparmiare molto per una sessione.

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Voyeur

Qual è l’episodio più bizzarro che ti è capitato mentre eri con un cliente?

Ho avuto tante esperienze pazze con i clienti. Una volta ne ho legato uno ai quattro lati del letto di un hotel e gli ho tolto il fiato finché il suo cellulare non ha iniziato a squillare. Sua moglie voleva controllare tramite videochiamata se suo marito fosse nella stanza dell’albergo e non con i suoi colleghi d’affari in un bar. Ho slegato velocemente la sua mano destra, spento la musica e ho messo il telefonino nella sua mano. Ho trattenuto il fiato mentre parlava a sua moglie. Si è fatto vedere disinvolto e le ha mentito in faccia dicendo che quel giorno niente sarebbe accaduto e che era già a letto. Alcuni cercano proprio una botta di adrenalina.

Faresti mai un lavoro differente?

In questo momento non posso immaginare nulla di diverso. Il mio lavoro mi completa.

Cosa deve avere di cruciale una sessione per avere successo?

Ho una forte sensibilità e posso adattarmi sul serio con facilità a caratteri differenti. Nulla è più noioso che passare in rassegna la lista di preferenze del cliente una dopo l’altra. Progetto ogni sessione in modo differente e con un tocco di erotismo creo un’atmosfera eccitante. Certo, la chimica è fondamentalmente cruciale. Se la mia controparte si concede di lasciarsi andare e si fida di me, sarà una sessione indimenticabile.

Prossimi progetti.

Farò diverse campagne l’anno prossimo per brand differenti, molti servizi fotografici e video internazionali. Amo essere la musa di marchi e fotografi a cui piace combinare la moda col fetish.

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Love hurts