Perché vale la pena farsi male

Un mio amico una volta si era fatto male e camminava con una stampella. Post Facebook col ghiaccio, gente incredula, così casualmente gli ho chiesto mentre parlavamo su WhatsApp come si fosse provocato il piede storto. “Eh, ferita da sesso”. Pensavo scherzasse e gli ho chiesto di dire la verità ma lui giurò fosse vero. Mi sembrava un po’ esagerato finché non è successo un avvenimento del genere a me. Sono sempre stata abbastanza “fragile” di ginocchia, tanto che al liceo mi mettevo le ginocchiere per giocare a pallavolo.  Tuttavia, non ho mai incontrato tanti partner che mi mettessero a cavallo faccia a faccia davanti a loro in posizione eretta, ginocchia piegate.  Guess what? Ne ho trovato uno. All’inizio non ero abituata ma poi mi ci sono impegnata…troppo impegnata. Il giorno dopo avevo un livido da contusione enorme sotto il ginocchio destro e uno più piccolo sul sinistro. Non essendo una sportiva, all’inizio ci ho messo il repellente per le zanzare e solo più tardi un gel specifico per contusioni e fratture assieme al ghiaccio. Bruciava da morire e sono rimasta basita per aver combinato tutto quel caos. Nell’eccitazione non mi ero accorta di nulla, anzi mi piaceva.

Questo avviene perché il sesso è un’attività fisica a tutti gli effetti. A seconda dell’ambiente dove siamo e delle posizioni che assumiamo, possiamo farci del male. Per ferite non intendo quelle sessuali legate ai genitali, anche se pure queste possono essere di natura incidentale, ma escoriazioni, contusioni, ferite, graffi, morsi, succhiotti. Come mai non ci accorgiamo del dolore che ci provocano e lo scambiamo per piacere? Per le endorfine rilasciate dal sistema nervoso che bloccano il dolore e agiscono come una sorta di morfina. Ciò che ci fa piacere la pena si chiama “masochismo benigno”: cercare il dolore mantenendo la consapevolezza che non ci farà un danno serio e, a quanto pare, gli animali non hanno questo tipo di meccanismo. L’animale quando prova qualcosa di negativo, la evita. L’uomo ha invece pena e piacere strettamente interconnessi perché l’ippocampo risponde ai segnali del dolore con la produzione di endorfine, che sono i narcotici naturali del cervello. Queste proteine si legano ai recettori oppioidi e impediscono il rilascio delle sostanze chimiche coinvolte nella trasmissione del dolore. Le endorfine non solo la fermano, ma vanno a stimolare la regione limbica e prefrontale della testa, le stesse aree attivate dall’amore passionale e dalla musica. È come l’afflusso post-pena di una droga.

Quindi se vi piace il dolore siete sadomasochisti? No, unghiate, succhiotti, morsi ed ematomi non vi rendono automaticamente dei pro nel BDSM, dato che è una sensazione che provano tutti gli esseri umani: il piacere in un certo tipo di dolore fisico. Semmai, il BDSM lavora su un tipo di dolore programmato che non fa male completamente grazie al meccanismo sopra descritto che si innesca nel nostro cervello. Questa arte erotica, se praticata con tutti i crismi, aiuta a placare i nostri istinti violenti, nervosi e repressi che sfoghiamo su altro durante tutta la giornata. 

“Non importa la natura della ferita, ne è sempre valsa la pena”. Questa è stata una delle risposte più frequenti che ho ricevuto da amici e followers alla domanda se gli fosse piaciuto farsi male. E concordo. Bisogna abbandonarsi alle sensazioni, sentire il dolore che si trasforma e sublima in piacere o non percepirlo affatto per l’estasi. Provare l’esperienza non avendo paura di farsi male ma…senza andare all’ospedale!

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