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11262435_931022643616537_3637537964063447722_nDie Sünde, Franz von Stuck

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Fare sesso o fare l’amore? Questo è il problema.

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Marilyn Monroe

Fare sesso o fare l’amore?
Gli studenti delle superiori e alcuni universitari storceranno il naso sputando un: – C’è differenza!. Ci hanno insegnato attraverso cartoni, libri e lezioni moraliste di educazione sessuale che il sesso è un rapporto animalesco che si può avere con tutti mentre fare l’amore implica un sentimento importante.
Mi sento tanto Malefica della Disney nel dirvi che non esiste distinzione. L’uno ingloba l’altro. Se vi donate al 50%, avrete un rapporto sessuale a metà dove godrete di meno o per nulla.
Il segreto sta nell’abbandono. Non avere paura di dare completamente se stessi all’altro. Il piacere sarà completo.
Il sesso non è un contratto tra due persone, anche se spesso è trattato come tale. Non conferisce alcuna garanzia ad una relazione, non costruisce ne distrugge, il potere di queste due azioni risiede nel cervello. Quest’ultimo può bloccare la libidine, a volte in maniera irreparabile. Dobbiamo liberarci dai freni inibitori cercando di non caricare d’importanza ogni decisione presa durante le performance sessuali. Adottiamo la tendenza dell’esploratore curioso. Provate prima e scantonate poi se non vi garba.

Il pensare blocca l’istinto e porta a svolgere azioni in maniera meccanica. La testa deve subire e non dominare. Lasciarsi andare non è facile. L’intimità è forse l’unico momento in cui possiamo essere veramente noi stessi, liberi dai vincoli dell’acerrimo pudore e della società. Recidere i fili richiede tempo e potrebbe essere doloroso, come i fili di una ragnatela troppo elastica.

I problemi iniziano con la luce (artificiale e solare). Un classico intramontabile. In genere si intima all’altro di spegnerla. Perchè siamo imbarazzati. Perchè ci sentiamo brutti. Perchè abbiamo il rifiuto di noi stessi e c’è quella parte proprio in quel punto che non ci piace. E lui o lei la vedrà e gli farà schifo. Ecco dovremo accendere tutti la luce o alzare le tapparelle e far entrare il sole (con buona pace del vicino guardone e tanto odio per chi è in campagna). Perchè in quell’attimo capite se la persona che vi sta davanti vi accetta per come siete. Qualsiasi smorfia spiacevole vi riservi, fate armi e bagagli e andate di corsa a casa. Non si può chiudere un occhio su questo.

Le posizioni migliori sono quelle che vi infondono più piacere. Un partner attento alle vostre esigenze è un tizio che vi alza le gambe permettendovi di avvinghiarle dietro al suo bacino per farvi superare la noia del missionario. E’ uno che vi posiziona sopra di sè facendovi condurre il gioco, senza aver paura di essere dominato. Non vi costringe, al massimo chiede o propone con gentilezza. Comanda solo su richiesta. Siete abbastanza grandi e vaccinati da rifiutare qualsiasi cosa sentiate sbagliata d’istinto. La “camera da letto” è l’unico posto in cui non siete obbligati a comportarvi da eroi.

Non ci sono confini di genere. Se pensate ci siano dei ruoli prestabiliti, non vi godrete nulla. Scambiateveli. Giocate. Questo non significa non rispettare la volontà della persona con cui condividete i vostri momenti intimi. Rispettate i limiti altrui e sarete rispettati. Oppure cambiate uomo, donna o transgender.

Sospirare, mugugnare o urlare non fa di voi una pornostar o una “puttana“, come uomini e donne chiamano rudemente una ragazza “poco seria” o una sex worker di professione. Il mondo andrebbe meglio se si smettesse di affibbiare etichette ad ogni atteggiamento assunto. Sorridere e ridere sono i benvenuti. Comunicare la gioia derivata dal piacere è fondamentale per creare una connessione rilassata e divertita con l’altro. Fare sesso dovrebbe essere un’attività naturale come svegliarsi e sbadigliare al mattino. Purtroppo sappiamo che non è così. Impegniamoci ad invertire questo stato di cose partendo da una risata di piacere!

Le Coccole Sexy : i preliminari

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Dettaglio da Il Ratto di Proserpina, Gian Lorenzo Bernini

Il corpo è una mappa da esplorare. Regalarsi la gioia dei preliminari è un gesto di apprezzamento e rispetto nei confronti dell’altro. Scoprire centimetro per centimetro le peculiarità di una persona è intrigante. Ovvio che questa debba piacervi, altrimenti il divertimento non è assicurato. Prendete sempre prodotti che corrispondano alla vostra idea di qualità.

La prima forma di contatto è l’abbraccio stretto. Sentire la conformazione altrui ci aiuta a rilassarci e ad eccitarci allo stesso tempo. Strusciarsi con viso e genitali tende e distende la tensione. Il massaggio è anche un buon rompighiaccio se ci si trova già distesi.

La seconda è il bacio con la lingua, comunemente chiamato alla francese. In soldoni, una simulazione e anticipazione del rapporto sessuale. E’ un’arte che se non eseguita in modo corretto può portare a spiacevoli incontri con arcate dentali o risucchi inaspettati.

La terza è la carezza. Collo, schiena, sedere, gambe, petto, genitali. Bisogna riconoscere l’individuo nella sua interezza. Scoprire gli incavi e gli spigoli come tesori nascosti di cui impossessarsi. Nel masturbare tocca aspettare il reciproco turno così da non distrarre l’attenzione di lei o di lui e ricevere una stimolazione completa.

La quarta è mordere, pur se è meglio definirlo “mordicchiare”. Il morso completo cade sotto la categoria “gusti personali”. Ricordatevi che le labbra sono muscoli che si ingrossano se morsi o succhiati, con grande piacere del vostro partner. Pur se il collo non va assolutamente trascurato (se siete un po’ vampiri, la giugulare è  la vostra ragazza), le donne spesso si lamentano della mancata concentrazione sui capezzoli. La dimenticanza può essere dovuta ad una legittima paura di far male ma se fatto con delicatezza, il mordicchiare risulta estremamente piacevole.

La quinta è succhiare. Se vi piace avere dei marchi sul collo alla Angel di Buffy (quel telefilm ha segnato tutti, grazie zio Joss), il succhiotto è l’ideale. Consigliato decidere un punto in cui sia coperto dai capelli. Nei casi di esibizionismo o stagione invernale, il “come non detto” è la regola. Il sesso orale è spesso compreso nel suddetto verbo, pur se non necessario come preliminare.

La sesta è leccare. Potevo inserirla prima, però sappiamo che la parte più importante che interessa a questa pratica non è il petto. Cunnilingus e fellatio, accomodatevi. Ah, vademecum: succhiate pure i capezzoli, la femmina ringrazia.

La lentezza è il ritmo a cui dovrebbe andare questo insieme di azioni. La fretta non ha mai portato alla perfetta esecuzione di un’opera d’arte.

10 Ragioni per Decriminalizzare il SEX WORK

Dieci ragioni per cui la decriminalizzazione del Sex Work è importante per tutti i Paesi del mondo.

Al di là del Buco

decriminalize-sex-work-featured-20120713Il testo che segue, pubblicato sul sito della opensocietyfoundations, e tradotto da Donatella (grazie!), spiega in dieci punti perché la prostituzione va decriminalizzata. Si parte dalla considerazione che il rispetto per i/le sex workers sia necessario così come per ogni caso in cui si parli di rispetto dei diritti umani. Perciò vi auguro buona lettura!

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10 ragioni per decriminalizzare il sex work

Questo documento fornisce dieci ragioni sul perché la decriminalizzazione del sex work è la miglior politica per promuovere la salute e i diritti umani dei sex worker, delle loro famiglie e delle loro comunità. Rimuovere la condanna criminale del sex work va di pari passo con il riconoscimento del sex work come lavoro e protegge i diritti dei sex worker attraverso la salute sul posto di lavoro e gli standard di sicurezza. La decriminalizzazione significa che i sex worker hanno più possibilità di vivere senza marchio di vergogna, esclusione sociale e paura della…

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Stuzzicarsi: SeXting

Dangerous Liaisons (1988)

“Per me è come un aperitivo in attesa della portata principale!” – Anonima

Il SEXting è uno dei fenomeni più controversi nella sfera attrattivo-sessuale degli ultimi quindici anni circa del web e ora delle app. Non è nuovo. E’ vecchio linguaggio da chat dei primordi trasformato in qualcosa di cul…ahem, cool. Due bonobo sarebbero capaci di scambiarsi più cultura.

Conoscendo a menadito i meandri oscuri della rete, è un linguaggio di cui sono stata spesso vittima e quasi mai carnefice. Nell’era di Snapchat e Whatsapp le descrizioni sono state sostituite dalle pratiche foto che centrano il punto nell’unico senso possibile.

Spesso c’è poco di arrapante. Non fraintendetemi, può dare la spinta alla masturbazione del momento, ma non può essere nè l’inizio nè la base di un futuro rapporto sessuale con lo stesso soggetto.

“Vuoi vedere quanto è duro? Solo per te.”

Sembra una fase banale, però scomponiamola per le pulzelle che ancora intravedono qualcosa di romantico in quel “solo per te”. Nel sesso è fondamentale guardare l’altro, che sia l’uomo di una notte o il tuo compagno per la vita (ma quanto è lunga la vita moderna, ahimè). Il pezzo di carne che si gonfia di sangue viene dopo (scusate il sillogismo). Quell’esclusiva del “solo per te” finale fa tanto promozione del supermercato prendi tre paghi uno. La mosceria della femmina è garantita.

Insomma, se questo è il vostro nuovo “spasimante”, FUGGITE. Non ne ricaverete nulla. Siete solo il trastullo di un attimo, non uscirete insieme. Non vale sprecare la vostra fantasia per un po’ di eccitazione pixelata.

In casi generali, sono restia a dire che faccia bene a due persone che si conoscono da un certo tempo o ad una coppia. Brucia il mistero. Stuzzicare è bello, divertente, rinvigorisce e nutre un rapporto purchè non diventi un’abitudine. Magari l’affiatamento in conversazione non corrisponde ad uno reale. Il classico: “Ci sa fare con le parole ma non con i fatti.”

Poche chiacchiere più sesso, please.

Stuzzicarsi: Fantasie

Auguste Levêque, Bacchanalia

Leggenda vuole che le donne non abbiano fantasie oppure che ne abbiano relativamente poche. Non ci vuole un genio per capire che l’opinione della società pruriginosa abbia fatto di nuovo centro. Ne creiamo di ogni tipo e spesso sono esplicite, senza contorno romantico o atmosfera. Perchè il loro scopo specifico è eccitare.

I want to tell you something but I’m embarassed.
Say it.
Well,I need you…I need you not to judge me,ok? It’s important you not judge me. Promise me you won’t.
Hey, sweetheart, what?
I want you to rape me.

(The Little Death, 2014)

In genere diamo sfogo a queste quando siamo in attesa di un incontro particolarmente gradito, dobbiamo masturbarci o nel mezzo del sesso col nostro partner. Non ci sentiamo inclini a condividerle per non essere giudicate delle puttane. La lettera scarlatta P come “pervertita” brucia ancora sul nostro petto. Il mondo ci ha abituate a tenere gambe e mente chiuse, trasformandoci in esseri asessuati senza desideri. La donna dà ma non chiede, è il vecchio adagio.

Condividere le fantasie con qualcuno non significa per forza attuarle. Sono uno sfogo naturale in cui l’immaginazione della donna può liberarsi nelle forme più gradite. Si può essere sottomesse, dominatrici, uomini, vampiri, animali, piante, fare BDSM, sesso di gruppo, farlo con sconosciuti o donne, essere guardate, esibirsi e così via.

La fantasia può diventare un’esperienza ma tende a perdere il suo potere. A meno che non si trovi un uomo raro come il Principe Azzurro, che chiamerò Cavaliere Nero, con cui abbiate una sintonia invidiabile, la maggior parte dei nostri parti mentali finisce in qualcosa di insipido. A volte può avere degli effetti nocivi, come per una delle protagoniste del film sopra citato. Il fidanzato combina così bene la sua fantasia di stupro che è spedito dritto all’ospedale col viso tumefatto e il collo rotto.

Il fantasticare non deve farci sentire in colpa. Il motivo è che spesso ci immaginiamo di essere o fare cose che sono il contrario del nostro vissuto. Dobbiamo accettare le nostre fantasie come quelle degli altri. Non stigmatizziamoci credendo di essere A-normali. Se la normalità è definita solo dal sesso pene-in-vagina, allora già sappiamo di vivere in una realtà alterata in cui basta proprio poco per andare fuori dal cerchio.

Le fantasie sono un modo di volerci bene, potenziarci scacciando l’insicurezza ed entrare in contatto con ciò che vogliamo in realtà. Trasformiamo le nostre paure in qualcosa di erotico e appetibile. “Domiamo la bestia”, come scriveva Nancy Friday nel suo storico libro del 1973 dedicato alle fantasie delle donne, My Secret Garden.

Ora siete curiose di sapere su cosa le donne fantasticano di più. Inutile affermare che sono ben diverse da quelle arcinote degli uomini, anche queste inflazionate e solo in parte corrispondenti a verità. Al primo posto ci sono quelle col partner, di frequente uno sconosciuto privo di volto. Al secondo, quelle sullo stupro, inteso però più come una dimostrazione di dominio che di violenza vera e propria. Al terzo, new entry, quelle su personaggi paranormali, dovuto all’influenza del genere letterario Urban Fantasy e Dark Romance con corrispettivi film a seguito.

Vi sentite rincuorate? Liberate dunque le vostre fantasie perchè nessun altro vi sta guardando…o forse sì!

I segreti de La Valigia Rossa di Simona

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Non è un mistero che in Italia i sexy shop non siano ambienti invitanti per le donne. Per evitare di essere scambiate per “maniache con l’impermeabile”, la maggior parte se ne tiene alla larga.

Ho scoperto, tuttavia, che nel nostro Paese è in voga la vendita porta a porta di sex toys e biancheria intima provocante. L’azienda che si avvale di uno stile unico sul mercato è La Valigia Rossa. Nata in Spagna nel 2005 da un’idea di Dina Hoernecke, La Maleta Roja, si è ramificata nelle nazioni di cultura latina, come Portogallo, Italia e Sud America. Il suo scopo è informare le donne e le coppie sui temi della sessualità e garantire il benessere sessuale tramite la vendita dei loro articoli.

E’ stata una grande sorpresa scoprire che una loro consulente, Simona Paoletti, era proprio di San Benedetto e sono corsa ad intervistarla.

Come hai conosciuto La Valigia Rossa?

Mi è stata segnalata da un’amica dopo aver lasciato un’occupazione che non mi entusiasmava. “Ho trovato un lavoro perfetto per te!”, mi disse, e mi fece leggere un articolo di Donna Moderna, in cui si annunciava l’arrivo in Italia de La Valigia Rossa. Un progetto che sposai più per l’obiettivo di rendere consapevoli le donne sulla loro sessualità che per la vendita di sex toys. Nella mia famiglia non si parlava di sesso e capivo l’importanza di informare le persone su questo argomento. Quindi mi sono buttata in questa avventura. All’epoca non esisteva ancora la sede italiana dell’azienda e ho preso un volo per Barcellona per fare il corso di formazione con un team di sessuologhe, psicologhe, esperte di marketing, per ottenere l’idoneità ad esercitare questo mestiere. Adesso invece le consulenti vengono formate a Casale Monferrato, in provincia di Alessandria, dove risiede La Valigia Rossa. Ho cominciato facendo riunioni con le richieste che venivano dal sito e dalla mia cerchia di amicizie. Siccome all’inizio eravamo poche, io coprivo tutto il Centro Italia. Avendo studiato a Bologna, è stato facile creare un network di donne interessate e curiose. E’ stato difficile invece farsi conoscere a San Benedetto e dintorni perché c’era diffidenza e pregiudizio nei confronti di un campo sconosciuto. Alla fine però grazie al passaparola l’atteggiamento è cambiato.

Come si organizza una riunione?

Sono contattata attraverso la sezione Marche del sito oppure tramite il passaparola mi contattano su Facebook e mi chiedono un appuntamento. Premetto sempre che c’è un costo consulenza da pagare e la somma è divisa tra le donne della riunione senza obbligo di acquistare. Organizziamo pure eventi con ristoratori locali per serate di promozione, adatte a tutti, durante le quali i termini usati sono sempre soft.

Quali sono i tabù sessuali che emergono spesso durante le riunioni?

Il primo tabù è il sesso anale. Spesso è collegato ad un altro tabù, quello di non conoscere il proprio apparato sessuale per poca cultura. Il secondo è sull’esistenza o meno del punto G. Il punto G è una zona di terminazioni nervose che partono dalla clitoride e arrivano nella vagina, più è stimolato più ci dà piacere. Ciò ci porta all’ultimo tabù, quello della masturbazione femminile, di cui non si parla soprattutto tra donne, condannata come pratica solitaria che invece aiuta a vivere bene grazie al rilascio di ossitocina, l’ormone delle coccole.

Quali sono i prodotti più richiesti?

La coppetta mestruale, un raccoglitore a forma di bicchierino composto da silicone medico che sostituisce il tampax. Permette di mantenere la flora batterica inalterata e si svuota ogni otto-dodici ore. E’ un’alternativa economica ed ecologica perché il suo funzionamento dura a lungo. Per esempio, a Venezia il comune l’ha resa obbligatoria per il problema dello smaltimento dei rifiuti. Il secondo prodotto sono le palline della Geisha che servono per la ginnastica pelvica passiva. Poi oli da massaggio e intimo sexy sono gli articoli più gettonati.

La particolarità de La Valigia Rossa rispetto alle sue concorrenti italiane e internazionali è l’importanza data all’educazione sessuale e la consulenza di medici specifici. Come viene stretto il contatto con le strutture sanitarie?

In genere sono gli istituti che, venuti a conoscenza della nostra azienda, ci contattano. Collaboriamo con ISC (Istituto Sessuologia Clinica), FISS (Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica), AISM(Associazione Italiana Sclerosi Multipla), LILA (Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS), AIDOS (Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo). Nella provincia e fuori di essa mi chiamano studi fisioterapici e infermiere per affrontare determinate tematiche dei loro pazienti. I medici sono messi in contatto con il team di sessuologi de La Valigia Rossa per questioni di natura più strettamente scientifica che non competono le consulenti.

E’ preferibile che le riunioni siano tra amiche. E’ vero che le donne sono più a loro agio senza il partner, ma non sarebbe più costruttivo e divertente se ci fossero pure gli uomini?

Il progetto è nato per le donne perché sono la categoria presa di mira dalla cultura dominante. Però è vero che gli uomini sono figli di donne e spesso molti blocchi e tabù vengono riversati su di loro. Io sono quella che per prima li ha coinvolti nelle riunioni. In genere dopo la prima riunione con le donne, segue una con le coppie. Spesso all’interno di quest’ultime manca il dialogo, in particolare da parte della donna che è abituata a dare e a non chiedere. La riunione mista è molto utile ad entrambi i sessi.

La tua vita è cambiata da quando hai deciso di diventare una consulente?

E’ cambiata in bene perché quando riesci a parlare di certi argomenti con tutti e il riscontro è positivo, ti senti apprezzata. Non si fa questo lavoro per un guadagno economico ma per uno interiore.

Leggo dal sito de La Valigia Rossa che sei specializzata in coccole. Che cosa significa?

Noi consulenti veniamo sempre formate ogni anno su argomenti nuovi. Io ho frequentato il corso di tecnica dei massaggi per quanto riguarda coccole e carezze. E’ un massaggio per le coppie. Insegno le posizioni delle mani da assumere ad una ragazza che lo prova su un’amica per in seguito farlo al ragazzo tra le mura domestiche. Non posso praticarne di completi perché non sono una massaggiatrice qualificata. L’obiettivo è entrare in sintonia col partner. Ho fatto anche il corso di consulenza per donne affette da sclerosi multipla. Si tende sempre a pensare che la persona malata non abbia bisogno di sessualità, invece è il contrario. Attraverso questa si possono superare tante situazioni spiacevoli.

Un consiglio gratuito per tutte le donne che hanno problemi a vivere liberamente la propria sessualità?

Informatevi senza pregiudizi. La sessualità è un qualcosa di soggettivo e anche una crescita personale.