Le due anime della cameriera francese, alle origini del costume sexy più consumato d'Occidente e del Sol Levante

La cameriera francese è uno dei capi “principe” dei vestitini sexy. Combina due anime intriganti nella sua dicitura: l’essere servizievole e la nazionalità francese. Quest’ultima evoca un immaginario licenzioso e disinibito vecchio quanto il Re Sole. È un travestimento ideale per i giochi di dominio e sottomissione, adatto a tutti i generi. E non è detto che la cameriera non comandi: essendo responsabile della pulizia della casa o dei piani, gestisce un sistema organizzato e può passare facilmente nel ruolo di dominante. È da ricordare inoltre che spesso il sottomesso ha il controllo della situazione, con la consapevolezza o meno del dominatore. Il costume da cameriera può non attrarre o risultare decadente ma in un gioco di ruolo, se siamo particolarmente coinvolti con l’altra persona, ci possiamo prestare a tutto. L’importante è che ci sia il pieno rispetto reciproco.

Moira O’Hara (Alexandra Breckenridge) nella prima stagione di American Horror Story

Il mito della cameriera sottomessa nasce ufficialmente in Inghilterra con il primo romanzo epistolare inglese, “Pamela, o la virtù premiata” di Samuel Richardson, scritto nel 1740. Di stampo moralista, fu il primo bestseller del mondo occidentale. Tutti lo volevano, tutti ne parlavano e lo prendevano come esempio in gruppi di lettura e sermoni domenicali. Io lo lessi alle superiori perché la serie tv Elisa Di Rivombrosa era stata ispirata da Pamela e ricordo che la sua trama mi innervosì parecchio all’epoca. Narra di una giovane cameriera che appena muore la sua padrona inizia ad essere insidiata da suo figlio, che non vuole altro che andare a letto con lei. Pamela, in onore della sua dottrina puritana, sfugge ad ogni tentativo di corruzione da parte di Mr B. (no, non è Mr. Big di Sex & The City però forse si sono ispirati, chissà!) e capitola solo quando lui si offre di sposarla. Bisogna sempre leggere i romanzi con gli occhi dell’epoca. Oggi considereremo quest’opera con disprezzo ed indignazione per una vicenda che sarebbe stata denunciata al grido di #MeToo, ma all’epoca la sua storia fu rivoluzionaria perché metteva in dubbio il ruolo tra classi e la presunta correttezza delle persone aristocratiche diversi anni prima della Rivoluzione Francese. Inoltre, il suo principale fascino risiedeva nel fatto che la scalata sociale fosse possibile, bastava essere un minimo istruiti e sapere cosa si volesse. Tuttavia, non pensate sia questo gran lavoro letterario: Pamela è affetta da sindrome di Stoccolma per il suo carnefice (Mr B. la tiene prigioniera per quaranta giorni e tenta di stuprarla) e se ne innamora quando questi inizia a trattarla in modo gentile.

“VIII: Pamela accoglie suo padre” di Joseph Highmore (1743-1744)

Il Marchese De Sade nel 1791 ci scrisse una parodia col suo “Justine, o le disavventure della virtù”. Justine, una ragazza di nobili origini diventata orfana, cerca di vivere secondo i precetti del cristianesimo ma viene coinvolta in rapimenti, stupri, orge, assassinii e torture. Condannata a morte, verrà salvata da sua sorella Juliette, che ha guadagnato un titolo nobiliare nonostante una vita dedita al vizio. L’intento del Marchese era far capire che nella società la virtù (verginità) e l’onestà non ti portano da nessuna parte se non in un mare di guai. Il particolare piccante è che secondo la scrittrice Francine du Plessix Gray in At home with the Marquis De Sade la protagonista del romanzo fosse la cameriera di servizio Catherine Trillet, soprannominata Justine, del castello La Coste di proprietà del Marchese, che non lo lasciò mai nonostante fosse assediata dal nobile. Pamela e Justine diventano quindi topoi letterari del romanzo rosa ed erotico che persistono in una certa misura anche oggi ma sotto altre spoglie (Twilight, 50 Sfumature di Grigio).

Edizione olandese di Justine, 1800.

Ma perché la cameriera francese e non quella inglese? Nel Settecento e nell’Ottocento la lingua più diffusa tra le classi altolocate era il francese ed era segno di distinzione parlarlo, governanti che lo insegnassero ai figli e avere domestici di questa nazionalità, soprattutto con l’avvento della borghesia che ha sempre aspirato a sostituire l’aristocrazia non riuscendo mai completamente nella sua imitazione. Nelle classi alte cameriere e camerieri di servizio vivevano all’interno della casa ed erano a disposizione dei loro padroni 24 ore su 24. Da qui nacquero le dicerie sulle cameriere francesi, che sarebbero state coinvolte in scandali con i loro padroni (e vicecersa per le padrone). Non è chiaro se l’associazione definitiva con una figura sexy e provocante spetti al Vaudeville o al Burlesque, essendo i due generi uno la compenetrazione dell’altro. Fatto sta che esiste una commedia musicale intitolata The French Maid uscita a Londra ad aprile del 1896, prodotta a New York nel 1897. La cameriera francese Suzette fa girare la testa a tutti e provoca la gelosia del gendarme che serve, Paul Lecuire, ma alla fine tornerà da lui. È probabile che la fama della cameriera francese fosse già di dominio internazionale e che avesse ispirato questa rappresentazione. Infatti il Burlesque americano aveva inserito degli sketch in cui ragazze vestite con succinte uniformi da cameriera francese si infilavano in situazioni discutibili. Si trattava della divisa pomeridiana che indossava questa categoria attorno al 1890 e che poi si codificherà in grembiule bianco e vestito nero negli anni Trenta. Il Burlesque scelse questo éscamotage per sfuggire alla censura del tempo con un outfit ammiccante ma rigoroso e coprente.

Yusa Ogura, Candyfruit.com

Se il costume da cameriera non è più molto gettonato nel mondo occidentale, resiste alla grande in Giappone grazie ad uno stilista che ha reso tangibili le divise delle ragazze degli anime e dei manga: Masaaki Shiozawa. Dal 1998 ha iniziato a venderle assieme al suo socio Tetsuya Ono con cui nel 2000 ha fondato l’azienda Candy Fruit, che si occupa di abbigliamento da cameriera fantasy di alta qualità. Ho scelto la parola “fantasy” perché non si tratta di abiti professionali e Masaaki li ha cominciati a produrre per far fronte alla richiesta crescente dei suoi clienti appassionati di cartoni e perché per sfondare bisognava specializzarsi. Nel 1998 aprì anche il primo maid café ad Akihabara, il quartiere tecnologico di Tokyo, il Pia Carrot Restaurant. Il maid café è un posto molto carino (kawaii) dove cameriere adolescenti con uniformi graziose servono otaku (in questo caso nerd giapponesi che vivono solo nel mondo degli anime e dei manga, spesso reclusi dentro casa) con coreografie specifiche per ciascun piatto servito altrettanto decorato in modo kawaii. Le maid girls sono oggetti sessuali da ammirare e sui quali fantasticare, una sorta di geishe per otaku da non toccare. Un fenomeno non nuovo in Giappone, che si accomuna agli host e hostess club, una sorta di bar per salaryman (lavoratori d’ufficio) e uomini d’affari in cui ragazze e ragazzi si guadagnano la serata flirtando, cantando al karaoke e facendo bere a più non posso. Nel corso degli anni Duemila i trend da cameriera sono cambiati (ora va di moda il grigio e lo stile vittoriano) e per rendervene conto, vi rimando alla cronistoria del vestito da cameriera disegnata da Ray Tatsumi, dalla quale si capisce che le divise scolastiche femminili giapponesi si sono pure ispirate al costume occidentale da cameriera.Tuttavia Masaaki ha dichiarato a Grapee che i suoi prodotti non sono solo per maid café e idols (cantanti pop giapponesi) ma anche per coppie che vogliano mettere un po’ di pepe alla loro vita sessuale, per questo le foto sul loro sito sono così provocanti. Il suo design è così elegante e vezzoso che è impossibile resistere!

Io nel costume da cameriera più gettonato su Internet: un misto tra cameriera francese, austriaca e corsetto di Burlesque

Il mondo arcobaleno di Zucchero Sintattico: pop culture, Beyoncé e un calendario speciale che informa sulla storia LGBTQIA

Alessandro Bianchi, super fan di Beyoncé, è la mente dietro Zucchero Sintattico, un blog su temi LGBTQIA, femminismo e uguaglianza di diritti, che diventa a volte una sorta di diario personale leggero e spiritoso, soprattutto su Instagram. Le invenzioni più geniali in assoluto partorite da Alessandro sono il Checcacalendario, Fregni For Future e le varie liste ed istruzioni mega divertenti sparse per il suo sito (dal test stile Cioè su Bugo e Morgan alla lista di cattivi queer, dalle istruzioni su come non fare coming out se non si vuole alle cinque scene preferite di Sex Education). Il Checcacalendario raccoglie gli eventi storici, culturali e di costume del mondo LGBTQIA e cultura pop. La pagina di febbraio è dedicata a Mia Martini e contiene date interessanti, come la Giornata contro il Bullismo e il Cyberbullismo, il compleanno di Jennifer Aniston e l’uscita della prima serie Netflix africana Queen Sono. Ogni mese è animato da un disegno colorato realizzato dagli amici illustratori di Alessandro. È disponibile su Patreon a questo link: https://www.patreon.com/ZuccheroSintattico. Vale la pena sostenerlo perché sono convinta che la maggior parte di noi ignora la storia LGBTQIA e i suoi punti di riferimento, bisognerebbe insegnarla anche sui banchi di scuola. Fregni for Future è invece un rubrica “eco-arrapante” per rimirare bellissimi uomini immersi in una natura lussureggiante. In nome della salvezza del Pianeta.

Otto anni fa hai creato il tuo blog. Quanto è cambiato il panorama LGBTQIA e quanto c’è ancora da fare?

Credo siano undici, in realtà, ma io stesso perdo il conto! In questi ultimi anni il panorama LGBTQ è cambiato moltissimo in Italia, ma pochissimo nel mondo. Infatti, se da una parte c’è molta più libertà nell’esprimersi e molta più rappresentazione mediatica, è anche vero che non è così ovunque. Per questo non possiamo ancora smettere di lottare: finché tutti, e tutte, e tutt* non avranno gli stessi diritti, dovremo prendere posizione.

Come hai vissuto la tua omosessualità quando nei hai preso coscienza e come l’hanno accolta le persone attorno a te?

Essendo io una persona altamente drammatica, diciamo che il mio percorso di accettazione ha richiesto qualche anno di autotorture e autoillusioni. La visione di Will & Grace ha molto aiutato, a proposito. Fino almeno ai miei diciotto anni ho sperato con tutte le mie forze di essere etero. Ed è buffo se pensi che oggi spero di tornare etero solo per poter ridiventare gay di nuovo!

Grafica di Zucchero Sintattico

Spiegami la differenza tra coming out e outing e per quale motivo il primo è importante.

È facilissimo: il coming out è quando dici a qualcuno il tuo orientamento sessuale o la tua identità di genere. L’outing è quando qualcun altro lo fa al posto tuo, e non è piacevole. Il coming out, quando è sentito e volontario, è importante per un sacco di motivi, sia a livello personale sia a livello politico. Forse la cosa più bella è che da quel momento si è davvero liberi.

Perché il blog si intitola Zucchero Sintattico?

Perché ho studiato Informatica e in quel campo lo zucchero sintattico è tutta una serie di accorgimenti simbolici che messi nel codice di un programma “addolciscono” la vita del programmatore. È un po’ la metafora di quello che vorrei fare col mio blog.

Checcalendario di Zucchero Sintattico

In cosa consiste il Checcalendario e quali fatti importanti della storia LGBTQIA si dovrebbero conoscere anche a scuola?

Tutti. Perché la cultura LGBTQ è a tutti gli effetti cultura, ed è innegabile che influisca sul presente. Ma se proprio dobbiamo fare una selezione di tre momenti, direi: i Moti di Stonewall, la vita di Harvey Milk e l’Omocausto. Si trovano tutti sul Checcalendario, il calendario che produco dall’anno scorso e che, oltre a mostrare date e compleanni significativi per il femminismo e per il mondo arcobaleno, ogni mese racconta la vita di una diva che ha fatto la storia, rappresentata da un illustratore d’eccezione. Momento SPAM: se qualcuno volesse il Checcalendario, mi scriva (zuccherosintattico@gmail.com), gli spiegherò tutto!

Fregni for Future è un progetto per l’ambiente?

È sostanzialmente un pretesto per sbavare su dei manzi cosmici. Ma è anche un modo per imparare, magari sorridendo, qualcosa in più su come aiutare il nostro pianeta.

Fregni For Future di Zucchero Sintattico

Per quale motivo ti piace Beyoncé?

Beh, c’è una parte istintiva che me la fa amare. È figa, è una dea, è bravissima, non c’è niente da dire. Ma se vogliamo scendere più nel profondo, credo di apprezzare Beyoncé per lo stesso motivo per cui adoro tante persone: perché ha un privilegio, potrebbe adagiarsi su quello. E invece si fa il culo e lotta per andare sempre più in alto.

Quali sono i tuoi progetti per il 2020.

Sicuramente continuare col Checcalendario, che mi sta dando tante gioie. E poi come al solito il mio cantiere mentale pullula di idee, tutto sta nel selezionarle e nel realizzare quelle più divertenti. La sfida è: collaborare. Ho sempre voluto avere il controllo totale su quello che faccio, ma sono sicuro che se avessi uno psicoanalista mi consiglierebbe di realizzare progetti con altri creatori di contenuti. Ne sto portando avanti qualcuno ultimamente, e devo dire che è una figata. Il mio psicoanalista immaginario è veramente bravo.

Alessandro a New York

Le relazioni tossiche sono una droga da cui è possibile uscire (o il racconto della fantasmagorica rinascita di Harley Quinn)

WARNING: Quello che vi dirò su questo post è basato sulla mia esperienza personale, su quella di amici, conoscenti e followers. Se sentite che non ce la fate ad uscire da una situazione da soli, rivolgetevi ai dottori della psiche: psicologi, psicoterapeuti, psichiatri.

Disegni sulle foto di @fabitattoer

“You know what a harlequin is? A harlequin’s role is to serve. It’s nothin’ without a master. No one gives two shits who we are beyond that.” – “Sapete chi è Harley Quinn? Un Arlecchino! Il ruolo dell’Arlecchino è di servire. Non è nessuno senza un padrone. A nessuno frega un cazzo di chi siamo oltre a questo!

Harley Quinn, Birds of Prey

Il mio nome è Harley Quinn. Harlequin, Arlecchino. Per molto tempo sono stata un giocattolo e non mi sono preoccupata di questo. Mi piaceva. Era divertente. Non devi pensare a nulla quando sei un oggetto sessuale, solo a compiacere e soddisfare gli altri. Mi è capitato di provare un’attrazione fatale e letale come quella di Harley Quinn col Joker, per questo motivo nel logo del blog sono vestita da Harley Quinn in Suicide Squad. Lui era un narciso patologico (anche se per me tutti i veri narcisi sono patologici). Non si accorgeva di nulla, non si vergognava di niente e faceva come voleva. Il suo profilo è molto vicino a quello di uno psicopatico e il mio interesse non era da crocerossina. Non volevo redimerlo, a me piaceva così com’era, o almeno credevo. Sì perché lui non era come diceva di essere. Indossava la maschera della persona spregiudicata e mentalmente aperta che non era. Tutto il contrario. In fondo era bravo con le parole, faceva il comico. Era di sicuro più bravo di Joker nelle battute, ma la differenza fondamentale è che il “cattivo” di Batman è sempre completamente sé stesso. Lui aveva riserve. Io ero persa per lui: non era amore, era ossessione. Il suo pensiero mi aiutava a condurre l’esistenza nella mia cittadina che non ho mai amato veramente. Era un appiglio contro la noia. È stata sin dall’inizio una relazione tossica pseudosessuale iniziata con una scintilla istintiva. Non mi sarei dovuta fidare dei colpi di fulmine da istinto animale: più tardi ho scoperto che sono meccanismi da riproduzione che non sono rivelatori di nulla, è solo chimica naturale. Io sono sempre stata la donna dell’azione, lui della procrastinazione. Aggiungeteci che era impegnato e avete un quadro della situazione. Sapevo che mi sarei fatta male ma ad ogni “scossone” che ricevevo era come prendere della morfina, mi rendeva resistente al dolore e mi assuefaceva ad esso. Col narciso ogni discussione è vana perché farà sempre orecchie da mercante, si mostrerà sempre in forma, quasi di gomma. Più cercavo di raggiungerlo, più lui si comportava uguale o peggio. Era stancante, faticoso, svilente. La mia spontaneità era stata completamente smorzata. Nel frattempo il vedere altre persone mi ha aiutato a guardare la cosa da un’altra prospettiva e ad allontanarmene. Piano piano la mia mente l’ha spogliato di tutto quello che lo rendeva speciale ai miei occhi. Non era più uno stimolo sessuale e mentale e mi sono accorta di non provare più affetto per lui. Quindi all’ultimo episodio di mancanza di rispetto, ho deciso di tagliare i ponti.

Harley Quinn e Joker, Suicide Squad (2016)

Il mese successivo è stato arduo. Era una droga sentirlo ma per fortuna mia le conversazioni si erano naturalmente diradate e il sentimento di sollievo al petto è stato più forte di qualsiasi mancanza. La colpa era di entrambi. La mia che continuavo a seguirlo e vederlo, la sua che continuava a rispondermi e a dire di sì o essere possibilista. Ho avuto strascichi fino ad oggi di questo rapporto malsano. Nel tempo ho constatato di essere migliorata ma a piccoli passi. Una delle mie più grandi pecche nei rapporti è di adattarmi troppo ai desideri dell’altro piuttosto che ai miei e di dare tanto per indole. Non si impara subito, questo è certo, però non è detto che tutto debba ripetersi all’infinito. È una questione di volontà, di istinto di sopravvivenza e di assunzione di responsabilità. Quando ho lasciato perdere non ho pensato solo “Questa me la segno” ma al mio bene. Un anno dopo si è ripresentato in chat su Facebook solo perché veniva a fare uno spettacolo nella mia città e mi ha chiesto se mi ero fidanzata (sottinteso: dato che non l’avevo chiamato più), io gli ho risposto: “No, sono single”. E lui è ricaduto nei suoi vecchi schemi dai quali non si riesce a liberare: “Vestita da Catwoman non lasci indifferente”. Non ha ricevuto mai risposta.

Harley e Joker, Suicide Squad (2016)

Le relazioni tossiche sono ovunque, possono succedere a chiunque, non importa il carattere: in amore, sesso, amicizia o sul lavoro. All’inizio pensavo la colpa risiedesse in una determinata categoria: egocentrici e narcisi. Mi sbagliavo. Anche se si dà di meno, è comunque una dipendenza per entrambi. Le responsabilità ci sono da tutte e due le parti. Una mia amica aspettava sempre per ore un ragazzo con cui si vedeva che aveva la palestra serale. Lui non gli diceva mai l’ora esatta in cui si sarebbero visti. A posteriori, mi ha detto: “Ok, ma io perché lo aspettavo? Potevo pure andarmene via”. Io gli ho ricordato che era infatuata. Fortunatamente, la memoria ci aiuta a dimenticare. Prima di iniziare i miei sondaggi, pensavo che la relazione tossica fosse più diffusa nella sfera sessuale. È facile cadere nella trappola con scopamici et similia. Ma quando l’amore diventa ossessivo, geloso e possessivo può trasformare qualcosa di sano in qualcosa di malsano. “Ci amavamo tanto, non ci lasciavamo mai, poi lui ha iniziato a diventare crudele per gelosia infondata fino a che non mi ha tradito negando l’evidenza. Da qui la nostra relazione ha iniziato a diventare tossica, anche lievemente vendicativa, lui voleva voltare pagina e io avevo gli attacchi di panico”. A me è successo anche con amicizie femminili passate. Un’amica era preoccupata di perdere la mia amicizia al mio primo anno universitario e mi controllava cercando di stringere confidenza con i miei amici, ho sopportato per un po’ poi ho chiuso. Un’altra ha tentato di manipolarmi psicologicamente e non ha avuto successo. E si trattava di amicizie di una vita.

Harley Quinn si sta per buttare in una cisterna di acido per Joker, Suicide Squad (2016)

Il problema è la dipendenza che si crea, che è in genere affettiva o sessuale, pur se meno evidente, è ugualmente distruttiva come quella da stupefacenti. La relazione è definita tossica perché si alza la soglia di tolleranza verso una persona, per cui i comportamenti anomali vengono accettati come la norma. Nonostante gli esterni captino subito l’anormalità, chi è dentro la coppia pensa che siano dei semplici alti e bassi. Ci si estrania dal mondo e a volte ci si allontana da cari ed affetti. “Tu sai perfettamente che continuare è dannoso e deleterio per sé stessi e per l’altro, però nel rapporto c’è qualcosa sul piatto della bilancia dal quale tu come un tossico sei dipendente e non ce la fai a chiuderlo“. Avviene uno sbilanciamento che col passare del tempo è logorante. Ci si spegne perché è faticoso, diventa spesso una cosa “a senso unico”, tra chi si spende di più e chi di meno. La spinta ad uscirne è data dalla volontà di guarire da quella sensazione di avere delle sanguisughe sul corpo. La presa di consapevolezza della necessità di spezzare il legame e la ricerca della serenità per sé stessi fa scattare l’allontanamento definitivo. Perché bisogna stare sempre con un groppo d’ansia alla gola e la morsa allo stomaco? Per dieci minuti di felicità o di sesso? Una scintilla in un mare di nebbia? Se vi sembra che il tempo si fermi è per il fatto che non riesce ad andare avanti. È un momento parallelo che non è in grado di fondersi con la realtà. Liberarsene supera il dolore della perdita, è una rinascita.

Birds of Prey e la Fantasmagorica rinascita di Harley Quinn (2020)

Molti danno la colpa dell’esistenza di rapporti tossici al patriarcato. “La maggior parte delle donne vive una relazione tossica ma non ne è consapevole perché l’ha vissuta la madre, la nonna, e così via, quindi diventa una cosa normale. Il sussulto degli anni Settanta è stato mitigato con la legge sul divorzio e annichilito con quella sull’aborto”. Non sono d’accordo nell’identificare in un solo sesso la vittima di relazioni tossiche. Anche le donne mi hanno confermato di essere state la parte passiva in un rapporto del genere. Siamo tutt* vittime del patriarcato. Il fatto che il maschio etero cis sia dominante non lo rende immune dal dolore e dalla debolezza. “Dobbiamo levarci dalla testa che il dolore è normale e che siamo destinate a soffrire emotivamente e fisicamente nel sesso e nell’amore perché siamo donne”. L’affermazione di questa follower non è sbagliata ma come ho detto precedentemente nelle relazioni si è in due. Ognuno ha la sua parte di mancanze e responsabilità, anche se spesso non sono equilibrate. Il dolore è possibile provarlo pure in un rapporto liscio come l’olio. Sono convinta che in una società equa forse alcuni tipi di relazioni tossiche legate al possesso, alla gelosia, al non rispetto ed alla violenza diminuirebbero, però questa categoria in sé non sarebbe debellata perché è troppo legata all’incastro di caratteri e a periodi confusionali nella vita della gente.

Birds of Prey e la Fantasmagorica Rinascita di Harley Quinn (2020)

L’essere una persona equilibrata, forte e combattiva non ci previene dal cadere in baratri oscuri. Non esiste la perfezione né in natura né nei sentimenti. Bisogna affrontare sé stessi per comprendere cosa si vuole. Non è necessario odiare o provare rancore per gli altri per “quello che ci hanno fatto”: noi eravamo consenzienti, ricordate? Nonostante abbiamo dato di più ci dimentichiamo sempre che nessuno ce l’aveva chiesto. Non esiste la garanzia matematica che dopo una relazione tossica, non ci si ricaschi. Ma se si decide di cambiare, piano piano ci si affranca da essa. L’autoanalisi fa sempre bene per non ricadere nei vecchi comportamenti, non dare una mano al Joker di turno e non mettersi di nuovo la maschera di Harley Quinn.

The Joker had not merely deceived her; he had manipulated her into deceiving herself” – Il Joker non l’aveva semplicemente ingannata; l’aveva manipolata nell’ingannare sé stessa. Mad Love, Paul Dini + Pat Cadigan

Sexxxramics, lo spremiagrumi di design che si prende cura del palato e dell’eros

foto copertina: Sexxxramics

Stavo scorrendo la bacheca di Facebook quando mi sono imbattuta nella pubblicità di un elegante spremiagrumi dal nome intrigante: Sexxxramics. Ho capito subito che non si trattava di un elemento da tavola qualsiasi e ho contattato il suo creatore, Paolo Demo, designer di Bassano del Grappa in provincia di Vicenza. “È iniziato tutto per gioco dietro richiesta di un’amica che voleva un plug anale”, racconta, “Mi sono incuriosito e ho iniziato a progettare”. Paolo lavora nel suo studio di architettura e design, è specializzato in concept e sviluppo tecnico della ceramica, particolarmente rinomata nella sua zona.

Foto: Sexxxramics

Dopo diversi esperimenti, è arrivato alla forma desiderata: uno spremiagrumi con la doppia funzione di plug anale dal nome LL Cold J, acronimo per Ladies Love Cold Juice. Un nome che ricorda quello del famoso rapper LL Cool J (Ladies Love Cool James), ma spesso, si sa, è più facile amare un oggetto che una persona. E il plug sembra avere tutte le caratteristiche per farsi adorare da ogni genere. “Ho creato dei prototipi per farlo testare da donne e uomini esperti di età diversa”, riferisce Paolo, “Il loro feedback è stato positivo ed ha avuto molto successo. In particolare mi è stato detto che le nervature fanno sembrare che si abbia tre plug in uno”. È ottimo anche come stimolatore clitorideo e dildo. Lo speciale oggetto di design ha tre dimensioni dal più piccolo al più grande: small (diametro 4,5 cm, altezza 8,5 cm), medium (d 5 cm, a 10 cm), large (d 6 cm, a 12 cm). La palette delle tonalità è piuttosto estesa. Il colore non è dato a smalto sopra la porcellana ma è inserito nell’impasto e vetrifica con due cotture. Il prodotto è quindi adatto all’uso alimentare e sessuale. La cosa fantastica è che i plug sono personalizzabili ed è possibile richiedere la manifattura con toni, dimensione e forma che più aggrada.

Sexxxramics sarà una vera e propria linea con altri prodotti in arrivo, tra cui plug metallizzati, dildo su misura e un vaso con una base multifunzione di cui però non si può sapere di più al momento.

Il brand è già in rapida crescita e ha ricevuto delle richieste all’estero (Londra, Parigi) per presentare il suo concept. L’acquisto dei prodotti può essere richiesto in preordine tramite e-mail a sexxxramics@gmail.com. L’e-commerce partirà a breve. Il marchio è presente su Facebook e Instagram col nome di Sexxxramics Design.

Foto: Sexxxramics

Sembra un appuntamento ma non è: usi e costumi dell'incontro sessuale

Quando ho un incontro sessuale mi guardo allo specchio e penso: perché tutta questa fatica? Mi metto in tiro più di un appuntamento normale. Sicuro per il fatto che mi è chiaro lo scopo: si farà sesso, quindi il mio corpo deve essere al massimo. Soprattutto, se si tratta della prima volta con una nuova persona. Passo del tempo a lavarmi, truccarmi molto, non si sa per quale motivo. Non c’è nessuno da conquistare, il tizio è già stato conquistato con i motivi basilari dell’aspetto e dell’attrazione, per quale motivo tanta fatica? Poi arrivi al momento fatidico e magari l’altro è vestito in modo normale proprio perché è inutile sprecarsi per un incontro sessuale. Col tempo ho imparato a richiedere outfit o elementi che mi piacciono nell’altro per scongiurare l’effetto “facciamo ginnastica”, che non è conferito dall’abbigliamento in sé, ma dall’aria di non curarsene per nulla. Ovvio, però, che nell’incontro sessuale il gusto sta nella sostanza perché alla fine va tutto letteralmente all’aria (alzi la mano chi si è rimesso rossetto dopo o chi se l’è tolto ricordandosi di averlo addosso). Pensavo di essere sola nei miei ragionamenti ed invece effettuando sondaggi tra amici, followers e sconosciuti ho compreso che l’incontro sessuale è molto simile, se non peggio, di un primo appuntamento.

Prima regola: igiene. Io sono quasi ossessionata dalla pulizia anche se ho incontrato tipi più schizzinosi di me. Quando stiamo in gioco, balliamo, certo, ma le puzze non le sopporto. Non mi fanno sesso, non credo nella magia sessista “l’omo ha da puzzà”: sopporto solo il sudore. L’unica volta che ho riso dentro di me è quando un tipo mi ha mandato a lavare per una secrezione dovuta all’eccitazione e probabile a un po’ di sapone residuo (ecco cosa intendo per “schizzinoso”). Tutta salute. Comunque sia, mi sono meravigliata a leggere le risposte dei miei followers alla domanda “Come vi preparate per un incontro sessuale?”, si è scatenato l’inferno. Si comportano come se fossero in una spa e lo trovo fantastico: ricordatevi sempre che una buona igiene è sempre sinonimo di rispetto per sé stessi e per l’altro. Doccia, scrub, profumi, depilazione, olio, crema per il corpo. Un uomo ha confessato di mettersi una goccia di profumo sul pube, gesto salutato da molte come carino ma io starei attenta al tipo di essenza perché nella zona genitale la pelle è diversa e l’odore potrebbe essere non quello sperato. Un altro ha detto che è fissato con l’alito: beve tanta acqua ed evita dolci e bibite zuccherate addirittura due giorni prima. “Non dimenticherò mai la più bella della classe che andava avanti di Coca Cola e aveva l’alito che le puzzava tantissimo”, mi ha detto.

Seconda regola: intimo da battaglia. Una cura particolare dalla parte femminile etero è messa nell’intimo, che deve essere “da battaglia”, tradotto: sexy. Anch’io sfodero le mie armi, indossando lingerie risqué: autoreggenti, reggicalze, calze a rete, perizoma, mutandine peephole. È bello per le persone che adorano la biancheria intima perché potenzialmente ci si può vestire e svestire come si vuole, a differenza di un appuntamento serio, dove su di noi purtroppo pesano ancora valanghe di giornali “femminili” idioti. Dovremo indossare sempre quello che vogliamo e che ci fa sentire allo stesso tempo a nostro agio e attraenti. Per quanto riguarda gli uomini etero, non curano tanto l’aspetto underwear, escluso un follower che mi ha detto di indossare boxer di cotone elasticizzato “per far sentire la presenza”. Le donne invece sembrano stigmatizzare a volte la tuta, che serve “per sport o stare sul divano”. Per fortuna, molte non sono d’accordo, compresa me. Non ho mai dato peso eccessivo all’abbigliamento dell’altro, forse per pregiudizio o mancanza di aspettative, ma quando una persona ti fa ribollire il sangue non stai a badare all’apparenza.

Tutti pazzi per Mary (There’s something about Mary), 1998

Terza regola (vale solo per gli uomini): masturbarsi prima per durare più a lungo dopo. Mi suonava come una cavolata pazzesca ma per sicurezza ho chiesto a dei sessuologi ed esperti che se ne intendono. Per la Sesperta Violeta Benini, ostetrica e divulvatrice, “molti uomini lo fanno, scaricano la tensione ed evitano di arrivare troppo eccitati”. Lo psichiatra, psicoterapeuta e sessuologo Marco Rossi mi ha spiegato che è un “fai-da-te basato su un fondamento scientifico legato al periodo refrattario”. Fabrizio Quattrini, psicologo, psicoterapeuta e sessuologo, fondatore dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica, ha riferito che si tratta di “una strategia utilizzata soprattutto da alcuni uomini che hanno paura di eiaculare troppo rapidamente, ovvero soffrono di eiaculazione precoce”. Veronica Cicirelli, psicologa dello sviluppo e dell’educazione esperta in sessuologia clinica, di Psico-Sessuologia Online ha argomentato: “C’è un fondo di verità perché lo sperma continua ad essere prodotto anche quando non si hanno stimoli sessuali, e quando ne hai di più a disposizione, il tuo corpo farà di tutto per espellerlo. Quindi se eiaculi prima di un rapporto, potresti durare di più perché il desiderio cala leggermente. Questo non vale per le persone con eiaculazione precoce”. In parecchi hanno risposto che masturbarsi prima di un incontro è una pratica legata all’adolescenza, che alcuni hanno considerato mitologica, altri hanno provato senza trovare dei reali riscontri. Pochi assicurano funzioni, ma non a ridosso di un incontro. Anche perché ogni uomo ha un periodo refrattario di diversa durata e non è conveniente tentare cinque minuti prima di uscire. Altrimenti a cosa servirebbe un incontro sessuale dettato dall’urgenza di scaricarsi da parte di entrambi? Attenti: secondo me, vi state ancora confondendo con l’appuntamento classico.

Quarta regola: non presentatevi come se non ve ne importasse nulla. Siate sempre pronti e perfetti, pur se si tratta di una botta e via. A me piace lasciare un buon ricordo negli altri se posso però alcuni interpretano l’incontro sessuale come se bisognasse aver minor cura di sé. Come pensate di mantenere l’eccitazione? Perché questo è il punto. È ovvio che se non accade sul momento, la verve può scemare, è naturale, ma la fiamma va mantenuta accesa emanando innanzitutto buon odore e poi sprigionando la fantasia. I casi di odori sgradevoli sono numerosi. Diversi hanno fatto finta di nulla, dato che sembra scortese farlo presente, altri, più sportivi, hanno risolto con una doccia insieme. Tutti sono stati unanimi nell’ammettere che spesso scarsa pulizia è mancanza di rispetto e non tenere per nulla all’altra persona.

Tutti truccati e poi…ecco come va a finire!

VitadiBi, l'esplosivo profilo Instagram femminista e body positive dove sentirsi a casa

In copertina Benedetta Lo Zito indossa gli orecchini Idioma Jewels.

Questa è una storia che nasce per caso su Instagram. Benedetta Lo Zito, social media manager, aveva un profilo personale dove postava foto di viaggi e di make-up, poi ad un certo punto, anche grazie ad alcune collaborazioni, il profilo è diventato pubblico col titolo vitadibi_. Stufa degli standard di bellezza imposti dall’ambiente del trucco, Benedetta ha iniziato a pubblicare immagini del suo corpo sostenendo la body positivity ed a parlare di femminismo intersezionale. Ha ottenuto un successo inaspettato, ora ha un grande seguito di ben 28mila followers. Ma la sua vita non è tutta sui social, anzi. La social media manager è un vulcano di idee: è completamente impegnata in progetti di attivismo, Women of Brixton e I Fiori di Zucca, di fotografia, United People of London, e cura l’immagine social di Idioma Jewels. Benedetta ha il grande dono di riunire le persone, farle fare gruppo per cause comuni, perché sostenersi e raggiungere gli obiettivi insieme è una delle colonne portanti del femminismo. Una vera femminista è una moschettiera che comprende appieno la frase l’unione fa la forza.

Col tempo la tua opinione sulla body positivity si è trasformata e secondo te succederà di nuovo?

Sì, sia nella body positivity che nell’inclusività, bisogna essere sempre vigili e adattabili al cambiamento nella sfera personale e pubblica. All’inizio avevo quell’idea comune della salute, pensavo che una persona super obesa non fosse un esempio da mettere sui social. Grazie a fat positive activist sono riuscita a guardare la questione da un altro punto di vista. Ho capito che dobbiamo imparare a guardare i corpi il più lontano possibile dai canoni di bellezza a cui siamo abituati da troppo tempo. La salute delle persone non è un nostro problema, non possiamo sapere se dietro l’accettazione non ci sia un discorso di perdere peso. Il mostrare la propria fisicità non è né di buono né di cattivo esempio, significa far vedere la realtà dei fatti. Inoltre, body positivity non significa considerare i corpi solo nella loro forma ma anche nella loro diversità (corpi tatuati, transgender, ecc.) . In tutto ciò che è diverso, c’è bellezza.

Una volta mi hai detto che nonostante la body positivity, non ti accetti sempre.

Io ho iniziato a lavorare su me stessa con un corpo che stava mutando perché prima ero più magra. Ho accettato che il metabolismo dopo i trent’anni cambia e che nel mio caso in un decennio ho preso trenta chili. La società ti pone sempre davanti a dei commenti. Io lo so che quando posto una foto sui social e ci capita una persona che mi conosceva un anno fa, mi chiede: ma che ti è successo? Come se guadagnare peso fosse un cancro. In realtà, prima stavo attentissima al cibo per il mio tipo di metabolismo, ora non mi importa. Ci sono molte cose che non mi piacciono di me e i media non aiutano con immagini che secondo loro sono perfette. Non mi accetto tutti i giorni, si può ricadere in una dieta, modificarsi in foto un difetto: sono episodi normali che fanno parte di un percorso. E poi si possono avere dei giorni particolarmente coraggiosi in cui mi amo e mi apprezzo.

@vitadibi

Cosa fa un social media manager?

Gestisce delle campagne di comunicazione sui social per altri o per suoi progetti. È importante, soprattutto in questo momento storico in cui il mondo si sta evolvendo verso l’inclusività e la sostenibilità, parlare e fare comunicazione in un certo modo.

Stai portando avanti la tua esperienza con il brand di gioielli Idioma. Come hai conosciuto una delle fondatrici, Fulvia Febo, e cosa vi unisce?

Ci siamo conosciute online perché ho collaborato inizialmente come influencer per Idioma. In seguito è nata un’amicizia e una collaborazione a livello professionale. Penso che ciò che ci unisce sia l’essere anticonformiste e il concordare sul fatto che le donne siano finalmente libere di volere qualsiasi cosa vogliano.

Secondo te per quale motivo è importante ci sia una marca italiana di gioielli erotici?

È necessaria dato che l’Italia è molto indietro sul piano del progresso mentale: dai diritti degli omosessuali alla condizione femminile e dei transgender. La sessualità è collegata a tanti argomenti. Per me non c’è liberazione femminile se non c’è liberazione sessuale. Combattere per la libertà sessuale delle donne abbassa anche il numero di femminicidi perché una donna non è più vista come una specie di proprietà. Se non esiste rancore o odio per il nostro essere libere, si abbattono pure gli stupri.

@vitadibi

Sei sempre stata attivista?

Le questioni sociali mi hanno sempre interessato. Faccio politica dai tempi della scuola, ho partecipato a manifestazioni e sono stata in collettivi. Negli ultimi quattro anni ho iniziato ad appassionarmi alla questione femminile che ho studiato adesso anche all’Università della British Columbia all’interno del corso online Gender and Sexuality.

Hai scoperto qualcosa di nuovo in questo corso?

Mi ha fornito un approccio più ampio all’intersezionalità. Buona parte del corso era incentrata sul sex work. Ci faceva osservare come gran parte delle minoranze si scagli contro questo tipo di lavoro senza considerare che anche i sex worker sono una minoranza che va protetta. Nel 1986 il West End di Vancouver, un quartiere a luci rosse, è stato gentrificato per fare spazio all’Expo. Questo è stato fortemente appoggiato dalla comunità bianca gay maschile della città, ci sono stati trecento casi di sex worker native scomparse o uccise perché sono state spostate dal loro luogo sicuro. Legalizzare e farl* stare insieme in realtà è l’unico modo per tenerl* più al sicuro.

Un meeting di Women of Brixton, @vitadibi

Hai creato di recente la comunità Women of Brixton e organizzato eventi a riguardo.

Stiamo al quarto meeting con realtà femministe, intersezionali e body positivity londinesi. L’idea è partita da me e la grafica Elisa Zorzan (@elisashori) con cui ho costituito la community ad agosto 2018. Lo scopo è creare eventi e workshop per gli individui e per le scuole per parlare di eguaglianza di genere, dare un’educazione sessuale ed emotiva, spiegare l’importanza del consenso e dei sentimenti con il supporto di professionisti. È fondamentale esprimere le proprie emozioni andando contro le imposizioni di genere della società. Ci piacerebbe portare questo progetto in ambienti a rischio, come discutere di cultura dello stupro in uno spogliatoio maschile. Metteremo il format del progetto online per farlo acquistare da istituti scolastici, aziende, società.

@womenofbrixton

Cosa sono I Fiori di Zucca?

È un progetto formatosi in modo autonomo a seguito della polemica suscitata dalla finta manifestazione di Miss Italia sul diritto di essere belle, preparata in realtà dallo staff organizzativo dell’evento. Le partecipanti sfilavano con cartelli come “Essere belle non è un reato”, “Né nude né mute”. Un fatto grave perché l’inclusività non condanna la bellezza mainstream ma mette sullo stesso piano tutti i tipi di bellezza. Noi attivisti body positivity non siamo nemici da combattere. Mi hanno scritto su Instagram ragazzi e ragazze rimasti sconvolti per questa iniziativa e ho pensato di creare un gruppo WhatsApp per cercare di fare qualcosa. Abbiamo accantonato la lettera di protesta allo staff di Miss Italia perché erano passati troppi giorni e per non dare risalto alla sua negatività, e abbiamo creato un manifesto positivo su quello in cui crediamo, cosa valorizziamo e cerchiamo di cambiare nella body positivity, nella nudità, nella parità di genere e nel giudizio comune.

Prossimi progetti?

Sto facendo dei colloqui per realizzare i miei sogni nel social media managing, voglio mettere le mie capacità a disposizione di qualche bel progetto femminista strong, inclusive, anticapitalista. Ho creato una pagina Facebook intitolata Benedetta Lo Zito – Inclusivity & Sustainability Consultant, in cui cerco di unire i miei ambiti di studio principali: comunicazione e marketing, assieme a studi di genere ed intersezionalità. Come freelance sto lavorando per diventare consulente di inclusività per aziende. Amo i viaggi e progetto di andare in California e in Giappone, magari in occasione del mio matrimonio (previsto entro l’anno, ndr)!

London Pride, @unitedpeopleoflondon

La Bodystocking non è volgare e può essere portata da tutti

Questo Natale mi sono regalata due bodystockings. In italiano non c’è un corrispettivo del nome, ma si tratta di una tutina coprente, trasparente, vedo-non-vedo, di pizzo (a volte anche ricamata) o a rete che assomiglia ad una calzamaglia ma con caratteristiche sexy. Può essere con o senza maniche (sostituite da bretelle sulle spalle) e si distingue dalla catsuit/bodysuit (tutina) per il tipo di materiale impiegato sopra riportato. Ho sempre pensato che non ci fossero bodystockings eleganti perché continuavo ad imbattermi in loro su siti che non ne avevano un vasto assortimento. Poi però grazie ad una pubblicità Instagram del brand Altur. mi sono ricreduta (spero di mostrarvi presto anche il modello ordinato da loro). Su Lovelize ne ho trovata una di ChiliRose abbastanza chic che vedete nella foto di copertina. Wovo Store ne ha anche di fantastiche e particolari. Vi consiglio pure UK Tights, in cui ci sono per tutti i gusti ed è uno dei prodotti di punta.

Marianne Faithfull, metà anni Sessanta, foto: Terry O’Neill.
Jerry Hall, Studio 54, anni Settanta.

La data di nascita di questo indumento rimane oscuro nel tempo. Prima degli anni Sessanta non si trovano delle concrete testimonianze fotografiche. È probabile però che provenga dal mondo dello spettacolo, del ballo e della danza, come molti indumenti trasgressivi. Si dice fu Adah Isaac Menken ad indossarne un primordiale esemplare coprente color nude nel 1860 nella pièce Mazeppa in cui interpretava un uomo nudo legato ad un cavallo. Il boom delle bodystockings si ebbe nel 1965, ma non è chiaro se a lanciarle fu Mary Quant nella sua linea di lingerie o altri. Come ci dimostrano certe fotografie di Marianne Faithfull a metà anni Sessanta e Jerry Hall nei Settanta allo Studio 54 (completamente nuda sotto), la sua versione sexy era già di moda. Emilio Pucci si inventò quelle coprenti dai motivi sgargianti oppure dorate lussureggianti da vedo non vedo. Thierry Mugler le portò sulle passerelle dell’haute couture francese nella collezione Les Insects primavera/estate 1997, poi in quella prêt-à-porter autunno/inverno nella veste di tutina guantata. Per questo Lady Gaga indossò nel 2011 al ristorante parigino Maxim’s dopo la prima sfilata di debutto del marchio Mugler rinnovato dal suo allora stylist di fiducia Nicola Formichetti una bodystocking nera trasparente leopardata: era un omaggio alla collezione Les 20 ans au Cirque d’Hiver, autunno/inverno 1995/96. Gaga fece scalpore perché si comportava come un felino, ringhiando e graffiando, e si presentò vestita in modo aggressivo in un posto famoso per il suo dress code elegante.

Les Insects, Thierry Mugler, 1997.
Lady Gaga all’ingresso del ristorante Maxim’s di Parigi in Mugler by Formichetti, 2011.

Forse sono stati Lady Gaga e Nicola Formichetti a rilanciarne il trend, fatto sta che da quel momento fashion designer e persone dello star system hanno iniziato ad introdurle nel loro guardaroba. La modella Bella Hadid, la sorella di Gigi, ne indossò una in pizzo di Fleur du Mal per un servizio online di Elle nel 2015. Alla stessa deve piacere il genere, dato che nel 2017 si infilò in un’altra di Alexander Wang in occasione del Met Gala per la mostra di Rei Kawakubo/Comme des Garçons. Sempre nel 2015 Kanye West usò delle bodystockings marrone scuro per la sua prima collezione con Adidas Originals e ne fece sfoggiare una marrone scuro alla moglie Kim Kardashian( pure Kylie Jenner ne vestirà diverse) . Nel 2016 Nicki Minaj si è presentata al red carpet del concerto di Tidal X a New York con una bodystocking che non lasciava nulla all’immaginazione. Jennifer Lopez ne ha messa una di Versace al suo afterparty dei Video Music Awards l’anno scorso. E poi Armani Privé e Jean-Paul Gaultier nel 2017, Alexander Vauthier nel 2018 e Maria Grazia Chiuri per Christian Dior nel 2019 hanno portato di nuovo le bodystockings sulle passerelle elevandole a capo per una serata particolare o per tutti i giorni.

Bodystockings Persefone di Trasparenze su UK Tights
Lizzo, Hustlers, 2019.

La bodystocking può essere anche aperta sull’inguine e sul sedere, perciò viene considerata un indumento da lingerie erotica. Può essere tenuta durante il sesso. Quando la scartate, vi sembrerà di non entrarci dentro ma ricordate che sono elastiche e abbastanza resistenti (dipende dal materiale). Sono adatte ad ogni tipo di corpo e dimensione. La cantante Lizzo ne ha esibita con fierezza una a rete glitter nel recente film Hustlers (2019), in cui era nei panni di una lap dancer. Rihanna ne ha infilata una nera trasparente per il colossale show di quest’anno della sua linea di lingerie Savage X Fenty. Io pensavo non mi stesse un granché, visto che sopra ho il seno piccolo, e invece devo dire che non è niente male! Da indossare fuori dalla camera da letto, si può mettere sotto una giacca o un maglione per andare ad una cena o a ballare. In autunno o primavera va bene con gonne o pantaloncini. Se ci si sente a disagio, sotto si possono aggiungere reggiseno, pasties, mutandine. Dipende dal contesto. È un acquisto che vi consiglio ma da scegliere da sol* perché coinvolge il vostro gusto personalissimo. La bodystocking vi trasforma automaticamente in attraenti bocconcini più dolci di un torroncino, da tirare fuori con effetto sorpresa come un coniglio nel cilindro per Capodanno!

Bodystockings di Chili Rose, rossetto verde Plan 9 di Kat Von D.