L’osceno

kissing_nun

Kissing-Nun, Oliviero Toscani, United Colors of Benetton, 1992

L’altro giorno ho dichiarato su Facebook che avevo un blog sul sesso. Il motivo è che la segretezza è controproducente e dalla mia pagina autore è più facile fare pubblicità. Dare un volto a ciò che si scrive in questo secolo fa rima con credibilità. Al che una mia amica mi ha domandato: “Ma adesso che tutti sanno chi sei ti senti ancora libera di scrivere come prima? ” La risposta è stata sì. Riflettendoci però molti miei contatti avranno considerato questo blog osceno. Perché si parla di argomenti intimi su una piattaforma pubblica. È come fare sesso in pubblico.
È osceno dato che pure le donne del 2015 devono stare attente a come parlare. Sono sempre preferite dagli uomini quelle che sorvolano sulle questioni sessuali rispetto a quelle che le affrontano con naturalezza. Cultura, educazione e intelligenza degli interessati spesso non valgono in queste circostanze.
Il punto è che nonostante siamo abituati ad essere circondati da immagini allusive al sesso, ne discutiamo poco tra amici o in pubblico temendo di essere marchiati o non capiti. È per questo motivo che un tema diventa osceno, quindi impronunciabile. Lo si evita, non lo si esplora e piano piano si trasforma in sconosciuto.
I miei precetti di virtù si fondavano semplicemente sulla totale ignoranza del vizio, nonché sul timido pudore comune al sesso femminile in tenera età, quando le cose preoccupano o spaventano più per la loro novità che per altro. – Fanny Hill – Memories of a Woman of Pleasure, John Cleland
Osceno è l’inesplorato che attrae proprio per il fatto che distrugge la morale pubblica. È un’azione che frantuma lo specchio delle nostre convinzioni. Regan MacNeil (Linda Blair) si ficca ripetutamente a sangue il crocifisso nella vagina ne L’esorcista per dimostrare che al diavolo non importa nulla di ciò che è sacro e intoccabile. L’osceno profana la sacralità di ciò che è lecito e ciò che non lo è.
L’oscenità è soggettiva e muta a seconda delle epoche. Gli argomenti soggetti al suo giogo che non conoscono tramonto sono: sesso e morte.
Oscenità è provocazione. Aristofane, pur conservatore, amava rovesciare le situazioni, nella tecnica tipica della satira antica, ponendo le donne al governo. Osava per far riflettere. I romanzi libertini sono nati come forma di protesta ad un sistema in decadenza. Il Portinaio dei Certosini era ad esempio una presa in giro della rigidità del clero. Le fotografie di Bettie Page hanno portato allo scoperto il bondage. Gola Profonda (Deep Throat) ha scardinato il tabù del sesso orale inventandosi una protagonista col clitoride in bocca. E così via.

Oscenità è depravazione. Quando il rock’n’roll spuntò fuori alla fine degli anni Quaranta non gli fu dato credito perchè “musica da neri”. Elvis Presley, bianco, lo ha legittimato appropriandosene e rendendolo ballabile pure per i cosidetti occidentali. Tuttavia il vero rock non era destinato a rimanere in un prom party di fine anno qualunque in Pennsylvania. I Led Zeppelin e Jimi Hendrix lo hanno reso magico, da trip LSD, sessuato e quindi di nuovo trasgressivo e proibito. Ozzy Osbourne si mangiò un pipistrello solo per dimostrare che una rockstar sul palco poteva fare di tutto. David Bowie diventò Ziggy Stardust, un essere androgino, transgender, sceso da Marte. Marilyn Manson disse che si era tolto due costole per automasturbarsi con la bocca e si considera ancora oggi l’Anticristo del rock. Ognuno di questi personaggi appena spuntato fuori fece molto scalpore perchè sfidava i preconcetti sociali e culturali. Come Michael Jackson e Madonna per il pop. Tupac ed Eminem per il rap. Eppure quanto vi sono piaciuti Hendrix, Manson, Madonna, Eminem? Hanno fatto e fanno al posto vostro cose che non potrete mai fare. E’ lo stesso motivo per cui state leggendo questo blog. Non scrivereste mai di sesso mettendoci la firma però lo leggete perchè vi piace e spesso vi immedesimate in ciò che scrivo. Si trascina su un palco (piattaforma pubblica) l’oscenità per legittimarla e, di conseguenza, normalizzarla.
Osceno è spingere concetti all’estremo per dimostrare qualcosa di più complesso. Non è l’insulto in sé per sé, banale, ma l’idea che gli sta dietro. C’è differenza, ad esempio, nell’usare l’oscenità per far ridere, stile “l’ha detta grossa”, e per far pensare. Posso usare tutti i doppi sensi che mi pare ma questi verranno registrati nella memoria a breve termine per sparire dopo qualche minuto. Se invece aggancio un comportamento usuale di vita vissuta, l’affermazione rimane impressa a lungo nella mia memoria. La satira tramite l’oscenità del linguaggio e il rovesciamento dei comportamenti umani è più incisiva di una gag all’acqua di rose. Un “Chi è Tatiana?” di Gabriele Cirilli (Crusca, Zelig) VS. “Io scopo i morti, lo sa?” di Giorgio Montanini (Nemico Pubblico).
“Bé, di cosa hai paura? ll tuo blog non è scabroso. Alla fine è tranquillo, no?” – Ammetto che ho salutato il commento con un sopracciglio aggrottato e l’altro alzato. Diversamente dal post iniziale, il blog ha assunto un ritmo rilassato e sereno. Sappiamo comunque che non stiamo parlando di fagioli con le cotiche e non ci stiamo scambiando ricette. I miei contenuti daranno sempre il prurito a qualcuno e ciò mi interessa quanto il salutare per cortesia i miei vicini di casa.
Il mio intento rimane sempre quello: farvi aprire all’esterno come un fiore. Attraverso un’oscenità pensata.

“A sangue freddo, a mente calma, avrei tremato all’idea di commettere azioni così indecenti, ma, dopo averlo fatto, giudico diversamente, non scorgendo cosa possa esservi di osceno in tutto ciò. Forse mi biasimereste se, invece di scrivervi queste cose, ve le riferissi a voce; ma forse non mi biasimereste neppure in quel caso. Conoscete meglio di me come è organizzato l’organismo umano, e saprete trovare la spiegazione del mio comportamento. Io esamino le cose dal mio punto di vista, e non posso essere certa che sia corretto. Innanzitutto, c’è una domanda da porsi: cosa si può, invero, definire osceno? Riflettiamo, ad esempio, che ogni giorno ci nutriamo di numerosi prodotti che, a ben analizzarli, sono già a un certo grado di putrefazione; abbiamo un bel persuaderci che l’acqua o il fuoco purificano i nostri cibi; non per questo commettiamo qualcosa di meno indecente. Ci sono dei cibi che, per piacerci, devono essere in uno stato avanzato di putrefazione. Il vino, la birra, non devono forse fermentare prima che noi li beviamo? Ora, cos’è questa fermentazione, se non un certo grado di putrefazione? Non è forse un piatto prelibato la parte più putrefatta di certi volatili, come, in specie, le beccacce o i tordi nutriti di bacche di ginepro? Il nutrimento assorbito da tutti gli animali non penetra nel loro sangue per diventare carne? Basti pensare a ciò di cui si nutrono i maiali e le anatre. Guardiamo attentamente un formaggio e vi troveremo dei vermi ripugnanti. E ricordiamoci in che modo si salano le aringhe! L’ho visto fare a Venezia, e non voglio dire com’è il procedimento. Se si sapesse quale complemento l’uomo aggiunge al sale marino, nessuno mangerebbe più aringhe. In una parola, il concetto d’indecenza è qualcosa di molto relativo, chi va a pensare, mentre gusta un cibo, a ciò che contiene? Sarebbe come se un ragazzo innamorato di una fanciulla, si lasciasse strappare dal suo mondo poetico di sogno dai bisogni naturali che ogni giorno la sua amata deve compiere. Io penso esattamente il contrario. Un essere che ne ama un altro o al quale piacciono certe cose, non trova nulla di ripugnante nell’oggetto del suo piacere. Questo modo di vedere può servirmi da giustificazione nella misura in cui mi sono lasciata trascinare dalle mie voglie, come ho descritto alla fine della mia precedente lettera. Penso che vi basterà. ” – Memorie di una Cantante Tedesca, Anonimo

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