Il seno è un tesoro da preservare

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Tuttiminnitutti – IVISTUDIO – 2016

“Molte donne vorrebbero le tette grandi ma non sanno che rottura di cazzo rappresentano. È stata la parte del corpo che ho accettato di meno per la maggioranza della mia vita. Non si addicono alla mia personalità. Non mi sento caratterialmente donna con le tette. Io sono più da look androgino. Le tette stanno bene ad Elettra Lamborghini o a quelle tipo moglie perfetta anni Cinquanta. Queste sono donne che portano il seno grande con orgoglio. Io no.”, un’amica

Il seno non corrisponde alla nostra identità. Da quando ci sono i canoni estetici, quindi dall’età della pietra a seguire. Se ci riflettete, le statuette del Paleolitico, come la Venere di Willendorf, indicano un modo preciso di pensare il corpo ideale di una donna. Prosperoso e rigoglioso come la Madre Terra. Seni grandi e ventre enorme. Tanto latte e tanti bambini. La donna asciutta è sterile e non attraente. Siamo l’unica specie nella quale il petto ha avuto non solo un’evoluzione funzionale ma anche sessuale. Il seno grande è stato sempre trattato meglio del seno piccolo perchè sinonimo di prosperità. Le antiche egiziane credevano che cospargersi di sangue mestruale avrebbe aiutato la crescita dei seni. Si adoravano divinità dalle multiple mammelle come Artemide Efesia (di Efeso) in Asia Minore, il quale tempio era una delle sette meraviglie del mondo antico. Dietro di essa probabilmente si celava Cibele, dea frigia, signora della montagna e degli animali, adottata come Magna Mater dai Romani durante la Repubblica. Addirittura si dice che Abramo abbia incontrato la prima volta dio nel suo nome di El Shaddai, dall’accade shadu, montagna, e dall’ebraico shad, seno, forse una divinità femminile della montagna.

La tetta grossa piace. All’arte, alla pubblicità, alla tv. Il mondo dell’immagine ci fa sentire in dovere di avercele sode, ritte in sù come se indossassimo un naturale push-up. Nel caso ne avessimo poche o ci sentissimo di scarseggiare in misura, allora ricorriamo alla chirurgia estetica. Due meloni maturi finti ed è fatta, siamo pacificate con la società e le sue fugaci ossessioni. Fugaci perchè le preferenze attorno alla circonferenza delle mammelle si è alternata nel corso della storia. Il seno è sempre stato lo specchio di un periodo storico. Seni grandi come un pugno per i Greci, grossi ma non troppo per Romani e popolo Han (Cina), a sfera con le punte dritte per gli Indiani, minuscoli e forzati ad esserlo nel Medioevo e nel Cinquecento, enormi abbastanza da afflosciarsi nell’era Edo in Giappone, da coppa B nel Seicento, in bella vista fino a mostrare le lune dei capezzoli nel Settecento, coperto nell’Ottocento, piccoli però con areole pronunciate nel Novecento. Nel ventesimo secolo le mode si sono succedute al ritmo di decenni. Negli anni Dieci a prua di nave, nei Venti e Trenta tavola da surf, nei Quaranta e Cinquanta abbondante e a punta come un missile, mini nei Sessanta. Il seno enorme si afferma come status symbol negli anni Ottanta. Nei Novanta i seni delle top model lottano contro quelli di modelle come Kate Moss. Nei Duemila la scollatura generosa è tornata in auge, ma se siete stati attenti, avrete capito che le tendenze sono capricciose.

Alla fine rimaniamo noi e i nostri seni, che ci ammiccano o si nascondono nei nostri reggiseni. La crisi di rigetto finisce in età matura, non termina o non inizia mai. Anch’io vivo un rapporto conflittuale col seno influenzata dagli stereotipi della moda e da scarsa autostima personale. Pensavo le mie tette fossero comode, rotonde al punto giusto quando ci ho fatto pace, intorno alla ventina, ma non mi piaceva come “cadevano” sui vestiti. Perchè in realtà non cadevano, rimanevano lì a mimetizzarsi col vestiario, invisibili. Per sentirmi più sicura di me, ho cominciato a comprarmi reggiseni prima col ferretto, poi con le coppe imbottite. Mi rendevano sicura e combattiva. Sempre comiche le facce degli uomini che scoprivano la verità d’inverno. Adesso mi rendo conto che portare un intimo costrittivo tutto il giorno maltratta la salute del seno e sono passata a dei comodi bralette di pizzo. Se non c’è sicurezza interiore, un’armatura esterna non serve a nulla. Ho imparato così ad apprezzare il mio seno non come piatto e timido ma come dolce e tenero.

Spesso le donne imparano a capire la bellezza e l’importanza di un seno sano nella maniera più traumatica. Con un tumore al seno. Adesso lo ricostruiscono subito per alleviare l’impatto psicologico ma è come togliere un’unghia del piede. Non ricrescerà mai uguale alla precedente. Bisogna pensare a preservarlo per apprezzare di più ciò che si ha. Il seno non è una parte da nascondere ma da valorizzare e tenere come un tesoro. Preoccupiamoci della sua salute. Palpiamocelo per verificare se c’è qualcosa che non va (link utile qui), controlliamocelo ogni tre mesi con la mammografia (o l’ecografia). Andiamo fiere del nostro seno. Non ci curviamo a riccio negli spogliatoi, cercando frettolose il cambio. Mostriamo il petto nudo dritte senza vergognarci di ciò che la natura ci ha dato. Perchè assumendo un atteggiamento colpevole, siamo le prime a mortificare i nostri organi ghiandolari. Rispettiamo i nostri doni e prendiamocene cura come facciamo per qualsiasi altra parte del corpo che ci piace, come se fossero delle splendide minne di Sant’Agata.

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