La leggenda di Lewis Carroll pedofilo è una fake news

“Charles te ne devi andare”, la donna in piedi di fronte a lui lo scrutava con severità tanto da farlo sentire piccolo nella poltrona che aveva accolto molte volte le sue letture. “Cosa succede, Ina? “, si alzò afferrandole le mani impaurito. Lorina Hannah Liddell si scostò senza guardarlo come se stesse per compiere un qualcosa di odioso ai suoi occhi. “Girano voci”, gli riferì, “Su di noi?”, la incalzò. “No, sul fatto che usi i miei figli per corteggiare la governante e che tenti di fare la corte anche ad Ina”. Charles Dodgson abbozzò un sorriso per quanto fossero assurde quelle dicerie ma poi ritornò serio per il viso accigliato di Lorina. “Se Henry lo scopre…”. “Non scoprirà mai niente, te lo prometto”, la rassicurò stringendole piano una spalla. Lei annuì e si scostò congiungendo le mani davanti a lei. “Devi stare lontano da noi per un periodo, almeno finché le voci non si saranno calmate”. L’uomo la squadrò perplesso come se non fosse preparato a questa risoluzione. Sospirò e chinò la testa per un attimo come per assimilare la notizia. “Sia”, acconsentì ed uscì dalla stanza per prendere il suo soprabito.

Lewis Carroll, al secolo Charles Dodgson, è uno dei personaggi più misteriosi della letteratura inglese dopo Shakespeare. Sulla sua vita privata ricade un vero e proprio giallo, in parte risolto in tempi recenti con il ritrovamento di un riassunto di una pagina mancante di un suo diario. I discendenti della sua famiglia hanno fatto sparire cinque anni e mezzo dei suoi taccuini grigi. Karoline Leach, attrice, autrice e regista teatrale, mentre conduceva delle ricerche per una sceneggiatura, ritrovò nel 1996 nell’archivio Dodgson un documento indicato in catalogo come “Pagine di Diario Tagliate”. Attorno a queste, dopo la sua morte, si erano scatenate delle vere e proprie leggende, la più diffusa delle quali era quella che parlassero della sua relazione proibita con Alice Liddell, protagonista di Alice nel Paese delle Meraviglie. Tuttavia, il riassunto della pagina del 27 giugno 1863, redatto probabilmente da una delle nipoti di Charles, descrive una giornata in cui Alice è scorbutica per essersi fatta male alla gamba e riporta la seguente frase: “L.C. (Lewis Carroll) viene a conoscenza dalla signora Liddell che si dice in giro che lui usa i bambini come strumento per fare la corte alla governante e anche che [illeggibile] farebbe la corte a Ina”.

Carroll? Quello stesso Carroll che è stato tacciato più volte nella storia di smaccata pedofilia impugnando come evidenza le sue foto a bambine lascive dai volti inquietanti? Ebbene sì, l’uomo di famiglia ecclesiastica che non si fece mai prete, era uno scapolo amante delle donne. Di tutte quelle in età da marito per la legge dell’epoca, quindi dai sedici anni in su. Charles aveva ricci castani, occhi azzurri, un volto trasognato che piaceva al sesso femminile, gli unici suoi difetti erano la sordità dell’orecchio destro per una pertosse avuta da piccolo e il balbettio. Si accompagnava sia con donne sposate che single, che era consono chiamare “child-friends” (piccole amiche). Circolavano pettegolezzi sulle sue frequentazioni mature, dato che in genere usciva con artiste o donne occupate. I problemi riguardo alla veridicità del racconto della sua vita sono stati innescati dalla sua famiglia, fortemente conservatrice, che dopo la sua morte distrusse molte carte private e si rifiutò fino alla metà del ventesimo secolo (settant’anni dopo la sua morte nel 1898) di rendere pubblici i documenti che lo riguardavano. Due biografi in particolare misero alla berlina la sua reputazione. Langford Reed, sceneggiatore e umorista, disse che le sue amicizie con le bambine finivano in fase prepuberale, e Anthony Goldschimdt insinuò l’idea moderna che fosse sessualmente deviato e represso.

Il Novecento influenzato dall’invenzione della psicanalisi trasformò la sua predilezione per i bambini in pedofilia scordando l’epoca in cui era vissuto. L’epoca vittoriana adorava l’innocenza dell’infanzia. Il Bambino era un’invenzione del sentimentalismo vittoriano che riteneva l’amore per la compagnia dei bimbi sinonimo di integrità morale. La rappresentazione di bambine nude non era un’espressione pornografica ma un’immagine artistica popolare e comunemente accettata come gli angioletti nudi nei dipinti. La bambina senza veli era asessuata perché raffigurava la purezza così disperatamente cercata dalla borghesia. Il concetto di pedofilia e di “zio cattivo” sarebbe stato coniato relativamente più tardi da Krafft-Ebing negli anni Ottanta dell’Ottocento. Dopo la morte del padre, nel 1868, Charles cercò rifugio nell’immaginario fanciullesco in segno di redenzione per uno strappo che non era mai riuscito a ricucire col genitore: l’aver rinunciato al prelato ed essere un impenitente viveur. Il tempo che trascorreva con i bambini era un atto di espiazione, era per dimostrare a se stesso che il suo cuore fosse ancora puro. E il motivo probabilmente non risiedeva solo nell’essere stato un figlio degenere… —> Seconda parte

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