Talking Tushies, le fantastiche toppe parlanti che sensibilizzano alla violenza di genere

Talking Tushies (‘chiappe parlanti’) è un progetto sociale no-profit internazionale per sensibilizzare le persone alla violenza sessuale. Dietro c’è la mente creativa dell’artista Emma Duehr di Portland, Oregon, che ha iniziato a cucire delle toppe con le statistiche sulle molestie sessuali e le ha attaccate ai suoi jeans. Subito ha riscosso un enorme successo in giro ed ha pensato di cominciare una sua produzione per dare il via a delle conversazioni sulle aggressioni sessuali. La seconda parte della sua iniziativa è raccogliere più storie possibili di violenza in modo anonimo o meno nella sezione del suo sito “Share Stories“. In un modulo si possono inserire le proprie esperienze e alcune di queste vengono cucite in indumenti intimi appesi come in un armadio in un’installazione pubblica.

Talking Tushies, the wonderful talking patches that raise awareness on sexual violence

Talking Tushies is an international no-profit social project to raise awareness on sexual assault. The artist behind it is Emma Duehr from Portland, Oregon, who started to sew patches with sexual violence statistics and stitched them to her pants. Immediately she received a lot of approval and started her own production to begin conversations on sexual assault. Her project second part is to collect as many survivors stories as possible anonimously or not in her website section “Share Stories“. You can submit your experiences and some of these are embroidered on undergarments to become a public installation.

Emma Duehr

Raccontami meglio l’origine del progetto.

Il progetto è iniziato nel giorno delle udienze a Kavanaugh negli Stati Uniti (ottobre, ndr), quando è stato eletto giudice della Corte Suprema. Mi sono sentita così violata dalle priorità del mio Paese, dalla mancanza di rispetto verso le donne e le vittime di stupro che ho avviato una conversazione sull’argomento sulla mia pagina Instagram. Mi sono aperta riguardo alle mie esperienze personali con l’aggressione sessuale, la violenza e la molestia ed ho chiesto se qualcun altro volesse condividere. Volevo chiacchierare con altre persone per aiutarmi a superare mentalmente la settimana estenuante. Ho ricevuto più di trenta storie sulle molestie sessuali quel pomeriggio e sono continuate ad arrivarne la mattina. La stessa sera, ho ricevuto un commento sul mio corpo che mi ha fatto sentire fisicamente violata al punto che prima ho cambiato il mio outfit e poi sono andata a casa.

How did you start your project?

The project began on the day of the Kavanaugh hearings going on in the United States, when he was elected to Supreme Justice. I felt so personally violated by my country’s priorities and lack of respect for women and survivors that I initiated a conversation on the subject via my Instagram page. I opened up about my personal experiences with sexual assault, violence, harassment and asked if anyone else would like to share. I decided to talk to other people to help me mentally recover from the exhausting week. Over 30 people sent me sexual assault stories that afternoon and it continued to morning. That evening, I received a comment about my body that made me feel physically violated to the point that I first changed my outfit and then decided to go home.

Una settimana terribile. Come sei arrivata alle toppe?

Desideravo trovare un modo per dire alle persone di smettere di fare commenti sul mio corpo o guardarmi in modo intenzionalmente non appropriato. Ho preso il mio paio preferito di pantaloni, l’ho ricamato direttamente sulla tasca posteriore con un messaggio carico di odio e l’ho indossato il giorno dopo. Ho ricevuto un riscontro fantastico e richieste da parte delle persone di confezionargliene uno loro. Volevo combinare trend di moda attuale, materiali tradizionalmente femminili e atteggiamenti sessuali inopportuni. Ho deciso di usare i dati statistici di ricerca sull’argomento e creare toppe da inviare alle persone interessate. Nel novembre 2018 ero l’unica a indossare una toppa Talking Tushies e attraverso di loro avevo intenzione di diffondere consapevolezza, senso di legittimizzazione e ostentazione di arte itinerante nelle vite degli altri.

An awful week. How did you come to patches?

I desired to come up with a way to tell people to stop making comments about my body or looking at me intentionally inappropriate. I took my favorite pair of pants and embroidered directly into the backpocket a hateful message and wore them the next day. I received amazing feedback and requests for people to do their own. I wanted to utilize current fashion trends, traditionally-feminine materials, and to confront inappropriate sexual behaviors. I decided to use the research data and create patches to be able to send to interested individuals. In November 2018, I was the only person wearing a Talking Tushies patch, and wanted to spread the awareness, empowerment and traveling art display into other’s lives.

@talkingtushies Instagram
Una delle esperienze inserite nella condivisione storie, @talkingtushies Instagram

Quante esperienze condivise ricevi ogni giorno sul tuo sito?

Al momento ci sono più di 130 storie sulle violenze sessuali inserite dalle vittime di tutto il mondo. Dopo le 30 storie dell’inizio, la mole cresce ogni giorno. Le mie esperienze personali sono successe tra i 14 e i 19 anni, e ora ho 23 anni. Iniziare questo progetto mi ha permesso di condividere le mie storie in modo aperto con una comunità di supporto internazionale.

How many shared experiences do you receive every day on your website?

Currently on my website there are over 130 sexual assault stories submitted by survivors across the globe. The amount of stories grows everyday by survivors choosing to tell their story into the public domain. My personal experiences occurred between the ages of 14-19 and I am now 23 years old. Initiating this project allowed me to share my stories openly with a community support worldwide.

Qual è stata la storia più dura che hai letto tra queste?

Considero ogni storia traumatica allo stesso modo, dato che il 94% delle vittime di molestie sessuali sviluppano sintomi da PTSD (post traumatic stress disorder, disturbo da stress post-traumatico). La violenza sessuale interessa le persone in maniera differente ma le esperienze sono ugualmente traumatizzanti. Di certo, ci sono delle storie che sono state condivise che mi provocano una reazione veramente emotiva e qualche volta scioccante. Ciascuna vicenda è estremamente dura da leggere e ha avuto di sicuro un costo personale su di me, ma questo è il potere di condividere le storie. Le vittime hanno una voce e i loro episodi meritano di essere raccontati e ascoltati. Ho voluto inventarmi un modo per far diventare questo atto di guarigione più facile per le persone. Sono grata di aver trovato una sorta di comunità che mi aiuta giornalmente a parlare e ascoltare quando io ne ho bisogno o gli altri ne hanno necessità.

What was the most harsh story did you read among them?

I consider every story to be equally traumatizing as 94% of sexual assault survivors develop symptoms of PTSD. Violence affects people differently but are equally as shocking. There are certainly many events that have been shared that provoked a very emotional and sometimes traumatic experience for myself. Every story is extremely hard to read and has definitely take a toll on me personally at times, but that is the power of sharing survivor stories. Survivors have a voice and deserve to have their events told and heard. I wanted to create a way to make this healing act a little easier for people. I am grateful that I have found a community-like setting to help me along daily by having people to talk to and to listen when I need it or when they need it.

@talkingtushies Instagram

Quante toppe hai confezionato?

Ho cominciato il progetto nell’ottobre del 2018 e ho completato la mia duecentesima toppa la settimana scorsa. Ne creo di continuo a casa sul mio divano. Cerco di averne almeno 20 disponibili alla volta per soddisfare le continue richieste dei clienti. Ho inviato 200 toppe a più di 30 stati degli USA e nazioni come Canada, Gran Bretagna, Germania e Africa. Si possono ordinare quante toppe si preferisce, ho anche messo un leggero sconto in caso se ne compri più di una! Quando si ordina, si scelgono le statistiche che si preferiscono e si aggiungono al carrello separatamente. Ci sono link veloci per ordinarne una a 15 dollari, due a 25 e 5 a 65. Ho concluso qualche ordine in cui ne chiedevano più di 10. Il mio obiettivo è portarle nelle vite di più persone possibile nel mondo per iniziare un dialogo sulla violenza sessuale.

How many patches did you make?

I began the project October of 2018 and I completed my 200th patch the last week. I continuously am creating patches in my own home on my couch. I try to have at least 20 available at a time as repeatedly create custom requests. I have sent the 200 patches out to over 30 United States, Canada, the United Kingdom, Germany and Africa. You can order as many patches as you please, I just provide a slight discount for purchasing more than one! When ordering, you choose the statistic you prefer for the patch and add to the cart separately. I have quick links to order just one patch for $15, two patches for $25, and five patches for $65. I have completed a few orders requesting more than 10 patches. My goal is to bring them into the lives of as many people as possible to activate as many public places around the world to initiate the conversation about sexual assault.

Qualcuno vicino a te ha mai provato la molestia sessuale?

Sfortunatamente, ci sono molte persone nella mia vita che hanno dovuto attraversare il trauma della violenza sessuale. Talking Tushies ha innescato tante conversazioni necessarie nella mia vita privata ed ha reso il compito di condividere le reciproche storie meno spaventoso. Ho esperienze personali di violenza sia da partner intimi, sia da sconosciuti ad una festa. Uomini e donne che conosco hanno esperienze di violenza sessuale domestica, molestie da bambini, abuso intimo da parte del partner, aggressione sessuale, stupro, essere drogati per essere violentati, ecc. La maggioranza della nostra popolazione ha provato qualche forma di contatto sessuale non voluto, molestia e/o aggressione. Quando ho iniziato il progetto, uno sconosciuto mi ha chiesto apertamente “Sei stata mai violentata?” Ero in un posto pubblico e all’inizio mi sono sentita violata, ma è stato il punto in cui ho capito che avevo bisogno di parlarne e che i luoghi pubblici fossero perfetti per aprirsi a riguardo. Risposi dicendo: “L’81% delle donne negli Stati Uniti si è imbattuto nella violenza sessuale, quindi anch’io e la maggior parte delle donne nella tua vita lo sono state”. Dopo ne abbiamo parlato per un po’.

Someone next to you has ever experienced sexual assault?

Unfortunately, I am aware of many people within my life that have undergone the trauma of sexual assault. Creating this project has initiated many necessary conversations in my own life and has made the task of sharing each others stories less frightening. I have personal experiences, from intimate partners to strangers at a party. Both men and women I know have experiences with domestic sexual violence, child molestation, intimate partner abuse, sexual assault, rape, being drugged, etc. The majority of our population has experienced some form of unwanted sexual contact, sexual harassment, and/or sexual assault. When I first started the project, a stranger openly asked me “Have you been sexually assaulted?” I was in a public place and initially felt violated, but that was the point that I knew I needed to talk about it, and that public places were indeed perfect to open up about it. I responded to his question saying, “81% of women in the United States have an encounter with sexual violence, so myself and the majority of the women in your life have been as well”. We talked for awhile about it afterwards.

81% of women experience sexual assault, @talkingtushies Instagram

Da quando hai iniziato il progetto, senti che la conversazione sulla violenza sessuale sta cambiando nel tuo Paese?

Onestamente ho sempre ignorato l’argomento della violenza sessuale prima di iniziare questo progetto. Mi nascondevo dal parlarne perché mi sentivo imbarazzata o impaurita nell’ammettere di avere avuto delle esperienze personali. La settimana dell’udienza a Kavanaugh mi ha portato fuori delle emozioni alle quali non ero veramente preparata, però non potevo ignorare ciò che stavo sentendo. Dovevo dirlo a qualcuno. Aprirmi. Dovevo iniziare il mio processo di guarigione. Ero ancora imbarazzata e impaurita, così ho dato il via all’opzione dell’inserimento anonimo per poter finalmente ammettere cosa mi fosse accaduto senza doverlo dire in pubblico a chiunque conoscessi. Credo sul serio che un sacco di vittime si sentano in questo modo e veramente una delle parti più difficili è confessare cosa sia successo e poi parlarne. Il primo passo è riconoscere a se stessi che cosa si è subìto e di seguito inizia a diventare più semplice. Penso che la violenza sessuale si sia trasformando meno in un tabù, visto che le persone stanno imparando quanto grande e piena di impatto sia questa esperienza. Il movimento #MeToo ha avviato conversazioni pubbliche sulle molestie sessuali e questo ha inciso su vite del mondo intero: la violenza di genere sta diventando un argomento più frequentemente discusso. Le vittime guariscono in maniera differente ed hanno necessità di seguire il proprio percorso, ma sapere che c’è una comunità in cui tutti possono riconoscersi di sicuro aiuta. Il Paese si sta evolvendo nel bene e nel male: più emergono discussioni aperte, più arriveremo presto allo sdoganamento del tabù.

Since you began your project, do you feel the conversation on sexual assault is changing in your country?

I honestly ignored the topic of sexual assault before I started this project; I hid from talking about sexual assault as I felt embarrassed or fearful admitting my own experiences. The week of the Kavanaugh hearings brought emotions out of me that I really wasn’t prepared for, but honestly I couldn’t ignore what I was feeling. I had to finally tell someone. I had to open up. I had to start my healing process. I was still embarrassed and afraid, so I began the anonymous submission option so I could finally just admit what had happened to me without having to really admit publicly to everyone I knew. I really believe a lot of survivors feel this way and truly one of the hardest parts is acknowledging what had happened and then talking about it. The first step is admitting to yourself what you have gone through, then I think it starts to get easier. I do believe sexual assault is becoming less of a taboo subject as people are learning just how large and impactful the experience is. The “Me too” movement initiated public conversations about sexual assault and impacted lives across the world; sexual assault is becoming a subject more frequently talked about. Survivors heal differently and need to follow their own path, but knowing there is a community and others that can relate definitely helps. The country is evolving, good and bad; the more open discussions that arise, the sooner we will get there.

Dove hai fatto le tue prime mostre?

Non ho in realtà tenuto ancora mostre ufficiali del progetto perché le toppe sono fatte per essere indossate in ambienti pubblici di tutto il pianeta. Ho una statistica differente su ogni paio dei miei jeans, dato che scelgo quale indossare a seconda del luogo in cui sono diretta. Se sto andando in un campus per una lezione, indosso spesso una statistica in relazione agli studenti universitari. Le metto sui trasporti pubblici, agli alimentari, e mentre faccio commissioni. Considero il progetto una Performance di Arte Pubblica Internazionale in quanto le persone di ogni parte del mondo diffondono la consapevolezza del problema portando l’arte in ambienti pubblici.

Where did you hold your exhibitions?

I really haven’t held a formal “exhibition” of the project as the patches are made to be worn in public environments across the globe. I have a different statistic on each pair of my own pants as I chose what pants to wear based on the destination I am headed. I choose the statistic based on the environment where they will be seen. I wear them to class, on public transportation, grocery shopping, and doing everyday errands. I consider the project to be an “International Public-Art Performance,” as people all over the globe are together spreading awareness through bringing art into public settings.

@talkingtushies Instagram
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Quali sono state le prime impressioni?

Molte delle prime impressioni sul progetto sono state positive e di supporto con particolare slancio nell’essere coinvolti. Non ho incontrato nessun commento o azione d’odio mentre indossavo una toppa. Credo che sul serio aiutino a bloccare il verificarsi di un episodio inopportuno. Ho ricevuto commenti negative solo su internet perché ci sono molti troll dappertutto nel web. Ho usato questa opportunità per iniziare una discussione con queste persone, sforzarmi di educarli sull’argomento della molestia sessuale e trattare le persone con rispetto.

What were the first impressions?

Much of the first impressions of the project were positive with support and eagerness to get involved. I haven’t encountered any hateful comments or actions while wearing a patch as I believe they truly help stop inappropriate behavior from occurring. I have only received negative comments over the internet as their are aggressive trolls everywhere on the web. I use this opportunity to start a conversation with these people and strive to help educate them on the topic of sexual harassment and treating people with respect.

Prossimi passi del progetto o collaborazioni.

Il progetto sta continuamente crescendo come la ricerca, le collaborazioni e le mete. Ragiono continuamente su metodi per condividere queste storie con il grande pubblico per diffondere più consapevolezza delle esperienze reali. Il futuro del progetto sarà espandersi in un workshop itinerante e in un centro di risorsa per le persone che vorranno partecipare nel mondo.

Project next steps or collaborations.

The project is continuously growing as research, collaboration, and destinations expand. I am continuously thinking of methods to share these stories with the greater public to spread more awareness of real experiences. I currently believe the future of the project will expand to a traveling workshop and resource center for people to get involved around the world.

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Perché mi chiamo Fiore Avvelenato

“C’era una volta un bellissimo fiore rigoglioso attorno a cui ronzavano diverse api. Queste non si azzardavano ad avvicinarsi perché sapevano che il suo polline era troppo pregiato per loro. Un giorno un serpente vide una farfalla depositarsi sul polline per succhiarlo e si avventò contro di lei. Invece di addentarla, morse il polline del fiore avvelenandolo. Il fiore non fu più lo stesso. Rinacque a nuova vita e le api iniziarono ad abbeverarsi al suo nettare”.  

Quando ho lanciato il sondaggio tra i miei follower sul motivo per cui mi chiamassi Fiore Avvelenato, le risposte sono state bizzarre. “Perché la fregna (fica in marchigiano) ce mazza (ammazza) a tutti!” forse è stata una delle intuizioni più esilaranti che mi è arrivata. Alcuni si sono concentrati sulla parola “fiore”: “un fiore carino a cui hanno fatto girare le ovaie”, “un fiore morso da un serpente”, “il fiore del frutto della vita di Adamo ed Eva”. Altri si sono soffermati sul significato di “avvelenato”: “volto alla provocazione per causare riflessione”, “una cosa bella che può essere al tempo stesso pericolosa ed ingannevole”, “avvelenato implica un intervento esterno, non velenoso di per sé, ma reso tale” (ci è andato vicino). L’idea della storiella iniziale me l’ha data un follower inventandosi una favola shakesperiana. “Fiore Avvelenato perché attira le sue prede, le api. È un fiore strano, non da polline, ma da veleno di serpente. Un giorno un serpente velenoso si era innamorato di quella specie di Fiore particolare, si avvicinò e fu scacciato dalle api che ritenevano i fiori loro territorio. L’animale, arrabbiato, avvelenò con i suoi denti tutti quei tipi di fiori e da lì in poi le api che si posano su quelli, muoiono. Così non essendo impollinati, si estinsero ed il serpente rimase senza il suo fiore. Pentito di ciò che aveva fatto, si tolse la vita avvelenandosi esso stesso, e si adagiò sui petali secchi dei ‘fiori avvelenati’ sparsi a terra. Una ragazza passò e vide il serpente morto sui fiori. Prese un petalo ancora fresco, e riuscì a farlo ridiventare fiore tramite un miscuglio di veleno del serpente morto, ali di api e ‘venuto’ della sua vagina. Il Fiore ricominciò a riprodursi e la ragazza gli diede il nome di Fiore Avvelenato”.

Fiore. Nell’emisfero occidentale il fiore è una delle rappresentazioni principe della vagina, alla quale viene spesso associata una rosa. Ho sempre pensato che la mia assieme a tutte le altre fosse qualcosa di magnifico e bello, una gioia visiva e nettare per le api che vi si posano. Le dinastie cinesi Han e Ming la paragonavano ad un fiore di loto dorato, entrata per il paradiso. La chiamavano anche “rosa nera” perché il pelo pubico abbondante era indice di passionalità e sensualità e se formava un triangolo equilatero era segno di grande bellezza. Chi era priva di peli, era chiamata “tigre bianca”. Altri nomi floreali che usavano in Cina per designare la vagina erano: loto della saggezza, cuore di peonia, peonia appena sbocciata, guanciale di muschio, giglio puro, anemone dell’amore. Le piccole labbra erano chiamate germogli di grano e il mini cappuccio di pelle che copre la clitoride giardino notturno. Nell’antica Grecia la clitoride e le piccole labbra erano indicate come bacca o frutto di mirto, pianta sacra ad Afrodite, il quale aroma veniva associato ai genitali femminili (myrtos significa profumo). Era quindi anche un potente afrodisiaco. Nel testo classico indiano Ananga Ranga le donne, divise in quattro classi, sono celebrate per gusto e forma delle loro vagine. La padmini, donna loto, ha secrezioni sessuali profumate come gigli sbocciati. Oltre al fiore, nella tradizione artistica classica, medievale e rinascimentale europea la mandorla era sinonimo di genitali femminili. In epoca romana questo seme era un talismano per la fertilità, dato che era nato dalla vagina di Cibele, dea della natura, e manciate di mandorle erano lanciate agli sposi. La vesica piscis, di forma simile, per i primi cristiani era la vagina della Vergine Maria. Insomma, tutte sembianze migliori del nome latino “vagina” che sta per “fodero” o “guaina”.

Avvelenato. Avvelenato da veleno di serpente. È un animale che mi ha sempre attratto con i suoi movimenti sinuosi e lo sguardo vitreo. Mi sono anche spesso identificata con Medusa nel corso della mia vita. In seguito ne ho compreso il motivo. La donna, considerata nel mondo occidentale nemica del serpente, in realtà non lo schiaccia sotto i suoi piedi ma incarna il serpente stesso. Le società patriarcali hanno fatto di tutto per distruggere questo animale da Eva in poi proprio perché rappresenta la sensualità e la sessualità della donna. Il Dio biblico disse al serpente “Io porrò inimicizia tra te e la donna”, ed ha mantenuto la promessa fino ai nostri giorni. Il seme della misoginia non è solo colpa della cristianità, ma mise radici nel mondo antico già tra l’XI e il XIII secolo. La dea Serpente delle società primitive e pre-classiche è una testimonianza di come nell’Europa Paleolitica le donne fossero considerate partenogenetiche (come alcune vipere). “Madre di tutti gli Dei che aveva generato prima che il parto esistesse”, recitava l’iscrizione sotto la dea Neith, la prima creatrice, nel tempio egizio di Sais. In diverse comunità del mondo le mestruazioni sono state concettualizzate attraverso riti con la serpe. A partire dall’età classica, il rifiuto delle mestruazioni come sostanza tossica e velenosa ha causato l’allontanamento delle donne dalla vita religiosa, politica e militare. Probabilmente i nostri antenati primitivi ne sapevano più di noi: se si osserva bene, la bocca spalancata di un serpente assomiglia ad una vagina. Il serpente che perde la pelle e si rigenera era l’incarnazione dei misteri di morte e rinascita. La donna deve riappropriarsi della propria sessualità, quindi, parlandone a non finire così che la paura verso il suo enigmatico serpente venga abbattuta e la sua condizione sia alla pari di quella dell’uomo.

Il motivo del blog. I motivi sono tanti. Mi sono sempre trovata a mio agio a parlare di sesso senza tabù e a dare il nome vero alle cose. Questo atteggiamento mi ha stigmatizzata con gli amici e con gli uomini. Perciò spesso mi trovo meglio con gli spiriti liberi, la gente aperta mentalmente, dal lato eccentrico o artistico, come me. Desideravo esplorare me stessa, io che fino all’età di ventisette anni non avevo scoperto molti miei lati nascosti, pur sapendo di avere del potenziale. Non volevo compiere l’esplorazione in solitario ma condividerla con amiche e amici “consenzienti”, provando a smantellare le nostre inibizioni e soddisfacendo le nostre curiosità. A distanza di quasi cinque anni, non so se ci sono riuscita, però sicuramente sono cresciuta molto spiritualmente e nella confidenza a letto. Infine, in alcuni dei primi post, volevo soddisfare le mie fantasie su un uomo che non potevo vedere spesso. Per fortuna, il blog è sopravvissuto a questa storia ed è cambiato negli anni, nei mesi e nei giorni con la solita curiosità che lo contraddistingue. Come un serpente che cambia pelle.

Me stessa in Elf Zhou London

L’enigma del peccato nascosto di Lewis Carroll

Charles Dodgson, in arte Lewis Carroll, nacque il 27 gennaio del 1832 a Daresbury nel Cheshire, nord-ovest dell’Inghilterra. Era un ragazzo intelligente e affascinante, sul quale la sua famiglia, composta da altri dieci fratelli e sorelle, nutriva grandi aspettative. Diventò docente di matematica a contratto ad Oxford, nel college di Christ Church. Nel 1856 arrivò il nuovo dean (una sorta di preside) Henry George Liddell che si trasferì assieme alla moglie e ai figli. Fin da subito Charles si legò molto ai Liddell, soprattutto alla consorte di Henry, Lorina Hannah, ed ai suoi bambini. Era graditissimo ospite nella deanery, era invitato a cena e a serate musicali. Usava i suoi famigliari come soggetti per la sua recente passione, la fotografia, incoraggiato dalla stessa Lorina che gli propose le figlie come modelle. Era una donna bella, schietta e sincera e aveva un marito di quindici anni più vecchio sempre molto impegnato. Era logico che cercasse la compagnia di una persona vivace come Dodgson. La casa dei Liddell si trasformò nel suo studio fotografico ma la madre di Lorina, la signora Reeve, lo prese in antipatia perché considerava sconveniente la sua assidua frequentazione della casa. Iniziarono a girare voci sul fatto che passasse troppo tempo con i Liddell e che le sue simpatie fossero dirette alla governante Mary Prickett (a cui si dice si sia ispirato per il personaggio della Regina di Cuori) . Ed esistevano anche dei pettegolezzi su lui e Lorina, e lui e Lorina Charlotte (soprannominata Ina), la figlia.

Dopo due anni di report della relazione coi Liddell nei suoi diari, esiste un lasso di tempo di quattro anni in cui non scrisse. Fu il passaggio dalla gioventù spensierata all’età adulta. Negli anni Sessanta pubblicò le sue prime ed ultime poesie erotiche. È impossibile sapere se questi scritti rispecchino la realtà di ciò che gli accadde nel periodo di latitanza. I componimenti parlano di un uomo che si innamora di una donna perfetta, di amanti che si dichiarano amore eterno ma si debbono separare, di un uomo senza speranza che prova un forte desiderio per una donna irraggiungibile, di un amore negato che non riesce a riprendersi, e di un uomo che sta pensando di andarsene dal luogo dove vive e lavora perché gli ricorda il suo fallimento. Una delle sue poesie meglio riuscite è Stolen Waters (Sorsi Rubati), in cui Charles descrive l’incontro folgorante con una donna alta e bionda che lo fa deviare dal sentiero attraendolo in un luogo ricco di fiori rigogliosi e frutta matura e invitandolo a bere insieme a lei. Lui beve il succo e viene inondato da una sensazione di fuoco nel cervello. Fa sesso con la donna ma quando rinsavisce si accorge che fiori e frutti marciscono attorno a lui. Fugge ma la donna lo segue sempre perché a lei ha lasciato il proprio cuore e porta con sé quello di lei. Quest’ultimo, però, è un cuore di pietra che lo fa sentire esiliato dalla bontà del mondo. Mentre erra per una terra desolata, una voce gli indica la strada della redenzione: “Sii come un bimbo, affinché tu possa gioire di ogni respiro“. L’unico modo di fare ammenda è riscoprire l’innocenza perduta. Simbolismo o realtà? Non lo sapremo mai. Negli stessi anni di composizione dei poemi inizia a menzionare nei suoi diari un grande peccato ignoto.

Un’altra leggenda è che fosse legato ad Alice in modo sentimentale e sessuale. Chi contribuì ad alimentare il sacro fuoco di questo mito fu suo nipote, Stewart Dodgson Collingwood, il primo a scrivere una biografia su di lui (e a far sparire documenti), la poetessa e critica letteraria Florence Becker Lennon, dell’insegnante e scrittore scozzese Alexander Taylor. Collingwood speculò sulla relazione dello zio con la bambina, Lennon suggerì che fosse un rapporto romantico vicina ad una passione sessuale, e Taylor affermò che non ci fosse dubbio sull’amore di Dodgson per lei. Nei diari non ci sono indizi a riguardo. Sono sbucate solo due “prove” molto contestabili. Una voce di corridoio dei tardi anni Settanta, quando Alice era ormai ventiseienne ed adulta, in una frase canzonatoria in una lettera privata di Lord Salisbury che suggeriva che Charles avesse chiesto di recente la mano di Alice, fosse stato rifiutato e “uscito di testa”. L’altra è più criptica. In un’annotazione di diario del 17 ottobre 1866 si legge: “Sabato zio S. ha cenato con me e domenica ho cenato con lui al Randolph e in ognuna delle due occasioni abbiamo parlato un bel po’ di Wilfred e di A.L. – è un argomento molto delicato”. Wilfred era il fratello squattrinato di Charles che corteggiava una ragazza di quindici anni di meno di nome Alice Donkin. La L potrebbe essere un lapsus. Che c’entrava con Alice Liddell? Se fossero state due cose distinte, Charles avrebbe usato le parole “due argomenti delicati”.

Veri o meno i pettegolezzi, e non si sa se a causa di questo peccato per cui Charles riteneva di dover fare penitenza, smise nel 1863 per sei mesi di fare visita ai Liddell e si tenne distante da loro in pubblico. Ci riallacciò brevemente i rapporti tra dicembre e gennaio 1864, che poi precipitarono per questioni politiche interne al college di Christ Church. Nel breve periodo in cui si rifrequentò con loro, il suo diario era pieno di osservazioni come “Dio aiutami ad emendare la mia vita, in nome di Gesù Cristo”, “le mie prediche non siano una beffa solenne, dato che le mie parole istigano gli altri a fare buone azioni mentre io per primo sono un reietto”. La sua relazione con loro non cessò definitivamente ma furono mantenuti rapporti formali. Un anno dopo la spaccatura con i Liddell Charles scriverà la sua ultima poesia d’amore, The Valley of the Shadow of Death, che racconta di un uomo che ha finalmente imparato a lasciarsi alle spalle i propri peccati.

L’altra metà della sua vita fu caratterizzata da un turbinio di donne eclettiche ed intelligenti di cui amava circondarsi. Parlava apertamente di sessualità e si discostava dall’atteggiamento pruriginoso della sua epoca nei confronti di tale argomento. Non si sposò mai e si autodefinì un “vecchio scapolone dal cuore spezzato”. Scrisse poesie sulla nostalgia per ciò che era stato e non poteva tornare più. Nell’ultimo periodo della sua vita fu ossessionato dalla morte, convinto che fosse vicina. Morì il 14 gennaio 1898 di polmonite, portando il suo segreto per sempre con sé. Lorina proibì al biografo di suo marito (morto quattro giorni dopo Charles) di citare il nome di Dodgson, si spense nel 1909.

La leggenda di Lewis Carroll pedofilo è una fake news

“Charles te ne devi andare”, la donna in piedi di fronte a lui lo scrutava con severità tanto da farlo sentire piccolo nella poltrona che aveva accolto molte volte le sue letture. “Cosa succede, Ina? “, si alzò afferrandole le mani impaurito. Lorina Hannah Liddell si scostò senza guardarlo come se stesse per compiere un qualcosa di odioso ai suoi occhi. “Girano voci”, gli riferì, “Su di noi?”, la incalzò. “No, sul fatto che usi i miei figli per corteggiare la governante e che tenti di fare la corte anche ad Ina”. Charles Dodgson abbozzò un sorriso per quanto fossero assurde quelle dicerie ma poi ritornò serio per il viso accigliato di Lorina. “Se Henry lo scopre…”. “Non scoprirà mai niente, te lo prometto”, la rassicurò stringendole piano una spalla. Lei annuì e si scostò congiungendo le mani davanti a lei. “Devi stare lontano da noi per un periodo, almeno finché le voci non si saranno calmate”. L’uomo la squadrò perplesso come se non fosse preparato a questa risoluzione. Sospirò e chinò la testa per un attimo come per assimilare la notizia. “Sia”, acconsentì ed uscì dalla stanza per prendere il suo soprabito.

Lewis Carroll, al secolo Charles Dodgson, è uno dei personaggi più misteriosi della letteratura inglese dopo Shakespeare. Sulla sua vita privata ricade un vero e proprio giallo, in parte risolto in tempi recenti con il ritrovamento di un riassunto di una pagina mancante di un suo diario. I discendenti della sua famiglia hanno fatto sparire cinque anni e mezzo dei suoi taccuini grigi. Karoline Leach, attrice, autrice e regista teatrale, mentre conduceva delle ricerche per una sceneggiatura, ritrovò nel 1996 nell’archivio Dodgson un documento indicato in catalogo come “Pagine di Diario Tagliate”. Attorno a queste, dopo la sua morte, si erano scatenate delle vere e proprie leggende, la più diffusa delle quali era quella che parlassero della sua relazione proibita con Alice Liddell, protagonista di Alice nel Paese delle Meraviglie. Tuttavia, il riassunto della pagina del 27 giugno 1863, redatto probabilmente da una delle nipoti di Charles, descrive una giornata in cui Alice è scorbutica per essersi fatta male alla gamba e riporta la seguente frase: “L.C. (Lewis Carroll) viene a conoscenza dalla signora Liddell che si dice in giro che lui usa i bambini come strumento per fare la corte alla governante e anche che [illeggibile] farebbe la corte a Ina”.

Carroll? Quello stesso Carroll che è stato tacciato più volte nella storia di smaccata pedofilia impugnando come evidenza le sue foto a bambine lascive dai volti inquietanti? Ebbene sì, l’uomo di famiglia ecclesiastica che non si fece mai prete, era uno scapolo amante delle donne. Di tutte quelle in età da marito per la legge dell’epoca, quindi dai sedici anni in su. Charles aveva ricci castani, occhi azzurri, un volto trasognato che piaceva al sesso femminile, gli unici suoi difetti erano la sordità dell’orecchio destro per una pertosse avuta da piccolo e il balbettio. Si accompagnava sia con donne sposate che single, che era consono chiamare “child-friends” (piccole amiche). Circolavano pettegolezzi sulle sue frequentazioni mature, dato che in genere usciva con artiste o donne occupate. I problemi riguardo alla veridicità del racconto della sua vita sono stati innescati dalla sua famiglia, fortemente conservatrice, che dopo la sua morte distrusse molte carte private e si rifiutò fino alla metà del ventesimo secolo (settant’anni dopo la sua morte nel 1898) di rendere pubblici i documenti che lo riguardavano. Due biografi in particolare misero alla berlina la sua reputazione. Langford Reed, sceneggiatore e umorista, disse che le sue amicizie con le bambine finivano in fase prepuberale, e Anthony Goldschimdt insinuò l’idea moderna che fosse sessualmente deviato e represso.

Il Novecento influenzato dall’invenzione della psicanalisi trasformò la sua predilezione per i bambini in pedofilia scordando l’epoca in cui era vissuto. L’epoca vittoriana adorava l’innocenza dell’infanzia. Il Bambino era un’invenzione del sentimentalismo vittoriano che riteneva l’amore per la compagnia dei bimbi sinonimo di integrità morale. La rappresentazione di bambine nude non era un’espressione pornografica ma un’immagine artistica popolare e comunemente accettata come gli angioletti nudi nei dipinti. La bambina senza veli era asessuata perché raffigurava la purezza così disperatamente cercata dalla borghesia. Il concetto di pedofilia e di “zio cattivo” sarebbe stato coniato relativamente più tardi da Krafft-Ebing negli anni Ottanta dell’Ottocento. Dopo la morte del padre, nel 1868, Charles cercò rifugio nell’immaginario fanciullesco in segno di redenzione per uno strappo che non era mai riuscito a ricucire col genitore: l’aver rinunciato al prelato ed essere un impenitente viveur. Il tempo che trascorreva con i bambini era un atto di espiazione, era per dimostrare a se stesso che il suo cuore fosse ancora puro. E il motivo probabilmente non risiedeva solo nell’essere stato un figlio degenere… —> Seconda parte

Letteratura ed erotismo si fondono insieme nei gioielli erotici Idioma

Idioma è il primo brand di gioielli erotici tutto italiano. È stato creato da due donne e amiche di Pescara in Abruzzo, Fulvia Febo, jewel designer creativa, e Elisabetta Andreetti, archeologa. Hanno realizzato cinque collezioni ispirate alle muse di poeti celebri: Iseult da William Butler Yeats, Janine da Jaques Prévert, Eleonora da Gabriele D’Annunzio, Linda da Charles Bukowski, Delia da Pablo Neruda. Tre gioielli per ogni personaggio letterario con una caratteristica specifica: Iseult è lustful (passionale), Janine fetish, Eleonora mistress, Linda slave, Delia sensual. È possibile fare un test per scoprire la propria musa guida nella scelta dei gioielli da indossare (cliccando su Blog in alto a destra, a me è capitata Janine “che con uno sguardo sa accendere ogni desiderio”). Le creazioni delle ragazze sono originali, raffinate, composte da materiali preziosi ed hanno un’insospettabile doppia funzione. Altro particolare interessante: i pacchi sono spediti in forma anonima.

Elisabetta Andreetti e Fulvia Febo, foto di Emanuela Amadio
Disegni di Eleonora Caprara

Come mai vi siete buttate nel mondo dei gioielli erotici?

L’intuizione è sbocciata cinque anni fa dal suggerimento di un partner. Volevamo già collaborare insieme perché ci trovavamo in sintonia e questa si è rivelata l’occasione perfetta. Il primo gioiello che abbiamo creato è la collana lickling. Le collezioni sono maturate nell’arco di questi anni. Sono basate sulla letteratura erotica nel tentativo di conciliare passione, erotismo e femminilità con un’idea di gioco sexy ed elegante.

Da dove deriva il nome del brand?

Idioma si riferisce sia al carattere letterario del marchio sia al significato greco di linguaggio, ma anche di lingua intesa come muscolo molto importante nel raggiungimento del piacere dei sensi.

Collana lickling, foto di Emanuela Amadio

Come progettate i gioielli?

Fulvia è la mente ed Elisabetta canalizza il progetto sul lato tecnico disegnando la forma delle creazioni in base ai suggerimenti e l’expertise della prima. Inviamo i disegni a laboratori di Arezzo e otteniamo il prodotto finito. Le linee dei gioielli e le eventuali pelli abbinate rispettano l’anima delle figure letterarie e caratteri scelti. Ovviamente tutte le creazioni sono state testate su di noi.

Le idee scaturiscono da esigenze personali?

No. Prendono il via da spunti che ci hanno dato amiche o spulciando qui e là su web, giornali, arte, letteratura e nostro vissuto.

Che tipo di materiali usate?

Trasformiamo tutto in Italia e i materiali sono ricercati. Impieghiamo argento 925 con varie lavorazioni e rifiniture, smalto a fuoco, piume di struzzo e di gallo, pelli di diverso genere: pitone, anguilla, razza.

Bracciale cock ring, foto di Emanuela Amadio
Foto di Emanuela Amadio

In che modo i gioielli possono intensificare il piacere sessuale?

Tutti possiedono una doppia funzione. Per i preliminari ci sono il colletto blind in cui si sfila il pendente e si indossa sugli occhi come benda; il fermacapelli tickling è per sfiorare il corpo con le piume per provocare brividi di piacere; gli orecchini nipple tassels diventano delle pasties per capezzoli. Per giocare il lickling accarezza la pelle del partner scendendo fino all’inguine durante una possibile fellatio; il bracciale cock ring ha tre misure per stringere al meglio il pene; l’anello rabbit massaggia la clitoride; la bodychain strip ha un ciondolo con pendente a goccia che si stacca e si infila nel passante all’altezza dell’ombelico, che può essere la conclusione di uno striptease. Per i giochi BDSM esiste l’imbarazzo della scelta: polsini handcuffs di pelle si trasformano in manette sganciando le catene dai gemelli e lo stesso vale per gli orecchini handcuffs; la borsa paddle ha un passamano sganciabile col quale si può sculacciare il partner; la cinta bondage si trasforma in corda rimuovendo la goccia centrale in argento; la collana whip è una frusta; il bracciale master diventa il guinzaglio della collana slave, che è un collare; la cinta mouth-gag è un morso per la bocca. I gioielli sono correlati da video che mostrano il modo in cui si usano.

Pochette paddle, foto di Emanuela Amadio
Foto di Emanuela Amadio

Ogni prodotto è anche abbinato ad un fumetto.

Ciascun personaggio di una linea ha una sua storia disegnata dall’illustratrice Eleonora Caprara. La fine della storia che contiene la spiegazione dell’utilizzo del gioiello nell’ambito sessuale è inviata acquistando il gioiello all’interno del suo packaging.

Ho notato che un vero e proprio team di donne vi ha aiutato nelle componenti del progetto.

Sì, fotografa, videomaker, modelle e astrologa, che in realtà sono nostre amiche. Con l’astrologa Eos abbiamo abbinato ad ogni gioiello un segno zodiacale con un profilo personalizzato.

Acquario, foto di Emanuela Amadio
Sagittario, foto di Emanuela Amadio

Quali sono i vostri prossimi traguardi?

Vorremmo creare una linea più economica, una maschile rock, dato che ci è stata richiesta, e in futuro una dedicata all’archeologia, legata alle tradizioni antiche del mondo. Dobbiamo sviluppare meglio il blog in cui ogni musa ha scritto il proprio racconto per illustrare l’uso degli oggetti. Organizzeremo un evento per San Valentino a Pescara.

Idioma sarà dal 25 al 28 gennaio al salone dedicato agli stili di vita Homi di Milano.

Cinta bondage, foto di Emanuela Amadio
Foto di Emanuela Amadio

La cara vecchia Befana, dea della fertilità e della nascita

Ogni anno ci domandiamo che senso abbia festeggiare una ricorrenza che sembra essere solo per i più piccoli. Ci trasciniamo annoiati al tavolo da pranzo, riempiamo calze di dolci e caramelle o ci travestiamo da Befana per amici e parenti. Per cercare di spazzare via la tristezza serale da fine ferie natalizie andiamo a qualche festa trash dove viene eletta la Befana più sexy, un branco di streghe col cappello a punta scappato da Halloween, e se indossiamo il costume in questione, ci rallegriamo del fatto che almeno quest’anno non ci vestiremo a Carnevale. Abbiamo perso il senso di questa festa già quando Mussolini distribuiva pacchi dedicati alla vecchietta nazionale.

Ma chi è la Befana e cosa diavolo ha a che fare con questo blog? Si tratta della dea Diana che presiede i cicli lunari. In Italia è la divinità della fertilità che, a partire da Santo Stefano, passa sui campi a seminare per dodici giorni. Diana si è fusa con la greca Artemide, che presiedeva anche la caccia, ma la sua origine risiede nella dea Dia dell’antica religione romana, che garantiva la crescita del raccolto e assomigliava a Cerere/Demetra. Il nome Dia deriva da luce, e proprio grazie a quest’ultima i semi potevano prosperare in buoni frutti. Le donne la invocavano per rimanere incinte. Il suo aspetto era quello di un’anziana rappresentante la fine dell’anno, che in genere veniva bruciata sotto forma di fantoccio, scopa o fascio di legna. Vi ricorda qualcosa? La miriade di falò che si accendono sotto l’Epifania in Italia, derivati appunto da usanze contadine. In Veneto ci si riferisce a questa consuetudine proprio con la frase “brusàr la vecia” (bruciare la vecchia). Si ardeva la vecchia per lasciarsi il passato indietro e accogliere il nuovo che sarebbe risorto dalle ceneri. Addirittura, a seconda della direzione che prendeva il fuoco in balia del vento, si poteva divinare il futuro.

Nel resto dell’Italia c’erano tradizioni interessanti durante l’Epifania che riguardavano la ricerca di un compagno o una compagna. In Toscana ci sono i Befani scelti dalla sorte tramite la composizione di una focaccia in cui veniva nascosta una fava fresca simbolo di fertilità. Chi la trovava diventava regina o re della fava e sceglieva il possibile futuro marito o moglie gettandogli la fava nel bicchiere. Un costume simile è presente anche in Francia e Spagna. In Molise le donne si addormentavano la notte del 6 gennaio sperando di sognare l’uomo della propria vita. A Perugia e dintorni da un rametto di ulivo si staccava una fogliolina fresca, la si inumidiva leggermente con la saliva e la si incendiava su una fiamma. Se la foglia bruciava scoppiettando e muovendosi, era segno che l’amore fosse reciproco, se invece cadeva e bruciava lentamente, indicava che il sentimento non fosse ricambiato. Il massimo dei tentativi consentiti era due.

Brian Fraud

La Befana è presente anche in Svizzera, Austria e Germania sotto le sembianze di Frau Holle (Holda) e Perchta. Holda è molto simile a Diana e Artemide, garantisce la fertilità di semi, animali e piante, e ricompensa o punisce chi non fa il proprio dovere. Essendo la signora della morte e della rigenerazione risiede in caverne dentro montagne, grandi luoghi di mistero in quanto rappresentanti il ventre materno. I cavalieri medievali si perdevano al loro interno e spesso erano catapultati in luoghi di perdizione, come Tannhauser, che entra nel Venusberg (monte di Venere) per vivere avventure erotiche.

Non proprio una festa per bambini, dunque, ma per adulti consapevoli dei ritmi della Terra e che accettano il tempo che passa. Non si può fermare il tempo ma solo celebrarlo nel suo scorrere portando con sé le cose buone e abbandonando quelle cattive.

Rosso a Capodanno, rosso tutto l’anno

Quando ho iniziato a pensare a questo post, credevo che nessuno avesse tempo di fare sesso a Capodanno o che l’avesse fatto poco e male. Mi sono dovuta ricredere grazie ad un sondaggio Instagram. Alla domanda “Siete mai riusciti a farlo all’ultimo dell’anno?” hanno vinto i sì sui no. Le migliori risposte sono state: “Sì, con gente attorno nudi. Fantastico”, “Un anno da ragazzino. Ero talmente ubriaco che non ero nemmeno sicuro di averlo fatto. Me lo ha detto lei”, “Spesso. La più curiosa fu con due sorelle senza sapere che loro lo fossero e senza che loro sapessero“. Ovviamente è capitato più a coppie che single, in cene con gruppi consistenti o con più stanze a disposizione in case o strutture ricettive, più da giovanissimi che da adulti. Dietro i no ci sono vari motivi come l’imbarazzo di trovarsi in compagnia e la quantità di cibo o alcool ingollata che non consente una piacevole esecuzione della performance. Personalmente non mi è mai capitato di “consumare un amplesso” a Capodanno, a volte per mancanza di materia prima, altre per questioni logistiche. Non l’ho mai rimpianto perché non sono una persona superstiziosa (“Chi non scopa a Capodanno, non scopa tutto l’anno” o il bacio anglosassone sotto il vischio per buona fortuna) ma la maggior parte delle volte ho sempre indossato un intimo rosso.

L’intento non è mai stato per la speranza di incontrare qualcuno ma per me stessa. Il rosso non è solo un colore che richiama la seduzione e attira l’attenzione o porta fortuna come in Asia. Nei Saturnali dell’Antica Roma (dal 17 al 23 dicembre) si indossava il rosso perché colore divino che rievocava gli antichi fasti della mitica età dell’oro, dove tutti erano uguali e non avevano bisogno di lavorare. Ci si vestiva di questa tonalità per assomigliare per una volta ad un dio o ad una dea. Un’altra parola che fa rima con buona sorte nei significati del rosso, è fertilità e fecondità. L’anno muore per rinascere in un anno prospero, pieno di vita. Peccato che alla persona con cui lo facciamo, in genere non freghi molto della nostra lingerie. È più per noi che per loro. Ma il rosso attrae sempre in quanto presente nei nostri geni dall’epoca primitiva. Un paio di stivali alti di questo tono fanno girare più teste in mezzo alla folla che una persona nuda. Così accade con un intimo del genere. Riproduzione e mestruazioni. Non è un caso che le femmine della famiglia dei primati quando sono fertili, hanno la faccia di un rosso vivo per il picco raggiunto dal livello di estrogeni che fanno esplodere i vasi sanguigni.

È difficile che accada qualcosa se non la si vuole fortemente. Se ci si chiude a riccio e non si è aperti verso gli altri, a Capodanno (e in nessun’altra occasione) non ci si diverte ne si fa sesso. Se, invece, si è possibilisti, tante magie possono accadere!