L’Amante

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Avere amanti significa abdicare.” – Madame de Coigny, Gli Ultimi Libertini, Benedetta Craveri

La carta degli amanti è il sesto arcano maggiore dei tarocchi. Indica sacrificio nell’aspetto positivo e negativo. Varie sono le interpretazioni che può assumere. Così come l’amante femmina e l’amante maschio nella vita reale. Inutile dire che nella posizione di svantaggio si trova sempre chi non ha già una storia, uomo o donna che sia.

Quando si è sulla ventina, si crede fermamente che non ci si troverà mai in questo tipo di situazione o che non possa accadere a coloro che ci circondano. Perchè abbiamo un’alta opinione di noi stessi e dei nostri amici. Crescendo, invece, si scopre non solo che siamo tutti diversi, ma che certe situazioni capitano e non si può fare molto per evitarle se l’attrazione è forte. Comunque vada, è un bene per la nostra visione personale sulle relazioni. Si impara ad essere più indulgenti verso gli altri e ad avere un’opinione più sfaccettata della realtà.

Nello specifico dell’amante donna, i vantaggi non sono quelli di un secolo fa. Giocare alla Signora delle Camelie in qualche appartamento borghese è un’utopia. Adesso ci si sposa e si sta insieme per amore in teoria, quindi le situazioni ambigue o gli “amori” clandestini sono diminuiti rispetto al passato. Anche i regnanti e gli uomini facoltosi non sono più quelli di una volta. Se hanno una fascinazione per qualcuna, se la spassano con lei per un po’ oppure abbandonano la moglie per sposare quella nuova. Niente di poetico e nulla di politico. Il massimo della politica per la nuova conquista potrebbe essere un conto in banca a cui attingere. Una tristezza in un mondo in cui la donna può e deve – per sopravvivenza personale e sua tranquillità – costruirsi un futuro da sola.

Una volta, al contrario, l’intento poteva essere politico. Escluse le prostitute che cercavano il riscatto da una vita di degrado, le altre amanti appartenevano alle corti europee dove si muovevano le fila del potere. Essere la favorita di un nobile significava influenzare le sue scelte di governo. Enrico IV di Francia emanò un decreto reale che esigeva che ambasciatori stranieri, nobili francesi, ecclesiastici e ufficiali fossero presentati alla sua amante, Gabrielle D’Estrées, dopo aver parlato con il regnante. Carlo II d’Inghilterra ascoltava i consigli delle sue amanti. Il nome più noto di sfruttatrice della sua posizione privilegiata è quello di Madame de Pompadour. Per proteggere la sua sopravvivenza a Versailles si circondò di amici potenti e si ritrovò a gestire pensioni, titoli, onori e posizione a corte. L’unica pecca dell’amante reale, maîtresse-en-titre, era che a differenza delle donne “comuni” il suo rapporto con qualcuno che non fosse suo marito era pubblico. Per sacrificarsi sull’altare dell’adulterio la posta in gioco doveva andare ben oltre il semplice sesso e il complesso amore.

All’epoca essere amanti non doveva essere facile, ma oggi forse abbiamo maggiori problemi di ordine morale in una combinazione paradossale. Il primo principio che bisogna comprendere è che la relazione con l’uomo occupato di turno è una retta parallela rispetto a quella ufficiale. Le rette parallele non si incontrano mai. Discrezione e fatti vostri, the best.

Gelosia. Se ne soffrite normalmente, meglio evitare. Il principio sopra funge da cardine per tutti i comportamenti conseguenti. Lei c’era prima e, a meno che la sua presenza non interferisca con voi e lui, paragoni o morbosità saranno la rovina della vostra mente e del vostro rapporto. Eliminate il tarlo del possesso prima che questo elimini voi.

Rispetto. Per quanto è umanamente possibile, cercate di non proiettare le vostre insoddisfazioni personali su di lui. Dato che non è un uomo presente ventiquattro ore su ventiquattro, la sua sopportazione e il suo raggio d’azione sono limitati. La relazione è completamente da abbandonare se lo stesso vi riversa quotidianamente i suoi problemi relazionali con l’altra. Non è corretto.

Ogni rapporto “clandestino” è a sè stante. Ci possono essere degli schemi simili, tuttavia i caratteri sono diversi. Ciascuna storia segue il suo corso.

Per le aspettative a lungo termine, a meno che non siate la famosa eccezione, vale la regola della Porta dell’Inferno dantesco: “Lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate.”

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