Il dirty talk è un gioco che vale la pena provare

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Parlare sporco è una spina nella costola della donna da sempre. Se l’uomo non si fa problemi in quanto essere dominante della società, la donna se li fa in quanto essere sottomesso dalla società. I ruoli precostituiti ci seguono fino a letto, assieme alla paura di essere giudicate. Molto dipende da come consideriamo noi stesse e il livello di altezza dei nostri freni inibitori. In linea generale, non siamo entusiaste, l’insulto non è gradito e chiamiamo gli organi sessuali con i loro nomi volgari solo sotto esplicito invito.

E’ tutto nel nostro cervello, il vero organo del piacere del corpo. Vi ricordate la famosa differenza tra cervello maschile e femminile? Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere è stato il capostipite di numerosi libri e studi sull’argomento.  Il parlare sporco eccita la mente femminile e maschile allo stesso modo. La differenza risiede nella ricezione dovuta al funzionamento diverso del sistema limbico nei due generi che riguarda due aree dell’ipotalamo. L’area preottica, che presiede l’accoppiamento, è due volte più larga negli uomini che nelle donne e contiene due volte più cellule. Il nucleo superchiasmatico ha una forma a sfera nel maschio mentre nella donna è allungato. In parole povere, un ipotalamo più largo significa per l’uomo una maggiore circolazione di testosterone per stimolare il desiderio sessuale. Un basso livello di testosterone e un piccolo ipotalamo nelle donne induce una meno forte spinta sessuale.

Il “dirty talk” stimola ogni regione del cervello, soprattutto l’amigdala, il centro della paura, che è completamente coinvolto nel piacere. Interessante constatare che dove albergano i nostri limiti ci sia la sede della nostra eccitazione. In effetti, la paura può essere eccitante. Vi ricordate cosa scaccia timori inutili? Una pratica antica e salutare come il parlare. Più si parla di un qualcosa che ci spaventa, più le paure svaniscono. Non ci piace essere chiamate in una maniera che consideriamo offensiva? Parliamone col partner. Ascoltiamo. Non discutiamo subito come se fosse una questione di vita o di morte. E’ un gioco e tale deve rimanere. Al termine del sesso, se siamo state trattate con rispetto e viceversa, il contorno della performance scivola via velocemente come una coperta di seta.

Alla fine della fiera, rimane che la società non è stata mai clemente con gli appellativi volgari femminili. “Puttana”, “Zoccola”, “Troia” sono la nostra hit parade. “Bestione”, “Porco”, “Puttaniere” sono il massimo degli epiteti per l’uomo. Il significato per entrambi è comunque identico: porco/porca. Ti posso fare tutto quello che voglio? Allora ti posso chiamare anche così. Sempre che tu sia d’accordo e sia a tuo agio. Il rispetto non si misura con un tipo di parole usate per aumentare l’eccitazione. Come ti sta trattando nel mentre? Senza riguardo? Prima e dopo l’atto sessuale lo stesso? Hai ragione. Interrompi, alzati e vattene perchè non ne vale la pena. L’umiliazione è per la gente senza personalità e per il sadomaso. Se invece ti tratta con rispetto e sa come eccitarti, scopri che non è male. E’ il granitico e indistruttibile paradosso del sesso orale. Finchè non lo provi, non puoi sapere. Il complesso della “brava ragazza” è quasi genetico in noi, ma, donne, trovatevi di fronte un uomo con delle inibizioni e cambierete parere. Essere “cattivi” o insaziabili tra le lenzuola è divertente e liberatorio. Non farete la fine di Darth Vader, se passerete al lato oscuro della forza. Anzi, sarete delle autentiche Salomé…per cui gli uomini perderanno la testa.

Per il principio del “reverse thinking”, ciò che odiate o vi impaurisce, può diventare la vostra attività preferita. Da usare con moderazione.

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