La fiera consapevolezza sessuale delle donne di Scacchia

1234184_806544436070143_8635335148292817332_n

Alessandro Scacchia è un talento del fumetto erotico che vive a pochi passi da casa mia. Non conoscevo le sue opere finché non mi sono imbattuta in una conferenza stampa per un’iniziativa artistica di un Comune limitrofo alla nostra città. Le sue donne sono sensuali, libere, fiere della propria sessualità e mai volgari anche quando si trovano in posizioni esplicite. I disegni di Scacchia sono la dimostrazione che si può eccitare la fantasia tramite l’erotismo senza scadere o sconfinare nei luoghi comuni della pornografia.

La sua produzione più importane è Mona Agent X, graphic novel erotico pubblicato in tre lingue (uscito in Francia, Italia ed USA). Nel 2007 ha tradotto le storie erotiche delle persone che scrivevano a Penthouse, storico concorrente di Playboy, in strisce a colori. Ha partecipato alla rinascita del personaggio Valentina di Guido Crepax, sulle pagine della rivista di moda Lampoon e sul volume intitolato “Viva Valentina!”.

Adesso è impegnato nel progetto Vintage Erotika, nel quale ogni autore rifà la grafica di un protagonista erotico del passato. A lui tocca Belzeba, la figlia del diavolo che Sandro Angiolini nel 1977 disegnava con Emanuele Taglietti alle copertine. La nuova storia è scritta da Emiliano Pagani.

17991912_1433507780040469_1122669132754260414_n

Come sei arrivato al fumetto erotico?
Ho iniziato con fumetti di avventura. Piano piano mi sono avvicinato a disegnare la figura femminile ed a trovare un aspetto erotico nella sua rappresentazione.

La tua è una donna dalla femminilità potenziata?
No, cerco di fare una donna reale. Le mie ispirazioni derivano dai grandi del fumetto italiano. Forse non tutti sanno che una parte della tradizione fumettistica italiana nasce dal fumetto erotico: Manara, Crepax, Magnus, Andrea Pazienza.

Questa mi è nuova.
Il fumetto italiano è famoso per la sua matrice erotica. Negli anni Settanta andavano per la maggiore i fumetti pocket erotici che si potevano comprare in edicola o al distributore di benzina.

Ma era bassa letteratura?
Esistevano più livelli. Quello acculturato era Valentina di Crepax, arte fatta fumetto. Liberatore disegnava Ranxerox, che aveva scene esplicite di violenza e di erotismo. Ora stanno riproponendo personaggi erotici in voga tra gli anni Settanta e Ottanta, come Lucifera, Belzeba, Sukia.

10421960_865551580169428_6474667156894019972_n

Creando disegni spinti è stata dura per te nel mondo del fumetto italiano?
Il genere erotico è sempre stato emarginato. Per me è un elemento invece che dovrebbe essere presente in tutti i tipi di fumetto perché una cosa naturale. Purtroppo questo non è possibile. In America e in Italia li inseriscono dentro cellophane e li mettono in una sezione apposita nascosta. In Francia si confondono normalmente insieme agli altri. Questo dipende dalla cultura sessuale dei relativi Paesi.

Qual è la situazione del fumetto erotico cartaceo?
Sta sparendo. Le riviste italiane di fumetto erotico non esistono più da una decina d’anni. E sta accadendo in tutto il mondo. La gente preferisce il porno su internet. L’industria mainstream minaccia l’arte erotica.

La richiesta su commissione più strana che tu abbia mai ricevuto?
Una donna che si fa la pipì addosso ed un’illustrazione con ragazze nude che facevano sacrifici. Le richieste che non accetto sono quelle su donne che subiscono violenza non consensuale.

15590274_1304613912929857_8320674567995915466_n

Che cosa pensi della moda dei disegni sessuali su Instagram?
Non sono molto informato a riguardo però il problema di Instagram è che mette tutti sullo stesso livello, gente professionista e improvvisata. Carmelo Bene, grande attore teatrale italiano, diceva che Internet dà l’illusione di annullare l’ignoranza ma al contrario la dilata: “Da quando è per le plebi, l’arte è diventata decorativa, consolatoria”. Non fa distinzioni, ogni cosa è accessibile. Prima l’arte era per chi fosse in grado di capirla. Adesso l’artista deve sforzarsi di piacere agli altri, come sul social di foto. Per i contatti però è un mezzo utile.

Hai mai ricevuto insulti pesanti per le tue donne disinibite su internet o via mail?
Qualche ‘femminista’ mi ha accusato di oggettificare il corpo femminile. Io invece lo celebro, lo mostro agli altri nella sua bellezza e potenza.

Qual è il tuo rapporto col sesso?
Io sono quello che disegno. Non fingo nulla. Se si fa questo genere di fumetto, bisogna essere liberi.

Che significa che sei un’attivista della controcultura?
Nell’approccio alla cultura e all’arte sono totalmente contro quello che sta succedendo negli ultimi anni. La loro divulgazione dovrebbe avvenire in modo diverso. L’arte una volta era rivolta ad un pubblico specifico, non esisteva l’esigenza di piacere a chiunque. La tendenza di oggi di cercare il consenso di tutti ha abbassato la qualità delle opere. Questo vale in ogni settore.

26229311_1688303601227551_853117796166526554_n

Annunci

Il lato oscuro e seducente di Babbo Natale

Bad Santa
Bad Santa (2003)

Babbo Natale è un simpatico uomo di mezza età con folti capelli bianchi, barba e capelli medio-lunghi, occhialetti sul naso, sguardo buono. Non immaginereste mai che un personaggio solare e positivo come lui nasconda in realtà un lato oscuro, sexy e prevaricatore. Eppure è così. E non è di certo colpa della canzone Santa Baby di Eartha Kitt o del porno mainstream ad avere sessualizzato la sua figura in un vecchietto che approfitta delle elfe provocanti di turno. La Santafilia, l’ossessione sessuale per Babbo Natale, non è stata di certo inventata dalla Coca Cola, da Playboy o da Porn Hub, anche se questo trio ha sicuramente contribuito al successo del personaggio in tutto il globo. Santa Claus, prima di essere San Nicola, era Odino. Questo antico dio nordico aveva l’abitudine nel giorno del solstizio d’inverno di scendere sulla terra in quella che era chiamata la Caccia Selvaggia. Accompagnato da divinità, valchirie, mostri, fantasmi e morti andava a caccia in sella al suo cavallo ad otto zampe, Sleipnir, dei poveri esseri umani malcapitati. In questa occasione i bambini lasciavano del fieno per il suo destriero all’interno dei loro stivali che mettevano vicino al focolare. Si diceva che Odino li avrebbe ricambiati con dolci e giocattoli. Vi ricorda qualcosa? Penso proprio di sì. Il dio, soprattutto, è un grande amatore di uomini, donne, animali ed è egli stesso di natura promiscua (donna/uomo). Odino poteva far visita alle famiglie nelle sembianze di viandante bisognoso di un tetto sotto il quale passare la notte e liberare dalle pene del momento i suoi benefattori proprio attraverso il sesso.

Santa Claus oggi sembra avere un ruolo simile. Più che alleviare i problemi quotidiani delle persone, sembra alimentare le loro fantasie sessuali. Forse uno dei primi film odierni a portare alla luce questa ossessione è stato Bad Santa (Babbo Bastardo) col mitico Billy Bob Thornton. La barista, Sue (Lauren Graham), chiede a Willie, Babbo Natale per mestiere, di provarle la sua identità. Lo fanno in macchina mentre lei viene ripetendo “Fuck me, santa!” (scopami, Babbo Natale) senza permettergli di togliersi il cappello caratteristico. Più tardi gli confesserà che ha sempre avuto un’attrazione insana per Babbo Natale sin da quando era piccola perché la sua famiglia era ebrea e il Natale era una festa proibita. La Santafilia, però, ha più a che fare col rapporto dominatore-sottomesso tipico del BDSM. Non esattamente per il look di Babbo (cintura in pelle e stivali neri lucidi) ma per il suo ruolo di dispensatore di doni o punitore, in base alla condotta della gente. L’atto, infatti, che ecciterebbe di più gli ossessionati dall’anziano barbuto è la sculacciata sul sedere. Santa Claus ha dei parallelismi anche con la figura del papino, di cui vi parlavo un mese fa in questo post. Rassicurante e paterno, è pronto a ricompensarvi o punirvi sessualmente come volete voi. I siti di annunci americani fioccano di anonimi che si offrono come dispensatori di piacere travestiti da Santa Claus. Anche coppie. Mr e Mrs Claus a New York vi aspettano per un’interessante serata natalizia dai toni fetish: “While the elfs are busy finishing up the toys The Claus’s will be at the mall looking for naughty boys! We can meet and go out to our sleigh where we can take out some toys and play! Email us your wish list and lets get you gifted!!! HO Ho Ho!” – “Mentre gli elfi sono impegnati a ultimare i giocattoli, i Claus saranno al centro commerciale a cercare ragazzi porcelli! Ci possiamo incontrare e andare fuori sulla nostra slitta dove possiamo tirare fuori qualche gioco e giocare! Inviateci via mail la vostra lista dei desideri e sarete ricompensati!!! Ho ho ho!”. E ce ne sono mille altri sotto la voce “Occasional Encounters” di Craiglist. In Italia grandi città come Milano e Roma non presentano annunci di questa natura. Dobbiamo rimediare subito. Su, su! Non avete voglia di fare un bel giro in slitta?

Pare comunque che anche il San Nicola della tradizione cristiana nasconda i suoi “loschi” segreti. Sembra infatti che dietro la figura di elargitore di doni si nasconda una storia di prostituzione. Nell’agiografia La Leggenda Aurea di Jacopo Da Varazze è riportato che un giovane Nicola volesse togliersi di tutti i suoi averi e avesse sentito di un quartiere povero nel quale un padre era stato costretto a far prostituire le figlie perché non si poteva permettere di offrire loro una dote per sposarsi. Per salvarle Nicola regala all’uomo tre borse d’oro che lancia nell’arco di tre notti alla sua finestra aperta.

Il compagno malefico del santo nelle tipiche processioni germaniche e degli altri Paesi del Nord Europa, che fanno il verso alla Caccia Selvaggia nei suoi protagonisti, è Krampus. Un personaggio con corna di capra, mucca o ariete, rigorosamente originali, ricoperto di folto pelo e molto simile ad un diavolo, proveniente in questa forma codificata dall’Austria (Tirolo). Incarna il lato oscuro del Natale che punisce i bambini che sono stati cattivi incatenandoli e portandoli via dalle loro famiglie. Una figura caprigna che scatena subito le fantasie più nascoste di tedeschi ed austriaci, sia sotto forma maschile che femminile in cartoline dagli inequivocabili significati (risalenti agli anni Settanta). Anche questa bestia è figlia del paganesimo europeo, è probabile che avesse a che fare con i riti di passaggio dall’anno vecchio a quello nuovo. Per Krampus è più facile il gioco rispetto a Babbo Natale. Fruste di betulla e catene sono il suo kit simbolico usuale. E sembra che le processioni nei villaggi austriaci che celebrano questa creatura tradizionale siano particolarmente animate da ragazzi giovani che importunano ragazze vestite carine per l’occasione. In America, dove il personaggio è di gran tendenza da qualche anno, e Germania si organizzano milioni di party sexy a tema krampus nel nome della trasgressione e spesso del trash.

Vi aspettavate un Natale tradizionale più banale vero? E invece il Natale è molto più tenebroso di un Halloween qualunque. Non mi resta che augurarvi un buon vecchio ed oscuro Natale!

La provocante dolcezza di Marco Chiurato

1604747_10203181595966592_913578274_n

Marco Chiurato è un artista contemporaneo che non conoscevo. I suoi lavori mi sono stati consigliati da una mia amica delle sue parti (Marostica, in provincia di Vicenza) che sta sempre sul pezzo. Le sue opere esplorano diversi temi importanti come violenza sulle donne, mafia, razzismo, suicidio, morte, con un velo ironico, satirico ed irriverente. Ma l’argomento più interessante al quale si è dedicato e che in Italia suscita sempre scalpore è il sesso. “Il sesso rimane un tabù quando oltrepassa i muri delle nostre case”, afferma.

Nell’ottobre del 2007 ha dato il via a Sexhibitionism, una mostra che a dispetto della facile interpretazione del titolo, parla di corpi mercificati: schiere di feti con caratteristiche adulte sovrastate da spermatozoi in corsa (Bambini Diversi), spermatozoi riprodotti in serie su un quadro formato parete (La Giusta Direzione), peni eretti in fila come piccioni sulla ringhiera di una fontana (Uccelli di Bosco), calchi di seni e sederi variegati uno accanto all’altro, gambe divaricate di donne a vulva scoperta uncinate e pendenti come nella cella frigorifera di una macelleria (Macello), vagine volanti ingabbiate in una prigione (Burqa), un Cristo con seno di donna col pene eretto (per il quale è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Bassano). Il tutto è pervaso da poche luci calde e rosse, e da molte fredde e verdi, inquietanti come i messaggi veicolati (video mostra qui).

DSC_0085-piccola

In 100% Zucchero Marco è tornato al suo mestiere originario di pasticcere e ha usato glassa di zucchero bianco dentro una sac à poche per decorare i corpi di modelli come se fossero delle tele bianche. Lo zucchero è il suo materiale base per eccellenza, che ha imparato a padroneggiare nella pasticceria di famiglia. Racconta in un video che è nato e morto all’interno di quest’ultima, e poi dopo tre giorni l’Arte l’ha resuscitato, come una sorta di Gesù Cristo. Lo zucchero sottolinea l’imperfezione perfetta dei corpi di ogni tipo scelti dall’artista ed esalta la loro diversità come un qualcosa di prezioso.

Microsoft PowerPoint - numero di maggio 2013

Nel 2014 ha programmato un rapporto sessuale gay in pubblico con scaglie di cioccolato e zucchero che si staccavano dai due amanti per denunciare l’omofobia. Recentemente ha allestito nel centro di Marostica “Sexy Shop – Vietato ai minori di 18 cm“, un negozio di sex toys e lingerie piccante solo all’apparenza, che una volta dentro si trasforma in una galleria d’arte di oggetti particolari come saponette-cetriolo a forma di glutei, bombe atomiche-ciuccio, o una video-installazione in cui Chiurato cammina nudo in una giungla e si accoppia con foglie vulva. L’obiettivo dei suoi lavori è quello di provocare una reazione nell’osservatore, per questo l’artista si autodefinisce “potenzialmente colpevole“. Perché l’arte dipende sempre dall’interpretazione che sta nell’occhio di chi guarda.

sexyshop_locandina-716x1024

Come sei passato dalla pasticceria all’arte?

Sono passato dall’arte della pasticceria alla pasticceria dell’arte per mescolare gli ingredienti del cuore e del cervello.

Sexhibitionism è stata la tua prima opera a sfondo sessuale?

Ti stai sbagliando! La mia prima opera a sfondo sessuale l’ho fatta a 18 anni in Spagna. Ero in spiaggia con una ben capitata, non avevo il preservativo e ho dovuto mettere in atto la creatività per avere il mio primo rapporto sessuale. Ho realizzato un preservativo con la pellicola trasparente per alimenti. Il marsupio è un oggetto che ti rende sfigato ma al momento giusto contiene ciò che non contiene la tua borsa.

Quali sono secondo te i tabù più forti che ha la nostra società riguardo al sesso?

Ti posso dire i miei. Io ho 40 anni suonati, ancora oggi mi vergogno a farmi vedere nudo da mia madre anche quando “il mio uccello sta pescando”, ma per assurdo proprio l’altro giorno ho presentato un video in una mostra dove volteggio per un bosco nudo a fare sesso con le foglie. Queste hanno la forma della vagina e quando le vedo mi trasformo in un “Botanico Seriale”. Io dono alla foglia anidride carbonica e lei mi restituisce ossigeno. Mia mamma è entrata e si è messa di fronte alla proiezione “in Erezione” e in quel momento non ho provato vergogna. Lei si è vergognata nel vedermi nudo in quel frangente ma non proverebbe imbarazzo nella stessa situazione a casa. Penso che i tabù siano dovuti solo alla paura di essere giudicati. Prendiamo mio padre, per esempio. Non mi ha mai parlato di sesso e se vede in tv una scena spinta in mia presenza, cambia canale. Ma, cazzo papà, non credo che quando mi hai concepito stavi a fare il “missionario” in Africa e tantomeno avevi messo il burka al cazzo perché ti vergognavi!

closed_07

Hai cercato di rompere qualcuno di questi attraverso le tue opere?

Con Sexhibitionism, un’installazione che parlava della mercificazione dei corpi con ben 530 calchi di figa e di tette, e ultimamente con il finto sexy shop. Non ti spiego la prima perché ci vuole un foglio A4 e chi adora il sesso non ama leggere ma adora arrivare subito al sodo.

Lo zucchero bianco è solo una decorazione o anche una metafora?

Puoi trovarci tutte le metafore che vuoi. Posso raccontarti che lo zucchero è sinonimo di fragilità, che ho usato quello bianco perché non l’avevo di canna, e che, ancora, lo utilizzo perché sono razzista, ma la risposta vera è che l’artista è un grandissimo bugiardo!

In cosa consisteva la tua recente provocazione intitolata Sexy Shop a Marostica? Quali sono state le reazioni? È successo ciò che ti aspettavi?

Come ti dicevo, chi ama scopare non ama leggere, se fosse stato al contrario non avrei risposto due domande fa. Stiamo parlando di un’installazione artistica camuffata da finto sexy shop. È stato interessante vedere che chi ama il fallo quando entrava rimaneva deluso dagli oggetti poco funzionali. Infatti, si è trovato di fronte ad una serie di opere emozionali che parlano del maltrattamento della donna. Ed è stato esilarante constatare che chi ama l’arte non entrasse perché fuori sembrava a tutti gli effetti un sexy shop vietato ai minori di 18 cm e si perdeva la mostra. Eh, i tabù…di avere meno di 18 cm.

closed_foto_installazione_01

Ti senti accettato dalla tua comunità nonostante il tuo ruolo di artista provocatore di coscienze?

Certo, le mie ammiratrici più accanite si aggirano, non per casa, ma attorno ai 70 anni.

Dato che fai questo mestiere da diversi anni, senti di aver scosso delle coscienze grazie alle tue opere?

Penso di NI.

closed_foto_installazione_02

Negli anni l’atteggiamento sessuale pubblico degli italiani è cambiato in positivo o negativo?

È cambiato l’atteggiamento pubblico degli italiani rispetto all’atteggiamento sessuale degli stupratori.

Qual è il nostro più grande problema a livello intimo?

Non avere l’harem.

Su cosa stai lavorando in generale?

Sto realizzando un’opera, o meglio devo realizzarla durante una gang bang, però non posso dire di più. Non è uno scherzo.

MF8N0526-piccola

Vuoi essere il mio papino?

Harley Quinn, Suicide Squad (2016)

I sugar daddy li conosciamo bene ormai. Persone più grandi o anziane che pagano ricariche telefoniche, abbigliamento, accessori e qualsiasi vizio possibile alle loro ragazzine in cambio di prestazioni sessuali. Negli ultimi anni sono fioriti e scomparsi siti a riguardo, si sono imbastiti casi attorno un qualcosa di vecchio quanto la storia di Abramo con le sue mogli più giovani. Pedofili schifosi e ragazze costrette a “prostituirsi” da un sistema lavorativo che non le favorisce. Stereotipi che minimizzano un fenomeno che purtroppo è sempre esistito nella nostra società. Quando mi riferisco al “papino“, però, non intendo un tipo di rapporto sessuale-economico o una forma minore di sex working. Mi riferisco ad un giochetto ‘innocente’ verbale o fisico che può nascondere dietro lievi ruoli di dominatore e sottomesso.

Il “daddy” trend, ovvero chiamare il proprio partner “papino”, è abbastanza consolidato all’estero. Si pensi in primis ai latino-americani che hanno l’abitudine di chiamarsi tra fidanzati “papi” e “mami” (vi ricordate il video di Jennifer Lopez?). Sono modi “sexy” di chiamare qualcuno che si conosce in modo intimo o confidenziale (papi = stallone), non indicano ruoli o età della persona. Pure nei paesi anglosassoni si può chiamare il proprio ragazzo o uomo, che può essere più piccolo o coetaneo, “daddy”, papino appunto. Un termine d’affetto o un appellativo usato dalle fan per riferirsi ai loro idoli maschili. Spesso è un gioco divertente o erotico che non sfocia mai nell’adult baby.

È curioso come molti uomini e donne interpellati abbiano interpretato questo modo di riferirsi ad una forma d’incesto. In parte è vero. Ho posto a riguardo qualche domandina ad Ayzad, massimo esperto di sessualità estrema in Italia, che ha tenuto a far presente: “È un argomento vasto, vissuto in modi molto differenti che vanno dal gioco di ruolo alla rielaborazione di esperienze incestuose, incentrati su altrettanto differenziate dinamiche di erotismo, affettività, dominazione, violenza e altro. Generalizzare è dunque impossibile”. Ho sempre pensato che questi tipi di fantasie nel genere maschile etero sia generato da specifiche categorie porno (teen porn —> daddy fucks daughter) e la mia considerazione non sembra essere tanto lontana dalla realtà. “Nel libro A Billion Wicked Thoughts“, prosegue Ayzad, “viene presentata un’analisi molto approfondita delle fantasie erotiche nel mondo basata su ciò che le persone cercano online quando non sanno di essere osservate. Il risultato è che soggetti molto giovani e rapporti incestuosi compaiono regolarmente ai primissimi posti fra i generi più desiderati, e altri studi mostrano come questo immaginario sia comunque sempre stato molto gettonato anche nei secoli passati. Potremmo fare grandi discussioni antropologiche al riguardo, ma credo che ciò indichi che il teen porn sia più il sintomo che la causa. In generale si è osservato che fruire di pornografia ‘deviante’ tende a disinnescare pulsioni inaccettabili nella realtà e a renderle innocue”. Insomma, alla fine potrebbe essere positivo se non si trasforma in un’ossessione nella realtà. Come non c’è nulla di male a chiamarsi “papino” e “figlioletta” o “zietto” e “nipotina”. “Se il gioco viene fatto con consapevolezza, in fondo non è diverso da immaginarsi medico e paziente, o padrona e schiavo, ed esplorare insieme i diversi ruoli“.

Tuttavia, a parte i casi culturali stranieri, nella metà delle situazioni questi nomignoli vengono adottati in relazioni dove l’uomo è più grande e dietro suo consenso. Non piace a tutti sentirsi vecchi, ma il più delle volte non è per questo motivo che si affibbia questo denominativo. È per sentirsi, in un breve istante, in potere dell’altro. Un desiderio di prendersene cura per scopi sessuali che la donna può accettare solo se lo trova eccitante, sente il bisogno di passare lo scettro per un po’ a lui, e soprattutto ha bisogno di sentirsi guidata e “protetta”. “Che schifo!”, “Ma perchè?!”, “Dove le leggi queste cose”, è il sunto dei pareri femminili raccolti, a dimostrare che non è un’abitudine così diffusa, anche perché dipende dalla tipologia d’esperienza che si vive con uomo e come questo ci considera. Non tutte, per fortuna, sono uguali! Mai dire mai, e se vi capita…perché non stare al gioco?

big_1471760850_image

La Carmilla che è in noi

claudia

Claudia, “Intervista col Vampiro” (1994)

Il vampiro è poi incline a essere affascinato, con crescente veemenza, simile all’amore, da particolari persone. Per raggiungere queste persone il vampiro ha una pazienza inesauribile e attua i più sottili stratagemmi, perché a volte incontra centinaia di difficoltà per arrivare alla meta. Il vampiro non desiste fino a quando non soddisfa la propria passione e prosciuga la vita della sua vittima. In questi casi il vampiro protrae più a lungo possibile questo godimento omicida, con la raffinatezza di un epicureo, e accresce il proprio piacere con un assiduo corteggiamento. In casi simili sembra anelare alla comprensione e al consenso. In tutti gli altri casi, invece, il vampiro va dritto al suo scopo, paralizza la vittima con la violenza, strangolandola e dissanguandola in una sola volta“. – Carmilla, Sheridan Le Fanu

“Siamo tutte vampire, ecco perché oggi non ce ne sono più!”, esclama una mia amica esperta di letteratura vampirica al telefono. Io rido divertita. “Ma pensaci no? Possiamo andare dove ci pare, vestirci come ci pare e parlare come più ci aggrada”. In linea di massima è vero. Rispetto a centoquarantanove anni fa (Carmilla è stato scritto nel 1872),  le donne sono libere di fare quello che vogliono. Eppure se l’aborto in Italia è rimesso in discussione e Asia Argento non viene considerata vittima ma colpevole di un abuso, significa che questo Paese non è tanto in salute. Il famoso detto “uno Stato civile si riconosce da come tratta le donne” vale ancora. Questa estate i femminicidi sono stati all’ordine del giorno (e continuano, in barba alla scusa “è colpa del caldo”) e il revenge porn alla Tiziana Cantone dilaga.

Nell’Ottocento le donne-vampiro erano quella categoria femminile che si “opponeva” alla società. Le cosidette “fallen women” (donne decadute) potevano essere aristocratiche avventuriere, vedove senza soldi, prostitute, donne internate in manicomio. Figure negative marginalizzate dalla società vittoriana, la prima ad industrializzarsi in maniera moderna, perché non rispondevano ai canoni della famosa “donna angelo” dedita alla casa e alla famiglia. La donna “libera” era temuta, dato che non conosceva padroni. La contrapposizione tra questi due aspetti è ben evidenziata prima da Goethe nel suo Faust con Lilith, la lussuria, e Margherita, l’amore, e poi da Stoker con Lucy, ragazza “disinvolta” che viene subito presa da Dracula e Mina, spirito gentile, difficilmente soggiogabile dal conte. La femmina sfrontata è subito punita e condannata ad essere una succhiasangue che attrae nelle sue grinfie preti novizi (come il protagonista di La Morta Innamorata di T. Gautier) e ragazze aristocratiche annoiate (come Laura in Carmilla di Le Fanu).

Il problema è centrato perfettamente dal dipinto “Lady Lilith” del preraffaellita Dante Gabriel Rossetti nella versione più sensuale e aggressiva con la modella Alexa Wilding. Nel dipinto Lilith si pettina i lunghi capelli mossi guardandosi ad uno specchio. L’espressione è di una persona che ha la sua vita in pugno. Una sensualità consapevole che spiazza e ammalia l’uomo ottocentesco. Una figura autonoma responsabile del proprio piacere. Un erotismo non riproduttivo che eccita, intriga e terrorizza il maschio moderno. Davanti alla donna vampiro si sente affascinato ed inutile allo stesso tempo.

Quante volte ci è capitato di essere definite “spregiudicate” per aver preso l’iniziativa con un uomo? Alcuni ci hanno ammirato, tanti giudicato. Non fa differenza in quale contesto, se amoroso o sessuale. Gli amici ci hanno guardato con timore/reverenza/disgusto e pochi uomini ci hanno compreso. Questo perché ancora nel mondo di oggi (mi riferisco in particolare a quello italiano) non ci è concesso di vivere come desideriamo senza cadere nella rete del pregiudizio, che non sempre è manifesto, e spesso viene sfogato in modo violento via social e con l’omicidio nei casi più estremi.

E siamo anche scambiate per vampire, demonesse strappamutande Empusa style (“colei che comprime”, mostro ellenico che terrorizza o divora), se ci comportiamo con sicurezza, facciamo sexting spinto o lo prendiamo in bocca ad un uomo di nostra volontà. Non possiamo essere una delicata Beatrice con le proprie fragilità, ma siamo sicuramente delle puttane dissolute che dopo un appuntamento ne hanno un altro e ancora un altro fino alla fine della notte. Siamo indomabili e zingare come una tribù nomade che si sposta da una parte all’altra di un continente. Che poi “puttana” o “troia” siano termini troppo complimentosi, non passa nell’anticamera del cervello di chi li lancia, donna o uomo che sia. Presume un’esperienza che chi non lo fa di mestiere, non ha, e fa sorridere quando non è detto con cattiveria.

La maggior parte delle volte la leggenda è superiore alla realtà. Siamo delle creature soggette ad interpretazione come la Lamia di John Keats, dall’ambigua natura, buona o malvagia, che muore proprio nel momento in cui si vede negata la sua individualità. La libertà di scegliere, di autodeterminarsi non è ben vista pure adesso alla luce di fenomeni come lo slut-shaming, una sorta di caccia al vampiro digitale. Tutti hanno scheletri nell’armadio ma la società li autorizza a diventare cacciatori di presunti vampiri per esorcizzare i propri mostri. Come succedeva nell’Ottocento con la letteratura gotica e i penny dreadful (“spavento da un penny”, racconti gotici e non a puntate), i mostri erano un mezzo per sfogare le difficoltà di una vita borghese morigerata. Erano specchi di “malattie” sociali.

Quando qualcuno vi guarda ammirato e dice “Vorrei avere la libertà che hai tu”, significa che non sa di cosa stia parlando. Essere liberi è un sacrificio come stare insieme a qualcuno. Anche la vampira non è libera, per sopravvivere deve succhiare sangue. La femme fatale deperisce nella vecchiaia e copre gli specchi di casa come la Contessa di Castiglione. La temeraria sbarazzina deve essere in grado di sopportare bene la solitudine. E sotto i canini può nascondersi una grande insicurezza come Carmilla, “trasformata” alla tenera età di sedici anni ad un ballo in maschera.

Nudità è felicità

L'immagine può contenere: strisce

Il mondo si divide in due grandi categorie: quella di coloro ai quali piace essere scoperti e quella di coloro che lo detestano (spesso perchè non si piacciono ‘nature’). Questi ultimi non sono da biasimare. Viviamo costantemente circondati dalla paura del nudo. Fuori. A casa. Dal ginecologo. All’ospedale. Durante il sesso. Soprattutto durante il sesso. Pensiamo che la visione di ciò che ai nostri occhi è un difetto, possa influenzare l’eccitazione dell’altro. Ho scoperto tardi la bellezza della nudità integrale perchè mi vergognavo e non ero sicura del mio corpo. Poi ho capito che l’unico modo per accettarlo era scoprirlo. Più si trova il coraggio di guardarsi allo specchio, più si impara ad accettare come si è fatti. Il petto, i fianchi, il sedere, le gambe. I punti nevralgici del dispiacere in una donna o in un uomo. Tutto troppo o troppo poco.

È arduo denudarsi quando la società non lo accetta. Ciò che è naturale si trasforma in innaturale. Non ci si vergogna solo del corpo in sè ma anche del giudizio degli altri, che in casi off limits si trasforma in opinione pubblica, come è accaduto a fine luglio alla ragazza di Bologna che girava nuda per strada. Un atto infrangitabù nel nome di un briciolo d’autostima. È stata sanzionata di 3.300 euro, a dimostrazione del fatto che la nudità su suolo pubblico è nemica della civiltà. Per questo nel passato la nudità è stata spesso usata come strumento politico di protesta ed offesa. Lady Godiva nel Medioevo cavalcò nuda su un cavallo per far abbassare le tasse al marito, il duca Leofrico di Coventry, che impressionato dal suo coraggio obbedì. Forse da lei deriva la pratica britannica dello “streaking” (muoversi velocemente nudi in una data direzione), adottata in seguito nelle colonie inglesi. Il termine fu coniato però negli anni Settanta quando in diversi college americani fu adottato come rito di passaggio o burla. Un giornalista locale di Washington D.C. assistette nel 1973 ad una corsa nuda di massa all’Università del Maryland. È ricorso spesso negli eventi sportivi, per scherzo o pubblicità. A tuttoggi ci sono gruppi che rivendicano il diritto di essere nudi, come Urbanudista (Brasile), Apnel (Francia), Naktiv (internazionale), o di essere a seno scoperto per le donne, come Top Freedom. A questo proposito, FEMEN ne ha fatto la sua arma di protesta distintiva. In Africa il denudarsi delle donne serve a maledire gli avversari, dato che il sesso femminile può donare e riprendersi la vita.

Essere nudi disturba perchè ci rende vulnerabili ad occhi sconosciuti e rende vulnerabili a loro volta le persone che ci stanno di fronte. Siamo abituati ad associare la nudità ad una situazione sessuale e la percepiamo come sbagliata in sè. Dobbiamo coprirci perchè sessualmente appetibili ed in quanto tali in perenne pericolo d’aggressione. La gente può essere automaticamente autorizzata ad abusare di noi perchè indifesi senza vestiti, e così il contrario. Un pensiero comune in chi non ha spezzato le catene della logica sociologica. Quelli di noi invece che passano l’estate o l’inverno a gironzolare nudi per casa comprendono che la nudità non è una mera provocazione sessuale. È libertà. Il potere di essere al di sopra dei codici e delle convenzioni. Se non ci vergogniamo, siamo propensi a rilassarci e ridere di più, ma in particolare ad essere sicuri di noi stessi. Una sfida che dobbiamo accettare almeno dentro casa.

Il nudo è un infallibile strumento di seduzione, pur se ci hanno sempre detto che è più eccitante coprire, che scoprire. “Ormai il nudo è ovunque, un corpo nudo è noioso.”, una frase spesso ripetuta in pubblico dai qualunquisti che non amano la natura e l’essere umano in quanto animale. La nudità ha fatto sempre conquiste. Il re Davide si innamorò di Bathsheba cogliendola mentre faceva il bagno nuda. Elena di Troia si spogliò nuda davanti il marito Menelao per avere salva la vita ricordandogli la sua bellezza. Il corpo nudo ha potere perchè nonostante la mania moderna di spogliare fino all’osso, difficilmente è rappresentato nella sua innocenza. Questa è più provocante di una reale provocazione. Inaspettata, pura e sfrontata come una donna, un uomo e un transgender nudi.

Nudi si dorme meglio: favorisce l’abbassamento della temperatura corporea. La pelle diventa sana, l’abbigliamento ottura i pori.  Addirittura stare nudi al sole stimola la produzione di vitamina D che riduce il rischio di attacchi di cuore (protezione solare alla mano). I genitali respirano, le mutande portano solo batteri che possono incentivare infezioni micotiche e candida. Secondo alcuni studi, gli uomini che non indossano intimo di notte, presentano uno sperma con un DNA meno danneggiato rispetto a quelli che ne indossano uno stretto. La nudità insegna a rispettare il proprio corpo e quello degli altri, cancellando i pregiudizi estetici. A livello sessuale, essere nudi permette di amarsi e amare il partner rilasciando ossitocina grazie alla diminuzione dello stress. Essere nudi ci rende felici, in pace e connessione col mondo. La natura è nuda (animali, piante, terreno) e non si è mai dovuta mettere dei vestiti per essere magnifica.

Ingoierò il tuo demone

NUNU

“Ho un demone dentro.”

Ricordo ancora il viso stralunato della mia amica quando le confessai una strana sensazione che mi ottenebrava il cervello da qualche settimana. Ero stata per un breve ma intenso periodo con un ragazzo che aveva dei problemi relazionali. Non stavo attraversando una bella fase e di sicuro la “negatività” mi si attaccava facilmente addosso, però percepivo pensieri non miei e un rimuginio esagerato su ogni minimo evento, caratteristiche insite nell’individuo con cui ero stata. Essendo neopagana, non fatico a credere a concetti fuori dall’ordinario, se plausibili, quindi all’ennesimo pensiero di amarezza non giustificata, ho fatto due più due e ho sparato la frase sopra riportata all’unica persona che sapevo non mi avrebbe riso subito in faccia. Ero convinta che l’unico modo per averlo inglobato fosse stata la via orale, tramite lo sperma. Ci volle un mese tondo per smaltirlo. Per fortuna iniziava l’estate e il mare mi ha aiutato molto nell’eliminare un effetto collaterale estremamente negativo. Oggettivamente parlando, c’era di sicuro un fondo di delusione verso una persona che credevo simile a me. Il “demone”, come lo chiamavo, nel senso di spirito maligno, un “jinn” del deserto mentale nel quale ero sprofondata, sparì prima del termine della stagione estiva e non ci pensai più. Fino a questa settimana. Allorchè la mia sopracitata amica, memore della mia passata disavventura, non mi ha inviato un articolo di uno studio di qualche tempo fa (2012) su un fenomeno che si avvicina pericolosamente all’episodio che vi ho appena raccontato: il microchimerismo maschile.

È il classico caso in cui la realtà batte la fantasia. La notizia shock è questa: ogni uomo dal quale si assorbono gli spermatozoi diventa una parte vivente della nostra vita. Gli scienziati stessi che hanno effettuato questa ricerca, dell’Università di Seattle e del Centro di Ricerca per il Cancro Fred Hutchinson, hanno faticato ad ammettere nella  lista di cause di questo fenomeno, che quella principale fosse il sesso (piazzato all’ultimo posto). Le altre, aborto spontaneo non riconosciuto, gemello maschio scomparso, fratello più vecchio trasmesso dalla circolazione sanguigna materna, si applicano ad una piccola percentuale delle donne esaminate. Il microchimerismo era già noto nei primi anni 2000 ma lo si bollava come “fetale”, ovvero trasmesso tramite gravidanza. Solo c’era un errore fondamentale. Il DNA maschile si unisce con quello femminile per creare un individuo dal codice genetico unico. Questa operazione fa sì che il DNA del padre non sia presente nel cervello. La ricerca che vi descrivo si è imbattuta per “sbaglio” nel microchimerismo perchè stava tentando di determinare se le donne che sono state incinte con un figlio sono più predisposte a certe malattie neurologiche che capitano più spesso negli uomini. Quando gli scienziati hanno analizzato il cervello femminile, hanno trovato DNA maschile nascosto al suo interno. Il 63% delle donne aveva “microchimerismo maschile”, e coloro sulle quali è stata eseguita l’autopsia erano anziane, l’avevano trasportato con sè per cinquant’anni.

La mia fervida fantasia ha iniziato a viaggiare. Questo fenomeno sembra avere delle affinità con il principio della telegonia, teorizzato da Aristotele: partner precedenti che influenzano le caratteristiche della prole di una donna. Stracciato dai principi genetici del Ventesimo secolo, questo antico concetto è stato riscontrato però nelle mosche. I figli della mosca femmina presentano somiglianze di DNA con la prima mosca maschio con cui è stata accoppiata piuttosto che la seconda. Sull’uomo non si sono mai fatti esperimenti simili per motivi etici. Pensate se la nostra progenie avesse non solo il DNA del padre ma anche quello dei nostri precedenti uomini! Oops! Di quella persona, di quell’altra, e dell’altra ancora del quale ricordavamo poco o niente.

Ok, ma la domanda fondamentale dopo tutta questa dose di conoscenza scientifica è: il microchimerismo maschile può influenzare il nostro comportamento o quello dei nostri possibili figli? Non si sa. È un terreno vergine ancora da scoprire ed esplorare. A me piace pensare che prendiamo sempre il meglio dalle persone con cui facciamo l’amore, anche se qualche volta può capitare qualche piccolo effetto collaterale.