Siamo tutte un po’ Lolite

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Lolita, Stanley Kubrick (1962)

 

Il libro di Vladimir Nabokov se pubblicato ai giorni nostri non avrebbe scatenato lo scalpore che fece negli anni Cinquanta. Un quasi quarantenne ossessionato da una ragazzina in piena pubertà? Lo abbiamo già letto migliaia di volte. Alcuni se la sono cavata, altri no. Oggi non fa sollevare nemmeno un sopracciglio una donna con ragazzo molto più piccolo di lei (vedi Demi Moore). Lewis Carroll avrebbe amato quest’epoca in cui avrebbe mascherato la sua attività fotografica da pedofilo incallito in scatti “innocenti” per book fotografici (Don Placido Greco, caso recente).

In una società in cui vogliamo sembrare in tutte le declinazioni più giovani, poco spazio è lasciato allo scandalo. I pedofili sono ancora in larga parte condannati perchè sono eccitati da esseri non ancora sessualmente formati e ignari di ciò che subiscono. E’ lecito, però, guardare gli adolescenti, sognare di stare con loro, voler somigliare a loro. E’ una fortuna per una donna sembrare una ragazza o una ragazzina ed è preso come un complimento lusinghiero. Mentre fino agli anni Sessanta era un onore il contrario. L’appellativo “Signora” ora offende. Come se fosse una colpa sembrare vissuti.

Dalla musica alla moda siamo influenzate dallo stile “tenero”, meglio conosciuto come “romantico“. Nicki Minaj all’inizio era una Barbie dai capelli rosa shocking e il viso bimbesco; Katy Perry ha costruito le sue canzoni su un mondo di zucchero filato; Lady Gaga al debutto era bionda con la frangetta da scolaretta. Portiamo shorts fino a quando possiamo e anche quando non possiamo. La maggioranza delle ragazze che si veste da Gothic Lolita, si butta nel genere Decora, gioca alla cosplayer, ha vent’anni e oltre ed ha superato da un pezzo i tormenti adolescenziali. Si è affamati di voglia di non crescere, eterne Trilly (Wendy era più coscienziosa) di Peter Pan e Capitani Uncino.

Il tornello di svolta c’è stato nel 2003 con il romanzo di Melissa P. – 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire, l’adolescente virago affamata d’amore che si fa usare in ogni modo e posizione prima di incontrare l’uomo della sua vita a sedici anni. Per la prima volta una vera Lolita si confessa al mondo in un romanzo erotico autobiografico. E’ stato il Cinquanta Sfumature di Grigio dell’epoca. La morbosità è il risvolto negativo della curiosità.

I media ci hanno reso appetibile il mito della Lolita, travestita da una falsa innocenza. Dolores (il vero nome di Lo, come la chiama Humbert, il protagonista) è dispettosa e sessualmente curiosa, come è naturale alla sua età. E’ questa la differenza tra il lolitismo, che è una malattia, e l’idea di Lolita. Oggi la finta purezza è considerata sexy. Acchiappa più una coniglietta che una pantera. Facciamo pompini con le treccine. Finchè è un gioco, può piacere. Ma ricordate sempre il monito della cara e terribile Lady Macbeth: “Prendi l’aspetto del fiore innocente ma sii il serpente sotto di esso“.

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