Nei meandri di Tinder con il primo libro di Match and the City, un supporto fondamentale per tutti i sessi per capire i risvolti sessuali ed emozionali delle dating app

foto copertina: Ale Di Blasio

Match and the City è un sito, un blog, una community e pagina Facebook, ed un profilo Instagram molto attivo creata dalla social media manager Marvi Santamaria, siciliana trasferita a Milano. Nel suo nuovo libro Tinder and the City edito da Agenzia Alcatraz racconta come è iniziata la sua avventura sulle dating app nel febbraio 2014 e traccia un profilo sociologico ed antropologico delle relazioni contemporanee estremamente aderente alla realtà. La fatica di Marvi si divora in un giorno. La sua scrittura è brillante, spiritosa ma soprattutto induce a riflettere su certe dinamiche fisse che si innescano nelle dating app.

Su Tinder si incontrano tanti uomini, in una sorta di “catalogo del bestiame”, come aveva preso a chiamarlo Marvi agli inizi. Ma “quantità non è qualità“, giustamente afferma l’autrice. One night stand e sparizioni sono all’ordine del giorno e spesso succede che ci si ritrovi solo a chattare o parlare con il tizio di turno trasformati in “psicologi dilettanti“. Perché l’obiettivo principale è fare sesso. Soprattutto per gli uomini, stando ad un sondaggio anonimo condotto dalla stessa Marvi. Non solo, il 50% dei ragazzi su Tinder è riluttante ad usare i preservativi, scansati con le solite scuse (mi dà fastidio, toglie la magia). Molte le storie assurde vissute, tra cui quella in cui per andare ad un festival viene ospitata da un ragazzo che la fa dormire nel letto matrimoniale dei suoi genitori preparato da loro stessi. La blogger si busca addirittura una febbre improvvisa per l’aria condizionata al massimo nell’appartamento degli amici di un musicista campano che l’aveva invitata a mangiare qualcosa. Si affrontano fantomatici (per fortuna) problemi sessuali e veri, come il fatto che una buona percentuale degli uomini che si incontrano su Tinder abbia difficoltà d’erezione (confermo). Sono illustrati gli effetti collaterali dell’app: sindrome dell’abbandono, perdita dell’aderenza con la realtà, dipendenza. Emergono i contro negativi come l’accentuarsi degli stereotipi maschili e femminili e il non conoscere mai veramente le persone. Insomma, “la vita sulle dating app non è una favola”. Ma ci sono anche i pro di Tinder. Aumenta la consapevolezza su ciò che si vuole e non si vuole, aiutano a scoprire il proprio corpo, i propri desideri e la propria sessualità: “sono come una palestra”. D’altronde, “non sono le dating app a dover funzionare, ma le persone“. Alla fine del libro c’è un glossario fenomenologico in cui vengono spiegate frasi topiche come “Cosa cerchi qui?” e strani fenomeni “atmosferici” come il ghosting e lo zombeing. Vi consiglio fortemente il suo libro per avere una finestra su questo mondo, se non ci siete ancora entrate, o ritrovarvi nelle sue esperienze, come è successo a me, se l’avete provato per breve o lungo tempo.

Volete sapere quanti fidanzati ha trovato Marvi su Tinder? Uno. Su 42 ragazzi con cui è uscita e 413 match. A giugno 2018 ha organizzato il primo AperiTinder d’Italia a Milano, al quale hanno partecipato più di 60 persone ed ha intenzione di preparare altri eventi sotto nuovi e scoppiettanti format.

Cosa ti ha dato la spinta ad aprire il blog?

La mia community nasce nel momento in cui mi sono resa conto che non ero l’unica a vivere il disagio da dating app e che questo tipo di disagio poteva unire le persone. A cavallo tra il 2016 e il 2017 ho aperto il blog assieme alla pagina Facebook, poi sono arrivati Instagram, il gruppo Facebook di confronto per sole donne Match & City Cafè, gli eventi e il podcast prodotto da Querty. Infine, lo scorso 9 maggio, il mio libro “Tinder and the City” edito da Agenzia Alcatraz. Sono passati poco più di due anni eppure ho raccolto tante soddisfazioni, esperienze, incontri umani che mi hanno donato tantissimo.

La tua prima esperienza in assoluto con le dating app è stata Tinder oppure prima ne frequentavi delle altre?

Il primo piede nel mondo del dating online l’ho messo proprio tramite Tinder, come racconto nel libro. Un mio amico me ne aveva parlato ad una cena, era il febbraio del 2014, l’applicazione esisteva da un paio d’anni ma non era ancora esplosa in Italia, com’è accaduto in seguito. Poco dopo ho cominciato ad usare a pieno regime parallelamente a Tinder anche Happn, e queste sono le due dating app che ho usato maggiormente, con risultati simili tutto sommato (ossia gioie e dolori).

Il tuo blog ha un nome affine alla celebre serie Sex & The City, ti piaceva?

Sì, è un tributo a Sex and the City, serie tv che ho scoperto tardivamente, devo ammettere. Prima di allora – ossia poco prima di aprire il blog – l’avevo snobbata pensando fosse una serie frivola, invece dopo me ne sono innamorata come molti altri fan, scoprendo che non parlava solo di sesso e relazioni, rompendo già allora dei tabù (vedasi l’apparizione del mitico Magic Wand e del vibratore Rabbit, primi sex toys in una serie tv) ma anche del valore dell’amicizia e della coesione femminile pur nella diversità di carattere delle protagoniste. Amo molto il personaggio di Samantha, ma mi ritrovo ancora di più in Miranda, per il suo cinismo, seppure anche lei alla fine ceda all’amore (e alla maternità, ops spoiler!).

Eventi di Match and The City

La comunità Match & the City Café (solo donne) ti ha dato la spinta per scrivere un libro sulle tue esperienze nelle dating app?

Senz’altro. Ogni giorno nel mio gruppo scrivono decine di donne, che si scambiano altre decine di commenti sotto alle loro storie, in un flusso e una narrazione collettiva senza sosta. Posso dire di aver scritto il libro immaginando loro come mio pubblico ideale, seppure non esclusivo. Può essere letto anche dalle neofite delle app o da chi non sa ancora se provarle o meno, ed anche gli uomini per ritrovarsi in certi racconti oppure cercare delle dritte, per quanto non sia un manuale: rifiuto l’idea, sarebbe in qualche modo normativo e non sarebbe nel mio stile.

Che tipo di feedback stai ricevendo per Tinder and the City?

Vicinanza, condivisione di una “sorte comune” e ringraziamenti per aver dato voce a questi sentimenti legati ad esperienze del genere. La cosa che mi dà particolare soddisfazione, poi, è riceverli anche da uomini, dato che cerco di portare avanti un discorso sulla “Tinder generation” che abbracci tutti i generi e gli orientamenti sessuali, provando a metterli in comunicazione.

Quantità non è qualità affermi nel libro, in cui dici che hai conservato diversi messaggi degli uomini con cui ti sei incontrata, sapresti fare una stima più o meno quanti ti hanno lasciato un segno positivo?

Il fatto che il libro contenga storie per lo più deludenti o quanto meno “amare” e solo una che ha qualche punta di dolce (ri-spoiler!) la dice già lunga. Il computo finale non è dei più entusiasmanti. Quello che mi resta però è una maggiore consapevolezza su ciò che mi piace e soprattutto su quanto sia importante, in primis per noi donne data la storia di oppressione del nostro genere, imparare a comunicare con l’Altro, non solo il nostro consenso ma anche il nostro dissenso, i nostri desideri, anche quelli sessuali, e mettere sul tavolo aspettative e intenzioni prima che si tramutino in paranoie capaci di scrivere su WhatsApp.

Secondo te, quali sono i difetti e i pregi di una dating app?

Più che di pregi e difetti del dating online, ampliando il campo, mi viene da parlare di opportunità e rischi. Le opportunità sono sterminate sia in termini prettamente numerici – facendo swipe tra i profili le tue probabilità di match e di incontri salgono esponenzialmente e in un modo che non potresti ottenere se dovessi andarli a cercare nella vita offline – sia qualitativamente, a volte: le dating app hanno aumentato i matrimoni misti in USA, ad esempio. In Italia la situazione è differente (ma abbiamo un problemone con l’integrazione in generale) però, ecco, le app ci permettono di incontrare il “diverso” da noi, ed il diverso è una ricchezza. Difficile che questo succeda se frequentiamo sempre lo stesso giro d’amici. Le dating app costituiscono poi anche una opportunità per riscoprire il proprio potere seduttivo, la propria femminilità in certi casi, e conoscere più a fondo come funziona il nostro corpo e i nostri desideri sessuali.

Eventi di Match and The City, foto: Lorenza D’Alessio

Quali rischi si corrono?

Oltre a quelli affettivi che possono derivare da relazioni che non partono mai o falliscono nel ghosting, aspettative deluse e così via. Ci sono anche quelli legati alla salute: aumenta la promiscuità e, se non ci si protegge, aumentano anche le malattie sessualmente trasmissibili. Ma questo non è un fattore imputabile alle dating app: la promiscuità può attuarsi anche tramite tante altre modalità e per me non è in sé un male, mai, seppure il bigottismo e maschilismo ancora imperanti ci vogliano far sentire in colpa o “sbagliate” (per non dire altro) se viviamo una sessualità libera. Basta essere responsabili e consapevoli nelle proprie azioni. Poi c’è anche il rischio della “addiction”, che io stessa ho vissuto e racconto nel mio libro: ma anche questa si somma a una rosa di dipendenze protagoniste dei nostri tempi. Con questo non voglio sminuirla, anzi, nel libro concludo che se la dipendenza da dating app comincia a renderci schiavi ed infelici nella vita, non si deve aver vergogna a cercare anche un supporto psicologico per svincolarsi da queste dinamiche.

Qual è la migliore dating app in circolazione?

Questa domanda non può avere risposta. Come dico sempre: le dating app sono solo un mezzo, non hanno un rating certo di successo o funzionamento. Sono le persone a “dover funzionare”. Ciò che può variare è il target e la meccaniche dell’app: oggi se ne contano decine e decine differenti sul mercato, per tutti i gusti come si suol dire. Il mio approccio è sempre stato quello di provarle e vedere come va. Per fortuna non ce le ha prescritte il medico.

Sei ancora iscritta a Tinder?

Sì, e attendo mi diano la cittadinanza onoraria. Praticamente ho le chiavi di quei posti: ne ho viste, lette e sentite di tutti i colori!

Cosa ti ha insegnato condividere le tue esperienze sulle dating app con altre donne della community?

La mole di storie e opinioni condivise nel gruppo, così ricorrenti nei loro copioni, mi ha dato ulteriore prova di quanto il fenomeno e i sentimenti correlati alle vicissitudini e disavventure da dating app siano un’esperienza trasversale e diffusa. E quanto ci sia bisogno e voglia di parlarne, soprattutto tra donne, dove spesso vige anche del maschilismo interiorizzato che ci porta a giudicarci e suddividerci in “sante e puttane”, col risultato spesso di sentirsi isolate e “sbagliate” anche nel proprio giro di amicizie. Anche se a me non è mai successo – per fortuna le mie amiche non mi hanno mai giudicata ma anzi, pur alcune non apprezzando le dating app né “praticandole”, mi hanno sempre ascoltata e hanno raccolto le mie lacrime negli anni – leggo di donne che non possono sfogarsi con amiche e amici proprio per paura di essere giudicate.

Nuovi progetti?

Voglio organizzare eventi con format inediti e continuare a sviscerare le dinamiche delle dating app, di fatto essendo il mio posizionamento, e continuando a incuriosirmi anche se ora non vi sono immersa fino al collo come anni fa. Ma anche spaziare in campi correlati come la sessualità consapevole ed, ancora, le tematiche e le istanze del femminismo, oggi come non mai urgenti e fondamentali per non perdere terreno sotto ai piedi e difendere e acquisire sempre maggiore parità tra i sessi.

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Sex toys, questi sconosciuti – Parte 2

I cataloghi americani di prodotti venduti via posta del 1870 pubblicizzavano “dildo o peni artificiali” senza eufemismi. Ma la pacchia durò poco perché nel 1872 fu creata la Commissione della Soppressione del Vizio che credeva che la masturbazione fosse pericolosa e il sesso per il solo scopo del piacere fosse peccato. Questa proibì la vendita postale di sex toys, compresi quadri erotici, facendola diventare un’industria underground.

I primi vibratori tecnologici iniziarono a comparire a fine Ottocento in Inghilterra, Francia, Germania, Cina, Giappone ed USA, potevano andare ad acqua, aria compressa o vapore. Il primo vibratore elettrico fu inventato dal medico inglese Joseph Mortimer Granville per curare la stitichezza, il mal di schiena ed il diabete in uomini e donne. Credeva che i nervi del corpo avessero un equilibrio naturale con vibrazioni salutari e che quando questo venisse a mancare per malattie, doveva essere ristabilito tramite vibrazione. I vibratori erano usati per curare tutti i tipi di disturbi meno che la masturbazione. Stessa storia per i dilatatori rettali, in genere di gomma, metallo o vetro, che erano pubblicizzati su riviste mediche e di salute, spacciati per curatori di diversi mali, tra cui anche la masturbazione maschile. Esistevano pure dilatatori vaginali usati per curare il vaginismo.

Prodotti venduti da Beate Uhse, foto: spiegel.de

In Germania nel frattempo l’ex pilota della Luftwaffe Beate Uhse vendeva alle casalinghe tedesche il suo Volantino X, una brochure dove spiegava alle donne il metodo anticoncezionale Ogino-Knauss, oggi considerato non efficace. Parlava anche di frigidità femminile ed impotenza maschile. La sua azienda di opuscoli si chiamava Betu e ben presto iniziò a confezionare scatoline con condom, che nel dopoguerra scarseggiavano, e libri come Amore senza paura di Eustace Chesser ed Il Perfetto Matrimonio di Theodoor Hendrik van de Velde, in base alle richieste delle sue clienti. Nel febbraio del 1951 fondò una società di vendita per corrispondenza ed assunse un dottore per rispondere alle domande dei clienti. Per sfuggire alla censura ed al carcere, si finse su carta “Salvatrice di matrimoni”. Quando la Germania a fine anni Sessanta si fece più libera di pensiero, iniziò a vendere preservativi chiodati, pillole erotiche ricoperte di zucchero, négligée per la notte. Nel Natale del 1962 Uhse aprì il suo primo “negozio specializzato per l’igiene matrimoniale” a Flensburgo. Ha creato un impero di sex shop durato sessant’anni, che dopo la sua morte nel 2001, è andato in rapido declino e nel 2017 è fallito. Nel 1989 ha ricevuto dal suo Paese la Croce Federale di Merito per aver aiutato i tedeschi a ritrovare una sessualità più rilassata.

Biancheria Sexy dal catalogo di Beate Uhse, foto: spiegel.de

Nel frattempo nell’America di metà anni Sessanta l’ex ventriloquista Ted Marche insieme all’imprenditore John Francis creavano protesi per uomini impotenti, dildi in cloruro di polivinile cotti al forno in una cucina di Los Angeles. Furono loro ad inventare il colore rosa carne e la vagina strap-on: spacciavano i dildi per “aiuti matrimoniali”. È grazie al dildo se William Masters e Virginia Johnson scoprirono nel loro celebre studio del 1966, in cui osservarono oltre diecimila rapporti sessuali, che la donna poteva avere orgasmi multipli, molto più intensi che durante l’atto con un’altra persona. Il paraplegico Gosnell Duncan di Chicago scelse il silicone come materiale ideale per i dildo. A differenza del cloruro, non si scioglieva anche se esposto ad alta temperatura, non era poroso, poteva essere sterilizzato in acqua bollente e non aveva un odore chimico forte. Aiutato dalla General Eletrics ne creò un modello che non fosse irritante per il corpo. Di origini caraibiche, rese disponibili i dildo in tre gradazioni differenti di nero ed uno bianco. Erano venduti come protesi strap-on per aiutare i disabili: i dildo e i vibratori infatti sono molto utili perché aumentano le possibilità di erezione. Duncan li faceva a mano su misura, non erano vuoti ma solidi, e potevano essere attaccati all’osso pubico lasciando testicoli e pene liberi.

Vagina strap-on

In Inghilterra furono aperti una serie di sex shop negli anni Sessanta da Carl Slack a Soho. Nel 1971 aprì a New York, nove anni dopo Beate Uhse, il primo negozio di sex toys gay e women friendly, Pleasure Chest, gestito da Duane Colglazier e Bill Rifkin. Inizialmente era un negozio di soli materassi ad acqua, i sex toys furono aggiunti per attirare l’attenzione, dato che i prodotti erano su ordinazione. A Milano aprì il primo lo stesso anno in Piazza Sempione, Basta Problemi di Ercole Sabbatini e sua moglie Angela Masia. Con la rivoluzione sessuale a cavallo di Anni Sessanta e Settanta i sex toys furono considerati uno strumento per la rivoluzione politica e perciò sempre più femministe americane iniziarono ad interessarsene, una di queste, Dell Williams, aprì il primo sex shop femminista dedicato alle donne Eve’s Garden a Manhattan nel 1974. Tuttavia, il più grande distributore di materiale pornografico e sex toys negli States rimase per lungo tempo (nonostante i numerosi problemi legali) Reuben Sturman, che aveva cominciato il suo business nei primi Sessanta.

To be continued

Foto copertina: Pulsatore Stronic Drei di Fun Factory

I proprietari di Basta Problemi Sex Shop di Milano

Franco Trentalance, l’ex pornodivo eclettico che stupisce sempre

Di recente Franco Trentalance è stato nella mia cittadina per presentare la sua nuova graphic novel Bloody Park. Ho sempre voluto intervistare un pornodivo o una pornodiva e lui si è reso gentilmente disponibile. Ha lasciato il mondo dell’hard nel 2017, ed essendo una persona eclettica, non si è limitato a fare tv ma ha esplorato l’universo della scrittura, del coaching e dell’enogastronomia. Non si tratta della prima star del porno che si dà alla parola scritta, come Sasha Grey, o dedita alla scrittura, come Stoya. Tuttavia, sembra essere uno dei pochi continuativi e particolarmente bravo a scrivere. È discreto anche nella recitazione, caratteristica non scontata per un ex porno attore. Si è fatto conoscere al grande pubblico con la partecipazione nel 2008 alla terza edizione del programma La Talpa di Mediaset. Negli anni ha vinto diversi premi sia come porno attore che scrittore: Premio alla Carriera (BMB Festival IV Edizione, Milano, 2011), Miglior Testimonial dell’Hard Italiano e Personaggio dell’Anno ( Premio Hard Channel TV, 2012, 2014), Accademia Res Aulica Scrittori in gusto per Tre giorni di buio (2015) e Premio FiPiLi Horror Book Festival per Il guardiano del parco (2017).

La graphic novel Bloody Park è tratta dal suo ultimo romanzo horror Il Guardiano del Parco (2017), scritto con il regista, sceneggiatore e autore tv Marco Limberti. Alba Scott è una studentessa americana in visita a Mozzano, un paese vicino Lucca, per completare la sua tesi universitaria. La sua bellezza non passa inosservata e finisce sulla strada di un serial killer sparendo in modo misterioso. Il fumetto è stato realizzato da Andrea Cavalletto e prodotto da Edizioni Inkiostro.

Perché hai deciso di fare l’attore porno?

Al pari di un musicista, un ballerino, un cantante, un dentista o un ingegnere, volevo fare della mia passione che era il sesso un mestiere. Desideravo diventare un professionista della cosa che mi divertiva di più. Poi ci è voluta una buona dose di coraggio perché più di venti anni fa quando ho iniziato essere un attore o attrice hard non era la cosa più pop del mondo.

In vent’anni di carriera hai attraversato due epoche diverse dell’industria del porno. Come hai vissuto questo cambiamento?

Bene perché alla fine un professionista si concentra sulla scena di sesso pura e la partner piuttosto che sui cambiamenti. Però è vero che siamo passati dal VHS al DVD ai video di Internet, dalle telecamere giganti con i cassettoni dentro a quelle HD con i nastrini alle ultime digitali con la scheda.

Sei passato anche dalla trama alla non trama.

Sì, anche se in realtà il mercato commerciale funzionava così: le case di produzione vendevano dei pacchetti di film. Al loro interno c’erano due prodotti di punta con la trama ed una serie all sex, dove c’era solo sesso, e tutti venivano presentati alle fiere internazionali. Io ho sempre fatto entrambi. La clip di Internet ha determinato la fine della trama.

In un’intervista al giornale Il Tempo dichiari che fare hard ‘non è un lavoro qualunque per l’ansia da prestazione, soprattutto per i maschi’. Quali sono le difficoltà che si devono affrontare in questo mestiere?

È come essere un campione sportivo. Hai un grande valore ed il tifoso si aspetta sempre che tu giochi al cento per cento. Questa è l’ansia iniziale che accomuna uno sportivo ad un attore hard. Ad un campione qualche sconfitta gliela puoi concedere, il porno attore invece non può fare mai cilecca. Siccome non è prevista, il doverci riuscire per forza mette pressione su un set. Quando i ragazzi vogliono fare dei provini in Europa, e sottolineo che in Italia non ci sono, prendono delle pillole per risolvere l’assenza di erezione. Ma se sei nervoso o sotto stress ed il motore non lo accendi, l’aiuto non scatta.

Dici spesso che ti piace andare al sodo, perché allora hai pubblicato un manuale di seduzione (Seduzione Magnetica, 2018)?

Per andare al sodo (ride). Il manuale vale anche per il sesso femminile. Se una donna dedica un mese di tempo ad un uomo che le piace, poi ci finisce a letto e scopre che non è capace, hanno perso tempo tutte e due. Non è per andare a letto insieme subito però se va in porto, avrai guadagnato un mese in più nello stare bene, se va male avrai risparmiato un mese buttato. Il libro non è un manuale di rimorchio. Ci sono dei suggerimenti tattici ma il concetto fondamentale è diventare persone migliori. La seduzione si basa su serietà, affidabilità, disponibilità e preparazione culturale. E questo vale non solo con le donne, ma con tutta la gente che si conosce.

Che cosa ti dà lo scrivere di thriller che il porno non ti ha mai dato?

Mi è sempre piaciuto comunicare: ho fatto l’istruttore sportivo nei villaggi turistici, il barman in discoteca. Mi sono sempre trovato in contesti affollati. L’esaltazione della comunicazione è la parola. Nel porno c’erano tante sensazioni forti ma la comunicazione era parziale. Il poter scrivere rende al meglio ciò che uno percepisce e pensa.

I migliori racconti erotici online si trovano su Clitoridea, molto più di una semplice raccolta

Clitoridea è un sito di racconti erotici nato ufficialmente nel dicembre del 2016. L’ideatrice è Ketty Rotundo, originaria di Catanzaro e residente a Cosenza, che qualche mese prima ad agosto aveva avuto la stimolante illuminazione. La scelta del nome è stata casuale. “Ero a letto con un tipo con il quale mi frequentavo all’epoca e si stava parlando del mio essere ‘clitoridea’ e non vaginale (o almeno non sempre), lui mi rispose che sarebbe stato un bel nome per un blog”, ricorda, “Da lì ho iniziato a pensare al significato che avrei potuto dargli io, concentrandomi sul gioco di parole. Clitor- idea. Dopo qualche mese dalla sua nascita ho ricevuto la proposta di curare la raccolta di racconti erotici, Red, per una casa editrice di e-book di Cosenza, Teomedia”.

Nella sua raccolta si trova ogni tipo di racconto, l’importante è che sia scritto bene. Le storie sono profonde ed intense, semplici e delicate. I racconti dei suoi autori sembrano frammenti di romanzi più grandi presi nei loro momenti migliori.

Ketty sapeva fin dall’inizio che non si sarebbe fermata ai racconti erotici. Infatti sul suo sito ci sono diverse sezioni: Racconti e Poesie, Handjobs – Storie a quattro mani, Voyeur – I tuoi occhi le nostre mani, Dirty Talk – La letteratura che parla sporco, Clitoridea&Friends. Se volete inviarle qualcosa, scrivetele a clitorideaweb@gmail.com.

Su Instagram conduce spesso sondaggi su letteratura e sessualità, dirette, dibattiti e pubblica sue poesie o riflessioni: https://www.instagram.com/clitoridea/. Recentemente ha subìto una sospensione del profilo da parte di Instagram seguita il giorno dopo da Le Sex en Rose (storia qui su Vice), è riuscita a ripristinarlo ed è tornata più carica di prima.

Logo Clitoridea

Quale tipo di selezione applichi ai racconti che ti arrivano?

Bella domanda. Inizialmente pubblicavo qualsiasi racconto mi venisse inviato. Avevo meno esperienza, anche a livello di lettura di questi. Oggi mi baso su più parametri. La modalità con il quale viene scritto, la grammatica e la punteggiatura.

Secondo te, cosa fa un buon racconto erotico?

Non mi interessa la storia in sé. Ognuno può avere una sua idea di cosa sia un racconto erotico. Sicuramente guardo la forma e la modalità con la quale si arriva ad una scena di sesso. Non che queste facciano di un racconto un racconto erotico. Ci sono casi in cui questo può definirsi erotico anche senza rapporto sessuale. Però, mi soffermo spesso sul come vengono raccontate certe situazioni. È difficile da spiegare. Non c’è una regola precisa in realtà, dipende sempre dalla storia che si vuole raccontare. Alcune necessitano di poetica, altre di pathos, altre ancora di attesa. Se mi viene mandato un racconto nel quale si descrive solamente una scena di sesso, per me non può definirsi tale e quindi non lo pubblico. C’è differenza tra un racconto erotico ed un episodio sessuale che ti è successo e questa sta nei dettagli: possono essere delicati o forti, ma devono esserci.

È stata dura all’inizio acquisire la fiducia dei lettori?

Onestamente no. Sin dalla prima pubblicazione il sito ha avuto diverse visualizzazioni e letture. Dipende anche da quanto viene pubblicizzato. Quindi ciò cambia anche dalla persona che lo scrive ed eventualmente non ha timore a farlo leggere e pubblicizzarlo.

Ci sono dei racconti che ti hanno particolarmente colpita?

Ovviamente sì, ma preferisco non menzionarli!

Il sito ha degli scrittori assidui, i cui racconti si possono trovare spesso?

Sì, qualcuno che scrive spesso c’è. Come Giovanni Canadè , Ensa Fagnano e LolaMa.

@Clitoridea

La tua rubrica Clitoridea&Friends è la più famosa del sito, com’è nata?

È una rubrica nata dall’esigenza dei miei followers di raccontarsi. Non è stata una mia idea (tranne il nome), ma è venuta fuori in modo spontaneo. Raccontare le proprie esperienze è fondamentale. Un po’ perché parlarne aiuta, un po’ perché confrontarsi con gli altri ci fa capire che “non siamo soli”.

Quali sono le altre rubriche?

Oltre a quella dedicata ai racconti ed alle poesie erotiche, c’è la rubrica Voyeur, nella quale vengono pubblicate fotografie di un/una fotografo/a accompagnati da un testo di qualsiasi persona voglia scrivere, facendosi ispirare dalla fotografia appunto. Un’altra rubrica è HandJobs, che raccoglie racconti erotici scritti a quattro( o più) mani. Poi c’è DirtyTalk, delle recensioni su romanzi erotici curate da Giovanni Canadè.

Quanto sei cresciuta col blog e cosa di te è riuscito a cambiare negli anni?

Negli ultimi mesi la pagina Instagram è cresciuta molto ma il mio progetto si estende anche fuori dai social. Per esempio, da qualche mese faccio parte del collettivo Fem. In (Cosentine in lotta) e con loro organizziamo le Chiacchiere sulla sessualità, degli incontri nei quali si sceglie un argomento e se ne parla liberamente ( o almeno proviamo a farlo!). Ho organizzato anche un evento nel quale si gareggiava con la scrittura e lettura di racconti. È stato molto interessante, lo rifarò sicuramente.

Nomina libri di racconti o romanzi erotici fondamentali per la letteratura erotica.

Innanzitutto Paura di Volare di Erica Jong, fondamentale poiché parla di sessualità e femminismo. Consiglio tutto quello che hanno scritto Anaïs Nin ed Henry Miller. In realtà, tutta la letteratura erotica che non fa parte di quella attuale. Purtroppo, spesso, vengono spacciati come “erotici” romanzi che invece sono ‘romance’. La differenza fondamentale che distingue i due generi è che il romance è una storia d’amore (che spesso ha un lieto fine) nella quale ci sono scene di sesso (vedi la trilogia di Cinquanta Sfumature), nei romanzi o racconti erotici non è così, o comunque non è un elemento necessario.

A quale ultimo progetto stai lavorando?

A tantissimi. Vorrei pubblicare un e-book nel quale raccogliere fotografie e scritti sul corpo. Ma è ancora embrionale. In più c’è il progetto Culinaria, che vorrebbe raccogliere ricette descritte però in modo erotico. Prima o poi partirà! Ne ho anche altri in mente, ma ci vogliono tempo ed energia. (E anche soldi volendo!)

@Clitoridea

Sex toys, questi sconosciuti – Breve storia

Nella mia vita non ho mai usato sex toys fino all’anno scorso. Influenzata da sex bloggers come Valiziosa, Le Sex en Rose e l’ostetrica Violeta Benini (intervistata qualche tempo fa da me e Le Sex en Rose), ho pensato fosse giunto il momento di give it a try. Ho chiamato una mia amica che vende sex toys e ne ho provati diversi, tra cui top per me sono stati Ina Wave di Lelo e Twenty One Vibrating Diamond di Bijoux Indiscrets. Il primo perché è un vibratore rabbit (doppia stimolazione punto G e clitoride) dal silicone sottile, liscio e soffice. Il secondo ha una forma a prisma che fa vedere stelle ed universo al clitoride. Ne ho provati anche di kitsch, come un rabbit con un farfallone enorme come stimolatore clitorideo. They didn’t work. Forse il pupazzetto buffo mi deconcentrava. Sono stata un’entusiasta ed ingenua scolaretta giapponese bisognosa di assorbire tutto quello che c’era da sapere. Usare sex toys è un viaggio affascinante alla scoperta del piacere che non finisce mai e le loro origini si perdono nei meandri del tempo.

Vaso greco

Sono stati ritrovati bastoni fallici in Eurasia durante l’Era Glaciale e dildo forse usati durante le cerimonie del dio Shiva in Pakistan (4.000 a.C). Addirittura i primi dildi doppi risalgono alla Preistoria (13.000 – 19.000 anni fa). Nell’antico Egitto le donne sono dipinte con grandi falli attorno alla vita (i primi strap-on?) nei riti dedicati ad Osiride, divinità della fertilità e della resurrezione. Per chi non è famigliare col mito di questo dio, ricordo che il fratello Seth lo aveva smembrato e disperso tutti i suoi pezzi per il Paese. Il suo pene era stato mangiato dai pesci del Nilo ed Iside, sua consorte e sorella, era stata costretta a ricostruirgliene uno nuovo col quale concepirono Horus. Nell’antica Grecia i dildo erano così comuni da avere almeno otto diversi termini con i quali chiamarli, tra cui “olisbos”. Questi erano rivestiti di pelle sottile, venivano riempiti di lana, lucidati e lubrificati con l’olio d’oliva. Altri erano fatti di pane, ma non è chiaro se fossero usati per scopi sessuali o solo per cerimonie religiose. Uno dei più antichi riferimenti letterari ai sex toys proviene sorprendentemente dalla Bibbia (Ezechiele 16:7): “Dio castigò la popolazione di Gerusalemme perché presero l’oro e l’argento che Lui gli diede e ci fecero immagini falliche e fornicarono con esse”. Nella commedia Lisistrata di Aristofane il dildo viene più volte nominato per il fatto che le donne per protesta contro la Guerra del Peloponneso hanno deciso di fare lo sciopero del sesso con i propri mariti e potrebbero usarli come sostituti momentanei del piacere.

Sella della tortura cinese

In Cina c’erano strumenti di tortura simili a sex toys. Come la sella ornata da un dildo penetrativo che veniva usata per punire le donne infedeli. Nello stesso Paese venivano usate gabbie per il pene forse per prevenire la perdita del jing, lo sperma. I taoisti infatti credono che se l’uomo perde troppo di questo liquido, si impoverisca di energia. Oggi invece queste gabbie sono usate nei giochi BDSM. Far fuoriuscire lo sperma era perdere il potere virile, quindi è automatico che nel 1200 andassero di moda tra la nobiltà i cock rings per trattenere il piacere. I dildo erano presenti, quelli di bronzo o giada appartenevano agli uomini più ricchi che per tradizione dovevano avere molte mogli e gli fornivano questi sex toys come loro sostituti. Negli shunga giapponesi del diciassettesimo secolo sono presenti dildo a profusione con cui i personaggi rappresentati giocano come se fossero normali oggetti da usare nel quotidiano. La forma più classica era l’harigata usato in coppia e nei rapporti sessuali tra femmine sia come dildo che come strap-on. I giapponesi sono famosi per aver inventato i rin no tama, conosciute da noi come palline vaginali o della geisha, erano due paia di palline una vuota e una ripiena di mercurio da inserire in vagina. Attraverso piccoli movimenti creavano vibrazioni.

Diversi tipi di sex toys da Manpuku wagojin (Divinità del rapporto sessuale) di Katsushika Hokusai (1760-1849)

Non ci sono particolari testimonianze dell’uso dei dildo nel Medioevo, se ne trova solo qualcuna nei penitenziali cattolici. Questi erano dei libri che indicavano ai preti quali punizioni infliggere ai parrocchiani che confessavano i loro peccati nei confessionali. Nel Seicento i dildo erano forgiati da donne europee ed erano soprattutto di manifattura italiana. In Inghilterra furono fatte leggi contro coloro che li fabbricavano. Nel 1670 il celebre libertino John Wilmot importò dildi per la sua società sessuale Ballers Club che gli furono confiscati e bruciati. Lui controbatté con la poesia Signor Dildo, che trovate qui. Nell’Ottocento iniziarono ad arrivare i primi rudimentali sex toys tecnologici. La sfera vibrante del dottore George Taylor era incastonata in un tavolo ed all’inizio era stata progettata per disturbi pelvici. Il dottor Joseph Mortimer Granville creò un vibratore portatile con la batteria da 18 chili per massaggiare i muscoli degli uomini che fu usato anche sulle donne con altri scopi. C’erano anche la sedia da cavallo elettrica, i sex toys a vapore (complessi oggetti che non ricordano nemmeno lontanamente un oggetto di piacere) o vibratori che si mettevano in moto con manovelle, dilatatori rettali nati come cura per la stitichezza, la spanking machine. È stato scoperto di recente che non c’è alcuna prova o fonte che convalidi che i vibratori fossero usati per curare l’isteria, come diffuso dal libro Tecnologia dell’orgasmo di Rachel Maines (approfondimento: http://journalofpositivesexuality.org/wp-content/uploads/2018/08/Failure-of-Academic-Quality-Control-Technology-of-Orgasm-Lieberman-Schatzberg.pdf).

Foto: Missis Whitekeys

Non si è infine sicuri dell’origine della stessa parola dildo. Forse risale al Rinascimento. Dal verbo latino dilatare o dalla parola diletto. In inglese antico forse da dill-doll derivata dal norreno dilla, dare sollievo. Nel ventesimo secolo con la repressione degli istinti sessuali e il rinnovato senso del decoro, i sex toys diventano un oggetto sanitario, e poi sociale e politico, che si fa strada a fatica durante la liberazione sessuale.

To be continued

Foto: Ephemeral Scraps/flickr/CC-BY 2.0

I AM NAKED ON THE INTERNET svela la nostra nudità esteriore ed interiore per continuare ad innamorarsi di sé ogni giorno

Ho conosciuto Iamnakedontheinternet per caso, attraverso uno dei miei contatti Instagram. Mi sono trovata sul suo sito ed è stato amore a prima vista. Giocoso, brioso, pieno di ragazze che se ne fregavano dello sguardo dell’obiettivo e si mostravano come volevano con un top bianco corto e la frase in rosa I am naked on the internet stampata sopra oppure completamente nude con la scritta in grafica. Mi ci sono rispecchiata molto perché sono una blogger di sesso ed erotismo, adoro stare nuda e per le foto dei post ho tirato fuori di nuovo il mio lato esibizionista mai sopito.

Carla Skarlatta, foto: Miss Sorry.

Camilla, in arte Miss Sorry (nome della galleria in cui lavorava a Padova, Sorry Mama), nasce come modella erotica, all’inizio come gesto adolescenziale di ribellione contro la sua famiglia borghese. Negli anni ne ha viste tante in questo lavoro, è stata anche diverse volte vittima di episodi di bullismo. “Per molto tempo ho avuto due facce: la professionista da una parte, e dall’altra foto di nudo ed erotiche che vendevo all’estero”. Nessuno sapeva del suo secondo volto. A diciotto anni è stata una delle prime Suicide Girls italiane, dove alla fine si è fatta archiviare per l’assenza di solidarietà tra modelle. È diventata in seguito una fotografa professionista ed ha aperto uno studio tenendo sempre nascosto il suo lato erotico. Il mondo della moda non è stato clemente con lei e la sua apparenza. “Appena mi vedevano, appariscente e tatuata, mi dicevano ‘ma tu cosa vuoi fare? Professionista di che?’, poi quando davano un’occhiata alle foto, prendevo comunque l’ingaggio”. Le discriminazioni che riceveva hanno quasi sempre riguardato il suo corpo. “Essendo tatuatissima sin dai 14 anni, ero già un genere ed ero trattata come un cliché: agli occhi degli altri mi drogavo, ero una puttana e facevo feste tutto il giorno”. Trovava molto più divertimento a scattare foto di nudo. È stata influenzata nel suo stile pop e colorato dallo stilista Elio Fiorucci, che ha conosciuto e che l’ha spinta con le parole ad andare avanti finché non si sarebbe imposta.

Miss Sorry, foto: Luca Matarazzo

Un giorno ha regalato alla sua assistente fotografica, che posa nuda come lei ed ha paura di essere bullizzata se la scoprono, un cappellino con su scritto: “I am naked on the internet”. Le ha detto: “Te lo metti, ci vai in giro e te ne freghi perché fai delle foto bellissime”.

Da qui l’idea di un progetto su tutte le persone che scelgono di esporsi sul web e vanno incontro alla pubblica morale. Intenzione: raccontare le loro storie. “Chiunque si espone ha delle motivazioni”. Possono essere sia edonistiche, sia legate ad insicurezze che le ragazze decidono di superare così. “C’è un mondo dietro a chi si mostra. L’iniziativa nasce per sdoganare la nudità, che è un’espressione gioiosa e serena di sé”.

Il sito in fase di costruzione racconterà le storie delle persone nelle foto che possono appartenere a qualsiasi categoria, “chiunque compia una scelta di rottura contro la pubblica morale e con un dito medio alzato rispetto alle critiche degli altri”. Ogni quindici giorni ci sarà un mini-set scattato da Miss Sorry in modo ironico e pop che racconta un individuo accompagnato da una video intervista, più materiali fotografici che riguardano il nudo. Tutto nel segno dell’ironia e della spensieratezza.

All you need is love, foto: Miss Sorry

La motivazione comune nell’esporsi che Camilla ha notato ascoltando le storie delle persone è la ricerca dell’amore di sé. “Una delle vicende che mi ha colpito è quella di una donna trentacinquenne che aveva desiderio di fare un porno. Ne ha parlato al compagno e lui l’ha sostenuta e accompagnata nel suo percorso da pornostar, che non è durato molto ma li ha uniti tantissimo”.

Sissy La Muerte, foto: Miss Sorry

Nel making-off dei video Miss Sorry si avvale dell’aiuto di uno staff di ragazzi che dirige. Le prime cinque interviste sono già pronte: una modella berlinese, un rapper, una coppia che ha lavorato nel porno, una petite model, la vicenda di Camilla. Ci saranno pure dei tutorial buffi con basi serie: “come trovare il punto G”, “come sedurre una donna”, ecc. Saranno sponsorizzati artisti che trattano la tematica del nudo.

Per entrare a far parte della “community”, ci sono due tipi di army aperte a tutti. Nella prima si può scattare una foto creativa di qualsiasi tipo (non solo nudo, ma oggetti, animali, posti) con la scritta ben visibile I am naked on the internet. La seconda è per entrare a far parte visivamente della Naked Army: una foto di nudo che può essere anche mascherata, a seconda dei limiti di ognuno, dove compare la scritta e bisogna spiegare il motivo per cui si è deciso di esporsi o che cosa si pensa del progetto in generale. Queste foto, inviate ad una mail specifica (army@iamnakedontheinternet.com), verranno pubblicate sul sito e su Instagram. Le storie più belle saranno raccontate da Camilla ed inserite in home page.

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Ultimi ma non ultimi, i top. Sono di American Apparel, un marchio californiano basic di qualità, e sono in vendita sul sito ad un modico prezzo. Servono per incoraggiare le ragazze ad entrare nel progetto ancora in work in progress. Il sito sarà probabilmente pronto per luglio. In questi giorni Camilla organizza per tutti coloro che hanno voglia di divertirsi e mettersi in gioco un casting per la sua sigla, un video introduttivo del progetto. Per candidarsi basta inviare un DM (direct message) al suo profilo Instagram Iamnakedontheinternet. Il video sarà girato il 12 e il 13 giugno a Padova.

Azarath, foto: Miss Sorry

Making (of) Love, il film in crowdfunding fatto dai ragazzi per i ragazzi che insegna l’educazione sessuale senza tabù

Lunedì 27 maggio è partito il crowdfunding di Making (of) Love. Il progetto è nato da un’idea del professore Paolo Mottana dell’ Università degli Studi di Milano-Bicocca, in cui insegna Filosofia dell’Educazione ed Ermeneutica della Formazione e pratiche immaginali. Mottana si è reso conto della totale assenza di educazione sessuale in Italia e un anno fa ha contattato due registi, Lucio Basadonne e Anna Pollio (Unlearning, 2015, e Figli della Libertà, 2017), per portarla nel nostro Paese nel modo più immediato possibile: un film dove fossero protagonisti solo ragazzi e rivolto a ragazzi. Perché è questa la fascia che ne ha più bisogno. Hanno indetto un casting a Genova in cui si sono candidati giovani da tutta Italia e ne sono stati scelti otto: quattro maschi e quattro femmine. “Abbiamo inviato delle candidature online”, racconta Isa, una delle ragazze selezionate, “All’inizio ne eravamo 300 poi siamo stati scremati a 100. Questi ultimi hanno dovuto inviare un video autoprodotto col cellulare dicendo come avremo illustrato la nostra educazione sessuale”. Ne hanno selezionati 34 ed è stato condotto il casting fisico a Genova in uno spazio artistico particolare ed accogliente. Sono stati divisi in gruppi di otto persone, a cui sono state chieste domande e sono state esortate a giocare ad obbligo o verità sul tema sessualità. I selezionatori hanno infine messo della musica ed invitato i partecipanti ad esprimersi liberamente sempre nel rispetto dell’altro. Dopo una settimana gli interessati sono stati presi per imbarcarsi in questa avventura. I nomi dei ragazzi tra i diciannove e i venticinque anni sono: Clode, Enri, Feel, Isa, Lorenzo, Matilde, Matteo, Pip.

“Abbiamo finito di scrivere la sceneggiatura nelle ultime settimane”, informa Isa. Con l’obiettivo di trattare la sessualità nelle sue diverse sfaccettature, i ragazzi hanno partecipato un mese fa a un workshop a cui hanno partecipato relatori italiani che hanno condiviso le loro conoscenze in ambito di BDSM, feticismo ed orientamento sessuale. “Il nostro obiettivo è far vedere questo film soprattutto ad adolescenti dai quattordici anni in su nelle scuole e nei cinema”. Le altre persone che parteciperanno insieme a loro nel film saranno pescate dalla lista di candidature per il progetto inviate fino ad oggi, a seconda delle esigenze del momento.

In Italia crescere non sarà più un tabù“, questo lo slogan di Making (of) Love. Di sicuro, non sarà la solita lezione di educazione sessuale asettica. “Desideriamo far vedere l’intera meraviglia che c’è dietro a questo mondo, che non si vede nella pornografia, unico mezzo e strumento di conoscenza attuale della sessualità”. Making (of) Love ha un manifesto molto chiaro sulle linee guida che intende seguire nel girare le scene del film. L’intento principale è mostrare il sesso nelle sue imperfezioni senza discriminazioni di genere o gusti. Verrà abbracciata la body positivity mostrando corpi veri. Sarà sottolineata l’importanza della comunicazione ed usato il linguaggio moderno dell’arte erotica nelle forme della pittura, scultura, poesia e cinema. Il tutto secondo le regole del rispetto e del dialogo aperto.

Il prodotto cinematografico si farà anche con pochi fondi. “In un mese vorremmo raggiungere il goal di 60.000 euro ma se non dovesse succedere probabile prolungheremo la durata di tempo della raccolta”, spiega Isa, “Abbiamo chiesto dei finanziamenti alla Regione Liguria perché i registi sono liguri ed alla Puglia. Lucio e Anna vogliono comunque realizzare il film ad ogni costo”, conclude Isa. Per il momento hanno già raccolto in quattro giorni 2.364 euro. La “terza rivoluzione sessuale” sta per iniziare!

La campagna di crowdfunding è a questo link: https://makingoflove.starteed.eu/