Le foto erotiche di Paola Malloppo scoprono la bellezza interiore delle donne

Paola Malloppo è una fotografa originaria di Foggia che è diventata famosa per i suoi ritratti di donne, seminude e nude, che mostrano il proprio potere sensuale in ogni tipo di corpo. Ogni modella, spesso non professionista, ha la sua anima e il suo modo di porsi di fronte all’obiettivo. Paola fissa alcune in faccia, altre le guarda solo in specifiche parti del corpo. Nella sua storia in evidenza su Instagram intitolata “Come lavoro” avverte: “Non mi interessa la bellezza, preferisco il carattere. Tendo a non fotografare ragazze che posano solo ed esclusivamente per vanità: non sono qui per farvi sentire belle se già non lo credete da sole”. La fotografia di Paola è spontanea, naturale, non invasiva e fornisce un ritratto inedito della persona. Nel 2016 ha iniziato un progetto rivoluzionario in Italia sulla masturbazione femminile, Self-Control, ancora in corso, in cui ha chiesto a delle ragazze di mostrarle il loro modo di masturbarsi.

Come sei arrivata alla fotografia erotica?

Una delle prime foto che ho scattato era una fotografia erotica, quindi evidentemente il desiderio c’è sempre stato. Per tanto tempo ho fotografato un po’ di tutto e poi sono ritornata all’erotico perché avevo sempre voluto provare a fare meglio in questo campo. Quando mi sono trasferita a Bologna, sono riuscita a trovare più modelle disponibili, a creare una rete e ad avere più successo.

Paola Malloppo

Le modelle si proponevano da sole?

All’inizio erano poche le volontarie e altrettanto poche quelle che mostravano il viso in foto. Quest’ultimo particolare mi ha fatto creare il mio primo progetto, Censored, foto di nudo in cui non si vedevano i volti delle ragazze. Lo esposi a Foggia perché mi parve la città giusta; rispetto al nord, ha una mentalità più ristretta che si adatta bene al senso della mostra.

Nel tempo hai identificato uno scopo ben preciso da mostrare in fotografia?

Col tempo ho capito che non si arriva mai pienamente ad una risposta, c’è sempre una parte dello scopo che si riesce a carpire ed una istintuale che sfugge. Sicuramente l’intento è sdoganare il nudo, far spogliare più gente possibile (ultimamente cerco di fotografare anche uomini, anche se non è semplice). Mi piacerebbe che la nudità diventasse una “cosa da tutti i giorni”. Poi ci sono tanti piccoli motivi, che ho iniziato a collezionare nel corso del tempo e che variano un po’ anche a seconda del periodo o della situazione.

Sono più disinibiti gli uomini o le donne?

Dipende dalla personalità del soggetto. A volte può capitare, addirittura, che sia più disinibita io, e che quindi debba “aiutare” il soggetto a venire fuori.

Paola Malloppo

Ottieni subito la fiducia delle modelle?

Molte delle ragazze che ho scattato mi hanno detto di avere più fiducia in me che in un fotografo uomo. Questa è una cosa che mi dispiace perché utopicamente mi piacerebbe che tutti avessero fiducia in tutti. Nel mio caso, comunque, si tratta spesso di ragazze che non hanno mai scattato e si sentono più a loro agio e sicure nel farlo con una donna la prima volta.

Cosa fai per metterle a proprio agio?

Non ci sono strategie particolari. Valgono le regole del buon senso civile: non essere invadenti e non forzare una persona a fare qualcosa che non vuole. Lasciarsi il tempo per parlare, prima di cominciare, credo sia importantissimo (per il mio tipo di foto, ovviamente).

C’è qualche tabù che hai in comune con le tue modelle?

Sono una persona molto diversa dalle ragazze che ritraggo. Non appaio mai in foto per una questione pratica, per separare la vita fotografica da quella privata. In generale, non sono mai stata una fan delle foto a me stessa, non mi sono mai dedicata all’autoritratto, ho sempre invidiato nelle modelle che fotografo quella capacità di mettersi davanti all’obiettivo, anche in maniera un po’ sfrontata. Forse scattargli delle foto è un modo per partecipare a questa disinibizione. Più che un tabù, mi sembra un feticcio.

Paola Malloppo

Le tue foto aiutano le modelle ad abbattere i tabù?

Sì, a volte hanno delle insicurezze che cerchiamo di superare insieme. Spesso me lo dicono apertamente, prima o dopo. Mi confessano spesso che le foto le hanno aiutate a vincere tabù personali. Scattando in analogico, ottengo foto reali, non ritoccate: brufoli, smagliature, pelle d’oca sono ben visibili. Le modelle vedono nella vecchia pellicola una foto bella ma reale, in cui vengono a patti con le loro imperfezioni.

Credi che ci sia del voyeurismo nei tuoi ritratti?

Sicuramente. Credo sia una cosa implicita nel mezzo: la lente della macchina fotografica è come il vetro di una finestra o il buco di una serratura.

Dal 2013 senti che c’è stata un’evoluzione nella tua fotografia, ciò che cercavi prima è lo stesso di adesso?

Da quando ho iniziato sono cambiate tante cose. Per quando riguarda il pensiero che c’è dietro, è sicuramente maturato, la parte conscia diventa sempre maggiore e si aggiungono dei piccoli tasselli mano a mano che trascorre il tempo. A livello di mezzi o stile (se così si può chiamare), sono passata dal digitale all’analogico e questo mi ha portato a ripensare la mia fotografia. Adesso sono più limitata, soprattutto nei tagli e nella postproduzione.

Paola Malloppo

Come mai hai fatto questa scelta?

Per una questione pratica. Ho notato che quando scattavo in digitale, mi concentravo troppo su quello che veniva fuori. Ogni volta guardare lo schermo era come interrompere un processo. Su un set fotografico c’è una certa aura tra te e il soggetto, un contatto visivo continuo che non dovrebbe essere spezzato. L’analogico ti permette di focalizzarti su quello che sta succedendo lì in quel momento, mentre il digitale ti distrae molto. È come avere un cellulare sul tavolo mentre sei ad un appuntamento importante.

Tre cose che in ordine rappresentano per te sensualità, erotismo e pornografia.

Onestamente non le ho queste tre cose perché trovo questi tre termini aleatori. Sensualità ed erotismo mi sembrano due sinonimi. La pornografia è un termine che ognuno riempie un po’ come vuole, per molti è una degenerazione dell’erotismo e questo mi dispiace perché sembra porre un limite al nudo, e per me quest’ultimo non dovrebbe avere nessuna linea di demarcazione.

Che progetto ti piacerebbe intraprendere che non hai già fatto?

Sto ancora portando avanti il progetto Self-Control sulla masturbazione femminile, in cui fotografo il modo che le donne hanno di masturbarsi. Ho tanti progetti in testa che spero di poter realizzare. Non sono tipa da iniziative di ‘pancia’, quando rifletto su un lavoro mi chiedo il motivo per cui lo faccio e come lo voglio organizzare, ma a volte questo porta anche ad un periodo di stasi.

In Self-Control hai scoperto qualcosa di nuovo sulla masturbazione femminile?

Ho scoperto tantissime cose che non sapevo nel fotografare così tante ragazze e nel parlare così tanto con loro di certi meccanismi, si arriva ad avere una prospettiva molto ampia del fenomeno, spesso ridotto ad uno stereotipo da internet o da mondo del porno. Fotografando queste ragazze credo di aver ottenuto una narrazione – quasi – completa.

È difficile trovare volontarie per questo progetto?

Sì, soprattutto perché è l’unico progetto in cui mi rifiuto di coprire il volto (il taglio diventa una scelta mia). Ho bisogno che la masturbazione venga accolta come un’azione naturale, spontanea e diffusa e credo sarebbe un controsenso se le modelle si vergognassero. In un certo senso diventano delle testimoni.

Paola Malloppo
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Piacevoli letture sotto l’albero

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Quando si parla di cose pratiche come le attività sessuali, i libri lasciano il tempo che trovano. Come dice Mark Rylance, celebre attore teatrale e regista inglese, e come hanno affermato altri prima di lui: “Imparo la parte e poi dimentico tutto.” I supporti cartacei sono delle buone basi informative se si è all’oscuro di determinate attività sessuali, storie e culture. Ma bisogna prenderli per quello che sono: opinioni. E’ bello leggere un’opera di qualcuno che la pensa come noi, però magari se lo si consiglia all’amica o amico pruriginoso si ottiene l’effetto opposto alla nostra intenzione. Spesso le persone hanno bisogno di essere guidate a piccoli passi verso l’obiettivo perchè altrimenti si rischia di spaventarle e confonderle.

Questi che vi consiglio, quindi, sono regali che fate a voi stessi, supponendo che se state leggendo il mio blog, siete abbastanza in linea col mio pensiero.

Garden of Desires – The Evolution of Women’s Sexual Fantasies, Emily Dubberley. E’ una versione aggiornata del pioneristico libro sulle fantasie di Nancy Friday intitolato My Secret Garden che all’epoca fece scalpore, interamente incentrato sulle fantasie delle donne. Rassicurante, lascia una sensazione divertita di pace con l’universo. Siamo nella norma e la maggior parte dell’estremo nella nostra mente non si avvererà mai nei termini immaginati.

She comes First – the thinking man’s guide to pleasuring a woman, Ian Kerner (in italiano Lei viene prima). Scritto da un sessuologo americano, è l’ode di un uomo al cunnilingus, eletta pratica principale del gioco erotico. Leggerlo è semplicemente un piacere profondo.

Passionista – The Empowered Woman’s Guide to Pleasuring a Man, Ian Kerner. Stesso sessuologo di cui sopra, elogio di fellatio e sesso anale. Illuminante ma da scartare piano piano.

The Boudoir Bible – The Uninhibited Sex Guide for Today, Betony Vernon. Betony Vernon è una gioielliera che crea gioielli BDSM. Nei primi tempi di promozione della sua idea incontrò notevole difficoltà nel venderla, dovuta soprattutto alla mancanza di un sapere sessuale adeguato negli acquirenti. Dunque, ha deciso di buttarsi in workshop per la diffusione di una mentalità più aperta nella propria vita sessuale. Nei vari capitoli sono trattati tutti i temi inerenti al sesso, a cominciare dallo stare bene con se stessi. Interessante, ricco di nozioni e il tono assomiglia a quello del mio blog.

Sette Sfumature di Eros, a cura di Riccardo Reim – I Mammut. I romanzi libertini sono nati con intenti non esclusivamente sessuali. Erano una critica al sistema repressivo di una società ancora legata a ritualità e valori seicenteschi che verso la metà del Settecento iniziavano a decadere. Le storie più degne di nota della raccolta sono Il portinaio dei certosini di Gervaise de Latouche, Memorie di una cantante tedesca di Anonimo e Venere in Pelliccia di Sacher-Masoch.

Pin your selfie UP

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Quando Bunny Yeager si autoscattò una foto in body non avrebbe mai pensato che cinquantatre anni dopo il selfie sarebbe diventato il nuovo modo di affermarsi nel mondo e tutti sarebbero diventati delle pin up.
Essere una pin up era appannaggio esclusivo di attrici, cantanti e modelle degli anni Quaranta che necessitavano di promuovere la propria immagine. Oggigiorno sono tuttavia poche le persone in grado di ostentare la naturalezza spontanea davanti all’obiettivo di una Bettie Page. Prevale una sorta di autocompiacimento quasi ridicolo. Le stesse imitatrici delle pin up di un tempo come Bernie Dexter risultano noiose in pose artefatte da cartolina ammiccante. Non si gioca con la macchina fotografica o la fotocamera del cellulare. Si risulta prevedibili stringendo la bocca a cuore e strabuzzando gli occhi in una finzione di sensualità caricaturale.
Non si comprende che non si posa per lo sguardo degli altri ma per il proprio. Questo è direttamente collegato alla consapevolezza delle forme del nostro corpo, quindi alla nostra autostima. Se ci apprezziamo, lo esprimiamo in foto e…ci autoeccitiamo.
Lo sapeva Hannah Cullwick, modella sui generis del gentiluomo Arthur Munby a metà Ottocento. La passione di quest’ultimo per il suo fisico robusto di domestica abituata agli sforzi fisici appagava l’esibizionismo sottomesso di lei che era espresso in foto. La fotografia serviva per eccitare i due e aumentare la tensione nei loro giochi feticisti. L’imperfezione era la regola, come la cenere del camino non omogenea sparsa sul corpo di Hannah, i capelli scomposti o un seno semiscoperto. Il diavolo sta nel dettaglio “casuale”.

Oggi piace essere guardati. Siamo stati educati così. Non c’è nulla di male nel farsi una foto. Dai che stai benissimo. L’apprezzamento degli altri gonfia la nostra autostima. Studiamo il profilo e le pose migliori, anche quando vogliamo risultare defilati. Conferiamo importanza al mezzo fotografico pure quando non vogliamo farci vedere. Una volta la paura di risultare sgradevoli era limitata a rivedere immagini stampate di se stessi tra amici. Nell’epoca odierna il male più grande è essere taggati su Facebook in un’espressione poco lusinghiera. E’ per questo che la maggior parte di noi vuole risultare al meglio o toglie il tag per non essere visto. Inutile che alziate un sopracciglio scettico. Ci siamo cascati tutti, a seconda del grado di esibizionismo. Se avete paura ancora di essere fotografati, potreste essere più esibizionisti di chi si espone con disinvoltura. Siamo passati dai bagni di My Space, dove era in embrione il concetto di selfie, al salotto di Facebook. Ora sono tutti dei professionisti di sè. Ci sentiamo dei gran fighi e delle gran fighe. A seconda dei like e dei commenti. Giudichiamo una buona foto a seconda del riscontro che ha ricevuto in bacheca. Questa spesso diventerà la nostra prossima foto profilo.

Se ci sporgiamo oltre la tenda rossa dell’apparenza, intravediamo il buio del risvolto oscuro della medaglia. Succede a me dai tempi di My Space, in cui facevo la pin up da strapazzo (è sempre bello fare outing), e credo sia successo almeno una volta a voi, soprattutto alle femmine che stanno leggendo: vi è stato chiesto se avevate delle foto particolari, in intimo o nude. A prescindere dal fatto che le abbiate o meno, un brivido di quello che avete identificato come terrore vi ha scosse. In realtà si trattava di eccitazione. Il pensiero di essere apprezzate nell’occhio altrui vi ha emozionato. Poi siete state bloccate da vari fattori, tra cui, oltre al pudore, l’amico o la persona sconosciuta che può farle vedere al mondo. Un discorso legittimo ma ridicolo nell’universo della fotografia digitale. Basta uno schiocco di dita per rendere qualsiasi cosa che sta su un pc pubblica.

Nonostante la nostra vittoriana reticenza, siamo tutti dei guardoni. Con la diffusione del selfie ad ogni ora del giorno e della notte, con i più disparati outfit e non, e con la distruzione della sfera privata da parte di Facebook in cui siamo resi dei personaggio pubblici nostro malgrado, il pudore è andato a farsi friggere. Sono spuntati Instagram e Snapchat. Si combatte a suon di hashtag su chi abbia il sedere più bello (#assambition). Si inventa il termine “basic bitch” per indicare ragazze o ragazzi che si fotografano nella moda del momento, con l’ultimo beverone Starbucks e le sneakers fighe del momento (con altrettanto account per prenderle in giro, brosbeingbasic). Si realizzano selfie erotico/artistici come quelli di Alexandra Marzella, che ti fanno ancora sperare nel mitico piano D. Ci si imbeve di immagini, ci si eccita, spesso si imita.

Fatele quelle foto. Per soddisfazione personale. E conservatele per ricordarvi quanto eravate e siete fighe. Autoeccitatevi.

L’osceno

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Kissing-Nun, Oliviero Toscani, United Colors of Benetton, 1992

L’altro giorno ho dichiarato su Facebook che avevo un blog sul sesso. Il motivo è che la segretezza è controproducente e dalla mia pagina autore è più facile fare pubblicità. Dare un volto a ciò che si scrive in questo secolo fa rima con credibilità. Al che una mia amica mi ha domandato: “Ma adesso che tutti sanno chi sei ti senti ancora libera di scrivere come prima? ” La risposta è stata sì. Riflettendoci però molti miei contatti avranno considerato questo blog osceno. Perché si parla di argomenti intimi su una piattaforma pubblica. È come fare sesso in pubblico.
È osceno dato che pure le donne del 2015 devono stare attente a come parlare. Sono sempre preferite dagli uomini quelle che sorvolano sulle questioni sessuali rispetto a quelle che le affrontano con naturalezza. Cultura, educazione e intelligenza degli interessati spesso non valgono in queste circostanze.
Il punto è che nonostante siamo abituati ad essere circondati da immagini allusive al sesso, ne discutiamo poco tra amici o in pubblico temendo di essere marchiati o non capiti. È per questo motivo che un tema diventa osceno, quindi impronunciabile. Lo si evita, non lo si esplora e piano piano si trasforma in sconosciuto.
I miei precetti di virtù si fondavano semplicemente sulla totale ignoranza del vizio, nonché sul timido pudore comune al sesso femminile in tenera età, quando le cose preoccupano o spaventano più per la loro novità che per altro. – Fanny Hill – Memories of a Woman of Pleasure, John Cleland
Osceno è l’inesplorato che attrae proprio per il fatto che distrugge la morale pubblica. È un’azione che frantuma lo specchio delle nostre convinzioni. Regan MacNeil (Linda Blair) si ficca ripetutamente a sangue il crocifisso nella vagina ne L’esorcista per dimostrare che al diavolo non importa nulla di ciò che è sacro e intoccabile. L’osceno profana la sacralità di ciò che è lecito e ciò che non lo è.
L’oscenità è soggettiva e muta a seconda delle epoche. Gli argomenti soggetti al suo giogo che non conoscono tramonto sono: sesso e morte.
Oscenità è provocazione. Aristofane, pur conservatore, amava rovesciare le situazioni, nella tecnica tipica della satira antica, ponendo le donne al governo. Osava per far riflettere. I romanzi libertini sono nati come forma di protesta ad un sistema in decadenza. Il Portinaio dei Certosini era ad esempio una presa in giro della rigidità del clero. Le fotografie di Bettie Page hanno portato allo scoperto il bondage. Gola Profonda (Deep Throat) ha scardinato il tabù del sesso orale inventandosi una protagonista col clitoride in bocca. E così via.

Oscenità è depravazione. Quando il rock’n’roll spuntò fuori alla fine degli anni Quaranta non gli fu dato credito perchè “musica da neri”. Elvis Presley, bianco, lo ha legittimato appropriandosene e rendendolo ballabile pure per i cosidetti occidentali. Tuttavia il vero rock non era destinato a rimanere in un prom party di fine anno qualunque in Pennsylvania. I Led Zeppelin e Jimi Hendrix lo hanno reso magico, da trip LSD, sessuato e quindi di nuovo trasgressivo e proibito. Ozzy Osbourne si mangiò un pipistrello solo per dimostrare che una rockstar sul palco poteva fare di tutto. David Bowie diventò Ziggy Stardust, un essere androgino, transgender, sceso da Marte. Marilyn Manson disse che si era tolto due costole per automasturbarsi con la bocca e si considera ancora oggi l’Anticristo del rock. Ognuno di questi personaggi appena spuntato fuori fece molto scalpore perchè sfidava i preconcetti sociali e culturali. Come Michael Jackson e Madonna per il pop. Tupac ed Eminem per il rap. Eppure quanto vi sono piaciuti Hendrix, Manson, Madonna, Eminem? Hanno fatto e fanno al posto vostro cose che non potrete mai fare. E’ lo stesso motivo per cui state leggendo questo blog. Non scrivereste mai di sesso mettendoci la firma però lo leggete perchè vi piace e spesso vi immedesimate in ciò che scrivo. Si trascina su un palco (piattaforma pubblica) l’oscenità per legittimarla e, di conseguenza, normalizzarla.
Osceno è spingere concetti all’estremo per dimostrare qualcosa di più complesso. Non è l’insulto in sé per sé, banale, ma l’idea che gli sta dietro. C’è differenza, ad esempio, nell’usare l’oscenità per far ridere, stile “l’ha detta grossa”, e per far pensare. Posso usare tutti i doppi sensi che mi pare ma questi verranno registrati nella memoria a breve termine per sparire dopo qualche minuto. Se invece aggancio un comportamento usuale di vita vissuta, l’affermazione rimane impressa a lungo nella mia memoria. La satira tramite l’oscenità del linguaggio e il rovesciamento dei comportamenti umani è più incisiva di una gag all’acqua di rose. Un “Chi è Tatiana?” di Gabriele Cirilli (Crusca, Zelig) VS. “Io scopo i morti, lo sa?” di Giorgio Montanini (Nemico Pubblico).
“Bé, di cosa hai paura? ll tuo blog non è scabroso. Alla fine è tranquillo, no?” – Ammetto che ho salutato il commento con un sopracciglio aggrottato e l’altro alzato. Diversamente dal post iniziale, il blog ha assunto un ritmo rilassato e sereno. Sappiamo comunque che non stiamo parlando di fagioli con le cotiche e non ci stiamo scambiando ricette. I miei contenuti daranno sempre il prurito a qualcuno e ciò mi interessa quanto il salutare per cortesia i miei vicini di casa.
Il mio intento rimane sempre quello: farvi aprire all’esterno come un fiore. Attraverso un’oscenità pensata.

“A sangue freddo, a mente calma, avrei tremato all’idea di commettere azioni così indecenti, ma, dopo averlo fatto, giudico diversamente, non scorgendo cosa possa esservi di osceno in tutto ciò. Forse mi biasimereste se, invece di scrivervi queste cose, ve le riferissi a voce; ma forse non mi biasimereste neppure in quel caso. Conoscete meglio di me come è organizzato l’organismo umano, e saprete trovare la spiegazione del mio comportamento. Io esamino le cose dal mio punto di vista, e non posso essere certa che sia corretto. Innanzitutto, c’è una domanda da porsi: cosa si può, invero, definire osceno? Riflettiamo, ad esempio, che ogni giorno ci nutriamo di numerosi prodotti che, a ben analizzarli, sono già a un certo grado di putrefazione; abbiamo un bel persuaderci che l’acqua o il fuoco purificano i nostri cibi; non per questo commettiamo qualcosa di meno indecente. Ci sono dei cibi che, per piacerci, devono essere in uno stato avanzato di putrefazione. Il vino, la birra, non devono forse fermentare prima che noi li beviamo? Ora, cos’è questa fermentazione, se non un certo grado di putrefazione? Non è forse un piatto prelibato la parte più putrefatta di certi volatili, come, in specie, le beccacce o i tordi nutriti di bacche di ginepro? Il nutrimento assorbito da tutti gli animali non penetra nel loro sangue per diventare carne? Basti pensare a ciò di cui si nutrono i maiali e le anatre. Guardiamo attentamente un formaggio e vi troveremo dei vermi ripugnanti. E ricordiamoci in che modo si salano le aringhe! L’ho visto fare a Venezia, e non voglio dire com’è il procedimento. Se si sapesse quale complemento l’uomo aggiunge al sale marino, nessuno mangerebbe più aringhe. In una parola, il concetto d’indecenza è qualcosa di molto relativo, chi va a pensare, mentre gusta un cibo, a ciò che contiene? Sarebbe come se un ragazzo innamorato di una fanciulla, si lasciasse strappare dal suo mondo poetico di sogno dai bisogni naturali che ogni giorno la sua amata deve compiere. Io penso esattamente il contrario. Un essere che ne ama un altro o al quale piacciono certe cose, non trova nulla di ripugnante nell’oggetto del suo piacere. Questo modo di vedere può servirmi da giustificazione nella misura in cui mi sono lasciata trascinare dalle mie voglie, come ho descritto alla fine della mia precedente lettera. Penso che vi basterà. ” – Memorie di una Cantante Tedesca, Anonimo

Orgasmo femminile: un cocktail proibito

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State contemplando il titolo cercando di richiamare alla memoria l’ultimo orgasmo avuto.

Vuoto siderale.

Ora chiedete a voi stesse se ne avete avuto mai uno completo o siete sempre state sull’orlo di sfiorarlo.

Qualunque sia la vostra esperienza, meno della metà di voi può ritenersi fortunata. Purtroppo la tendenza generale dell’uomo è a pensare prima al suo piacere e poi, forse, a quello della donna. Per educazione, cultura e film porno diretti da maschi maldestri. Gli uomini finiscono subito mentre voi smaniate per essere eccitate o ne vorreste ancora.

Come si descrive un orgasmo femminile? E’ una serie di contrazioni nella prima parte del canale vaginale accompagnata da aumento del battito cardiaco, spasmo dei piedi e ottenebramento della coscienza. L’orgasmo è di un solo immenso tipo e non clitorideo o vaginale. Quest’ultimi sono termini desueti. Il clitoride è l’unico signore indiscusso.

Eccitare una donna è un’arte e una fatica allo stesso tempo. Abbiamo una ramificazione di terminazione nervose sulla clitoride da fare invidia ai rami di un albero. La conformazione interna delle nostre vagine può variare da donna a donna, quindi i nostri punti erogeni non sono fissi come per l’uomo. Per questo piacciamo tanto: ogni volta siamo una scoperta.

Parecchie di noi non sanno nemmeno di eiaculare in modo simile agli uomini. Lo squirting è un’assurda leggenda nella nostra mente, una voce messa in giro da qualche acrobata pornografico. Questo perchè la posizione del punto G (Gräfenberg) varia assieme alla dimensione e al grado di sensibilità, ma si trova comunque tra l’osso pubico e la cervice lungo il corso dell’uretra. Il liquido che esce fuori dalla stimolazione non è urina, dato che contiene un antigene specifico della prostata presente pure in quello maschile. Non ci credete ancora? Provate a parlarne con qualche amica illuminata per capire che non siete sole a questo mondo. Vi consiglierei di vedere video di sessuologhe sull’argomento ma ahimé sono tutti in VHS o introvabili su internet da vedere gratuiti.

Purtroppo il piacere femminile non è una cosa scontata come dovrebbe essere. Per questo qualche giorno fa un’affermazione della cantante Nicki Minaj ha causato scalpore: “I demand that I climax. I think women should demand that. I’m a pleaser but it’s 50-50.” Come dicevo già in qualche post sotto, l’uomo prima di chiedere/ricevere dovrebbe dare. Per una questione di gentilezza, adorazione e rispetto. Impegnarsi per ricevere il doppio. Do ut des. Difficile come preparare un cocktail dal mix giusto però non impossibile. Al nostro barman di fiducia servono i seguenti ingredienti:

  • Squardo. C’è chi si bagna o viene con uno intenso. Allacciate gli occhi col vostro partner. (posizione permettendo)
  • Tocco. Delicato, gentile e deciso. Controllate che le vostre dita non abbiano spellature o ferite profonde.
  • Stimolazione. Muovere le dita sul punto sensibile al suo interno come se steste chiamando un uccellino ad avvicinarsi.

– Miscelare, versare in un bicchiere old fashioned e servire con una ciliegia al maraschino.

 

Le Coccole Sexy : i preliminari

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Dettaglio da Il Ratto di Proserpina, Gian Lorenzo Bernini

Il corpo è una mappa da esplorare. Regalarsi la gioia dei preliminari è un gesto di apprezzamento e rispetto nei confronti dell’altro. Scoprire centimetro per centimetro le peculiarità di una persona è intrigante. Ovvio che questa debba piacervi, altrimenti il divertimento non è assicurato. Prendete sempre prodotti che corrispondano alla vostra idea di qualità.

La prima forma di contatto è l’abbraccio stretto. Sentire la conformazione altrui ci aiuta a rilassarci e ad eccitarci allo stesso tempo. Strusciarsi con viso e genitali tende e distende la tensione. Il massaggio è anche un buon rompighiaccio se ci si trova già distesi.

La seconda è il bacio con la lingua, comunemente chiamato alla francese. In soldoni, una simulazione e anticipazione del rapporto sessuale. E’ un’arte che se non eseguita in modo corretto può portare a spiacevoli incontri con arcate dentali o risucchi inaspettati.

La terza è la carezza. Collo, schiena, sedere, gambe, petto, genitali. Bisogna riconoscere l’individuo nella sua interezza. Scoprire gli incavi e gli spigoli come tesori nascosti di cui impossessarsi. Nel masturbare tocca aspettare il reciproco turno così da non distrarre l’attenzione di lei o di lui e ricevere una stimolazione completa.

La quarta è mordere, pur se è meglio definirlo “mordicchiare”. Il morso completo cade sotto la categoria “gusti personali”. Ricordatevi che le labbra sono muscoli che si ingrossano se morsi o succhiati, con grande piacere del vostro partner. Pur se il collo non va assolutamente trascurato (se siete un po’ vampiri, la giugulare è  la vostra ragazza), le donne spesso si lamentano della mancata concentrazione sui capezzoli. La dimenticanza può essere dovuta ad una legittima paura di far male ma se fatto con delicatezza, il mordicchiare risulta estremamente piacevole.

La quinta è succhiare. Se vi piace avere dei marchi sul collo alla Angel di Buffy (quel telefilm ha segnato tutti, grazie zio Joss), il succhiotto è l’ideale. Consigliato decidere un punto in cui sia coperto dai capelli. Nei casi di esibizionismo o stagione invernale, il “come non detto” è la regola. Il sesso orale è spesso compreso nel suddetto verbo, pur se non necessario come preliminare.

La sesta è leccare. Potevo inserirla prima, però sappiamo che la parte più importante che interessa a questa pratica non è il petto. Cunnilingus e fellatio, accomodatevi. Ah, vademecum: succhiate pure i capezzoli, la femmina ringrazia.

La lentezza è il ritmo a cui dovrebbe andare questo insieme di azioni. La fretta non ha mai portato alla perfetta esecuzione di un’opera d’arte.

Stuzzicarsi: SeXting

Dangerous Liaisons (1988)

“Per me è come un aperitivo in attesa della portata principale!” – Anonima

Il SEXting è uno dei fenomeni più controversi nella sfera attrattivo-sessuale degli ultimi quindici anni circa del web e ora delle app. Non è nuovo. E’ vecchio linguaggio da chat dei primordi trasformato in qualcosa di cul…ahem, cool. Due bonobo sarebbero capaci di scambiarsi più cultura.

Conoscendo a menadito i meandri oscuri della rete, è un linguaggio di cui sono stata spesso vittima e quasi mai carnefice. Nell’era di Snapchat e Whatsapp le descrizioni sono state sostituite dalle pratiche foto che centrano il punto nell’unico senso possibile.

Spesso c’è poco di arrapante. Non fraintendetemi, può dare la spinta alla masturbazione del momento, ma non può essere nè l’inizio nè la base di un futuro rapporto sessuale con lo stesso soggetto.

“Vuoi vedere quanto è duro? Solo per te.”

Sembra una fase banale, però scomponiamola per le pulzelle che ancora intravedono qualcosa di romantico in quel “solo per te”. Nel sesso è fondamentale guardare l’altro, che sia l’uomo di una notte o il tuo compagno per la vita (ma quanto è lunga la vita moderna, ahimè). Il pezzo di carne che si gonfia di sangue viene dopo (scusate il sillogismo). Quell’esclusiva del “solo per te” finale fa tanto promozione del supermercato prendi tre paghi uno. La mosceria della femmina è garantita.

Insomma, se questo è il vostro nuovo “spasimante”, FUGGITE. Non ne ricaverete nulla. Siete solo il trastullo di un attimo, non uscirete insieme. Non vale sprecare la vostra fantasia per un po’ di eccitazione pixelata.

In casi generali, sono restia a dire che faccia bene a due persone che si conoscono da un certo tempo o ad una coppia. Brucia il mistero. Stuzzicare è bello, divertente, rinvigorisce e nutre un rapporto purchè non diventi un’abitudine. Magari l’affiatamento in conversazione non corrisponde ad uno reale. Il classico: “Ci sa fare con le parole ma non con i fatti.”

Poche chiacchiere più sesso, please.