Conosci te stessA (parte I)

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Ophelia, John Everett Millais

Qualcuno di voi troverà singolare il titolo del post ma ho deciso di partire dall’origine: conoscere se stessi in termini di sessualità.

Conducendo un rapido sondaggio tra le donne che conosco, ho realizzato che dai tempi della rivoluzione sessuale non sono stati fatti grandi passi avanti nel parlare liberamente della masturbazione femminile. In genere ci si esibisce in un sorriso paralizzato scuotendo appena la testa: “Non so che dire.”, “Preferisco un rapporto a due”.

Poche sono state in grado di fornirmi una risposta generica sulla loro esperienza. Forse perchè in poche conoscono sul serio il loro corpo. E come possiamo essere biasimate? La maggior parte di noi ha dovuto scoprire da sè l’universo del sesso senza rassicurazioni e atterrito da paure cretine.

D’altronde le parole che indicano la masturbazione non sono affatto invitanti: “manu stuprare” e “onanismo“(da Onan, il poveretto che fu ucciso da Yavh perchè spargeva seme per terra invece di ingravidare la moglie del fratello come il dio gli aveva ordinato). La religione cristiana dice che Dio ci guarda e ci segue pure in bagno, indi per cui è vietato abbandonarsi ad attività piacevoli, bisogna sempre essere seri e retti, negando la propria animalità. Singolare che proprio al periodo dell’Illuminismo risalga un particolare accanimento verso questo tipo di pratica, accusandola di diminuire la ragione, accecare e altre bestialità.

Erano veramente illuminati i Greci, che la consideravano un gesto assolutamente normale e la chiamavano in maniera esatta: anaphlan (elevare/accendere il fuoco = eccitarsi).

Per quanto impopolare come attività sin dall’avvento delle religioni monoabramitiche (Ebraismo, Cristianesimo, Islamismo) e del concetto di pudore, gli uomini sono stati più autorizzati delle donne a chiacchierarne tra di loro. Questo perchè siamo educate ad essere asessuate (i famosi “non sta bene”, “una signorina NON fa”) e a non esplorarci. Ciò è dovuto non solo all’educazione famigliare ma anche ad una sessuale scolastica sbrigativa, volta ad elencarci passivamente i vari metodi contraccettivi.

Ci scopriamo veramente dopo il primo rapporto sessuale, se siamo fortunate e lo viviamo privo di traumi specifici. L’inesperienza porta il tizio di fronte a noi (altrettanto inesperto, soprattutto in gentilezza) a bollarci con epiteti e definizioni in cui finiamo per riconoscerci.

Per non menzionare il rapporto conflittuale che ogni donna ha con il proprio corpo. Di base, non ci amiamo.

Cariche di questo bagaglio di inadeguatezze ci guardiamo allo specchio e ci schifiamo. Sentiamo degli impulsi ma non sappiamo come interpretarli, come toccarci e come raggiungere il piacere. Il più delle volte si rinuncia e si aspetta la venuta del prossimo partner.

Alcune volte si incontra quello che ci folgora sulla via di Damasco, altre volte…NO.

(to be continued)

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