Entrate ne La Camera di Valentina, un mondo di meraviglie artistiche ed erotiche che vi incanterà

foto di copertina: Gea Di Bella, creatrice de La Camera di Valentina

La Camera di Valentina di Gea Di Bella è una wunderkammer delle meraviglie erotiche. Il suo account Instagram è un profluvio d’immagini sensuali, molto di più dei semplici poster attaccati alla parete della camera di una ragazza appassionata d’arte. Gea condivide quadri e foto per normalizzare la visione del nudo, così osteggiato sui social, e divulga cultura sessuale positiva anche al di fuori della sfera artistica. Il rosso, simbolo di vita, fertilità, sesso e passione è il colore prevalente nelle sue rubriche e sul suo blog centrale. Nel suo Instagram c’è il gioco Trova l’Erotico che propone opere d’arte con elementi erotici non immediatamente riconoscibili (allegorie, simbologie e doppi sensi) che devono essere indovinati dagli utenti e la corrispondente parodia Trasha l’Erotico (si sceglie un’opera erotica e la si reinterpreta con una foto o un disegno). Recenti sono Scandal e #SendNUDIverse: nel primo Gea pubblica foto di modell* di ogni orientamento sessuale che posano come vogliono con il loro corpo; nel secondo ci si scatta una foto nud*, si scarica Photoshop o Picsart, si comunicano mese e data di nascita sul link della Nasa per celebrare i trent’anni del telescopio Hubble e si scarica l’immagine corrispondente con il nome, poi si invia tutto a cameradivalentina@gmail.com (maggiori dettagli nelle stories Instagram in evidenza). Sul sito, oltre alla sezione centrale di arte erotica, ci sono In Bed with Valentina, Porno Piazza, Storie di Strada, Scrivi l’Erotico. Porno Piazza ospita la rubrica Storie di Strada di Giulia Zollino, ex operatrice di strada, antropologa ed educatrice sessuale, che sfata i miti sui sex worker, racconta la loro vita, i loro codici e la loro mancanza di diritti e la loro situazione critica durante questo periodo di quarantena.

Da quanto tempo hai fondato La Camera di Valentina e perché ti sei ispirata al personaggio di Crepax?

La Camera Di Valentina nasce nel 2016 come rubrica settimanale di arte erotica su un blog di divulgazione culturale. La collaborazione con questo blog, durata quasi due anni, una volta cessata ha comportato anche l’eliminazione della rubrica dall’archivio, ma per intenderci facevo quello che faccio adesso col mio sito nella sezione interviste “In Bed With Valentina”: raccontavo gli artisti che trattano di arte erotica oggi, attraverso i social o su internet, in generale. Poi il progetto si è ampliato toccando la storia dell’arte e tematiche inerenti alla sessualità. Valentina di Crepax mi sembrava il più fedele all’intento divulgativo del blog: è il personaggio di un fumetto, quindi un linguaggio più pop del tale quadro o tale scultura dell’antichità. Valentina vive delle avventure oniriche ed erotiche insieme, quindi l’ho trovata la perfetta ambasciatrice per raccontare l’arte erotica, che è un po’ questo: spirito e carne, corpo e mente, astrazione e dimensione fisica. 

Cercando Valentina – Il mondo di Guido Crepax, film di Giancarlo Soldi

Come nasce la tua passione per l’arte erotica?

È una diramazione alla mia eterna passione per la storia dell’arte. Ho sempre scritto di arte anche per aiutarmi a dare dimensione a quello che provo ed a quello che vivo; più di una volta mi sono ritrovata ad approfondire argomenti artistici per conto mio o ad ispirarmi a opere d’arte per scrivere qualcosa di creativo. Quando sono arrivata, ad un certo punto, a confrontarmi anche con le mie pulsioni, i miei desideri sessuali e ho capito quanti tabù, quanti pregiudizi e quanti limiti io stessa vivessi, ho pensato che anche in quel caso l’arte potesse aiutarmi, e così è stato. Parlare quindi di arte erotica, di ieri e di oggi, è un modo come un altro per esorcizzare i miei problemi e, tramite la community che si è venuta a creare, anche quelli de* altr*.

Esiste realmente una differenza tra arte erotica e pornografica?

Esiste, ma sono strettamente connesse. Infatti parlare di arte erotica escludendone l’aspetto pornografico è più un atto sessuofobico, a mio parere, che astrazione intellettuale. L’arte erotica di oggi prende spunto dal porno esplicito; quella di un tempo era, all’effettivo, il porno del tempo (l’arte vascolare greca, gli affreschi pompeiani, gli acquerelli di corte, è stato trovato persino un papiro egizio dove era narrata una vicenda molto esplicita). La differenza sostanziale sta nel desiderio comunicativo: mentre l’arte erotica può essere prettamente evocativa, quella pornografica è esplicita e senza fronzoli. Entrambe sono valide e ricche di bellezza. E soprattutto, da un punto di vista creativo, mentale e sessuale, entrambe necessarie. 

Voluptas di Franz von Lenbach, 1897

La nudità e il diverso modo di intenderla nei secoli è un grande argomento della storia dell’arte. Ci sono stati dei periodi in cui è stata più nascosta e altri in cui era più manifesta?

Tramite la rappresentazione di allegorie il nudo è sempre stato ben accetto. La storia alterna momenti di libertà artistica a quelli di ferreo puritanesimo, ma il nudo è riuscito sempre a cavarsela tramite la narrazione che se n’è fatta, che fosse allegoria di un racconto o di un concetto. E’ la stessa di ciò che succede oggi: le linee guida di un social ci dicono che dei capezzoli femminili sono osceni e allora sappiamo che verranno segnalati, o che un algoritmo deciderà che sono da rimuovere, perché la narrazione che ne viene fatta è oscena. Molti dei panneggi della Cappella Sistina sono stati aggiunti dopo per esigenze pudiche e analoghi sono i casi di molti nudi con panneggi inspiegabilmente svolazzanti, seppur morbidi (ho il feticismo della stoffa, guardare certi quadri mi accende proprio). Ma il nudo ha sempre vinto, finora.   

#SendNUDIverse, Star Cluster NGC 290ft. @margherita._dolcevita

Quali sono i simbolismi erotici del passato che un osservatore medio non riesce a cogliere se non è preparato in storia dell’arte?

Molta della simbologia artistica si rifà ad una specifica simbologia culturale: che siano modi popolari, miti e leggende del luogo, le rappresentazioni artistiche sono sorelle della semiotica. Non esistono, dunque, simboli che non si possono riconoscere perché non serve essere studios* della storia dell’arte; non saprei neanche io quanti simboli nascosti ci siano in tutte le opere che conosco (che restano comunque una minuscola parte, nella vastità della storia), ma tutti quelli che imparo a riconoscere si rifanno sempre a qualcos’altro del linguaggio visivo, parlato e narrato.

Un dipinto erotico scandaloso che ci fa riflettere ancora oggi.

Sua maestà, the one and only, la Monnalisa col sorriso verticale, l’unica “L’Origine du Monde” di Courbet. Ancora oggi stiamo lì a osservarla, a scandalizzarci, a chiederci se è porno o se è arte, e perché se è uno o l’altra. Uno scandalo eterno, che si esaurirà solo il giorno in cui la soglia della sessuofobia sarà talmente bassa da farci dire “dove devo guardare?”, in cerca di qualcosa di più segnante di una vulva pelosa. 

L’origin du Monde di Gustave Courbet, foto: lextra.news

Quali sono le opere di arte contemporanea erotica che provocano il sistema odierno?

Volendo fare la nerd e attenendomi al significato di “arte contemporanea”, direi che non c’è stata avanguardia novecentesca che non ci faccia rabbrividire tutt’oggi: dadaist*, futurist* e surrealist* hanno terrorizzato la società e continuano a farlo, con la loro sfacciataggine e la loro assenza di peli sulla lingua. Se invece vogliamo fare un viaggio in questo ventennio appena raggiunto direi che con la fotografia ne abbiamo ricevute parecchie di batoste, posso dare un po’ di nomi: Thomas Ruff, Nan Goldin, Sam Taylor-Johnson, primi anni 2000; oppure ancora Anish Kapoor, con la sua opera scultorea “Hysterical Sexual”, del 2016:  una enorme vulva dorata. Dai in pasto un’opera del genere e tutt*, per reazione, invocano la vera arte perduta e l’appiattimento dei valori. Eh, solita storia.   

Autoritratto Władysław Pawelec

Sul tuo blog hai lanciato molte rubriche interessanti, quali sono quelle di cui vai più fiera?

Sono molto felice ed entusiasta della community che si sta costruendo in questi due annetti. Sul blog sono super fiera e onorata di ospitare Giulia Zollino, antropologa e operatrice di strada, che con la sua rubrica mensile “Storie Di Strada” racconta e spiega il lavoro sessuale senza pregiudizi, abbattendo il suo stigma tassello dopo tassello.
Poi c’è Porno Piazza, la rubrica sulla sessualità dove, attraverso l’interazione su Instagram, riporto le mie esperienze e quelle degli utenti, cercando di creare un safe place dove parlare e confrontarsi. Infine c’è “La Camera Di Valentina”, che è la rubrica di arte erotica propriamente detta: un po’ storia dell’arte, un po’ zozzerie, è una rubrica dove cerco di accorciare la distanza tra la storia e chi la percepisce e non la conosce. 

Quali sono le ultime novità che non ci possiamo perdere del tuo sito?

Da qualche mese ho lanciato “Scrivi L’Erotico”: propongo un’opera d’arte che non ha nulla a che fare con l’erotismo o la pornografia, e chiedo a chi vuole partecipare di scriverci un racconto erotico. Una sorta di conversione pervertibile di un oggetto che non lo è, per allenare il pepe che è in noi. Sono molto contenta di quello che sta venendo fuori, ci sono già i primi e le prime affezionat* e sono sempre sull’attenti, aspettando di partecipare. E i racconti finora scritti mi hanno entusiasmato parecchio. 

Il potere di Sailor Moon risiede nella tolleranza, nella solidarietà e nell’amicizia

Sailor Moon è stato il primo manga che ho acquistato nella mia vita. In edicola era in alto, sopra al gabbiotto dell’edicolante, tra le riviste porno assieme agli altri fumetti giapponesi. Tanto che mia madre mi proibì per un anno di comprarlo perché per associazione anche Sailor Moon doveva essere “osé” (usò proprio questa parola che da piccola non avevo mai sentito). Fu grazie alla combattente che veste alla marinara che scoprii gli shojo manga (fumetti per ragazze) ed il meraviglioso mondo del Giappone. Fino ad allora avevo guardato con passione inconsapevole i cartoni animati giapponesi (anime) iniziando con I Cavalieri dello Zodiaco, Ken il Guerriero, Lady Oscar, Georgie, È quasi magia Johnny, Il grande sogno di Maya, Mila e Shiro, Mimì e la Pallavolo. Sailor Moon però combatteva per salvare il mondo con stupendi abitini e accessori dai mille colori insieme alle guerriere Sailor ed il suo cartone era diventato presto il mio preferito grazie alla dritta di una mia amica di spiaggia. Anche mia madre lesse l’opinione della psicologa Vera Slepoj sulla quinta serie di Sailor Moon, secondo la quale avrebbe compromesso la sessualità dei bambini maschi in particolare. Provò a vietarmene la visione ma non so come la convinsi che non c’era nulla da temere, probabilmente argomentando che dato che ero già femmina non mi riguardava. E pensare che molti miei amici maschi lo guardavano perché nelle trasformazioni le sailor erano nude! Nel frattempo io leggevo il manga di Sailor Moon che era molto più “adulto” rispetto alla serie e sapevo a cosa si riferisse la psicologa. Il tipo di relazioni nel fumetto non erano quelle a cui ci abituavano i film degli anni Novanta. Perciò soprattutto all’inizio nel leggere queste sequenze in bianco e nero dove i personaggi avevano una libertà d’azione maggiore rispetto a Topolino mi sembrava di assaporare qualcosa di proibito. Non c’era nulla di pornografico, solo baci ed infatuazioni con persone dello stesso sesso, sia maschile che femminile. Il fumetto appartiene alla categoria degli shojo per ragazze quindi per codificazione non mostra scene di sesso spinte (ci sono eccezioni passate e moderne ovviamente). Comunque sia, sono sempre stata convinta che un cartone o un fumetto non possano risvegliare nulla che già non ci sia dentro di noi.

La mia collezione di Sailor Moon edito dalla Star Comics in Italia, Kodansha in Giappone

Il coniglio della Luna. Di questi tempi, ci vorrebbe più di una Sailor Moon, persone capaci di un amore sconfinato che salvano il pianeta dalla catastrofe. Perché il coronavirus sembra non aver insegnato nulla al genere umano. Nel manga Bishoujo Senshi Sailor Moon (La bella ragazza Sailor Moon) la minaccia proveniva dagli “alieni” che volevano impossessarsi della Terra e del regno della Luna (Silver Millennium) attraverso morte e distruzione. I personaggi sono mortiferi, più belli sono più decadenza nascondono, e vogliono il potere della combattente alla marinara perché guaritore. La storia creata da Naoko Takeuchi non è inventata di sana pianta ma trae ispirazione da un mito asiatico molto antico, quello del “coniglio della Luna” (tsuki no usagi in giapponese, Usagi Tsukino è il nome e cognome di Sailor Moon). L’originaria leggenda cinese risalente al 453 a.C. parla di una lepre (i conigli furono introdotti più tardi) chiamata anche di “giada”, la pietra più nobile per il Taoismo: è il compagno inseparabile della dea della Luna Chang’e e pesta in un pestello l’elisir di lunga vita. La credenza deriva dal fatto che i segni scuri distintivi della faccia visibile lunare fossero simili ad un leporide. Può essere visto chiaramente nel giorno di metà autunno (celebrazione asiatica) o il 15 agosto. Mamoru (Marzio) e Seya chiamano spesso Usagi, “odango-atama” (testa di odango) per le sue due crocchie bionde ai lati del capo molto simili agli gnocchi di riso bianco, tsukimi dango, mangiati durante il festival sopra nominato (l’autrice però dice che si è ispirata all’acconciatura corta in stile cinese che portava a scuola). Il coniglio era simbolo di lunga vita, si poteva trovare sugli abiti degli imperatori, ed è forse per questo che la principessa Serenity vive così a lungo. Una delle leggende più famose, sentita particolarmente da Beijing che gli ha dedicato una festa, è quella del Signor Coniglio che fu inviato da Chang’e in città sotto forma di donna per placare una pestilenza portando medicine. Queste fecero talmente effetto che gli abitanti lo sommersero di doni, ma l’animale preferiva indumenti e andava in giro vestito sia da donna che da uomo. Diversi attacchi di Sailor Moon coinvolgono il potere di guarigione, soprattutto nell’anime.

Chang’e con Yue Tu (coniglio della luna in cinese)

Gender ed orientamento sessuale. Il manga e l’anime di Sailor Moon sono due prodotti nettamente distinti tra loro, pure nello svolgimento della trama. Il fumetto è molto più libero dell’adattamento TV. Tutti i personaggi, compresi i cattivi, sono attratti da Usagi: lei è il centro del potere della nostra galassia. Qualcuno direbbe perché non il sole? In Giappone il Sole è una dea, Amaterasu, che ha litigato con Tsukyomi, dio della Luna, e gli ha voltato per sempre le spalle, quindi è probabile la Takeuchi abbia preferito non complicare troppo la storia. L’energia che emana Usagi proviene dal cristallo d’argento che risiede nel suo cuore e viene portato dentro la spilla della trasformazione appuntata sul fiocco della sua divisa. Pure per questa luce che emana, Usagi viene baciata dal pilota Haruka Ten’ou (Heles in italiano, Sailor Uranus), che è di sesso femminile ma le piace travestirsi da donna ed è in una relazione con la violinista Michiru Kaiou (Milena, Sailor Neptune). Takeuchi ha dichiarato che l’intento era proprio di creare una coppia lesbica. Seiya, donna trasformata in uomo e Sailor Star Fighter, nutrirà un amore non platonico per lei per tutta la quinta serie. E anche Usagi non è da meno. È affascinata da entrambi, per non parlare del suo interesse ammirato ed affettuoso per tutte le guerriere sailor. Sia nell’anime che nel manga all’inizio è combattuta tra la sua cotta per Motoki Furuhata (Moran), il gestore della sala giochi da lei frequentata, e il misterioso Tuxedo Kamen (Milord). Inoltre, quasi ogni guerriera sailor ha avuto una fascinazione per Haruka ed il trio Starlights, che si presenta sotto forma maschile ma nella trasformazione è donna. Haruka, Michiru e Setsuna Meiou (Sailor Pluto) adottano Hotaru Tomoe (Sailor Saturn) e costituiscono una famiglia diversa dalla norma. Anche tra i cattivi c’è una coppia gay, costituita da Zoisite (Zachar) e Kunzite (Lord Kaspar) nella prima serie, e Fisheye (Occhio di Pesce) nella quarta, un uomo che si traveste da donna per attirare le sue vittime (uomini).

Kunzite e Zoisite
Fisheye

LGBTQI+. Ooooh ma quanto è inclusivo, gender e gay friendly e poliamoroso, Sailor Moon! Calma, calma. Ci sono milioni di articoli in inglese ed italiano che celebrano questo punto di vista ma la mia profonda conoscenza della cultura giapponese mi costringe a dirvi che non è esatto. Il Giappone fino alla sua occidentalizzazione nell’epoca Meiji è sempre stato gay friendly dalla parte degli uomini più che delle donne, un po’ come nella Grecia antica. Pare che i monaci buddisti abbiano legittimato l’omosessualità e i samurai la praticassero con i loro accoliti. Nell’epoca Tokugawa, prima di quella Meiji, la sessualità della donna veniva celebrata però non i suoi rapporti con persone del suo stesso sesso. Con l’adozione dei costumi occidentali, i giapponesi hanno iniziato a non tollerare nemmeno quella tra gli uomini ed è stata vietata per un periodo (dal 1872 al 1880). Nel Sol Levante è normale idolatrare ed infatuarsi di studenti e anche lo scambio di baci e carezze tra persone dello stesso sesso. Oggigiorno il Giappone non criminalizza ufficialmente l’omosessualità ma ignora i problemi della comunità LGBTQI+. La rigidità conservatrice della società giapponese fa sì che le persone nascondino la propria sessualità per quieto vivere perché potrebbero essere licenziati, non fare carriera e allontanati dagli amici. A Tokyo la discriminazione sul lavoro in base all’orientamento sessuale è vietata per legge ma non nel resto del Paese. Le persone “diverse” vivono una vita difficile se fanno coming out oppure si suicidano. L’outing, ovvero rivelare l’orientamento di qualcun altro, nel Sol Levante è una problematica crescente e viene fatto senza consenso della persona interessata. Il matrimonio tra individui dello stesso sesso non è proibito né consentito. La circoscrizione di Shibuya a Tokyo, assieme a Setagaya, Sapporo, Takarazuka, la prefettura di Ibaraki e altre 20 località, ha autorizzato nel 2015 certificati per riconoscere le coppie di fatto. Il problema è che non hanno valore legale e il governo centrale non le riconosce.

foto: British Museum, The Guardian

Cross-dressing. Il cross-dressing è praticato da secoli in Giappone. Ciò che ci sembra strano, e ci poteva sembrare ancora di più negli anni Novanta quando è comparso Sailor Moon, nel Sol Levante è perfettamente normale e accettato. E non indica necessariamente l’orientamento sessuale di una persona o che questa sia transgender. In una scena famosa del manga Usagi chiede ad Haruka: – “Sei un uomo o una donna?”. Lei risponde: “Uomo, donna, perché dovrebbe avere importanza?”. Sailor Neptune spiega inoltre alla Regina Serenity che Sailor Uranus è “come un uomo e una donna in uno. Ha la forza di tutti e due i generi. È il suo vantaggio speciale come guerriero”. Il teatro takarazuka (solo attrici donne che interpretano anche uomini) si ispira all’idea originaria del kabuki che prima del 1629 era composto da sole femmine. Fu fondato da un uomo, un industriale, nel 1913, e Naoko Takeuchi ha ammesso di essersi ispirata a questa forma teatrale nella realizzazione del suo fumetto. La maggioranza dei fan del takarazuka è costituita da donne. La visione dell’anime sull’argomento travestitismo, transgender e lesbismo è ambigua. In una scena di Sailor Moon S le sailor disapprovano che Makoto (Sailor Jupiter) esca con Haruka. “Non importa quanto sia attraente, non posso credere che vada dietro alle donne”, dice Rei Hino (Sailor Mars) ma Minako le fa notare che anche lei legge una rivista di teatro takarazuka. Nell’undicesima puntata della stessa stagione Minako chiede ad Haruka riferendosi al fatto che lei sia una pilota di Formula 1: “Non hai mai desiderato di essere una studentessa normale? Non ti senti mai sola perché la felicità ordinaria è così lontana?”. La ragazza replica: “Non so esattamente cosa sia la felicità ordinaria ma non penso che la mia attuale personalità sia anormale. Ciò che sono adesso è ciò che è più vicino al mio essere corrente”.

Haruka e Makoto
Rei: “Non posso credere che vada dietro alle donne”.
Rivista takarazuka

Censura e nudità. L’anime è stato parecchio censurato nel mondo soprattutto per quanto riguarda identità sessuali, relazioni tra i personaggi, nudità e morte. In Italia Zoisite e Fisheye sono donne, le Sailor Starlights quando si trasformano chiamano le loro sorelle gemelle (questo cambiamento è avvenuto dopo la polemica della Slepoj). Haruka e Michiru sono migliori amiche. E la nudità è saltata o coperta da fermo immagine, da quella minima a quella massima dell’ultima puntata della quinta serie che è totalmente stravolta per non far vedere Sailor Moon e Sailor Galaxy nude. Quella di Sailor Moon è una nudità astratta. Ci sono accenni di seni e pube ma mai capezzoli o vulve perché il Giappone vieta di mostrare i genitali per legge in ogni manifestazione artistica (eccezion fatta per il festival shintoista della fertilità con falli giganti, il Kanamara Matsuri). I capezzoli definiti in genere nei prodotti per ragazze non vengono mostrati. In sostanza, nelle trasformazioni il nudo viene mantenuto perché quasi celato dai colori sgargianti, nei casi specifici viene eliminato per la tonalità rosa che richiama la pelle vera. Anche nella puntata originale della terza serie in cui Chibiusa viene molestata da un bambino, Shinnosuke, che le vuole far vedere il pene, si vede soltanto che questo si toglie le mutande e la reazione scioccata della bambina. Gli altri tipi di nudità sono in relazione ad onsen (bagno termale) o ofuro (vasca da bagno di casa), situazioni fortemente culturali che alcuni Paesi hanno eliminato nelle loro versioni. In Giappone prima dell’arrivo degli occidentali era perfettamente normale andare in bagni termali dove donne e uomini erano nelle stesse stanze. Con la separazione di genere negli anni Cinquanta anche i giapponessi sono diventati più pudichi.

Mamoru visto nudo da Rei corre nella vasca per nascondere le parti intime
Sailor Moon nell’ultima puntata della quinta serie
Sailor Galaxy e Sailor Moon a fine battaglia nella quinta serie

Femminismo. Da qualche parte ho letto anche che Sailor Moon sarebbe femminista. La connotazione è data dal fatto che per la prima volta una maghetta del genere maho shojo (ragazza magica), invece di fare piccoli incantesimi per aiutare i propri amici in difficoltà o loro stesse, salva il mondo dalla distruzione conferendole quindi un ruolo principale, importante nella narrazione interna ed esterna al manga. Le guerriere sailor, inoltre, sono quasi tutte indipendenti tranne Usagi e Hotaru. L’indipendenza anche adolescenziale, il senso di responsabilità non è una questione di emancipazione di genere in Giappone: tutti sono educati a cavarsela da soli sin da piccoli e alle superiori possono essere impiegati in lavoretti part-time. Nel manga Usagi è gelosa di Mamoru (Marzio) solo nei confronti di Chibiusa (chibi-usagi, piccolo coniglio), che è loro figlia nel futuro, perché riceve più attenzioni dal ragazzo e la combattente è profondamente insicura di sé stessa quindi ha bisogno di ricevere rassicurazioni continue sulla sua importanza. Nell’anime la situazione è peggiore. Usagi è gelosa di chiunque si avvicini a Mamoru, salvo poi farsi anche lei i fatti suoi. Litiga con Rei diverse volte, anche lei interessata al suo fidanzato, e ficca il naso ovunque. Sempre nel cartone, l’amica di Chibiusa, Momo-chan, ammira il rapporto tra Usagi e Mamoru e la guerriera le dice: “Sono sicura che troverai un ragazzo che ti farà sentire in quel modo quando crescerai”. L’anime è pieno di stereotipi sulle aspirazioni femminili, in vari episodi tutte e cinque le combattenti si fermano estasiate davanti agli abiti da matrimonio come se rappresentassero il coronamento di un futuro non troppo lontano. Non ci si fida nemmeno troppo degli “uomini”. Il gatto Luna ammonisce così Usagi su Seiya che viene a trovarla a casa mentre è da sola: “Un affidabile poliziotto potrebbe improvvisamente tramutarsi in un lupo mannaro!” Per non parlare della body positivity, che ricalca lo spirito dei primi anni Novanta in cui era totalmente assente: Usagi viene più volta criticata per la sua presunta grassezza. Nel manga le guerriere sailors invece sognano di fare i loro lavori preferiti, avere un fidanzato, anche se Rei e Minako sanno benissimo che non accadrà nulla di ciò perché hanno un compito più grande: proteggere Sailor Moon per sempre. Gli unici valori femministi sono l’amicizia e la solidarietà tra donne. Nel fumetto l’amicizia viene prima dell’amore e l’unione fa la forza. Sailor Moon non sarebbe la stessa senza l’affetto che la circonda e questo è un bellissimo messaggio. Non è “salvata” solo dall’amore di Tuxedo Kamen ma soprattutto da quello delle sue compagne di battaglia.

Mamoru e Usagi
Rei e Minako nel manga

Manga e società giapponese. Non bisogna dimenticarsi un fatto importante: i manga moderni sono strumenti di evasione in Giappone. Sono pieni di cross-dressing, equivoci, fraintendimenti, incesti, pornografia, pedofilia suggerita o ostentata, perché è uno dei pochi posti in cui una società repressa nei gesti e nelle espressioni sessuali può sfogarsi. Così negli shojo, fumetti indirizzati a ragazze dagli undici ai diciotto anni, queste possono fare quello che vogliono finché non arrivano all’età da matrimonio o ad avere un lavoro. Difatti i josei, per giovani donne adulte, hanno tutto un altro tono. Gli amori sono molto più eterosessuali e le loro vite più inquadrate anche se l’elemento romance o stravagante c’è spesso. 50 Sfumature di Grigio fa le scarpe ai josei: un plot tipico è l’uomo d’affari che dispone della giovane recluta (office lady). Nei maho shojo le rivali delle giovani eroine sono spesso donne in carriera per far capire che è un ideale negativo da non perseguire. Fino a qualche anno fa in Giappone la percentuale di donne che si sposava e non tornava a lavoro era superiore a quelle che rimanevano a lavorare. L’anno scorso però il numero di donne lavoratrici è salito a 30 milioni anche se la struttura gerarchica delle aziende è difficile da abbattere. Sailor Moon, comunque sia, è il buon punto d’arrivo di una strada spianata negli anni Settanta dalle autrici nate nel 24esimo anno dell’epoca Showa (1949, tra le quali Moto Hagio, Keiko Takemiya, Yumiko Oshima) che introdussero negli shojo i generi sci-fi, storico, rosa, avventura e cominciarono a parlare di genere e sessualità. Il poema del vento e degli alberi (Kaze to Ki no Uta) di Takemiya descriveva per la prima volta l’amore tra due ragazzi dello stesso sesso, che desiderano essere indipendenti e non oggetti di cui innamorarsi. Tuttavia, il genere Yaoi (amore tra ragazzi) è fatto per femmine etero cisgender perché rispecchia le stesse dinamiche dell’amore eterosessuale. E viceversa vale per gli Yuri con fan maschi etero cisgender. Negli ultimi anni però sono stati creati dei fumetti LGBTQI+ dalle voci più autentiche.

Kaze to Ki no Uta di Keiko Takemiya

Ma se Sailor Moon non è tecnicamente LGBTQI+ friendly, poliamorosa e femminista cosa le rimane? L’interpretazione che ognuno gli dà, visto che si tratta in primis di un’opera di fantasia. L’amicizia, l’amore e la tolleranza per il diverso sono valori presenti e innegabili nella storia di Naoko Takeuchi. Sailor Moon è una guerriera sbadata, maldestra, svogliata, dormigliona ma si preoccupa per gli amici e c’è sempre nel momento del bisogno. Regala una fiducia sconfinata alle persone andando spesso contro i giudizi facili degli altri. Sa vedere la vera essenza della gente ed è accompagnata da un’inguaribile speranza. “Non provate disperazione! La fine è sempre accompagnata dalla speranza e dalla rinascita! Sei tu che produci questo, Super Sailor Moon!”, esclama Sailor Saturn nella terza serie del manga. Dovremo tutti avere più fiducia nel mondo ed attivare le spille della trasformazione per cambiarlo nel nostro piccolo.

Sailor Moon nella quinta serie del manga

Perché non mi piace il sexting

“Vorrei ficcare il mio cazzo nella tua fica grondante”, oppure frase più poetica, “Desidero far scivolare il mio pene nella tua vagina succosa e farti venire come una fontana di champagne caldo”. C’è chi adora i termini “cazzo” e “fica” perché gli ricordano il porno e richiamano di più la ciccia, e chi li trova volgari e preferisce le definizioni anatomiche ufficiali. Si tratta di classici messaggi di sexting, che da qualche anno si chiama così ma più di un decennio fa andava fortissimo sul web nelle chat hard e quando sono nate le app come WhatsApp il discorso si è spostato sui nostri cellulari. I soggetti che avviavano questi tipi di chat su internet avevano due caratteristiche fondamentali: eri sicuro che non li avresti incontrati mai e che in caso contrario non avrebbero corrisposto con le azioni le caratteristiche della loro fervente scrittura.

Ranker.com

Guess what? Rispetto a ieri lo scenario di oggi non è cambiato. Molti di loro adesso hanno un nome e cognome (a meno che non si stia su Telegram e simili) ma il modus operandi è lo stesso. Tutto fumo niente arrosto. Sono una veterana del sexting, mio malgrado. All’inizio dei miei vent’anni (se non prima, non ricordo) conobbi un tipo su internet che mi diede il suo contatto MSN, un servizio di chat che si poteva installare sul proprio computer, che all’epoca era simile a WhatsApp. Subito si creò una discrepanza. Io volevo vederlo subito, lui temporeggiava e col tempo mi propose di eccitarci a vicenda tramite parole, foto o video. Poi quando finalmente ci incontrammo non seppe azzeccare l’apertura giusta. Per me era la prima volta e mi disse che era colpa mia: secondo lui ero “frigida” perché non ero abbastanza lubrificata e lui non era riuscito ad entrare. Purtroppo ero anche innamorata, mi fece soffrire volutamente e preferì altre ragazze a me. Lo lasciai perdere ma lui ciclicamente tornava a rompermi le scatole fino a che qualche anno fa non mi telefonò per dirmi che mi amava e voleva uscire con me. Penso non stesse tanto bene di testa. Non mi scorderò mai quanto tempo ho perso a fare sexting con lui a vuoto senza un reale riscontro sulla realtà.

Un tipo conosciuto su Badoo, alto, bell’uomo dai capelli lunghi, folti, mossi mi chiamava solo per sexting. Il particolare straordinario è che si eccitava da solo. Incominciava a scrivere e io potevo anche essere monosillabica, lui continuava come se fosse in un monologo. Per quanto lo trovassi affascinante, a poco a poco il mio interesse si eclissò. Era sempre in giro con qualcuna e quando ci siamo visti è riuscito solo a masturbarsi e a fare poco altro (ovvero stringermi un capezzolo ai limiti del dolore). Un altro era impegnato e, nonostante un’attrazione folgorante e molto sexting con voli pindarici, al dunque è stato deludente. Pensava esclusivamente al suo piacere ed era un gentleman solo di facciata. La lista continuerebbe, ma questi sono gli episodi più significativi.

È vero che il sexting aumenta la voglia ma è un fuoco di paglia se non ci si può vedere. Si rimane frustrati col proprio orgasmo del quale l’altro è stato partecipe solo a metà. Per non parlare del timing. Quante volte ho finto di essere eccitata o di essere venuta quando in realtà non era vero! E chissà che non abbia simulato anche il tizio dall’altra parte del cellulare! Mi è capitato di impegnarmi tantissimo con le parole senza avere un atteggiamento equivalente dall’uomo di turno. Inoltre, non è affatto detto che chi è bravo con la favella sia un mostro del sesso. Anzi! Spesso tutto il contrario. La “letteratura” non sopperisce al savoir faire fisico. La vera sensualità si esprime con il corpo. Alle persone d’azione non piace perdere tempo con un lungo o breve esercizio di stile. Adorano la concretezza della carne. Che sollievo incontrare degli uomini a cui non fregava nulla di intrattenerli o essere stimolati in continuazione! Preferire il sexting al sesso, salvo in una situazione di quarantena o di distanza, è una spia di qualcosa che non va: un’insicurezza sessuale, essere già impegnati con qualcuno o essere consoni ad oggettificare una persona.

Adoro esibirmi però ad un certo punto diventa un lavoro. Soprattutto se ci si accorge che l’impegno non è condiviso o si dà di più di quello che si riceve in quanto a materiale eccitante. Dopo un po’ ci si stufa di intrattenere o dover essere sempre performanti perché si viene considerati corpi, non persone. Nella cultura della performance, dove bisogna sempre essere attivi, desiderabili e gagliardi si può creare pure una certa ansia da prestazione nello scrivere messaggi hot. “Sarò stata abbastanza eccitante? Oddei, che ho detto, no, questa roba non la so fare, sicuro non gli piace”. Questa incertezza mentale non traspare su foto e video ma accade. Il lato positivo è che se si ricevono apprezzamenti entusiasti non può che fare bene all’autostima e renderci maggiormente sicuri di sé. Alla lunga logora. Basare un rapporto anche a distanza sul sexting non è salutare.

L’effetto collaterale di essere stata abituata a fare sexting da uomini che non sapevano fare altro è che l’ho interiorizzato. In passato ho pensato automaticamente che a tutti di default piacesse in una certa misura e che determinate esternazioni fossero approvate per forza. “Mi sono toccata pensando a te, ho pronunciato il tuo nome nel mentre” e così via. Oppure che per mantenere costantemente interessato un uomo dovessi eccitarlo con sexting, foto, video. Non che non mi piaccia ma spesso mi accorgo che lo sento come un obbligo e forse ciò mi è derivato da esperienze che non sono state il massimo (come negli esempi sopra). Se qualcuno vuole fare sexting con voi, non sentitevi in dovere di farlo e, in particolar modo, non vi imbarcate per paura che nell’altro diminuisca l’interesse sessuale o sentimentale nei vostri confronti come è successo a me. Non c’è un modo giusto per intrattenere col sexting o un elenco di cose da fare e non fare, le due linee distanti possono incontrarsi in un mood perfetto oppure non incastrarsi di continuo. Ma non significa nulla. La spontaneità deve fare da padrone. Altrimenti è un qualcosa di meccanico privo di passione che fa salire solo il nervoso. Dosare con cura e non abusarne.

Ranker.com

Negli abissi del Deep Throat: tutto quello che articoli e tutorial non vi hanno mai detto

AVVERTIMENTO: Tutto quello che leggerete è frutto di esperienza personale e ricerca. Non sono un medico ed ognuno è diverso. Considero il deep throat una pratica acrobatica-circense non fondamentale per il piacere del partner. Nessuno deve essere costretto a fare qualcosa che non piace. Usate sempre il preservativo.

Uno dei miti più famosi del mondo antico, la storia della morte e rinascita di Osiride, è spesso associato ai racconti sull’origine della fellatio in articoli in inglese e in italiano. La dea Iside doveva ricomporre il suo sposo, Osiride, fatto a pezzi dal fratello Seth, e l’ultima parte che le mancava era proprio il pene che ricostruì d’argilla e gli infuse vita succhiandolo. Questo però non è il mito originale degli egiziani, in cui il pene fu trovato e rimesso a posto, ma è solo la versione di Plutarco, storico greco, che lo riscrisse per spiegare la diffusione del culto di Osiride nella città di Byblos e scopiazzò dalla favola egiziana antica Storia dei due fratelli, dove Bata tagliò i suoi genitali per dimostrare la sua sincerità al fratello Anpu che l’aveva accusato di aver sedotto la moglie. Verificate sempre le vostre fonti, se potete. Un dato di fatto che vale come non mai per il deep throat (gola profonda), chiamato in italiano “soffocotto” o “soffocone”, di cui ne ho viste di tutti i colori sul web mentre mi allenavo a farlo.

Non c’è una storia specifica per la gola profonda. Il termine compare per la prima volta nell’omonimo film del 1972 di Gerard Damiano: Deep Throat (in italiano la versione non censurata si chiama La vera gola profonda). Fu etichettato “Porno-Chic” dal giornalista del The New York Times, Ralph Blumenthal, in un articolo del gennaio del 1973 (articolo originale qui). Il film in effetti contiene delle scene di sesso molto soft per noi che siamo abituati ai criceti fantasisti del porno mainstream e risulta molto elegante, ironico e abbastanza creativo. I rumori degli atti sessuali sono coperti dalla musica e l’orgasmo della protagonista, Linda Lovelace (Linda Susan Boreman), è rappresentato da campane, razzi e fuochi d’artificio. Il dettaglio più scandaloso non era però il deep throat per la cultura americana ma il nominare la clitoride e il posizionarla in gola in una società dove ancora l’unico piacere concesso alla donna era tramite il sesso penetrativo. Linda confessa alla sua amica Helen (Dolly Sharp) che non riesce a raggiungere un orgasmo pieno, quindi va dal dottore Harry Reems (Herbert Streicher) che le toglie la fissazione tramite una suggestione: le fa aprire la bocca e finge di individuare la sua clitoride in fondo alla gola. Il solo modo per avere un orgasmo per lei è attraverso il deep throat. Lei si convince di averla quando orgasma per la prima volta col pene in bocca di Harry e lui la assume come “fisioterapista” per i suoi pazienti maschi.

Deep Throat, 1972

Il film incassò 600 milioni di dollari perché la sua estrema popolarità portò la censura a proibirlo e addirittura a processare Harry Reems e chiuderlo in carcere per qualche anno. Linda Lovelace scrisse quattro biografie, due dove esaltava l’amore libero, e altre due, in cui diceva di essere stata costretta dal suo marito di allora Chuck Traynor a recitare nel film con una pistola puntata alla tempia. Anche se si sottopose alla macchina della verità per la verifica delle sue affermazioni, l’ipotesi della pistola non pare essere stata confermata da nessuno. Ciò che è vero è che Chuck la picchiava e un livido sulla coscia sinistra è visibile nella scena iniziale della piscina. L’idea che mi sono fatta di Linda è che fosse una persona molto influenzabile, che andava a seconda della corrente del momento. Nei primi anni Settanta era peace and love, nella seconda metà il femminismo radicale prese piede e lei cavalcò l’onda. La pellicola non rese particolarmente ricco nessuno dei partecipanti perché era un prodotto della mafia che si accaparrò la maggioranza dei proventi. Il suo merito fu di legittimare il porno come un genere che poteva avere anche una trama (fino a quel momento i porno in USA erano ammucchiate proiettate agli addii al celibato o feste private). Io l’ho apprezzata perché è fresca, ironica, creativa e contiene anche un bel cunnilingus a Helen (Dolly Sharp) molto femminista, dove lei con tranquillità si fuma una sigaretta mentre viene.

Tuttavia il deep throat che si vede nel film non è quello vero. A Linda succede solo una volta verso la fine di colare dal naso, nella gola profonda reale invece ci si trasforma in una cascata di saliva e muco nasale. Nella pellicola non si ode il rumore del pene che raggiunge l’epiglottide e va oltre. Mi dispiace ammetterlo, ma non è una pratica che possono fare tutti, perché molto dipende da tonsille e conformazione della gola o del pene. Se non avete problemi particolari di reflusso, di ernia iatale e altre patologie legate all’esofago e allo stomaco, potete allenarvi a farlo perché spesso non è un atto che viene naturale. Dato che ognuno ha un corpo in un modo, ciascuno troverà la propria tecnica a seconda del pene che ha davanti. Per esercitarsi sconsiglio di usare cibo come banana o zucchina e nemmeno lo spazzolino, tutto ciò che non ha una base alla fine, è bandito. Dovete essere in grado di tenere l’oggetto o che si regga da solo per non strozzarvi. L’ideale è un dildo realistico con base a ventosa. Legatevi i capelli se li avete lunghi o danno fastidio, mettetevi qualcosa di comodo ed iniziate ad allenarvi attaccando il dildo ad una superficie . Contro il muro è quello che mi è sembrato più facile, ma potete provare aprendo la bocca e facendolo scendere dall’alto (più difficile da soli) o attaccandolo al bordo del lavandino chinandovi (media difficoltà).

Aprite la bocca tirando fuori la lingua il più possibile e provate ad andare a fondo rilassando i muscoli della gola senza usare le mani (se vi capita però un pene reale grande e lungo, usatele). Per la maggior parte di noi, il gag reflex (il riflesso faringeo), è assicurato, dato che ha il compito di non farci strozzare. Per questo, soprattutto se siete molto sensibili, dovete allenarvi almeno tre ore dopo il pasto oppure a digiuno la mattina (ma sono sicura che lo spirito di abnegazione non sia tanto comune!). Così quando arriva il conato potete superarlo senza aver paura di vomitare o di ruttare (succede). Il riflesso faringeo non si elimina ma si può allungare la soglia di resistenza. Andateci piano, non siate impazienti, se no vi fate male. Ogni giorno si può guadagnare un centimetro nell’affondo, è necessaria calma e pazienza. La posizione ideale se si dona il deep è quella da inginocchiati su un lato del letto con il tipo disteso accanto. Si può stare di fianco o sopra. Oppure la classica con il partner in piedi e l’altro davanti con le ginocchia possibilmente su un cuscino. Ricordatevi che i peni possono avere una curvatura quindi non si sta mai completamente dritti con la bocca.

Quello per cui vi allenate è il deep throat da dare al vostro interessato, che deve stare fermo e non muoversi, solo subire. Ci sono numerosi dibattiti sul fatto che si respiri o meno nel mentre. Per iniziare si respira dal naso e non dalla bocca perché il pene va ad ostruire il canale. Nel momento esatto in cui si svolge, che dura qualche secondo, non si respira. Le pornostar specializzate possono arrivare fino a 19-20 affondi in quella posizione, noi comuni mortali che non lo facciamo di mestiere, dopo il primo mese di allenamento più o meno costante possiamo arrivare ad una decina o poco più. I tutorial presenti su Internet non sono affidabili, l’unica persona che mi sento di consigliarvi è Heather Harmon “Brooke”, una porno attrice, che nei primi anni 2000 creò il sito Ideepthroat (non più online, leggete la sua storia qui) che conteneva video e tutorial via webcam su come fare la gola profonda e porno a riguardo. How to deep throat lo trovate adesso su PornHub. Non vi fissate sulle performance delle attrici: loro lo fanno di mestiere, noi no. Con la costanza, si raggiungono risultati.

Heather Harmon in How to Deep Throat

Il deep throat subìto è un’altra storia. Voi non dovete fare nulla, solo stabilire prima una parola d’ordine o un gesto per comunicare quando dovete respirare, spalancare la bocca, tirare fuori la lingua e stare fermi. In questo caso è necessario che il partner attivo sia il più possibile collaborativo: meglio se è un compagno o un amico molto stretto. Perché vi deve volere un minimo bene ed essere attento a ciò che fa. Nonostante questo, non è detto che non possano succedere incidenti. Se ad esempio il tizio va a raspare contro la gola o l’esofago, il giorno dopo avrete fastidio oppure può accadere di avere un po’ di reflusso, a seconda della forza impiegata. Tutte conseguenze che se ne vanno dopo un giorno o due (se vi dà noia, caramelle, spray per la gola o maalox fanno il loro dovere). Lavatevi bene i denti e assicuratevi di non avere gengiviti o ferite in bocca, anche se c’è il preservativo dovete stare attenti. La posizione migliore è quella del “mangiatore di spade”, che ho ribattezzato “della pigrizia”, con il portatore di pene in piedi, una variante dell’over the edge (oltre il bordo) dove lui sta seduto. Distendetevi con la testa oltre il bordo del letto o di un tavolo e state immobili. La persona sopra di voi fa tutto il lavoro. Letto e tavolo è meglio che abbiano un’altezza fattibile, altrimenti la “povera bestia” performante si sforza troppo. Un’altra posizione è quella del mangiatore di spade e il classico 69, se al tizio piace il cunnilingus e la vostra vulva (due binomi che non sempre vanno a braccetto). Infine c’è quella frontale inginocchiati davanti al pene che vi ho già nominato.

Perché piace così tanto? La risposta scientifica è che il cavo orale in fondo si restringe portando la punta del pene a rimanere occlusa tra pareti di tessuto molle. Un senso di avvolgimento È come se la bocca fosse una seconda vagina. E non solo. Molti adorano la sensazione del loro pene che attraversa in su e giù l’esofago e appoggiano spesso una mano sulla gola per avere l’illusione di sentirsi il loro membro grosso e potente. Ad alcuni fanno impazzire i conati, l’impressione che l’altro si soffochi, tenere leggermente stretta la gola, in una sorta di sadismo controllato, ad altri fa gioire il dominare. Un elemento che può indurre fuori di testa è la quantità spropositata di saliva che produce l’andare così in profondità e costituisce un lubrificante naturale. È probabile che infonda eccitazione perché si immagina che la saliva sia sperma. A questo proposito, se vi capita che vi venga dentro, non dovete temere di soffocare, al contrario, non sentirete nulla. Sotto questo aspetto è deludente, casomai vi piaccia ingoiare lo sperma. Le donne amano o odiano il deep, ma non si inizia mai con un’idea precisa. L’amore viene strada facendo. A me è successo col tempo di apprezzarlo. Diverte, eccita e fa quasi venire fame, ma non di cibo. Il deep throat non è un atto spontaneo da fare al primo che capita, se non si è esperti. È una performance acrobatica che richiede senso del controllo e fiducia. Se fatto correttamente, non si sente nulla alla gola, ma non è sempre la norma. La persona che adora la gola profonda, non accetta simulazioni.

American Horror Story – Coven (2013)

È un’esperienza da provare. L’allenamento può essere divertente ed eccitante una volta imparato con voi che inviate video e selfie dei vostri progressi alla persona interessata (meglio allenarsi constantemente col dildo perché il pene è spesso soggetto al fuoriuso). Fa sicuramente sentire un po’ pornoattrici o pornoattor*, è il sogno e la fantasia segreta di molti che diventa realtà, quindi che aspettate? Emettete un bel respiro profondo e tuffatevi dal trampolino!

THE END…and deep throat to you all!*

*citazione Deep Throat (1972)

Clara Campi non è femminista ma…spiega perché è necessario esserlo nel suo primo esplosivo libro

È uscito il libro “Non sono femminista, ma…” dell’attrice e stand-up comedian Clara Campi, edito da Edizioni Underground? Il volumetto, disponibile online e da ordinare in libreria, è una raccolta di aforismi social “intensi e profondi”, sketch trasformati in racconti inediti, stralci di una rubrica irriverente che Clara tiene in un’inaspettata rivista di gossip ed infine una sorta di biografia-confessione di com’è fare la comica in Italia ed essere in contemporanea una rappresentante del sesso femminile. Clara non ci vuole convincere direttamente di essere femministe ma attraverso la sua esperienza capiamo che non c’è alternativa. Bisogna difendere i propri diritti e reclamare l’uguaglianza tra i sessi per ottenere rispetto ed essere lasciate in pace dall’invadenza di un patriarcato sempre più insopportabile. Clara riesce a colpi di risate, pungente sarcasmo, ironia e autoironia a portarci a questa importante scoperta e necessità allo stesso tempo.

Come mai hai deciso di scrivere un libro?

Avevo già collaborato con Edizioni Underground? in passato, partecipando come una della autrici a “Rabbia”, una raccolta di testi, appunto, sulla rabbia e a diversi eventi live, in cui avevo letto anche altri miei scritti. Loro si sono dimostrati interessati a pubblicare il mio libro, una raccolta di testi satirici su femminismo e dintorni, e quindi eccoci qua!

Gli aforismi da social presenti all’inizio del volumetto hanno ricevuto dei commenti emblematici?

Quello che dice: “Dobbiamo ammetterlo: la sindrome premestruale altera il nostro umore. Per quei tre o quattro giorni al mese diventiamo aggressive, rabbiose e ipersensibili alle critiche. Praticamente, degli uomini”, mi è costato un blocco su Facebook per “istigazione all’odio”. Vorrei ancora capire dove cavolo sia questa istigazione, ma evidentemente qualche uomo si è sentito ferito nell’orgoglio e ha scatenato le segnalazioni selvagge, comportamento isterico che non fa altro che confermare la battuta.

Clara Campi

Sul serio il tuo profilo è stato bloccato su Facebook per aver detto che tutti si preoccupavano della nuova Meghan Markle-Yoko Ono e ignoravano completamente lo scandalo sessuale del principe Andrew ben più grave? 

Sì, blocco di un mese, e solo pochi giorni dopo la fine del blocco precedente. La motivazione era: “Il post viola i nostri standard della community in materia di sfruttamento sessuale di adulti”. Chiaramente ho chiesto una verifica ma non hanno mai risposto. Tra l’altro il post era su Meghan, che tutti stavano insultando per aver “costretto” il marito ad allontanarsi dalla monarchia. Su Andrew ho solo detto che non si parla mai di lui che aveva giri loschi con il finanziere Jeffrey Epstein. Sono rimasta senza parole.

Nella tua interessante biografia scritta alla fine del libro riveli uno spaccato crudo della vita da comica in Italia: emarginata ed esclusa da ogni rassegna perché femminista parlante di sesso e sessualmente attiva. Com’è la situazione adesso, è cambiato qualcosa per te e per le altre in questi ultimi anni?

Ci sono più donne comiche, questo è molto positivo, anche perché piano piano stiamo iniziando a prendere in mano noi l’organizzazione di alcuni eventi. Per il resto, non mi sembra cambiato granché.  Vedo un sacco di token representation (rappresentazioni inclusive per finta): alle rassegne bisogna sempre “chiamare una donna”, ma non fa differenza quale, serve una donna per non farsi accusare di sessismo. Però deve essere una che sul palco non parli di sesso o di cose che danno fastidio, eh.

Quali stand-up comedians donne oltre te consiglieresti agli altri per farsi una cultura?

Chiaramente Sarah Silverman e la compianta Joan Rivers. E sono recentemente diventata una grandissima fan di Ms Pat. Per la scena italiana, consiglio di andare ad eventi live, ci sono un sacco di giovani comiche promettenti in giro.

Dal tuo racconto si capisce che piano piano sei dovuta diventare femminista per forza, per difenderti e lottare in un mondo maschile e patriarcale. Secondo te, cosa manca ancora al femminismo italiano per far sentire in modo più marcato la sua voce?

Coesione. Stiamo sempre lì a litigare tra noi perché la pensiamo diversamente su sciocchezze, mentre invece dovremmo essere più compatte e focalizzarci sulle cose importanti davvero. Dovremmo tutte lavorare più attivamente per sostenere le altre donne, anche quando non siamo al 100% d’accordo con loro. Se no non ne usciamo più.

Esistono persone che ti hanno detto di aver cambiato idea su femminismo e sesso dopo i tuoi spettacoli?

Sì! Uomini, di solito. Mi capita anche più spesso di ricevere messaggi di ragazzi che hanno iniziato a seguirmi per via di Paolo Noise, dj, conduttore radiofonico e produttore con cui ho collaborato ad alcuni video. Mi dicono che all’inizio era solo per l’aspetto fisico, poi però hanno continuato perché trovano interessanti gli argomenti che affronto e il modo in cui lo faccio. Queste sono le cose che mi danno più soddisfazione.

Il volumetto contiene qualche pezzo della rubrica che scrivi per una rivista di gossip. Hai ricevuto qualche riscontro dalle persone che la leggono?

Ricevo spessissimo riscontri dagli articoli, ma non direttamente dal giornale, bensì quando pubblico la foto dell’articolo sui miei social. Insomma, potrei saltare un passaggio e pubblicare direttamente sui social, ma farebbe meno figo.

Riferisci di essere stata insultata in tutti i modi possibili ed immaginabili. Come si affrontano le molestie verbali sui social e dal vivo?

Sui social, sicuramente ignorando. Io però a volte mi impunto a rispondere. Ho da poco trovato una tecnica: rispondere con lo stesso tono che loro stessi utilizzano nei confronti delle donne. Invece di star lì ad argomentare (cosa inutile perché non hanno nessuna intenzione di cambiare idea), rispondo con cose tipo: “Ma come sei acido, fatti una scopata!”. Li confondi, non sanno più come reagire. In genere non rispondono più, a volte la prendono con sportività, rispondendo cose come: “Questa mi è piaciuta”. In ogni caso, funziona. Lo consiglio a tutte. Dal vivo la situazione è più problematica, andrebbe affrontata caso per caso, purtroppo. Non me la sento di dire “cosa fare” a chi subisce una molestia, preferirei dire a quelli che le fanno di piantarla.

Prossimi spettacoli e progetti.

Grazie alle ordinanze restrittive, viviamo nell’incertezza. Consiglio a tutti di seguire la mia pagina Facebook dove pubblicherò gli eventi mano a mano che vengono confermati!

Love Music è lo sketchbook che catapulta a suon di musica nel disegno erotico di Elena Ominetti

A marzo esce Love Music, sketchbook erotico della fumettista marchigiana Elena Ominetti, edito da Cappuccino ExPress. Il nome deriva dal fatto che i disegni in bianco e nero sono stati concepiti con l’ascolto della musica e sono stati influenzati da essa, e si trattava di esercizi per riscaldare la mano. Sono ispirati al titolo di una canzone o ad una parte del suo testo e non tutte le canzoni sono a sfondo erotico o sessuale. Il primo disegno che Elena ha realizzato è Fat Bottomed Girls dei Queen, in cui una donna si sta sfilando le calze con il sedere all’insù rivolto verso il pubblico. Nello sketchbook ogni disegno è accompagnato dal titolo del brano senza il nome dell’artista per invogliare ad andarlo a cercare da soli, i testi non sono citati per questione di diritti d’autore. Alcune canzoni presenti nei trentasei sketch sono: Dancing Barefoot di Patti Smith, Cactus Tree di Joni Mitchell, Bad Things di Jace Everett, Son of a Preacher Man di Dusty Springfield, Tunnel of Love dei Dire Straits.

Elena registrerà un podcast con la playlist delle canzoni di Love Music sulla webradio NFO – No Fade Out. Il libro sarà presto disponibile via ordine online su  http://www.cappuccinoexpress.org e nelle prossime fiere nelle quali Elena sarà ospite: la prossima è Elpicomics (6-7 giugno).

Girls wanna have fun

Questo è il tuo primo progetto erotico, ne hai in mente degli altri per il futuro?

Sì, sto preparando un progetto personale non commissionato da nessun editore perché mi piacerebbe lavorare nell’ambito del fumetto erotico, soprattutto nel mercato francese, dato che è più aperto rispetto a quello italiano. È una serie di pagine a fumetti dimostrative che presenterò come portfolio a vari editori. Ci saranno storie brevi di vari generi erotici.

Qual è il tuo rapporto con l’arte erotica?

Ho iniziato a leggere fumetti molto presto ma non Topolino come tutti possono pensare. Mia madre comprava la collana Euracomix disegnata da autori argentini per adulti e io la leggevo di nascosto. Uno dei miei autori erotici preferiti, sia per la qualità del disegno sia per le situazioni interessanti che riesce a creare senza essere pornografico, è Horacio Altuna, uno dei più importanti fumettisti sudamericani. Degli italiani mi piace Paolo Eleuteri Serpieri. Un fumetto erotico-umoristico che mi ha influenzato tanto dal punto di vista delle situazioni è Chiara di Notte di Jordi Bernet. Per quanto riguarda lo stile di disegno, leggevo molto Milo Manara e l’illustratore Luis Royo. Sono stata molto influenzata da quest’ultimo per come vengono rappresentate le donne nelle loro espressioni.

Che cosa avevano di particolare?

Secondo me, non tutti gli autori riescono a dare un’idea chiara di quello che prova la donna in un determinato momento. Lo sguardo maschile spesso si riflette sui volti del sesso femminile. Luis Royo ritrae le donne, soprattutto negli ultimi lavori, in espressioni in cui si possono ritrovare. Altri artisti sono più voyeuristici e l’immedesimazione nel personaggio non avviene.

Fat Bottomed Girls

Ci sono autrici femminili nell’erotico?

Certo. In Italia abbiamo Giovanna Casotto. Paradossalmente ho meno familiarità con i fumetti disegnati da donne, pur se ne sto scoprendo abbastanza adesso. Ed è più facile avere accesso e reperire autori di genere maschile piuttosto che femminile.

I fumetti erotici sono anche pornografici?

Sono sia erotici che pornografici. I fumetti francesi sono piuttosto spinti, uno molto eccitante è Esmera, degli autori Vince e Zep. Per il grande pubblico, i fumetti pornografici più famosi sono gli hentai giapponesi, estremamente espliciti (anche se vulve e peni non sono rappresentati per censura), esagerati sia nelle forme che nelle scene, e stanno influenzando il mondo del fumetto occidentale, anche nello stile. Ora va tantissimo di moda il furry con animali antropomorfi e sessualizzati.

Son of a Preacher Man

Qual è il compito dell’arte erotica?

Deve eccitare, non importa con quali espedienti.

Quali elementi possono suscitare l’eccitazione?

È soggettivo. Ciò che mi eccita personalmente nel fumetto erotico non è tanto la storia quanto la morbidezza del segno. Se la trama è intrigante, ma il segno è troppo grezzo e squadrato non mi parte il neurone dell’erotismo nel cervello come quando vedo un tratto sinuoso. Ci deve essere inoltre una specie di colpo di scena o sorpresa che non ci si aspetta per scatenare l’eccitazione.

Sexual Healing

Che qualità bisogna possedere per saper disegnare l’erotico?

Bisogna godere di un buon benessere sessuale e avere una grande apertura mentale. Per esempio, io non sono nel bondage, ma ho molti amici che lo praticano, e penso che sia bello poter sfogare le proprie fantasie come meglio si vuole. Lo rappresenterei tranquillamente in un fumetto perché non giudico le pratiche estreme. Lo stesso può valere per il pubblico dei lettori. Quando ho mostrato dei miei disegni con donne che fanno pegging (sesso anale con dildo strap-on, ndr) su un uomo, ci sono state persone a cui non piace che hanno apprezzato lo stesso.

Esiste qualche posizione o movimento sessuale che ti riesce difficile disegnare?

In genere sono tutte situazioni che io ho già in mente, quindi mi riesce facile. A me risulta complicato disegnare l’uomo. Io sono una donna e nella mia scuola di fumetto c’erano modelle femmine, dunque non ho avuto mai problemi a rappresentare il corpo del nostro sesso. Con l’uomo ho dubbi sulle proporzioni e sulla sua naturalezza, dato che è sempre raffigurato in pose statiche e artificiose. Ho meno fantasia sull’uomo che sulla donna, forse influenzata dai media dove siamo più abituati a vedere corpi femminili scoperti piuttosto che maschili. Nella società l’uomo è poco sessualizzato. Spesso mi succede di cristallizzarmi sul mio uomo ideale mentre con le donne sono più varia nella rappresentazione.

Bad Things